12/05/2026
COMUNICARE CON I PROPRI FIGLI. LA MAGIA DELL'INCONTRO
Ci sono percorsi che non lasciano in mano regole da seguire, ma esperienze che lasciano tracce.
Questo è accaduto durante le quattro serate con alcuni genitori delle Scuole dell'infanzia paritarie Enti Morali di Gussago, i quali hanno scelto con coraggio di mettersi in gioco davvero. Di giocare, sperimentare, lasciarsi attraversare da ciò che accadeva, non per imparare formule educative da replicare, ma per ascoltarsi e riflettere su come, nella quotidianità, comunichiamo ed entriamo in relazione con i nostri bambini.
È stato un viaggio prezioso, a tratti intenso, dentro quella parte di noi che spesso resta sullo sfondo: il corpo, le emozioni, le sensazioni. Abbiamo scoperto – o forse ricordato – che nella relazione con i figli, prima ancora delle parole, ci siamo noi con il nostro corpo. Come respiriamo, come guardiamo, come ci avviciniamo, quanto siamo presenti.
Abbiamo parlato di comunicazione, e di quanto possa essere complesso incontrare davvero un bambino, perché spesso lui parla una lingua che noi adulti abbiamo dimenticato: il linguaggio del corpo, dell’immaginazione, dei simboli, del gioco.
Di fronte a una fatica, a un comportamento che ci spiazza o ci mette alla prova, il nostro impulso è spesso quello di cercare subito una soluzione, di fermare ciò che disturba, di riportare velocemente ordine. Ma quanto è difficile, invece, fermarsi e provare a incontrare il bambino proprio lì, dentro quella sua difficoltà.
Non servono sempre tante parole. A volte serve qualcosa di più profondo e anche più complesso: la sintonizzazione. Quella capacità di stare accanto, di sentire, di accogliere. Una possibilità che però vacilla quando dentro di noi ci sono paura, impotenza, frustrazione.
Una mamma ha raccontato con emozione la fatica vissuta con la propria figlia, terrorizzata ogni volta che deve lavare i capelli. E con stupore ha condiviso una scoperta semplice ma potentissima fatta durante il percorso: senza grandi spiegazioni, senza forzature, ma cambiando il proprio atteggiamento, qualcosa si era già mosso. La paura non era svanita, ma si era trasformato il modo di attraversarla insieme.
Ed è forse proprio questo il cuore dell’essere genitori: non cancellare tutte le paure o risolvere ogni fatica, ma imparare a stare dentro ciò che c’è, con una presenza diversa.
Nell’ultima serata. dedicata proprio al tema della PAURA, i genitori, alla luce del percorso fatto sono stati capaci di dare voce, in primis, alle proprie paure di adulti, a quelle fragilità che l’essere genitori fa emergere con forza. Perché ci sono paure che non possiamo eliminare, ma possiamo riconoscere, attraversare e comprendere. E quando questo accade, cambia profondamente il modo in cui stiamo nella relazione con i nostri figli.
Grazie ai genitori che hanno scelto di ascoltare il proprio corpo, di dare spazio alle proprie emozioni e di metterle in dialogo.
Perché crescere un figlio significa anche lasciarsi trasformare dall’incontro con lui.