02/07/2017
1 luglio 1818: nasce Ignác Semmelweis, il medico che scoprì come combattere le febbri puerperali e fu trattato come pazzo
Immaginate cosa accadrebbe se un chirurgo, prima di entrare in sala operatoria, non si lavasse le mani. Decine di anni di fiction e drammi medico-sanitari ci hanno insegnato che il bravo dottore si lava abbondantemente le mani prima di operare. Lo abbiamo imparato così bene che oggi la pratica di disinfettarsi le mani si è così diffusa da diventare un business anche laddove non serve, con milioni di litri di gel disinfettati di cui, noi comuni mortali, potremmo benissimo fare a meno. Ma un medico no. Un medico no, perché tocca malati e persone sane nella stessa misura, o persone malate di un male e persone malate di un altro male, col rischio di trasferire agenti patogeni dall’uno all’altro.
Pensate, poi, che per molti secoli lavarsi (non solo le mani, ma in generale) è stato considerato una pratica pericolosa per la salute e persino un po’ immorale. Immaginate allora lo scalpore che dovette suscitare questo medico ungherese, Ignác Semmelweis, nato a Buda il primo luglio del 1818, quando si accorse che erano i medici stessi a far ammalare le pazienti.
Semmelweis lavorò a lungo sulle trasmissioni batteriche e, in particolare, sulle febbri puerperali. I suoi studi lo portarono a ridurre drasticamente il numero delle donne morte per parto. Scoprì infatti che la febbre puerperale veniva trasmessa dal medico stesso e che, lavandosi semplicemente le mani, il rischio quasi si annullava. Dette disposizioni che gli ambienti fossero puliti, le lenzuola cambiate, che l’igiene, insomma, la facesse da padrona.
Era il maggio del 1847 e solo molti anni dopo, grazie alle scoperte di Louis Pasteur nel 1879, le intuizioni di Semmelweis trovarono piena dimostrazione e riconoscimento. Nel frattempo Semmelweis fu letteralmente perseguito, costretto a cambiare ospedali, persino rinchiuso in manicomio come pazzo dove morì nel 1865 per le percosse subite.
Oggi Ignác Semmelweis è trattato alla stregua di un eroe nazionale ed è stato soprannominato “il salvatori delle madri”. I suoi studi sono stati inseriti dall’Unesco nel registro della Memoria del mondo.
Un storia quasi incredibile che ispirò persino lo scrittore Céline per la sua tesi di laurea in medicina.