29/01/2026
I sogni non vanno tenuti nel cassetto, perché altrimenti marciscono. Roberta Amadeo lo dice da anni, con una naturalezza disarmante. Per lei è un fatto. Se non li tiri fuori, se non li metti alla prova, se non li esponi all’aria, i sogni muoiono. Si rovinano. E insieme a loro si rovina anche un pezzo della nostra vita, quello più vivo, quello che tiene insieme identità e libertà.
Roberta Amadeo è una campionessa mondiale di paraciclismo, categoria handbike, titolo conquistato più volte. È un’atleta che ha portato l’Italia sul gradino più alto del podio e una persona con sclerosi multipla che non ha mai separato lo sport dall’impegno civile.
È stata anche presidente nazionale della nostra associazione.
Per Roberta, correre non è mai stato solo vincere, ma tenere insieme corpi, diritti, possibilità.
Il sogno di Roberta è sempre stato correre. Correre con il vento addosso, il fiato corto, i muscoli che bruciano e quell’adrenalina che ti dice che sì, puoi farcela.
Farcela non come slogan, ma come esperienza concreta.
Corpo che risponde. Vita che non si ritrae.
Impegno quotidiano a fare un po’ di più, anche quando costa.
I campioni del mondo del paraciclismo sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Quirinale e per noi, non è stata una celebrazione. È stato il momento in cui quei sogni – allenati, coltivati, difesi, condivisi – si sono resi visibili a tutti, senza bisogno di essere spiegati.
C’erano atleti che hanno vinto titoli mondiali, certo. Ma c’erano soprattutto storie diverse, corpi diversi, percorsi diversi, nello stesso spazio. Tutti insieme. Con uno sguardo che non si ferma all’oggi, che non si accontenta. Uno sguardo che va avanti. Lontano. Al di là delle medaglie. Al di là delle vittorie.
È lo sguardo quello che conta. Non le medaglie. Ed è con questo sguardo che offrire (non donare) la maglia azzurra della nazionale di paraciclismo al Presidente ha un senso profondo.
È una maglia che parla di forza e di civiltà.
Una maglia che, in fondo, possiamo indossare tutti, anche se non sappiamo pedalare.
E in quel contesto, le parole di Mattarella – il ringraziamento, l’orgoglio, il sentirsi coinvolto – non sono sembrate un discorso. Sono state una risposta.
A un lavoro lungo, silenzioso, fatto di sport, di relazione, di responsabilità.
A un modo concreto di stare nella vita senza rinunciare a niente.
Perché i sogni, quando li tiri fuori dal cassetto, non restano fermi. Ma fanno strada. È solo così che si va lontano.