21/01/2026
Il murti rimane intatto, incolume, rappresentando a colui che È e ciò che È dinanzi a chi lo riconosca. Memoria, sogno, evocazione, ricordo, voce interiore. Ed è, a sua volta, una pietra scolpita con devozione che rivela un volto, un corpo, persino un'anima senza spiegazione possibile, anche se esiste. Babaji è l'amico eterno. E l'onore ha valore solo quando viene colmato dalla purezza della verità.
La mia memoria svanisce con crescente intensità, non per logoramento bensì per scelta. Non si tratta di respingere fatti né di preservarli a partire da una mobilità conveniente, neanche di dissolvere vincoli o dimenticare persone. Il gesto di resettare è un dovere intimo, continuo, silenzioso.
In una recente permanenza a Delhi, non riuscivo a localizzare il luogo dove si era prodotto quel miracolo con Babaji. I giorni trascorrevano mentre attraversavo più e più volte gli stessi negozi di marmo, incapace di distinguere in quali di loro quell'uomo mi aveva offerto il murti che avrebbe segnato la mia vita per sempre.
Con l'urgenza già installata, mi azzardai ad entrare uno per uno, fino a trovare quello giusto. Lì vi era lui, Manish, immancabile nella sua figura come commerciante conoscitore, amabile. Non di tutto, ancor meno di Babaji in vendita, non ci sono mai stati. Quello fu, è e sarà l'unico. Mi parlò come sempre, con rispetto por ciò che si era vissuto, per quell'incontro di più di vent'anni prima dove si stabilì una devozione condivisa per sempre. La cosa più preziosa, l'amicizia viva ed eterna, nell'unico modo possibile: fiducia, rispetto, lealtà. Ciò che esiste fino ad oggi un Babaji nella sua eternità, fermo nel suo ritratto, perpetuo nella sua chiamata, costante nella sua irradiazione. È ciò che È.