08/01/2026
«La ragione per cui condividerò con voi questa serie di casi clinici è per esprimere un concetto molto importante: la consapevolezza che chirurgo e paziente devono "lavorare" insieme, come se fossero giocatori della stessa squadra.
Nella prima parte [l'operazione chirurgica] il protagonista è il medico, nella seconda [la riabilitazione] il protagonista sei tu».
Quando si affronta un intervento chirurgico ortopedico si compie un percorso insieme al chirurgo, una sorta di patto: è un patto che si fonda sulla fiducia reciproca e sulla determinazione.
Il medico ha l'obbligo di perseguire un gesto chirurgico razionale e preciso, ma - come ripeto spesso - l’elemento chiave è il paziente: la grande differenza la fa una cosa sola, la sua determinazione nel guarire il prima possibile.
Ecco perché i grandi atleti sono un esempio perfetto di forza e determinazione nel guarire.
𝐋'𝐞𝐬𝐞𝐦𝐩𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐌𝐚𝐮𝐫𝐨 𝐁𝐞𝐫𝐠𝐚𝐦𝐚𝐬𝐜𝐨
Essendo un atleta di livello internazionale, infatti, la fase finale della riabilitazione era per lui ancora più importante: chi ha bisogno di tornare al 100% delle proprie possibilità fisiche, perché da queste dipendono la propria carriera professionale, deve allenarsi, insieme al chirurgo e al team di fisioterapisti, fino a ripristinare la piena funzionalità di tendini e muscoli, per non rischiare di ricadere subito in altri infortuni.
𝐋𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚 𝐌𝐚𝐮𝐫𝐨 𝐁𝐞𝐫𝐠𝐚𝐦𝐚𝐬𝐜𝐨
Incontrai Mauro per la prima volta in una circostanza per lui difficile. Si era procurato un infortunio durante un allenamento, ma in Francia nessuno riusciva a formulare una diagnosi corretta.
Per questo, Mauro aveva deciso di cambiare strategia, rivolgendosi proprio a me attraverso un amico comune, il dr. Roberto Pozzoni.
Comprendevo le difficoltà dei miei colleghi d’oltralpe, poiché gli esami diagnostici non mettevano in evidenza anomalie ed i sintomi non erano di chiarissima interpretazione.
Dopo qualche incertezza, però, la mia esperienza di specialista mi persuase che il dolore di Mauro non potesse avere altra causa che una lesione del tendine sottoscapolare, forse il meno soggetto agli infortuni fra i quattro che formano la cuffia dei rotatori.
Grazie alla tecnica artroscopica ho riparato la lesione in modo rapido, ovviamente senza sacrificare la precisione dei gesti!
𝐋𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
Il ragazzo era molto determinato a tornare in campo ed ha lavorato durissimamente per ottenere questo risultato nel più breve tempo possibile.
Di solito, per un atleta sono necessari 6-8 mesi per tornare a praticare uno sport di contatto, a maggior ragione se è uno sport come il rugby che sollecita le braccia e le spalle in modo rilevante.
La mia massima soddisfazione è stata, dopo soli quattro mesi dall’intervento chirurgico, vederlo tornare a giocare prima per la sua squadra di club e poi per la nazionale italiana, per la sua quarta edizione della coppa del modo di Rugby.
L’intervento è riuscito tanto bene che Mauro è stato convocato persino per l’edizione successiva, nel 2015, quando aveva già compiuto trentasei anni.
A distanza di anni, conservo un ricordo molto positivo di Bergamasco.
Incontrarlo ed aiutarlo è stata una sfida molto interessante dal punto di vista professionale, ma ancora di più un’esperienza positiva dal punto di vista personale.
Mauro ha infatti un’indole ed una determinazione contagiose, caratteristiche che ne fanno un vero leader oltre che un grande sportivo!
🟡 Per approfondire: https://bit.ly/3A03Xeq