Dr. Giuseppe Pacelli

Dr. Giuseppe Pacelli Mi chiamo Giuseppe Pacelli e sono un chirurgo ortopedico specializzato in patologie della spalla. Sono “teacher” in Chirurgia Artroscopica della Spalla.

Sono il dr. Giuseppe Pacelli, sono consulente per la F.I.S.I. [Federazione Italiana Sport Invernali].

02/04/2026

Dolore alla spalla? Non ignorarlo.

In questa intervista, spiego in modo semplice quali sono i problemi più comuni della spalla e quando è il momento di rivolgersi a uno specialista.

🎥 Guarda il video e scopri come proteggere una delle articolazioni più importanti del tuo corpo.

La capsulite adesiva [o spalla congelata] è una patologia infiammatoria molto dolorosa della spalla.Ma perché, se solita...
30/03/2026

La capsulite adesiva [o spalla congelata] è una patologia infiammatoria molto dolorosa della spalla.

Ma perché, se solitamente un'infiammazione viene associata al caldo, in questo caso avviene il contrario e addirittura si associa al congelamento?

Presto detto: l'infiammazione causa un ispessimento del tessuti così doloroso che il nostro organismo mette in atto un meccanismo di autodifesa che di fatto blocca [congela] la spalla, prevenendo l'aggravarsi della lesione.

Analizziamo insieme, grazie a questo approfondimento dedicato, le fasi, i sintomi, le cause, il percorso di cure e i tempi di recupero.

Le soluzioni per eliminare il dolore e i tempi di guarigione.

𝐋𝐚 𝐥𝐮𝐬𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐚𝐥𝐥𝐚La lussazione della spalla si verifica quando la testa dell’omero fuoriesce totalmente o parzi...
26/03/2026

𝐋𝐚 𝐥𝐮𝐬𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐚𝐥𝐥𝐚

La lussazione della spalla si verifica quando la testa dell’omero fuoriesce totalmente o parzialmente [sublussazione] dalla cavità glenoidea, ovvero il punto in cui si articola con la scapola.

A seconda della posizione assunta dalla testa dell’omero, si può parlare di lussazione anteriore, più comune e più facilmente guaribile, oppure di lussazione posteriore, meno frequente nonché più complessa da curare.

Gli atleti sono i soggetti più a rischio per questo tipo di infortunio: la lussazione della spalla nella maggior parte dei casi, infatti, si verifica per colpa di un evento traumatico: solo raramente, è causata da una patologia degenerativa.

L’instabilità è sì legata ad un trauma, anche se esistono casi in cui una spalla può risultare instabile a causa di iperlassità articolare dovuta a micro-traumi ripetuti nel tempo, senza il verificarsi necessariamente una lussazione.

𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐮𝐛𝐢𝐭𝐨

Se si sospetta un simile problema, sarà importante recarsi al pronto soccorso più vicino, dove potranno intervenire tempestivamente.

La complessità della lussazione è proprio questa: più volte capita e più tempo viene impiegato per risolverla, maggiore è la probabilità di incorrere in una recidiva e nell'instabilità cronica della spalla.

Dopo che il medico avrà effettuato la procedura di riduzione e ripristinato la situazione normale, si procederà a valutare la situazione e scegliere la strategia più vantaggiosa perché il paziente possa recuperare pienamente la stabilità e la forza dell’arto.

𝐈 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐨𝐦𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐮𝐬𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐚𝐥𝐥𝐚

I sintomi più comuni, sono:
⟶ forte dolore alla spalla;
⟶ braccio “dondolante”;
⟶ deformità della spalla;
⟶ perdita di sensibilità dell’arto;
⟶ formicolio a spalla e braccio;
⟶ difficoltà nello svolgere qualsiasi movimento.

Si tratta, come per ogni tipologia di lussazione, di un infortunio molto doloroso che rende impossibile eseguire anche i normali movimenti del braccio.

𝐈 𝟔 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐢𝐭𝐞𝐫 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐞𝐮𝐭𝐢𝐜𝐨

Il momento più delicato del trattamento di una lussazione della spalla è proprio quello durante il quale si valuta la strada più efficiente per la riabilitazione.

La risposta alle sei domande che ho elencato qui sotto è determinante nel formare una strategia efficace:
𝟏] È la prima lussazione o una recidiva?
𝟐] Quanti anni hai?
𝟑] Il tuo lavoro prevede attività manuali?
𝟒] Sei una persona attiva dal punto di vista sportivo?
𝟓] Quali sono le condizioni delle superfici articolari, dei tendini e dei legamenti?
𝟔] Ossa e cartilagini hanno subito danni significativi?

La decisione più complessa riguarda spesso l’opportunità di un intervento chirurgico di ricostruzione, che da una parte potrebbe allungare i tempi e rendere più impegnativa la riabilitazione, dall’altra consente però maggiori garanzie di un risultato ottimale, specialmente nei pazienti giovani.

𝐈 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐜𝐮𝐩𝐞𝐫𝐨

Come mi ritrovo spesso a spiegare ai miei pazienti, la migliore “medicina” per chi deve effettuare una riabilitazione ortopedica è l’impegno.

Anche per questa patologia, una simile affermazione è assolutamente valida: che si renda necessario un intervento o meno, il recupero e la prevenzione delle recidive passano dalla fisioterapia e dall’esercizio fisico di potenziamento dei muscoli della spalla.

Di regola, la riabilitazione da una lussazione non è breve. Dopo una breve fase di immobilizzazione [che dura qualche giorno in più se si è resa necessaria una procedura chirurgica], si passa alle mobilizzazioni passive assistite, quindi agli esercizi per ritrovare una corretta postura e per potenziare i muscoli danneggiati.

La fase riabilitativa può durare fra i 3 ed i 6 mesi.

«Le tendiniti calcifiche [morbo di Duplay] o come in passato venivano chiamate le periartriti, sono patologie riguardant...
23/03/2026

«Le tendiniti calcifiche [morbo di Duplay] o come in passato venivano chiamate le periartriti, sono patologie riguardanti sempre il complesso della cuffia dei rotatori che vengono però invase da calcificazioni.»

La miglior ricetta di prevenzione è senza dubbio effettuare un moderato esercizio fisico.

Ecco quindi 3 buoni esercizi per mantenere forte e flessibile l'articolazione della spalla, in pochi minuti al giorno.

3 esercizi di prevenzione contro il dolore della periartrite che riguarda la cuffia dei rotatori con calcificazioni.

Una lesione alla cuffia dei rotatori può essere un disturbo molto fastidioso, che spesso influisce sulla qualità di vita...
19/03/2026

Una lesione alla cuffia dei rotatori può essere un disturbo molto fastidioso, che spesso influisce sulla qualità di vita di chi ne è affetto.

Molto frequentemente chi presenta questo tipo di lesioni ha difficoltà a svolgere azioni abituali e accusa dolore, anche di notte.

Se anche tu hai avuto, oppure accusi i primi sintomi di una lesione alla cuffia dei rotatori, prosegui con questo post: ti spiegherò prima la sua struttura, per poi andare più nel dettaglio sulle possibili soluzioni.

Iniziamo!

𝐂𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐬'𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐟𝐟𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐫𝐨𝐭𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢?

Il termine cuffia dei rotatori indica il complesso muscolo-tendineo della spalla, costituito da quattro muscoli e dai loro tendini:
⟶ sottoscapolare;
⟶ sovraspinato;
⟶ sottospinoso;
⟶ piccolo rotondo.

Si utilizza il termine “cuffia della spalla” in quanto i tendini che proteggono l’intera articolazione formano una vera e propria copertura, che ripara la testa omerale.

La cuffia dei rotatori è fondamentale poiché permette i movimenti di sollevamento e rotazione del braccio, oltre a mantenere stabile tutto il complesso della spalla.

Quando questa si lesiona, si possono manifestare semplici infiammazioni, come le tendinopatie alla spalla, una rottura parziale o completa di uno o più tendini.

La lesione alla cuffia dei rotatori può essere data da:
⟶ tendinopatia della cuffia dei rotatori, in cui si presentano infiammazione, irritazione e gonfiore;
⟶ borsite alla spalla;
⟶ rottura della cuffia dei rotatori, provocata da una degenerazione dei tendini.

Il sintomo principale è senza dubbio il dolore, che si percepisce nella parte anteriore della spalla, lungo tutto il braccio e a livello del bicipite, come se si fosse avuto uno "strappo" alla spalla.
Inizialmente i sintomi sono lievi, manifestandosi solamente a seguito di sforzi intensi.
Con il passare del tempo, i dolori iniziano a manifestarsi anche durante lo svolgimento delle attività giornaliere oppure durante il sonno.

Oltre al dolore, alcuni sintomi comuni sono:
⟶ debolezza;
⟶ indolenzimento della parte interessata;
⟶ limitata funzionalità articolare della spalla;
⟶ anchilosi [limitazione grave] del braccio.

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐞𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞?

Esistono vari accorgimenti che si possono mettere in atto per diminuire le probabilità di sviluppare un’infiammazione della cuffia dei rotatori.

Il primo e più importante è senz’altro quello di esercitare regolarmente i muscoli delle spalle [ovviamente senza eccedere!]: più questi diventeranno tonici e flessibili, minore sarà il rischio.

Consiglierei inoltre di fare molta attenzione ai movimenti ripetuti e di fermare la propria attività non appena si manifesta il dolore o si percepisce una sensazione di calore alla spalla.

È bene, infine, non esitare a sottoporsi ad una visita specialistica, quando si sospetta un’infiammazione alla cuffia dei rotatori.

La diagnosi tempestiva di questa patologia è importantissima perché consente, nella maggioranza dei casi, di risolverla senza far ricorso a trattamenti chirurgici.

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐜𝐮𝐫𝐚𝐫𝐥𝐚?

Nei casi più lievi d’infiammazione della cuffia dei rotatori, la patologia si risolve facilmente attraverso il riposo e l’assunzione di farmaci antinfiammatori [FANS].

L’infiammazione si attenua di solito nel giro di un paio di settimane.

Quando invece la patologia progredisce perché viene trascurata per qualche tempo, o quando è causata da un trauma, può rendersi necessaria una soluzione di tipo chirurgico.

In genere, dunque, il primo trattamento che viene prescritto è di tipo conservativo.

Inizialmente si agisce con una terapia basata su FANS e fisioterapia.

Si svolgono esercizi di allungamento e di potenziamento dei muscoli per aumentarne la tonicità e la qualità.

Questi possono essere affiancati, se lo specialista lo ritiene utile, a trattamenti di Tecarterapia e ad infiltrazioni di acido ialuronico, di gel piastrinico [PRP] o di Lipogems.

Sono tutte tecniche che, attraverso diversi meccanismi, hanno lo scopo di stimolare la naturale capacità di rigenerazione dei tessuti.

In una piccola percentuale di casi, specialmente quelli in cui si riscontrano danni significativi ai tendini o alle altre strutture connettive che fanno parte dell’articolazione, sarà necessario ricorrere ad un intervento chirurgico ricostruttivo.

In questi casi, quando possibile, si utilizza la tecnica artroscopica, che aiuta a minimizzare i tempi di recupero dall’intervento e rendere meno faticoso il periodo di riabilitazione.

Anche nel caso di un intervento chirurgico, il ruolo della riabilitazione attraverso la fisioterapia e l’esercizio fisico è centrale nel garantire il miglior esito possibile della procedura.

Grande stima e affetto - personale e professionale - mi legano a Mauro Bergamasco, grande atleta ex-nazionale di  .Mauro...
16/03/2026

Grande stima e affetto - personale e professionale - mi legano a Mauro Bergamasco, grande atleta ex-nazionale di .

Mauro Bergamasco si era infortunato durante gli allenamenti della Federazione Italiana Rugby e, nonostante l'esame di indagine fosse completamente negativo, Mauro aveva una lesione del tendine sotto-scapolare, il tendine forse più importante della cuffia dei rotatori della spalla.

Fu un’esperienza clinica importante proprio per la difficoltà di ribaltare la diagnosi che molti colleghi, anche in Francia, non riuscivano a emettere.

Con grande soddisfazione personale, ho riparato la lesione sotto-scapolare, e l’atleta è ritornato - dopo 4 mesi - a giocare e vincere, sia nella sua squadra che in nazionale.

Grande stima e affetto mi legano a Mauro Bergamasco, atleta nazionale di rugby.

La sindrome da impingement, o conflitto subacromiale, è dovuta all'aumento dell'attrito dei tendini della cuffia dei rot...
12/03/2026

La sindrome da impingement, o conflitto subacromiale, è dovuta all'aumento dell'attrito dei tendini della cuffia dei rotatori - in particolare del sovraspinato - causato dal restringimento dello spazio fra la testa omerale e l’acromion, spazio dove scorrono proprio i tendini.

Gesti atletici o normali mansioni lavorative ripetute, squilibri muscolari o irregolarità del profilo acromiale, provocano l’aumento dell’attrito all’interno di questo spazio causando fenomeni infiammatori o vere e proprie lesioni tendinee.

𝐒𝐢𝐧𝐝𝐫𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐚 𝐢𝐦𝐩𝐢𝐧𝐠𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐥𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐛𝐚𝐜𝐫𝐨𝐦𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚?

𝑽𝒆𝒓𝒐.

Sono due nomi diversi che si riferiscono alla stessa patologia; «impingement» è un vocabolo inglese che traduce esattamente quello che in italiano si intende per «conflitto».

𝐋’𝐚𝐜𝐫𝐨𝐦𝐢𝐨𝐧𝐩𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞̀ 𝐬𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐥𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚?

𝑭𝒂𝒍𝒔𝒐.

La conformazione dell’osso acromiale può essere di 3 gradi, nella classificazione di NEER, e quindi da “tetto piano” può diventare spiovente o allungato per semplice conformazione anatomica.

Limare tale anomalia anatomica, ripristinando lo spazio più ampio acromion-omerale come unico intervento, non è la risoluzione del problema, ma è parte di un intervento che generalmente riguarda la riparazione dei tendini della cuffia dei rotatori.

𝐋𝐚 𝐠𝐨𝐭𝐭𝐚, 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨?

𝑽𝒆𝒓𝒐.

La gotta è una delle più comuni forme di artrite ed è caratterizzata dalla presenza di cristalli di acido urico nel liquido sinoviale delle articolazioni.

Il liquido sinoviale, assieme alla cartilagine, è il principale responsabile della riduzione dell’attrito fra le superfici articolari. Poiché aumenta sensibilmente l’attrito fra le superfici e causa l’assottigliamento di tendini e legamenti, la gotta è quindi un importante fattore di rischio per la sindrome da conflitto subacromiale.

𝐈𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐞̀ 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐦𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐢𝐥 𝐛𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐨?

𝑭𝒂𝒍𝒔𝒐.

La sindrome da impingement è caratterizzata da un dolore che si manifesta anche a riposo, può essere molto forte e si acutizza quando si effettuano alcuni movimenti [come alzare il braccio sopra le spalle].

Il dolore può diventare più intenso anche quando il braccio è inattivo e soprattutto di notte, quando i muscoli rimangono inerti per lunghi periodi.

Questa caratteristica della patologia è causata dallo squilibrio muscolare, che può essere dovuto ai danni creati dalla patologia stessa o al fatto che si assumano posizioni scorrette durante le ore del riposo notturno.

𝐄̀ 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐞𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐥’𝐚𝐜𝐫𝐨𝐦𝐢𝐨𝐩𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐞𝐧𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨?

𝑽𝒆𝒓𝒐.

Questa patologia è quella che vede intervenire più spesso – come “second look” – gli ortopedici esperti, poiché il problema della risalita della testa omerale conseguente alla lesione tendinea, viene risolta da chirurghi poco esperti soltanto attraverso la limatura dell’osso acromiale [acromionplastica appunto] che allevia solo per pochi mesi la sintomatologia, portando però i pazienti a provare lo stesso dolore e ad avvertire una forza ridotta per la mancata riparazione della lesione tendinea, spesso conseguente a tale attrito.

L’acromionplastica, quindi, nella stragrande maggioranza dei casi, non deve essere un atto chirurgico isolato, ma una fase dell’intervento che permette di avere un miglior spazio di scorrimento dei tendini della cuffia dei rotatori.

Perché un chirurgo ortopedico - specialista della spalla - dovrebbe comunicare su internet attraverso il proprio sito o ...
09/03/2026

Perché un chirurgo ortopedico - specialista della spalla - dovrebbe comunicare su internet attraverso il proprio sito o i propri canali social?

Ogni mese più di 130.000 persone visitano il mio sito chiedendomi di essere visitati o, più semplicemente, informazioni sui sintomi e le cure migliori per le patologie della spalla.

Anche sulla mia pagina Facebook - ogni giorno - 85.000 persone leggono i miei articoli e le mie infografiche, condividono esperienze e conversano riguardo dubbi, paure e speranze.

Tutto questo è stato possibile solo grazie a un'intuizione che ho avuto circa 6 anni fa: mettere a disposizione parte del mio tempo libero per fornire ai pazienti tutte le informazioni per essere consapevoli, e protagonisti, del proprio percorso di guarigione.

Ecco perché dedico questo approfondimento alla grande differenza che c'è tra "fare" il medico ed "essere" un medico.

Un caro saluto,
Dr. Giuseppe Pacelli

Il labbro glenoideo è un particolare elemento di tessuto fibroso e cartilagineo che agisce proteggendo l'articolazione d...
05/03/2026

Il labbro glenoideo è un particolare elemento di tessuto fibroso e cartilagineo che agisce proteggendo l'articolazione della spalla, conferendole stabilità, quasi come fosse la guarnizione di un elemento meccanico: è situato lungo il bordo della cavità glenoidea, dov’è normalmente alloggiata la testa dell’omero, e tiene separate le due superfici articolari, minimizzando quindi l’attrito che si forma per il loro sfregamento.

𝐂𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐬’𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐞𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐒𝐋𝐀𝐏?

Quando il labbro glenoideo si lacera, di solito nella sua porzione superiore, la lesione che ne deriva prende il nome di SLAP [dall’inglese:«Superior Labral tear from Anterior to Posterior»].

𝐐𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐒𝐋𝐀𝐏?

Le lesioni del cercine glenoideo possono avere origine traumatica o essere causate dallo stress che deriva dalla continua ripetizione di movimenti nei quali il braccio è portato sopra la testa.

Per questo motivo, sono molto comuni negli sportivi che fanno attività come tennis, baseball, pallavolo, basket e discipline di lancio, ma anche nelle persone che praticano lavori manuali che prevedono simili movimenti, come gli imbianchini, i muratori o i magazzinieri.

In persone meno giovani, anche la debolezza dei tessuti, che può essere dovuta al normale invecchiamento cellulare o ad alcune malattie, può determinare una lesione SLAP.

𝐐𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐨𝐦𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐒𝐋𝐀𝐏?

Il più comune fra i segni che possono far pensare ad una lesione del labbro glenoideo è la fastidiosa sensazione di attrito che il paziente sperimenta quando prova ad alzare il braccio oltre un certo angolo.

Anche il dolore e la sensazione che la forza dell’arto sia notevolmente diminuita sono piuttosto comuni; è inoltre possibile percepire rumori, che provengono proprio dalla spalla.

In generale, l’intensità dei sintomi dipende dalla profondità della lesione.

Per evitare che la lesione causi danni ulteriori è quindi corretto rivolgersi ad uno specialista non appena si manifestino sintomi, anche lievi, che possono far pensare ad una lesione SLAP.

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚?

Nel corso della visita, il medico parla con il paziente, esamina la spalla infortunata ed esegue una serie di test fisici per confermare i sospetti del paziente stesso.

𝐴𝑛𝑎𝑚𝑛𝑒𝑠𝑖

È importante che siate in grado di riferire i sintomi nel modo più preciso possibile, dettagliando i vostri ricordi in merito a quando sono iniziati, se intervengono a riposo o sotto sforzo ed in quali punti esattamente si manifesta il dolore.

Nel caso sospettiate che la lesione sia scaturita da un trauma, ricordare i dettagli potrebbe essere d’aiuto; è utile anche che riferiate di attività sportive o lavorative che prevedono l’uso delle braccia e che quindi potrebbero avere un ruolo nella genesi dell’infortunio.

𝑉𝑖𝑠𝑖𝑡𝑎

In sede di visita, lo specialista eseguirà i test fisici che ritiene più opportuni per effettuare una diagnosi completa del problema, controllando la stabilità dell’articolazione scapolo omerale, la forza dei muscoli che sono collegati e la resistenza di tendini e legamenti.

𝐸𝑠𝑎𝑚𝑖 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑎𝑔𝑛𝑜𝑠𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑖

Se lo specialista sospetta che sia presente una lesione del cercine glenoideo, può confermare i sospetti ed avere un quadro più completo della situazione, che comprenda anche eventuali infortuni collaterali, attraverso alcuni esami di diagnostica per immagini.

In genere, la radiografia si utilizza per controllare le strutture solide e dense come le ossa, mentre per valutare le condizioni dei tessuti molli, come muscoli e tendini, si ricorre alla risonanza magnetica.

𝐂𝐨𝐬’𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨?

Se la lesione non è grave o lo specialista valuta che non ci sia vantaggio nell’adottare un approccio chirurgico, può decidere di affrontare il problema con tecniche non invasive, come per esempio la somministrazione di farmaci antinfiammatori e la fisioterapia.

Per ottenere una soluzione definitiva del problema è però quasi sempre necessario ricorrere alla chirurgia, anche perché l’utilizzo costante delle braccia nella vita quotidiana rende quasi impossibile che l’eventuale lesione si cicatrizzi da sola.

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚 𝐥’𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐫𝐮𝐫𝐠𝐢𝐜𝐚?

Nei casi in cui si renda necessario procedere ad un intervento chirurgico per la riparazione dei tessuti, la tecnica più comunemente utilizzata per riparare una lesione SLAP è l’artroscopia e prevede l’utilizzo di una piccola telecamera, chiamata artroscopio.

In questo modo sarà possibile utilizzare minuscoli strumenti chirurgici sulla lesione, con grandi vantaggi per il paziente in termini di rapidità di guarigione delle ferite operatorie, dei tessuti molli e di risultato estetico, visto che le cicatrici lasciate da questa tecnica sono molto contenute.

𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐮𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞?

Dopo il trattamento chirurgico della lesione SLAP, è molto importante seguire in modo preciso le indicazioni del team medico in fatto di riabilitazione e fisioterapia: dalla diligenza del paziente dipende infatti la velocità del recupero funzionale dopo l’intervento ed, in sostanza, l’esito finale dell’intervento stesso.

La sindrome da impingement, o conflitto subacromiale, è dovuta all'aumento dell'attrito dei tendini della cuffia dei rot...
02/03/2026

La sindrome da impingement, o conflitto subacromiale, è dovuta all'aumento dell'attrito dei tendini della cuffia dei rotatori - in particolare del sovraspinato - causato dal restringimento dello spazio fra la testa omerale e l’acromion, spazio dove scorrono proprio i tendini.

Gesti atletici o normali mansioni lavorative ripetute, squilibri muscolari o irregolarità del profilo acromiale, provocano l’aumento dell’attrito all’interno di questo spazio causando fenomeni infiammatori o vere e proprie lesioni tendinee.

Riconoscere i sintomi permette di rivolgersi al chirurgo che indicherà l'iter terapeutico più corretto.

Questa patologia è quella che vede intervenire più spesso – come “second look” – gli ortopedici esperti, poiché la sindrome da conflitto viene risolta dai chirurghi poco esperti soltanto attraverso la limatura dell’osso acromiale [acromionplastica appunto] che allevia per pochi mesi la sintomatologia, portando però i pazienti a provare lo stesso dolore e ad avvertire una forza ridotta per la mancata riparazione della lesione tendinea, spesso conseguente a tale attrito.

Limare tale anomalia anatomica, ripristinando lo spazio più ampio acromion-omerale come unico intervento, non è la risoluzione del problema, ma è parte di un intervento più ampio che generalmente riguarda la riparazione dei tendini della cuffia dei rotatori.

L’acromionplastica quindi, nella stragrande maggioranza dei casi, non deve essere un atto chirurgico isolato, ma la fase dell’intervento che permette di avere un miglior spazio di scorrimento dei tendini della cuffia dei rotatori.

Sintomi più comuni, terapie conservative o chirurgiche.

La nostra infografica settimanale è dedicata a due delle conseguenze più delicate di una   della spalla [potete approfon...
26/02/2026

La nostra infografica settimanale è dedicata a due delle conseguenze più delicate di una della spalla [potete approfondire la lussazione con questa infografica dedicata: https://bit.ly/lussazione-della-spalla]:
⟶ la lesione di Hill-Sachs;
⟶ la lesione di Bankart.

𝐋𝐚 𝐥𝐞𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐇𝐢𝐥𝐥-𝐒𝐚𝐜𝐡𝐬

🟡 [approfondimento: ⟶ https://bit.ly/lesione-hill-sachs]

La lesione di Hill-Sachs è una piccola frattura della testa omerale, sempre conseguente a una lussazione della spalla: si determina uno schiacciamento permanente della testa dell’omero, nella sua porzione posterolaterale, una specie di infrazione che, se non viene trattata, favorisce ulteriormente l’instabilità della spalla.

A causa di questa lesione, la lussazione può diventare un infortunio ricorrente [instabilità di spalla] ed avvenire anche in presenza di traumi modesti o a seguito di un normale movimento delle braccia, come per esempio quello che si effettua per sollevare una borsa della spesa o per prendere un libro.

La gestione non chirurgica - e quindi il trattamento di tipo conservativo e fisioterapico - è giustificata in caso di lesioni ossee non importanti o in caso la lussazione non recidivi.

La maggior parte delle lesioni di Hill-Sachs clinicamente significative possono essere gestite con successo, affrontando il problema dell'instabilità primaria e gestendo in modo diretto la lesione di Hill-Sachs.
Il chirurgo deciderà quale tipo di intervento sarà più opportuno da svolgere, per migliorare la situazione del paziente.

𝐋𝐚 𝐥𝐞𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐁𝐚𝐧𝐤𝐚𝐫𝐭

🟡 [approfondimento: ⟶ https://bit.ly/lesione-di-bankart]

A differenza della lesione di Hill Sachs, che interessa la testa dell’omero, la lesione di Bankart è però localizzata sul labbro glenoideo, nella sua porzione anteroinferiore, uno scampolo di tessuto fibroso che si estende oltre il margine della cavità omonima.

Pur avendo effetti e sintomi piuttosto simili, si tratta quindi di due infortuni differenti: non è comunque raro che le due lesioni possano essere conseguenza della medesima lussazione, specialmente se questa è causata da un trauma importante.

Esistono due diverse varianti della lesione di Bankart:
⟶ viene detta «lesione di Perthes» quando il periostio scapolare rimane intatto nonostante il distacco del labbro glenoideo;
⟶ quando invece il labbro glenoideo è mobilitato ma non si distacca completamente dal periostio glenoideo si parla di «lesione ALPSA» [l’acronimo è in inglese: Anterior Labroligamentous Periosteal Sleeve Avulsion].

𝐈𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐮𝐫𝐞

Una volta elaborata la strategia, è necessario che il paziente infonda il massimo impegno nella propria riabilitazione.

Se lo specialista valuta che un intervento chirurgico non sia necessario si ricorrerà a trattamenti conservativi come quelli che utilizzano i farmaci antinfiammatori e la fisioterapia.

Alcuni trattamenti di medicina rigenerativa possono essere d’aiuto per smorzare l’infiammazione dei tessuti e favorire la loro riparazione, sia nel caso si renda necessaria una procedura di chirurgia ricostruttiva che come ausilio ai normali trattamenti conservativi.

Se la lesione di Hill Sachs è troppo estesa per sperare che guarisca da sola, l’unica opzione possibile è programmare un intervento chirurgico ricostruttivo.

Di solito, quando è una strategia percorribile, si preferisce adottare un approccio artroscopico.
Questa modalità di trattamento prevede l’inserimento di strumenti chirurgici di dimensioni ridotte, che saranno guidati attraverso un potente microscopio. L’artroscopia minimizza le dimensioni della ferita operatoria, accorciando significativamente i tempi di riabilitazione dopo l’operazione.

Anche l’impatto estetico della cicatrice operatoria è molto inferiore, rispetto a quello che si osserva dopo un intervento “a cielo aperto”.

Ugualmente, la maggior parte dei pazienti cui viene diagnosticata la lesione di Bankart dovrà sottoporsi ad un trattamento chirurgico per la ricostruzione del tessuto fibroso che si è lesionato.

L’intervento prevede la sutura del labbro glenoideo al bordo della cavità ed è spesso l’unico metodo che consente al paziente di recuperare il livello di stabilità e flessibilità articolare che aveva prima dell’infortunio.

⟶ Che cos'è l'artroscopia⟶ L’artroscopia di spalla⟶ Le patologie per cui è indicata・⟶ Sindrome da impingement・⟶ Tendinit...
23/02/2026

⟶ Che cos'è l'artroscopia
⟶ L’artroscopia di spalla
⟶ Le patologie per cui è indicata
・⟶ Sindrome da impingement
・⟶ Tendinite Calcifica
・⟶ Lesione della cuffia dei rotatori
・⟶ Instabilità di spalla
・⟶ Spalla congelata
⟶ L’intervento chirurgico
・⟶ Durata
・⟶ Controllo del dolore
⟶ La riabilitazione
⟶ I tempi di recupero

Minor dolore, degenza ospedaliera e ripresa più rapida.

Indirizzo

Via L. Da Vinci, 1/A
Busto Arsizio
21052

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