26/02/2026
La nostra infografica settimanale è dedicata a due delle conseguenze più delicate di una della spalla [potete approfondire la lussazione con questa infografica dedicata: https://bit.ly/lussazione-della-spalla]:
⟶ la lesione di Hill-Sachs;
⟶ la lesione di Bankart.
𝐋𝐚 𝐥𝐞𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐇𝐢𝐥𝐥-𝐒𝐚𝐜𝐡𝐬
🟡 [approfondimento: ⟶ https://bit.ly/lesione-hill-sachs]
La lesione di Hill-Sachs è una piccola frattura della testa omerale, sempre conseguente a una lussazione della spalla: si determina uno schiacciamento permanente della testa dell’omero, nella sua porzione posterolaterale, una specie di infrazione che, se non viene trattata, favorisce ulteriormente l’instabilità della spalla.
A causa di questa lesione, la lussazione può diventare un infortunio ricorrente [instabilità di spalla] ed avvenire anche in presenza di traumi modesti o a seguito di un normale movimento delle braccia, come per esempio quello che si effettua per sollevare una borsa della spesa o per prendere un libro.
La gestione non chirurgica - e quindi il trattamento di tipo conservativo e fisioterapico - è giustificata in caso di lesioni ossee non importanti o in caso la lussazione non recidivi.
La maggior parte delle lesioni di Hill-Sachs clinicamente significative possono essere gestite con successo, affrontando il problema dell'instabilità primaria e gestendo in modo diretto la lesione di Hill-Sachs.
Il chirurgo deciderà quale tipo di intervento sarà più opportuno da svolgere, per migliorare la situazione del paziente.
𝐋𝐚 𝐥𝐞𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐁𝐚𝐧𝐤𝐚𝐫𝐭
🟡 [approfondimento: ⟶ https://bit.ly/lesione-di-bankart]
A differenza della lesione di Hill Sachs, che interessa la testa dell’omero, la lesione di Bankart è però localizzata sul labbro glenoideo, nella sua porzione anteroinferiore, uno scampolo di tessuto fibroso che si estende oltre il margine della cavità omonima.
Pur avendo effetti e sintomi piuttosto simili, si tratta quindi di due infortuni differenti: non è comunque raro che le due lesioni possano essere conseguenza della medesima lussazione, specialmente se questa è causata da un trauma importante.
Esistono due diverse varianti della lesione di Bankart:
⟶ viene detta «lesione di Perthes» quando il periostio scapolare rimane intatto nonostante il distacco del labbro glenoideo;
⟶ quando invece il labbro glenoideo è mobilitato ma non si distacca completamente dal periostio glenoideo si parla di «lesione ALPSA» [l’acronimo è in inglese: Anterior Labroligamentous Periosteal Sleeve Avulsion].
𝐈𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐮𝐫𝐞
Una volta elaborata la strategia, è necessario che il paziente infonda il massimo impegno nella propria riabilitazione.
Se lo specialista valuta che un intervento chirurgico non sia necessario si ricorrerà a trattamenti conservativi come quelli che utilizzano i farmaci antinfiammatori e la fisioterapia.
Alcuni trattamenti di medicina rigenerativa possono essere d’aiuto per smorzare l’infiammazione dei tessuti e favorire la loro riparazione, sia nel caso si renda necessaria una procedura di chirurgia ricostruttiva che come ausilio ai normali trattamenti conservativi.
Se la lesione di Hill Sachs è troppo estesa per sperare che guarisca da sola, l’unica opzione possibile è programmare un intervento chirurgico ricostruttivo.
Di solito, quando è una strategia percorribile, si preferisce adottare un approccio artroscopico.
Questa modalità di trattamento prevede l’inserimento di strumenti chirurgici di dimensioni ridotte, che saranno guidati attraverso un potente microscopio. L’artroscopia minimizza le dimensioni della ferita operatoria, accorciando significativamente i tempi di riabilitazione dopo l’operazione.
Anche l’impatto estetico della cicatrice operatoria è molto inferiore, rispetto a quello che si osserva dopo un intervento “a cielo aperto”.
Ugualmente, la maggior parte dei pazienti cui viene diagnosticata la lesione di Bankart dovrà sottoporsi ad un trattamento chirurgico per la ricostruzione del tessuto fibroso che si è lesionato.
L’intervento prevede la sutura del labbro glenoideo al bordo della cavità ed è spesso l’unico metodo che consente al paziente di recuperare il livello di stabilità e flessibilità articolare che aveva prima dell’infortunio.