Dott.ssa Luisa Dipino. Psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Luisa Dipino. Psicologa-psicoterapeuta Psicoanalista appassionata di storie e gentilezza. Esercito a Busto Arsizio (VA), nel Gentil Centro da me fondato

Freud non la manda a dire: la vita amorosa, per molti uomini, si degrada. E non intende “si rovina” nel senso romantico....
23/01/2026

Freud non la manda a dire: la vita amorosa, per molti uomini, si degrada.

E non intende “si rovina” nel senso romantico. Intende una cosa più crudele e più precisa: l’amore si spacca. Ve lo ricordate il meraviglioso film di ? Ecco, precisamente così: da una parte la donna che si ama, dall’altra la donna che si desidera.
Senza sovrapposizioni.

L’amore finisce in alto, idealizzato. Il desiderio finisce in basso, erotizzato.
E nel mezzo resta un vuoto: l’impossibilità di unire tenerezza e passione nello stesso oggetto.

Freud osserva una scena tipica: l’uomo “per bene” vuole una compagna pura, quasi intoccabile, come compagna e magari madre dei suoi figli e poi cerca altrove la sessualità, quella che non può tollerare accanto all’amore.

Come se la persona amata dovesse essere preservata dal corpo. E il corpo dovesse essere “sporcato” lontano dall’amore.

Cosa c’è in gioco?
Freud ce lo spiega così: tutta “colpa” dell’Edipo. Come abbiamo visto, nell’Edipo si definisce la madre come oggetto d’amore e il padre come rivale —che impedisce l’unione del bambino con la madre minacciando la castrazione. La traccia che si deposita nell’inconscio può far sì che, da adulti, la donna resti investita di idealizzazione, ma anche proibizione: da qui, la difficoltà a erotizzarla (cioè a desiderarla $e$$ualmənte).
L’inconscio, quindi, spacca in due l’oggetto del desiderio e assegna le parti del copione: da un lato la donna “ufficiale” è amata, ma intoccabile. Dall’altra, una seconda donna viene desiderata, ma disprezzata, considerata non degna.
In questa scissione, ci spiega Freud, e’ come se si definissero quindi due ruoli: la Madonna e la pr******ta.

Questo è il motivo per cui vediamo uomini (ma anche donne, sebbene Freud non ne parli) letteralmente spezzati in due.

“Contributi alla psicologia della vita amorosa” è un testo in cui Freud raccoglie tre saggi scritti tra il 1910 e il 191...
21/01/2026

“Contributi alla psicologia della vita amorosa” è un testo in cui Freud raccoglie tre saggi scritti tra il 1910 e il 1917.
Già nell’incipit, Freud lo dice chiaro: il suo obiettivo è quello di arrivare ad una — cito — “elaborazione rigorosamente scientifica della vita amorosa dell’uomo”, classicamente indagata dai poeti.
Rispetto a questa illimitata fiducia nella scienza Freud — lo vedremo— capitolerà. Tuttavia i Contributi restano un testo che offre degli spunti interessantissimi.

Intanto, si chiede Freud, come ci innamoriamo? Perché accade che misteriosamente qualcun* diventi speciale, unic* per noi? Perché incomprensibilmente succede che un* partner non valga l’altr*?

Freud dà una risposta inequivocabile: la vita amorosa dell’adulto riporta tratti di quella infantile, cioè racconta di come si sono districate le vicende edipiche.

Questo, come vedremo nei prossimi post, ha diverse implicazioni.

La prima: inesorabilmente, ripetiamo. La ripetizione è il modo con cui ci infiliamo sempre negli stessi copioni, che ricalcano il primo copione che ci è familiare, quello con la famiglia d’origine. Ripetiamo in modi diversi: magari, ci scegliamo partners diversi, ma che presentano tutti lo stesso tratto. Oppure vediamo che in diverse storie finiamo sempre per fare le stesse mosse. Oppure, vediamo il desiderio accendersi in situazioni che presentano sempre le stesse coordinate.

Ripetiamo, insomma. Da un certo punto di vista, ci dice Freud, l’amore non è mai esperienza di libertà…

Vedremo nei prossimi post qualche esempio freudiano e cercheremo di capirci di più. Spoiler: quante situazioni che troviamo anche ai nostri tempi!! 😱

Allora, facciamo un po’ il punto. Chi ha seguito fino a qui, delle cose le ha incontrate: Edipo, inconscio… giusto?Benis...
19/01/2026

Allora, facciamo un po’ il punto. Chi ha seguito fino a qui, delle cose le ha incontrate: Edipo, inconscio… giusto?
Benissimo. Ma dove vediamo in atto questi concetti? Detto in parole spicce: perché ci interessano?

Al di là della pura dimensione intellettuale, ci interessano perché agiscono nella vita di ciascuno, anche quando non ce ne accorgiamo. Anzi, soprattutto quando non ce ne accorgiamo.

Per esempio, nell’amore.

Quando Freud parla di vita amorosa, non descrive “come dovrebbe essere” l’amore, ma come funziona sul piano pulsionale e inconscio.

Per la psicoanalisi, l’amore non nasce nel presente: si organizza a partire dalle prime relazioni oggettuali, dalle tracce lasciate dai legami originari e dai compromessi che il soggetto ha dovuto costruire per poter desiderare senza perdersi.

Insomma, dimmi come ami e ti dirò chi sei 😀 Cioè, non proprio alla lettera: ma l’amore di oggi dice dell’amore che fu, di come siamo stati amati e di come abbiamo amato. Di come, forse, continueremo ad amare se non facciamo i conti con quel che è stato.
E la psicoanalisi, in fondo, è proprio questo: l’occasione per trovare del nuovo.

(Nei prossimi post, vediamo di capirci qualcosa di più. Ah, l’amour!)

“Non sono abbastanza.”“Vorrei a essere perfett*”“Ho sempre bisogno di punirmi per i miei sbagli”.A qualcuno magari quest...
10/01/2026

“Non sono abbastanza.”
“Vorrei a essere perfett*”
“Ho sempre bisogno di punirmi per i miei sbagli”.

A qualcuno magari queste frasi risuoneranno, nella stanza d’analisi sono un tormentone.
Signore e signori, vi presento il Super-Io: nel modello freudiano, il Super-io nasce come esito dell’identificazione con le figure genitoriali e con le loro proibizioni. È l’erede del complesso edipico, dice Sigmund Freud.

Ma soprattutto è il martello pneumatico che abbiamo in testa e che spesso non si limita a dire se una cosa è giusta o sbagliata, ma giudica. Accusa. Punisce. E, nel farlo, gode.

Non parla il linguaggio della legge, ma quello dell’imperativo. Non argomenta, ordina. E quando l’Io non è all’altezza, produce colpa, vergogna, autosvalutazione. Talvolta sintomo.

In clinica lo incontriamo spesso travestito da perfezionismo, senso del dovere esasperato, incapacità di godere senza sentirsi in colpa, autocritica incessante, bisogno di punizione (anche sotto forma di fallimenti ripetuti).

Un Super-io troppo rigido non protegge il soggetto: lo schiaccia. E non è raro che sia molto più crudele dei genitori reali da cui ha preso origine.

Il lavoro analitico non consiste nel “eliminarlo” (impossibile), ma nel renderlo meno assoluto, meno tirannico. Dargli una storia, una provenienza, un contesto.
In altre parole: fargli perdere il tono di verità universale e restituirgli quello di costruzione psichica.

Quando il Super-io smette di essere un giudice onnipotente, può diventare qualcosa di diverso: un riferimento, non un carnefice. E la Legge può diventare umana, vitale.

La seconda topica non nasce come un’elegante costruzione teorica,ma come risposta a un’impasse clinica. Ne Al di là del ...
08/01/2026

La seconda topica non nasce come un’elegante costruzione teorica,
ma come risposta a un’impasse clinica.

Ne Al di là del principio di piacere e, soprattutto, ne L’Io e l’Es, Sigmund Freud prende atto che con la prima topica non tutto torna. Intanto , l’Io può essere in gran parte inconscio. Il conflitto psichico, quindi, non coincide semplicemente con l’opposizione conscio/inconscio.
A partire da una necessità teorica-clinica, Freud mette in campo quindi tre attori: Es, Io e Super Io.

A grandi linee, possiamo descriverli cos:
- ES
È il vertice della pulsione. Inconscio, regolato dal principio di piacere, Freud lo descrive come il deposito delle pulsioni sessuali e aggressive.
L’Es non entra in conflitto: spinge.

- IO
L’Io non coincide con il conscio.
Nasce dall’Es per effetto del contatto con la realtà ed è regolato dal principio di realtà.
È una istanza fragile, “una povera creatura” come dice Freud, costretta a mediare tra:
• le richieste pulsionali dell’Es
• le ingiunzioni del Super-io
• le esigenze della realtà esterna

Per sopravvivere, l’Io è costretto a difendersi attraverso dei meccanismi che, se troppo rigidi, possono diventare patologici (meccanismi di difesa).

-SUPER IO
Il Super-io si struttura a partire dalle identificazioni primarie, in particolare dalla risoluzione del complesso edipico.
È l’erede dell’Edipo.

Contiene:
• la coscienza morale
• l’Ideale dell’Io

Il Super-io è il responsabile del senso di colpa: talvolta i suoi connotati sono particolarmetw sadici e può essere all’origine di una grandissima sofferenza per il soggetto.

Nei prossimi post, vedremo meglio come operano queste istanze.
Metti like e continua a seguirmi se vuoi vedere dove si va a parare 😀

Apriamo l’anno dicendolo chiaro: Freud non aveva ragione su tutto.Alcune sue teorie sono state superate, corrette, rilet...
07/01/2026

Apriamo l’anno dicendolo chiaro: Freud non aveva ragione su tutto.
Alcune sue teorie sono state superate, corrette, rilette.
Alcune affermazioni oggi ci fanno storcere il naso, altre vanno maneggiate con cautela, altre ancora vanno attraversate criticamente.

Ma Freud ha fatto qualcosa che va oltre l’“avere ragione”. Ha cambiato tutto.

Ha cambiato l’idea che l’uomo sia trasparente a se stesso. Ha cambiato il modo di intendere il sintomo: non più solo qualcosa da eliminare, ma qualcosa da ascoltare. Ha cambiato il rapporto tra parola e cura. Ha cambiato il posto del sapere: non più tutto nelle mani del medico, ma qualcosa che emerge nel discorso di chi soffre.

Dopo Freud, insomma, il famoso “volere è potere” assume una sfumatura diversa. Freud introduce infatti una ferita narcisistica difficile da digerire: non siamo padroni in casa nostra.
E questa ferita, ancora oggi, dà fastidio.

Ho chiuso l’anno con Freud, e riparto da Freud. In quest’anno ci tornerò spesso.
Non per celebrarlo.
Non per difenderlo come un dogma.
Ma per far provare a comprendere perché è stato così importante, perché senza di lui non parleremmo di inconscio, di desiderio, di transfert, di sintomo nello stesso modo.

Userò i casi clinici, le intuizioni, gli errori, le fratture.
Perché è lì che Freud è vivo:
non nelle risposte definitive, ma nelle domande che ha aperto.

Questo è il punto da cui partiamo.
Non dall’idea che Freud avesse ragione.
Ma dal fatto che dopo Freud, nulla è rimasto uguale.

Mi sono concessa la piccola (e stupida) soddisfazione di non salutare il 2025 —neanche fosse un ex fidanzato che mi ha t...
02/01/2026

Mi sono concessa la piccola (e stupida) soddisfazione di non salutare il 2025 —neanche fosse un ex fidanzato che mi ha troppo delusa.
Mi sono presa questi gg per fare spazio: nel mio armadio, nella mia cucina, nella mia agenda. Ho ripreso a scrivere ed è una storia bellissima. Ho iniziato a leggere Murgia — chissà perché non l’ho fatto prima. Ho fatto un lungo viaggio in auto e per la prima volta ho guidato io, tantissimo, per ore e e ore e chilometri e chilometri. Ho ricominciato a suonare il piano, anche se non sono gran che. Ho mangiato in abbondanza, certa che la dieta nel 2026 la farò davvero.
E farò anche un sacco di altre cose.

Chè sono un po’ come l’araba fenice, lo sono sempre stata: dalle ceneri, so risorgere.
(Random, questo periodo)

La prima topica viene articolata da Freud in diversi scritti —in particolare nei testi metapsicologici del 1915—, ma la ...
08/12/2025

La prima topica viene articolata da Freud in diversi scritti —in particolare nei testi metapsicologici del 1915—, ma la formulazione originaria e più completa appare nell’Interpretazione dei sogni (Die Traumdeutung, 1900)

È in questo testo che Freud introduce in modo sistematico la distinzione tra:
• Inconscio (Ics)
• Preconscio (Pcs)
• Conscio (Cs)
Si tratta di tre “stanze” della mente. Tre livelli di profondità, tre modi di “stare” nella psiche. Il criterio assunto da Freud è quindi quello dell’accessibilità: le tre “stanze” definiscono il livello di difficoltà di accesso ai contenuti.

🔹 Il Conscio
È il livello più in superficie.
Qui arrivano solo pochi contenuti, quelli che hanno superato filtri e controlli.
La coscienza registra, commenta, interpreta… ma spesso arriva per ultima.

🔹 Il Preconscio
È la zona di passaggio.
Non è rimosso, non è proibito: semplicemente non è in primo piano.
Qui abitano ricordi, rappresentazioni e pensieri che possono diventare consapevoli se “chiamati”.
È un deposito ordinato, ma non sempre sotto controllo.

🔹 L’Inconscio
È la parte più complessa. È il luogo del rimosso. Qui il tempo non scorre, le contraddizioni convivono, e un desiderio può farsi strada travestito da sintomo.
È un sistema regolato dai processi primari, che la coscienza non controlla.
L’inconscio non è solo un contenitore: è attivo, insiste, ritorna.
Parla attraverso sogni, lapsus, sintomi, fantasie che non abbiamo scelto.

La prima topica è importante perché introduce un’idea radicale: esiste qualcosa che non vediamo, ma che lavora sotto la pelle. Non è eliminabile. Possiamo però accogliere e cercare di comprendere.

Per parlare delle psiche, Freud usò diverse metafore, tra qui quella della mente come  una casa con stanze diverse. Alcu...
07/12/2025

Per parlare delle psiche, Freud usò diverse metafore, tra qui quella della mente come una casa con stanze diverse. Alcune illuminate. Altre in penombra. Altre ancora chiuse a chiave.

Chiamò queste stanze “topiche”: cioè “luoghi della psiche”, mappe. Non sono luoghi reali, ovviamente. Sono modi per pensare ciò che non si vede.

La prima topica divide la mente in conscio, preconscio e inconscio.
Ci dice dove stanno le cose: ciò di cui siamo consapevoli, ciò che possiamo ricordare, e ciò che invece resta rimosso ma continua ad agire. È la geografia del “non so perché, ma mi succede”.

La seconda topica è la mappa dei personaggi interni: Es, Io e Super-Io. Tre forze che convivono come coinquilini molto diversi: uno impulsivo, uno diplomatico, uno giudicante.
A volte collaborano.
Molto più spesso litigano.

Nei prossimi post, cercheremo di fare un po’ di chiarezza: stanza per stanza, andremo ad accendere la luce e a conoscere chi ci abita… 🙂

La rimozione fa il paio con un altro concetto: la resistenza.Freud la definisce come l’insieme delle forze che impedisco...
05/12/2025

La rimozione fa il paio con un altro concetto: la resistenza.
Freud la definisce come l’insieme delle forze che impediscono al rimosso di affacciarsi alla coscienza.
Non è un ostacolo “esterno”: è una funzione dell’Io, una difesa necessaria.

La resistenza nasce proprio dal conflitto:
una parte della psiche vorrebbe far emergere un contenuto rimosso, un’altra teme le conseguenze del suo ritorno. Il risultato è una tensione silenziosa, ma potentissima.

La resistenza non è mai una sola, piuttosto è un intreccio di forme diverse:
-resistenza dell’Io, che teme l’angoscia o la perdita di coesione
-resistenza del Super-Io, sotto forma di autocritica, senso di colpa, auto-sabotaggio
-resistenza del rimosso stesso, che mantiene la sua posizione per non essere disinvestito
-resistenza del transfert, dove il legame con l’analista diventa il teatro del conflitto.

Clinicamente, come appare la resistenza?
Con piccoli scarti: un sogno non raccontato, un dettaglio omesso, una seduta saltata “per caso”, una comprensione intuita e subito negata.
Sono micro-movimenti che custodiscono il punto sensibile.

Da un certo punto di vista, quindi, la resistenza è un ostacolo al lavoro clinico. Ma non va forzata, non va abbattuta con una mazza ferrata. Non va dimenticato che resistenza è anche un segnale di protezione.
Tiene insieme l’apparato psichico quando un contenuto sarebbe troppo perturbante, e allo stesso tempo indica dove si trova il nucleo del lavoro.

L’analisi non combatte la resistenza:
la ascolta. Ne segue i contorni, ne rispetta il tempo,
lascia che ciò che oggi è difesa domani diventi apertura.

Perché quando la resistenza si allenta, anche per un attimo, il rimosso trova finalmente una via per tornare.

Indirizzo

Viale Venezia 11/D
Busto Arsizio
21052

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