21/05/2026
Un piede radicato a terra, l'altro verso il cielo.
Ascolto questa fragilità delle posizioni di equilibrio.
La stessa fragilità dei momenti di transizione, di quando "non sono più" ma "non sono ancora". La stessa fragilità di quando la vita mi chiama a cambiare sguardo sul passato, a rielaborare emozioni, a conoscermi per davvero: "Ma chi sono io senza le mie ferite?"
Ascolto questa forza delle posizioni di equilibrio. Quel fissare lo sguardo senza perdermi, quel pensiero confuso farsi chiaro, quel tremolio del corpo che racconta che il vero equilibrio non è staticità, ma possibilità.
La stessa forza che mi fa riprovare anche se è difficile, che mi fa cambiare anche se è doloroso, che mi fa sperimentare tanti modi di essere senza colpevolizzarmi e senza attaccarmici mai.
E questo insieme di fragilità e forza è anche un gioco tra pesantezza e grazia: non siamo qui solo per camminare e fare, ma anche per nobilitarci, per innalzarci. Il bello di essere umani.