09/01/2026
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Quando i miei figli erano piccoli c’erano sempre dei racconti ad accompagnarci durante l'anno.
Avevamo storie per l’Avvento, per Natale, per Pasqua, per S. Michele.
Poi un lungo periodo durante tutto il percorso della scuola staineriana, mi ha vista immersa nello studio delle fiabe. In quei racconti, a volte apparentemente duri, ciò che succede ha sempre l’arduo compito di parlarci dentro, in profondità, per farci crescere e riconoscere la strada, proprio come i personaggi di quelle storie.
Oggi, forse complici le lezioni su maṇipūra e la volontà, mi è ritornato alla mente un antichissimo apologo vedico raccontatoci alla formazione dal nostro professore di filosofia.
Parla di Prajāpati, il signore di tutte le creature, che con voce di tuono insegna rispettivamente agli dei (Deva) agli uomini e ai demoni (Asura) come deve essere una giusta condotta.
Interrogato da tutti e tre su quale potesse essere l'insegnamento supremo, Prajāpati risponde ad ognuno utilizzando una sola sillaba: DA
Ma ogni volta questa risposta viene recepita in modo diverso.
I Deva comprendono "damayata", controllatevi; gli umani comprendono "datta", siate caritatevoli; gli asura "dayadhvam “ siate misericordiosi.
E ogni volta però Prajāpati conferma loro: "Si, avete capito bene."
Tre personaggi, tutti dentro di noi. Tre consapevolezze diverse e perciò tre comprensioni diverse.
Tre risposte che però racchiudono il nostro percorso qui.
Autocontrollo è non lasciare che la mente si perda nell'oscurità.
Dono di sé è non ricadere nella trappola dell'egoismo.
Compassione è portare avanti incessantemente il cuore.
Da, Da, Da.