04/01/2026
Crans-Montana, cordoglio e riflessione.
Rimettere al centro educazione al rischio, prevenzione e rispetto delle regole di sicurezza
Il dolore per le vittime e per i giovani feriti a Crans-Montana è profondo, lacerante. Abbiamo tutti negli occhi le immagini di queste ore, che generano sofferenza e molti interrogativi: ogni vita spezzata o segnata per sempre è una sconfitta che ci tocca da vicino.
Esprimiamo anzitutto la nostra vicinanza alle famiglie e a tutte le persone coinvolte. Un ringraziamento profondo va ai soccorritori – molti dei quali arrivati dal nostro Paese, con professionalità e dedizione – che stanno operando in un contesto complesso e fragile. Invitiamo tutti alla massima prudenza nel condividere informazioni: il rispetto del dolore passa anche attraverso la verifica delle notizie.
In momenti come questo, il silenzio – rispettoso, orante – è doveroso. Ma lo è anche una riflessione onesta, che non si fermi all’emozione del momento.
Lavoriamo da sempre per la prevenzione, la gestione delle emergenze, l’educazione alla sicurezza. Sappiamo che la capacità di affrontare un’emergenza e di adottare comportamenti protettivi dipende dalle strutture o dagli edifici, ma è anche una responsabilità individuale e condivisa.
Soprattutto in momenti di festa e spensieratezza è difficile pretendere una vigilanza costante, e nessuno potrebbe vivere in uno stato di allerta permanente. A maggior ragione ci auguriamo che siano chiarite le mancanze e le responsabilità oggettive. Dunque proprio qui emergono le domande cruciali che accompagnano il nostro impegno: perché non si investe in prevenzione e sicurezza? Perché è così difficile trasmettere la capacità di riconoscere il pericolo? E ancora: quanto è basilare investire in percorsi di consapevolezza e preparazione all’emergenza?
Parliamo di educazione al rischio, realizzata in modo partecipato e sereno, per affinare la capacità di leggere i contesti, allenarsi ad agire efficacemente, per proteggere sé stessi e gli altri. Contro il pessimismo, la rassegnazione, il fatalismo: responsabilità, lucidità, cura. A partire dal rispetto delle misure di sicurezza in tutti gli ambienti di vita.
Si parla molto di libertà – come è giusto– ma meno di responsabilità ed educazione alla gestione degli imprevisti. Come ha ricordato lo psicologo V. Frankl, sopravvissuto a 4 lager nazisti, insieme alla Statua della Libertà dovrebbe esistere la “Statua della Responsabilità”: se la libertà ci dà il diritto di scegliere, la responsabilità ci ricorda che siamo custodi delle conseguenze di quelle scelte, per noi stessi e per gli altri. Ed è proprio questo che salvaguarda la libertà.
Viviamo in una società che tende a rimuovere il pericolo e la catastrofe, anche attraverso una mediazione continua degli schermi che rischia di attenuare l’istinto di protezione. Le indagini chiariranno responsabilità e violazioni, ma a tutti noi spetta un compito ulteriore: riconoscere una responsabilità educativa e culturale collettiva, che non possiamo evitare.
Il nostro impegno, nato da una tragedia, è portato avanti da 45 anni con la convinzione che il dolore, da solo, non basti: deve diventare responsabilità, memoria attiva, prevenzione e cambiamento.
In nome di questo impegno, il Centro Rampi continuerà, con ancora maggiore determinazione, il suo lavoro di formazione e sensibilizzazione. Lo dobbiamo ai ragazzi di oggi. E lo dobbiamo alla memoria di chi non c’è più. 🙏❤️
Michele Grano
Psicologo, Vice Presidente Centro Alfredo Rampi
Dipartimento Protezione Civile