23/11/2025
𝗨𝗻𝗸𝗻𝗼𝘄𝗻 𝗻𝘂𝗺𝗯𝗲𝗿: 𝘁𝗵𝗲 𝗵𝗶𝗴𝗵 𝘀𝗰𝗵𝗼𝗼𝗹 𝗰𝗮𝘁𝗳𝗶𝘀𝗵
⚠️ ATTENZIONE: Contenuto sensibile argomento violenza/ses*o/cyberbullismo
𝐓𝐫𝐚𝐢𝐥𝐞𝐫:
https://www.youtube.com/watch?v=8v_qpDr7l0E
𝐏𝐚𝐫𝐭𝐞 𝟏: 𝐋𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐯𝐚𝐬𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐫𝐚𝐮𝐦𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞 (𝐍𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐢𝐥𝐞𝐫)
ATTENZIONE: Contenuto sensibile argomento violenza/cyberbullismo
Il documentario "Unknown number: the high school catfish", lo trovate su Netflix, racconta una storia di cyberbullismo, ma non un episodio isolato, anzi qualcosa che erode giorno dopo giorno il benessere (e direi anche LA VITA) di chi la subisce per circa 20 mesi.
Lauryn e Owen, adolescenti, fidanzati, vivono quello che potremmo chiamare una "violazione senza confini". Mentre il bullismo tradizionale si ferma fuori dalla porta di casa – a scuola, nel parco – qui la minaccia li segue ovunque attraverso lo smartphone, fonte costante di terrore.
L'impossibilità di abbassare mai la guardia.
Le vittime sviluppano uno stato di allerta permanente perché la minaccia è anonima e può materializzarsi in qualsiasi momento. Questo ha conseguenze concrete: notti insonni, ansia cronica, e soprattutto la distruzione della fiducia verso gli altri.
“𝑈𝑐𝑐𝑖𝑑𝑖𝑡𝑖 𝑠𝑢𝑏𝑖𝑡𝑜, 𝑠𝑡𝑟***𝑎”
“𝐿𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑠𝑎𝑟𝑒𝑏𝑏𝑒 𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜𝑟𝑒 𝑠𝑒 𝑡𝑢 𝑓𝑜𝑠𝑠𝑖 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑎”
“𝑀𝑂𝑅𝑇𝐴 #𝑏𝑎𝑛𝑔𝑏𝑎𝑛𝑔 #𝑠𝑢𝑖𝑐𝑖𝑑𝑖𝑜”
“𝑙𝑢𝑖 𝑠𝑡𝑎𝑟𝑎̀ 𝑐𝑜𝑛 𝑚𝑒 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑟𝑒 𝑡𝑢, 𝑏𝑟𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖𝑎, 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑒𝑟𝑎𝑖 𝑠𝑜𝑙𝑎”
“𝑙𝑢𝑖 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑠𝑒**𝑜, 𝑝𝑜𝑚***𝑖 𝑒 𝑏𝑎𝑐𝑖, 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑖𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝑐𝑢** 𝑠𝑐ℎ𝑖𝑓𝑜𝑠𝑜”
Sono solo pochi, tra i messaggi continui, anche 300 al giorno, che la coppia riceveva, anche nell'arco delle 9 ore di veglia e le ore notturne.
Il documentario mostra bene come il cyberbullismo agisca come un veleno nelle relazioni sociali: il sospetto si diffonde, isola, allontana proprio le persone che potrebbero aiutare, ritenute possibili colpevoli, anche se erano totalmente innocenti. E senza supporto sociale, la capacità di reagire in modo sano crolla. Non è solo la paura che fa male, ma l'impossibilità di distinguere chi ti vuole bene da chi ti sta facendo del male.
Il post, così come il documentario, è diviso in due parti, nella seconda parte si svela il colpevole di quell'atto criminale, per questo se volete continuare a leggere sappiate che viene svelato (è noto anche dalla cronaca, in realtà).
𝐏𝐚𝐫𝐭𝐞 𝟐: 𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐞̀ 𝐯𝐢𝐜𝐢𝐧𝐨, 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐯𝐢𝐜𝐢𝐧𝐨. (𝐒𝐩𝐨𝐢𝐥𝐞𝐫)
La rivelazione dell'identità del bullo cambia tutto è Kendra la madre di Lauryn. Non un compagno di classe geloso, non un estraneo malintenzionato. La madre.
Questo colpo di scena trasforma la storia da caso di cyberbullismo a qualcosa di molto più disturbante: un abuso intrafamiliare mascherato da tecnologia. Pensate alla sindrome di Münchhausen per procura – dove un genitore provoca malattie nel figlio per poi curarlo e sentirsi importante – ma nella sua versione digitale.
Kendra sembra però non agisse per cattiveria pura. Dalle sue parole emerge un quadro di disagio psicologico non riconosciuto, non curato. Ha ammesso di essere stata "in un brutto posto mentalmente". Ma questa fragilità ha preso una forma mostruosa.
Il meccanismo è una sorta di sdoppiamento: da un lato c'è la madre che abbraccia la figlia disperata, dall'altro c'è lo sconosciuto che le scrive messaggi crudeli, di una crudeltà assurda. Come se fossero due persone diverse. Questa scissione le permetteva di mantenere l'immagine di sé come "madre modello" mentre sfogava chissà quali frustrazioni, paure o bisogni di controllo dietro uno schermo.
È qui che la tecnologia ha fatto da amplificatore di un malessere già esistente. Internet le ha dato un potere che nella vita reale non aveva: controllare, manipolare, intervenire nella vita sociale della figlia restando invisibile. Un surrogato malato di quella vicinanza madre-figlia che evidentemente non riusciva a costruire in modo sano.
Un trauma devastante per la figlia. Non solo ha subito mesi di cyberbullismo, ma ha scoperto che l'aguzzino era proprio la persona che avrebbe dovuto proteggerla e che piangeva insieme a lei, che la accompagnava dalle forze dell'ordine, che parlava con le altre mamme in cerca del colpevole... È un tradimento che scava nelle fondamenta stesse della sua capacità di fidarsi, di sentirsi al sicuro.
Il disagio psicologico, se ignorato o non riconosciuto, trova sempre una via d'uscita. A volte in modi in cui non avremmo mai immaginato. E che la tecnologia, nelle mani sbagliate o in momenti sbagliati della nostra vita, può trasformarsi in un'arma contro chi amiamo – o contro noi stessi. In mano (nostra e dei minori) abbiamo uno tra i peggiori strumenti (a livello di effetti sulla salute) che l'essere umano abbia potuto concepire. E non credete chi dice "bisogna saperlo usare, io lo so fare, io mi so controllare, io so smettere"... lo dicevano anche della sigaretta.
Dott. Andrea Moi - Psicologo della Salute moi.psy
Andrea Moi
Fonti
Borgman, S. (2025). *Unknown number: the high school catfish* [Film documentario]. Netflix.