27/05/2020
"Metti tutta la forza che hai! ... riprese quota. Stava volando!"
Questo è il racconto di una Terapia in cui la mia storia e quella della famiglia si intrecciano a volte creando "ingorghi emotivi" che lasciano tutti col fiato sospeso ... È la storia di un percorso che conduce alla fiducia nelle proprie intuizioni personali (...) così iniziava la mia tesi di specializzazione.
Molti anni fa una tribù di aquile reali viveva in alte vette e immense pianure. Avevano occhi che brillavano di una luce segno di serenità e fiducia nella vita. Accade che un nuovo capo della tribù decise di stazionare in un luogo fisso, così sarebbero stati più protetti. E così fu! Le aquile disimpararono a volare, l'accampamento era stato fortificato con un recinto; passò il tempo e lungo i secoli dimenticarono di essere aquile acquisendo la convinzione di essere dei polli. Un giorno un giovane aquilotto alzò lo sguardo al cielo e scorse un'aquila reale che con le sue imponenti ali dominava il panorama. "Beata te che puoi volare!" pensò. Improvvisamente l'aquila puntò sull'accampamento e appoggiandosi sul recinto chiese: "Cosa fatte qui rinchiusi?". L'aquilotto rispose: "Questa è la nostra vita, noi siamo polli!". L'aquila ribatté: "Ma sei pazzo: voi siete aquile come me! Sali che ti insegno a volare".
"Non posso sono un pollo, potrei farmi male!", non resistendo all'invito, in modo molto impacciato, si arrampicò sul recinto. Quando si trovò di fronte l'aquila ed incrociò il suo sguardo un fremito profondo percorse tutto il suo essere ed un'intuizione lo invase: forse l'aquila aveva ragione!. "Su apri le tue ali e seguimi!". L'aquilotto oppose ancora qualche resistenza anche se in cuor suo ora non desiderava altro che volare. L'aquila si alzò in volo gridando: "Andiamo!". L'aquilotto si fece coraggio chiuse gli occhi, aprì le ali e si buttò. Subito p***e quota precipitando; l'aquila gli gridò: "metti tutta la forza che hai!". Allora l'aquilotto si concentrò sulle ali con tutto se stesso e subito riprese quota. Stava volando! Apri gli occhi e vide per la prima volta l'orizzonte sconfinato del cielo. In quell'istante una gioia irrefrenabile e una consapevolezza nuova lo prevalsero. In un secondo si rese conto che lui era un'aquila e che la vita era molto più grande di quella che aveva vissuto fino ad allora nel recinto.
Il racconto "L'aquila che si credeva un pollo" esprimeva la vicenda emozionale e relazionale interna e condivisa dei protagonisti: la mia e quella della famiglia in Terapia. Noi così diversi ma vicini e legati da un vissuto comune: non aver fiducia nelle nostre ali. Io, una terapeuta "in erba" che ha spinto e incoraggiato una famiglia ad andare fino in fondo al dolore, a trovare le parole per esprimerlo, per poi aiutarla a risalire dalla sofferenza, rileggendo gli eventi, affrontando e cercando di rimettere in moto i meccanismi inceppati delle relazioni, conservando la speranza.
Da allora sono state scritte tante altre storie che, dalla poltrona del mio studio, oggi mi ritrovo a ripercorrere e sfogliare come si fa con un bel libro, esperienze che hanno lasciato traccia e fatto prendere consapevolezza del fatto che la vita, anche la mia, è davvero più grande di quella che viviamo dentro i confini dei recinti che noi stessi costruiamo.