10/04/2026
✍️STORIE RESIDENTI, ANGELO
Angelo è arrivato a Ottobre 2025 nel mondo Agape. Prima viveva ad Aritzo, in un appartamento condiviso con un altro ragazzo. Ci è rimasto circa due anni. La vita di paese lo ha accolto: lui è nato e cresciuto in una comunità della Barbagia e conosce bene quel modo di vivere fatto di relazioni dirette e ritmi essenziali.
Ricorda la sagra delle castagne, il ritmo pigro, le giornate dettate dai rumori e dai profumi tipici dell’entroterra sardo: si svegliava, preparava il pranzo, sistemava la casa, usciva a fare una passeggiata. C’erano abitudini, qualche amicizia, una quotidianità che aveva preso forma, un nuovo presente.
Lasciare Aritzo gli è dispiaciuto, anche se Casa Beethoven, dopo un periodo di adattamento, è diventata un punto di riferimento. Un luogo dove ricominciare, con gradualità.
La prima notte nella nuova stanza non è stata facile. Un posto sconosciuto, un silenzio diverso, una sensazione di spaesamento. Poi, lentamente, sono arrivati i primi legami. Con Luca, un altro ospite, si è trovato subito. Condividono piccoli momenti della giornata, conversazioni su tutto, una complicità discreta che aiuta a sentirsi meno soli.
Dopo una settimana Angelo ha iniziato ad aprirsi con gli operatori. Con Valeria, la Coordinatrice insieme a Pierluigi, ha raccontato parti della sua storia. Ha trovato ascolto e disponibilità, una presenza costante nei momenti più difficili. Sentirsi accolto gli ha permesso di prendere confidenza con il nuovo ambiente e di iniziare a costruire nuove abitudini ed equilibri.
La cucina è diventata uno dei suoi espressivi spazi quotidiani. Preparare da mangiare gli dà un ritmo e una motivazione per migliorarsi ogni giorno. Pasta alla carbonara, pollo, pancetta e panna: piatti che prepara con attenzione, imparati con il tempo. “Mentre cucino per gli altri mi rilasso e mi sento utile”.
La sua routine ha una struttura chiara. La snocciola: sveglia, vestirsi, terapia, piccoli compiti domestici. A turno si cucina o si riordina. A volte esce per una passeggiata, altre si ferma al bar o alle macchinette del cibo.
Ha un telefono nuovo e guarda video su YouTube. Il pomeriggio può essere più tranquillo: un po’ di riposo, la televisione, qualche programma, momenti di conversazione con gli altri ospiti.
Gli piace cantare e si emoziona solo al pensiero di intonare una canzone: “Ma no, non disturbo nessuno” puntualizza. Le sue preferite? La canzone del sole di Lucio Battisti, perché gli trasmette emozione. Cita anche Come un pittore dei Modà e alcune canzoni di Annalisa. Sono brani che conosce bene, che fanno parte del suo immaginario e che lo accompagnano nei momenti di tranquillità.
L’amico Luca oggi lavora e così si vedono meno di prima. Angelo dice che non sempre se la sente di uscire: “Alcuni giorni preferisco restare in casa”. Eppure riconosce di sentirsi più autonomo rispetto al passato, più stabile. Racconta che quando è triste oggi può parlare con qualcuno. Gli operatori di Agape ascoltano e poi danno un suggerimento. Il più frequente se lo ricorda ed è diventato un obiettivo quotidiano: “Continuare ad andare avanti”.
I ricordi tornano. La vita di paese resta un riferimento, così come l’idea di tornare a viverci un giorno. Ha frequentato il liceo scientifico a Seui per cinque anni. L’italiano era la materia che sentiva più vicina perchè “scrivere e parlare bene è importante”. Lo studio è stato un passaggio importante, un tentativo di costruire un percorso personale nonostante le difficoltà familiari.
Poi c’è lo sport, tanto sport. Ben due allenamenti a settimana. Gioca a basket nell’Aurora, nel gruppo seguito da Alberto Garau, socio di Agape. Muoversi lo aiuta a non restare fermo sui pensieri. “Quando corro e sudo la mente si alleggerisce”. E poi “Alberto mi ascolta e mi sostiene e lo sport mi permette di sentirmi in forma”. Il campo diventa uno spazio dove stare insieme agli altri, senza troppe parole.
Non è solo un tiro a canestro, è anche un modo per mantenere un equilibrio, per riconoscere le proprie possibilità giorno dopo giorno.
Quando pensa al futuro immagina un lavoro come vigile del fuoco. Lo dice con paura di rappresentare un sogno troppo grande: “Non è facile, lo so, bisogna studiare, salvare la vita delle persone è bellissimo”.
Ogni tanto guarda video sui vigili, cerca informazioni, prova a capire quale strada possa avvicinarlo a quell’obiettivo.
Sa che il percorso richiede tempo e non è per nulla facile.
Intanto continua a costruire la sua autonomia, un passo alla volta. Con una canzone da cantare, con un tiro a canestro, con uno sguardo gentile e curioso da rivolgere al mondo. Perché una vita, in fondo, sa di averla già salvata: la sua.