Tiziano Cerulli -Psicologo e Counsellor Immaginale

Tiziano Cerulli -Psicologo e Counsellor Immaginale "Ogni psicologia che sceglie come sua meta l'anima deve parlare in termini immaginativi" James Hillman
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Psicologo e Counsellor Immaginale
Istruttore Mindfulness Educators®
Trainer in Compassion Focused Therapy

Guido le persone ad affrontare difficoltà emotive e darsi maggiore valore migliorando le proprie relazioni affettive e sentimentali.

28/11/2025

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Psicologo e Counsellor Immaginale
Istruttore Mindfulness Educators®
Trainer in Compassion Focused Therapy

Guido le persone ad affrontare difficoltà emotive e darsi maggiore valore migliorando le proprie relazioni affettive e sentimentali.

28/11/2025

SIAMO TUTTI NARCISISTI?

"Narcisismo” una parola, oggi, usata in modo eccessivo e spesso frainteso. La sento ripetere continuamente, nei commenti, nelle discussioni, ma troppo spesso questa parola viene utilizzata in maniera superficiale senza comprenderne veramente il significato.

E, ammettiamolo, una parte di responsabilità va ai cosiddetti “divulgatori da supermercato” che stanno riducendo la psicologia a slogan facili da digerire: “Cinque segnali per capire se sei un narcisista” o “Tre consigli per affrontare il narcisismo in una relazione”.

Questo approccio semplificato non fa altro che alimentare confusione e creare diffidenza negli altri.

Tutti noi possediamo un nucleo narcisistico della personalità. I bambini attraversano una fase naturale e fisiologica di sviluppo che presenta tratti narcisistici, come la convinzione di essere speciali e la ricerca di lodi. Non è una patologia.

Esistono due tipi di narcisismo: uno sano e uno patologico. Tutti abbiamo uno stile cognitivo ed emotivo prevalente e aspetti diversi del carattere. I tratti di personalità sono tanti e differenti, e tra questi, abbiamo anche quelli narcisistici: in alcune persone possono essere molto marcati e in altre meno mentre in alcune sono proprio deficitari.

Se, per esempio, una persona dopo una relazione dolorosa si ritira per proteggere il proprio nucleo narcisistico, in quel momento sta facendo qualcosa di funzionale. Sta semplicemente cercando di proteggersi dalla sofferenza.

Ma se, dopo anni, quella stessa persona non riesce a superare il lutto, non riesce più a vivere nuove relazioni, allora la situazione può diventare disfunzionale. In questo caso, la paura di soffrire di nuovo impedisce alla persona di imparare dall’esperienza, bloccandola in uno schema che non le permette di crescere in una relazione più matura e soddisfacente.

Ho lavorato spesso con persone che hanno uno stile di attaccamento ansioso e, avendo avuto anch’io un passato con uno stile di attaccamento insicuro, posso dire che la difficoltà maggiore che vedo in queste persone è proprio la mancanza di un sano narcisismo e la tendenza a idealizzare il partner che da persona "buona" diventa "cattiva".

Ma anche questo è un tratto narcisistico: idealizzare qualcuno, come fa un bambino con il genitore o un adolescente con il cantante preferito, e poi sminuirlo, è un segno di immaturità.

Si tratta di una fase che tutti attraversiamo ma che deve essere superata se vogliamo diventare adulti.

Un narcisismo sano implica l’amore per se stessi, l’accettazione dei propri difetti e delle proprie vulnerabilità. Una persona con un sano narcisismo non solo si accetta per quello che è, ma è anche capace di vedere e accettare i difetti e le vulnerabilità dell’altro senza distruggerlo.

Il narcisismo patologico, invece, è tutta un’altra cosa.

In definitiva, capire il narcisismo significa riconoscere la sua complessità: non è solo un’etichetta da mettere addosso a qualcuno, ma un aspetto intrinseco della nostra psicologia che può manifestarsi in modi sani o disfunzionali.

27/11/2025

PERCHÉ RIPETIAMO GLI STESSI COPIONI NELLE RELAZIONI

Secondo l’approccio costruttivista, ognuno di noi costruisce la propria identità anche attraverso come reagisce agli altri. Due modalità influenzano profondamente le nostre relazioni: la simmetria e la complementarietà.

🔶 1. Relazioni simmetriche

Rispondere allo stesso livello dell’altro: attacco con attacco, distanza con distanza, controllo con controllo. È una danza “speculare” che spesso porta a escalation.

🧠 Esempio clinico

Marco cresce con l’idea che “se non dimostro forza, valgo meno”. Quando la sua compagna gli chiede più dialogo, lui percepisce la richiesta come una critica e reagisce difendendosi duramente. Lei aumenta la pressione → lui si irrigidisce ancora di più. Una dinamica simmetrica che conferma il suo copione: “devo sempre difendermi dagli altri”.

🔶 2. Relazioni complementari

In questo caso le persone assumono ruoli opposti ma incastrati: chi guida richiama chi si lascia guidare, chi salva richiama chi si sente incapace.

🧠 Esempio clinico

Sara ha interiorizzato l’idea: “valgo solo se mi occupo degli altri”. Così finisce spesso in relazioni con partner fragili che “hanno bisogno di lei”. Quando prova a prendersi spazio, l’altro si sente abbandonato… e Sara torna a salvarlo. Il copione complementare si rinforza: lei la salvatrice, l’altro la persona bisognosa. Il cosiddetto copione della Salvazione.

🧩 Come tutto questo alimenta i copioni patologici?

Le nostre modalità relazionali diventano strategie per confermare antiche narrazioni su noi stessi:
✔ “Sono debole”
✔ “Devo essere forte”
✔ “Nessuno mi vede davvero”
✔ “Valgo solo se mi sacrifico”

Simmetria e complementarietà, se diventano rigide, ci intrappolano proprio nei ruoli da cui vorremmo liberarci. Il problema è sempre la rigidità degli schemi cognitivi, emotivi e comportamentali.

🌿 La buona notizia è che con una terapia questi schemi possono essere riconosciuti, esplorati e trasformati. Cambiare il modo in cui stiamo in relazione significa cambiare anche il modo in cui costruiamo la nostra storia. Si, perché la realtà è una costruzione mentale e la percezione un processo soggettivo.

27/11/2025

IL LAVORO SU DI SE E QUELLO RELAZIONALE NON SONO SEPARATI

Gli stili di attaccamento si formano nelle relazioni, a partire dalla prima relazione con la madre e con il padre e, per quanto possa essere utile il lavoro individuale soprattutto per chi ha uno stile insicuro, spesso si trasformano davvero solo nelle relazioni.

Non per forza in una relazione di coppia: anche amicizie sicure, un terapeuta, un familiare stabile possono essere “esperienze correttive”.

Ma la verità è che una parte della guarigione passa attraverso l'essere visti, ascoltati, contenuti, anche e soprattutto quando mostriamo le nostre parti vulnerabili.

James Hillman scrive "Possiamo rivelarci a noi stessi attraverso un altro. Non possiamo riuscirci da soli. La riflessione può fare coscienza ma l'amore fa anima".

Oggi molte relazioni falliscono non per mancanza di amore ma per paura di lasciarsi coinvolgere totalmente.

Abbiamo creato una società su base narcisistica in cui l'altro non è più un soggetto ma oggetto e se questo altro ci mostra qualcosa di noi che non vediamo o fatichiamo ad accettare evitiamo il conflitto o chiudiamo la relazione attaccando o mettendoci sulla difensiva.

Esporsi al conflitto non significa però buttarsi nel dolore.

C’è una grande differenza tra buttarsi in relazioni incontrollate che riattivano le ferite, e fare esperienza graduale, consapevole e regolata di connessione, sapendo mettere confini e ascoltare sé stessi.

Il conflitto sano non è sofferenza gratuita, ma l’occasione per: imparare a esprimere bisogni senza attaccare, tollerare il fatto che l’altro è diverso, ricevere riparazione invece che rifiuto, sperimentare che si può litigare senza perdere la relazione.

Sono competenze che si costruiscono solo nella situazione reale, proprio come si impara a nuotare solo entrando in acqua, non leggendo solamente libri o facendo corsi on line.

Stare bene ed essere in equilibrio non significa eliminare il rischio.

Mettiamoci bene in testa che non esistono relazioni stabili perché nella vita non esiste nulla di stabile ma l'equilibrio si perde continuamente e si recupera.

Uno degli inganni più frequenti è pensare: “Quando sarò completamente guarito/a allora mi relazionerò.”

Ma questo stato di “guarigione completa prima del contatto” non esiste fuori dalla teoria. L’equilibrio non si raggiunge prima della relazione, ma dentro la relazione, poco alla volta.

Non devi buttarti, né devi fare soffrire qualcuno. La guarigione nelle relazioni può essere: graduale, scelta, selettiva, protetta, con una persona emotivamente matura.

E anche se è vero che oggi la maturità affettiva ed emotiva scarseggia spesso non siamo in grado di riconoscere che quelli immaturi, per primi, siamo noi.

Non saper affrontare e stare in un dialogo o un conflitto con l'altro è segno di immaturità. Ma non significa precipitarsi in dinamiche dolorose; significa sperimentare connessione in modo sicuro e realistico, con confini, lentezza e ascolto.

Il vero obiettivo non è evitare il dolore, ma sviluppare capacità di autoregolazione, di chiedere, di accettare, di tollerare piccole frustrazioni, di scegliere chi lasciare entrare, di riconoscere le proprie parti spaventate, di riparare dopo un conflitto.

Queste capacità non sono teoriche ma pratiche: sono relazionali.

Ti va di raccontarmi un po' cosa temi esattamente nell’esporsi?

26/11/2025

QUANDO SI CHIUDE UNA PORTA: riflessioni sul ghosting

Fa male quando qualcuno sparisce dalla tua vita senza una spiegazione. Ma fa ancora più male restare intrappolati nelle domande, chiedersi cosa si sia sbagliato o insistere per ottenere chiarimenti da chi, evidentemente, non vuole darle.

Il ghosting è sempre più diffuso… e, diciamolo, chi non l’ha mai messo in atto almeno una volta?

A volte ci si ritrova a relazionarsi con persone che non sanno ascoltare, non comprendono, non rispettano i confini altrui e continuano a insistere anche quando hai chiaramente espresso di non voler coltivare un rapporto.
In questi casi, il ghosting può diventare una forma di difesa.

Ma nella maggior parte delle situazioni resta un comportamento disfunzionale, segno di immaturità emotiva e difficoltà nel gestire il conflitto o il confronto.

È un po’ come dover bloccare qualcuno sui social perché, nonostante gli sia stato detto che i suoi commenti sono aggressivi, giudicanti o feriscono, continua imperterrito.

Chi agisce così finisce spesso per creare intorno a sé un deserto relazionale: non si può fuggire per sempre dal confronto senza mai mettere in discussione i propri atteggiamenti.

Non serve continuare a fissare una porta chiusa: è molto più sano lasciarsela alle spalle.
Perché, appena ti giri, scoprirai che ci sono altre porte pronte ad aprirsi.

26/11/2025

NON ESISTONO PERSONE GIUSTE O SBAGLIATE MA RELAZIONI CHE (NON) FUNZIONANO

Ho letto in un post la frase: "non è la relazione che non va, è la persona che non è giusta per te." Una frase ad effetto e che in parte dice il vero ma è una frase che semplifica troppo la realtà.

Dal punto di vista psicologico nessuno di noi è "guarito del tutto" prima di poter amare qualcuno. Le relazioni non sono il premio per persone perfette ma uno spazio dove possiamo crescere, comprenderci, ferirci e guarire insieme.

E' importante trovare qualcuno con cui c’è compatibilità emotiva perché non basta quella fisica o intellettuale. E' vero che certe relazioni ci attivano meccanismi disfunzionali ma dire “non è la persona giusta” può diventare una scorciatoia per evitare il confronto, la profondità, il lavoro emotivo.

L’amore adulto non è fatto di incastri perfetti. È fatto di due persone imperfette che si assumono la responsabilità di conoscersi meglio, ogni giorno. E a volte serve lasciarsi ma altre volte, serve fermarsi e chiedersi: "Sto scappando perché l’altro è sbagliato o perché tocca delle ferite che ho paura di guardare?”

Non tutte le relazioni sono sbagliate.

Alcune ci stanno solo chiedendo di crescere.

Una frase del genere supera il mito della "guarigione completa" prima di amare e contesta l’idea che si debba essere “guariti, illuminati e sani” per costruire relazioni sane.

Questo è realistico: nessuno è perfetto o completamente risolto.

Valorizza anche la compatibilità emotiva e psicologica perché è importante trovare un partner con cui ci sia una compatibilità reale.

Questo è fondamentale: la regolazione emotiva reciproca è un pilastro nei legami sicuri.

Normalizza infine le differenze individuali: ad esempio, una persona con tratti evitanti o borderline può avere esigenze relazionali specifiche e forzare o ignorare queste differenze genera sofferenza.

Ma ci sono dei rischi soprattutto quando non si hanno competenze psicologiche:

I rischi sono di giustificare l’evitamento relazionale perché dire “non è la persona giusta” può diventare una via facile per evitare confronti. Non sempre la “non compatibilità” è la causa: a volte siamo noi a evitare il conflitto o l’intimità.

Inoltre si rischia di idealizzare troppo la compatibilità. Nessuna relazione sarà mai perfettamente “su misura”. È utile cercare una base comune ma la crescita passa anche attraverso la gestione delle differenze non solo nella loro assenza.

E' normale, ad esempio, che se sono una persona emotiva sarò attratta o attrarrò persone più razionali per integrare questo aspetto o se sono sono una persona troppo razionale sarò attratto o attrarrò persone più emotive o istintive per fare un lavoro sulle mie emozioni. Le nevrosi si incastrano a vicenda.

Semplificare le dinamiche borderline o evitanti categorizzando troppo può rischiare di cristallizzare l’identità delle persone nei loro tratti disfunzionali, anziché puntare sull’evoluzione della relazione.

E' necessario costruire un buon equilibrio tra accettazione di sé e necessità di compatibilità ma che va integrato con l’idea che anche le relazioni richiedono impegno e lavoro continuo e non solo incastri “perfetti”.

Ciò che non funziona non è la persona, visto che tutti possiamo avere tratti psicopatologici, ma non funziona la relazione tra quelle due persone a prescindere dal grado di consapevolezza.

26/11/2025

AFFRONTARE I DEMONI INTERIORI

Un anno fa ho ripreso i contatti con un'amica da cui avevo preso le distanze, durante la pandemia, come è successo con altre persone.

Poiché mi occupo di problemi relazionali quello di cui mi sto accorgendo sia sul piano personale che professionale è che oggi le relazioni sono diventate fragili ma fondamentalmente ci sono due tipologie di persone: quelle che danno solamente le colpa agli altri e non vogliono confrontarsi e quelle che sono disponibili a farlo prendendosi la propria parte di responsabilità nella relazione.

Con alcune persone ho avuto un confronto vis a vis mentre con altre non è stato possibile sia perché non erano disponibili al confronto e/o non erano pronte a guardarsi dentro.

Jung diceva: “Tutto ciò che ci irrita negli altri, può portarci a conoscere noi stessi”.

Nel confronto con questa persona ho compreso cosa mi irritava di lei che non vedevo in me e parlarne, senza accusarci l'un l'altro è servito a sciogliere dei nodi emotivi e, per me, trasformare il Demone in un Maestro.

Noi proiettiamo continuamente contenuti sull'altro, soprattutto se è del sesso opposto perché ben poco conosciamo del nostro "femminile" e "maschile" interiori.

Con la proiezione si tende a spostare all'esterno caratteristiche proprie che non ci piacciono e che in qualche modo causano una grande sofferenza.

Uno degli aspetti del processo di individuazione junghiano è proprio quello di riflettere su quale aspetto inconscio della nostra ombra ci sta mostrando l'altro in particolare nei rapporti amicali e di coppia dove le immagini interne vengono proiettate con estrema facilità sull'altro.

Non è sempre così ovviamente ma oggi percepisco una fuga massiccia dall'ombra personale e da quella collettiva sia da parte delle singole persone che dei movimenti politici o spirituali.

Il "nemico" da combattere sembra essere sempre fuori e pochi sono disposti a guardarsi dentro e scoprire quali demoni abitano la propria psiche e vengono proiettati nella realtà esterna.

Come ci ricordava Emma Jung in "Animus e Anima" del 1938: "In un’epoca in cui le forze separatrici sono così minacciose e dividono tutto, i popoli, gli individui e gli atomi, è doppiamente necessario che anche le forze unificatrici, quelle che tengono le cose insieme, siano efficaci. La vita si basa sull’armonico accordo del principio maschile con quello femminile, anche all’interno del singolo uomo; ecco perché la congiunzione di questi opposti rappresenta uno dei compiti più importanti della psicoterapia contemporanea."

Se ti interessa conoscere meglio gli Archetipi Femminili e Maschili e acquisire strumenti pratici per dialogarci lascia un commento.

25/11/2025

🌙 LA PAURA DEL FEMMINILE E LA CRISI DELLE RELAZIONI SOCIALI

"Dobbiamo cercare di capire come funzionano i sentimenti, perché altrimenti ci troviamo nelle condizioni di vivere momenti della vita dove esuliamo dalla nostra razionalità."

Cosi ha detto Gino Cecchettin al Convegno "La Qualità dell'inclusione scolastica e sociale" il 15 novembre 2025

È ormai chiaro che, così come siamo costituiti biologicamente da un patrimonio genetico metà femminile e metà maschile, anche la nostra psiche è formata da energie, funzioni e aspetti sia femminili che maschili.

Dal punto di vista psicologico, "maschile" e "femminile" non sono aspetti biologicamente determinati ma costrutti psicologici, sociali e culturali complessi che si manifestano in due modi principali:

l'identità di genere e gli archetipi di Anima e Animus descritti da C.G. Jung, che descrivono l'aspetto inconscio femminile e maschile che coesistono in ognuno.

Le differenze psicologiche osservate tra uomini e donne sono spesso legate a fattori sociali, culturali, educativi e ormonali, e includono schemi mentali, stili relazionali e abilità cognitive e emotive differenti.

Questi due complessi psicologici non rappresentano il “partner ideale”, come spesso si crede, ma sono istanze interiori, controparti psichiche che ognuno di noi possiede.

Anima rappresenta l'archetipo femminile inconscio che si manifesta nella psiche maschile. Jung la definiva come l'energia "femminile" che ogni uomo possiede.

Animus rappresenta l'archetipo maschile inconscio che si manifesta nella psiche femminile. È l'energia "maschile" che ogni donna possiede.

Jung vedeva queste due componenti come forze che si completano a vicenda, contribuendo allo sviluppo completo della personalità di un individuo.

James Hillman va oltre: per lui Anima e Animus non sono legati al genere sessuale ma forze archetipiche presenti in ogni individuo. E si esprimono attraverso immagini mitiche, funzioni psicologiche, “dei interiori”.

Il vero problema è il tentativo di far combaciare il mondo esteriore con quello interiore proiettando sull'altro le nostre immagini interiori per costringere l'altro ad aderirvi.

Vorremmo che l’altro incarnasse ciò che ci manca, che compensasse ciò che non sappiamo contattare in noi stessi.

In realtà Anima e Animus indicano di cosa abbiamo bisogno per ritrovare equilibrio psicologico piuttosto che vivere polarizzati da un solo lato.

Se siamo troppo identificati con il maschile – logica, controllo, razionalità – rischiamo durezza, rigidità, aridità emotiva.

Se siamo troppo identificati con il femminile – emotività, intuizione, interiorità – rischiamo impulsività, caos emotivo, perdita di direzione.

E, inevitabilmente, saremo attratti da partner che incarnano il polo opposto… a prescindere dal nostro genere.

⚖️ La domanda chiave è:

“Di cosa ho bisogno per completarmi e per ritrovare equilibrio dentro di me?”

Un femminile sano ci dona ascolto, intuizione, profondità, apertura alle emozioni.

Un maschile sano ci dona direzione, scelta, azione, parola chiara, concretezza.

Emma Jung scriveva già nel 1938: “La vita si basa sull’armonico accordo del principio maschile con quello femminile all’interno del singolo individuo. Oggi più che mai, la congiunzione di questi opposti è uno dei compiti fondamentali della psicoterapia.”

💔 Il problema delle relazioni oggi è che siamo molto orientati alle relazioni esterne perché non sappiamo stare in relazione con il nostro mondo interiore.

C’è una diffusa incapacità di auto-osservazione e di comprensione delle emozioni e dei sentimenti.

L'altro non è più soggetto ma oggetto. E così, quando non corrisponde ai nostri bisogni interiori di “Anima” o “Animus”, tronchiamo la relazione e ne cerchiamo subito un’altra o, nei casi peggiori, passiamo alla violenza fisica e verbale attribuendo la responsabilità a chi abbiamo di fronte.

Ma la verità è questa:

➡️ Prima dobbiamo imparare a riconoscere e soddisfare i nostri bisogni interiori.

➡️ Nessuno può garantirci completezza dall’esterno.

➡️ L’amore non è “trovare la propria metà”, ma imparare a permanere nella differenza e scegliere con consapevolezza.

🌗 Per amare davvero – noi stessi e l’altro – serve un equilibrio tra forza e vulnerabilità, tra maschile e femminile.

Finché non impariamo a onorare queste due energie dentro di noi, continueremo a cercarle negli altri… senza mai trovarci davvero e creare ancora sofferenza nelle nostre vite.

24/11/2025

13.000 followers! A breve una sorpresa natalizia per ringraziare i più affezionati 🎁

23/11/2025

NON TUTTO E' PSICOPATOLOGIA 🧠

Condivido le seguenti parole perché sono convinto, in base alla mia esperienza personale e professionale, che oggi il vero problema della crisi relazionale è più spesso l'analfabetismo affettivo ed emotivo e l'egoismo diffusi che la psicopatologia.

🖊 "Viviamo in un’epoca in cui ogni relazione difficile viene subito trasformata in diagnosi. Non ci amiamo più: ci etichettiamo.

Se uno sparisce → narcisista.

Se uno è emotivo → borderline.

Se uno è riservato → evitante.

Se uno sbaglia → manipolatore.

Se uno non risponde → ghosting patologico.

Non se ne può più.

Abbiamo costruito un mondo dove è più facile accusare che comprendere, più facile pronunciare una diagnosi che ascoltare una ferita.

Ma la verità è un’altra, molto più semplice e molto più dolorosa: molti non sono cattivi. Sono immaturi.

Molti non sono manipolatori. Sono spaventati.

Molti non sono narcisisti. Sono confusi.

E soprattutto: molto del dolore che proviamo non viene da loro… ma da ciò che si riattiva in noi.

Ghosting: non è una categoria clinica. È una fuga.

Oggi lo chiamano ghosting, ma è una parola elegante per dire: “Non reggo il confronto. Non so gestire le mie emozioni. Non so dirti la verità. Quindi scappo.”

Esiste il ghosting overt: sparizione totale.

Esiste il ghosting covert: presenza intermittente, ambigua, a fasi.

Nessuno dei due è una diagnosi. Sono strategie di sopravvivenza emotiva di chi non riesce a sostenere una relazione adulta.

Fa male, certo. Ferisce nel profondo. Ma non è sempre malizia. Quasi sempre è immaturità.

Il vero punto: i bisogni infantili che scambiamo per amore.

Quello che ci distrugge non è la fuga dell’altro, ma ciò che risveglia in noi: la paura dell’abbandono, la nostalgia di un amore mai avuto, la ferita del “non valgo abbastanza”, il bisogno disperato di essere scelti, la fame affettiva rimasta bambina.

È qui che tutto diventa insopportabile.

Non perché l’altro ci fa male, ma perché tocca una ferita antica. E allora lo chiamiamo narcisista, manipolatore, tossico. Perché è più facile patologizzare che riconoscere la nostra vulnerabilità.

Siamo stanchi: non di amare, ma di amare con la ferita aperta

La verità è che molte storie d’amore sono crollate non per mancanza di sentimento, ma perché erano appoggiate su bisogni infantili irrisolti: bisogno di essere salvati, bisogno di essere visti, bisogno di essere confermati, bisogno di non restare soli.

E quando l’altro si ritira, anneghiamo non nel presente, ma nel passato. Non serve più un colpevole. Serve una consapevolezza.

Non tutte le storie finiscono per colpa di un narcisista. Molte finiscono perché: uno scappa, l’altro rincorre, nessuno cresce.

Il mondo non è pieno di persone tossiche. È pieno di persone ferite.

E allora smettiamo di usare la psicologia per accusare. Usiamola per capire. Non tutto quello che ci confonde è manipolazione. Non tutto quello che perdiamo è amore. A volte è semplicemente un incontro tra due solitudini che non sanno ancora parlarsi.

E la guarigione non arriva accusando l’altro, ma facendo pace con quella parte di noi che chiede all’amore di curare ciò che solo noi possiamo guarire."

Fonte: Dr. Carlo D’Angelo – Voce delle Soglie

23/11/2025

LE RELAZIONI COME VIA PER "FARE ANIMA" 🍥

C'è un momento delicato, nel percorso di crescita interiore, in cui ci sentiamo soli. Guardiamo chi abbiamo accanto e pensiamo: "Io lavoro su me stessa, ma l'altro non vuole lavorare su di sé" oppure "Io cerco la spiritualità, ma il mio partner non vuole seguirmi".

È una frustrazione che conosco bene. Come ho raccontato nel mio libro Confessioni di uno psicologo, sono stato anch'io una di quelle persone che si lamentavano perché l'altro non era come l'avevo immaginato o come avrei voluto.

Però, mettiamocelo bene in testa: non si intraprende un cammino di crescita psicologica o spirituale per cambiare gli altri, ma per cambiare se stessi.

La spiritualità è un viaggio che, in ultima istanza, si percorre in solitudine nel nostro rapporto con il divino. Non possiamo trascinare nessuno con noi a forza. Il risveglio della coscienza non è un obbligo e l'amore non può essere una pretesa.

Osho definiva la vita un "intervallo oscuro" tra la nascita e la morte. Come scegliamo di riempire questo intervallo e con chi relazionarci è una nostra scelta. E oggi, spesso, si tende a scappare dalle difficoltà relazionali proprio per non dover affrontare la difficoltà di crescere insieme.

Se è vero che non possiamo scegliere di chi innamorarci, possiamo scegliere come stare in relazione.

Il partner che hai accanto, magari con tutte le sue resistenze alla terapia o al cambiamento, ti sta facendo un dono invisibile: ti sta pernettendo di guardarti allo specchio e comprendere la tua modalità di stare in relazione. 🪞

Se quella persona ti mostra le tue difficoltà, i tuoi limiti o le tue paure, in fondo ti sta aiutando nel tuo percorso di individuazione.

È facile dire all'altro che deve cambiare. Ma questa è arroganza. Come ci sentiamo quando sono gli altri a chiederci di cambiare?

Nella psicologia del profondo, il processo che ci permette di evolvere si chiama ritiro delle proiezioni. È questo il vero "Fare Anima".

Significa smettere di guardare fuori e chiedersi: "Cosa ho proiettato sull'altro che invece appartiene a me?"

⚠️ Nota bene: Non sto dicendo che dobbiamo restare in relazioni violente o dove veniamo ignorati. Lì la scelta sana è proteggersi. Ma se la relazione tocca le nostre ferite emotive, allora è un'occasione.

Se ho scelto quel partner, non è un caso. È perché mi mostra parti scisse della mia personalità.

Lamentarsi che l'altro non è abbastanza "spirituale" non rispetta il suo destino e i suoi tempi. È solo una mia aspettativa.

Non possiamo cambiare l'altro, ma possiamo cambiare le domande che ci poniamo:

🔸 Amo veramente l'altro per quello che è, o è solo attaccamento e bisogno che sia diverso?
🔸 Perché sono attratto/a sempre dallo stesso tipo di persona?
🔸 Cosa non riesco a vedere di me attraverso di lui/lei?

Quando smettiamo di voler cambiare il mondo fuori, inizia la vera rivoluzione dentro.

22/11/2025

LA LAMENTELA NON TI SALVA: TI CONSUMA

Quello che noto sempre più spesso, sia sui social che nelle consulenze, è una tendenza generale alla lamentela e al vittimismo.

“Ma non si può più dire nulla?”

Certo che puoi. Ma credi davvero che esprimere continuamente giudizi sugli altri o sulla società possa cambiare gli altri o la società?

La verità è semplice: tempo perso, energie sprecate.

La lamentela e l’indignazione hanno senso solo se diventano una scintilla per reagire e soprattutto agire.

Lamentarsi di ciò che non funziona nelle persone, nel mondo, nel sistema senza fare nulla di concreto, non ha alcuna utilità pratica.

Sono le azioni che contano.

Chiediti cosa puoi fare tu per migliorare ciò che ti circonda, invece di concentrarti su ciò che gli altri fanno o non fanno.

Gli altri non li cambi. Puoi cambiare solo te stess*.

E se invece vuoi continuare a stare male… beh, continua pure a lamentarti.

Indirizzo

Via San Lucifero 65
Cagliari
090100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 20:00

Telefono

+393516077042

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