Maria Grazia Rubanu - Psicologa Psicoterapeuta

Maria Grazia Rubanu - Psicologa Psicoterapeuta Studio di psicologia
della dott.ssa Maria Grazia Rubanu
Via Volturno 23 - 09122 Cagliari

Lo studio di psicologia Psynerghia nasce in provincia di Cagliari dall’esperienza e dalla collaborazione di psicologhe-psicoterapeute esperte in tematiche relazionali. Dalla sinergia di diverse professionalità nasce una collaborazione che consente di operare in diversi settori e di accogliere e rispondere alle richieste di persone, famiglie, organizzazioni. Lo studio Psynerghia opera per la valorizzazione e la promozione del benessere personale e sociale. La finalità dello psicologo è quella di creare momenti di confronto e crescita dei soggetti cui si rivolge, azione che può essere culturale, sociale e personale. Lo studio di psicologia Psynerghia si propone di:

Sostenere lo sviluppo e la crescita individuale, familiare e sociale, per migliorare la qualità della vita e il benessere
Aumentare la possibilità della persona di effettuare scelte consapevoli e autonome, promuovendo l’autorealizzazione, la crescita personale e la creatività
Promuovere la consapevolezza in ogni persona dei propri reali bisogni e delle proprie risorse

Oltre all’attività clinica, presso il nostro studio proponiamo progetti di promozione del benessere e attività di informazione e formazione su diversi temi, rivolti a piccoli gruppi di persone e agli enti e alle istituzioni che ne facciano richiesta.

Al mio cuore, di domenica   [Wisława Szymborska]"Ti ringrazio, cuore mio:non ciondoli, ti dai da faresenza lusinghe, sen...
08/03/2026

Al mio cuore, di domenica
[Wisława Szymborska]

"Ti ringrazio, cuore mio:
non ciondoli, ti dai da fare
senza lusinghe, senza premio,
per innata diligenza.
Hai settanta meriti al minuto.
Ogni tua sistole
è come spingere una barca
in mare aperto
per un viaggio intorno al mondo.
Ti ringrazio, cuore mio:
volta per volta
mi estrai dal tutto,
separata anche nel sonno.
Badi che sognando non trapassi in quel volo,
nel volo
per cui non occorrono le ali.
Ti ringrazio, cuore mio:
mi sono svegliata di nuovo
e benché sia domenica,
giorno di riposo,
sotto le costole
continua il solito viavai prefestivo."

Grazie, cuore mio che in questa domenica hai battuto assieme ad altri 16.000 cuori, per un fine unico: la Solo Women Run, la camminata/corsa solidale, grazie alla quale saranno finanziati diversi progetti per il benessere fisico, psicologico e sociale.
E grazie alle "sorelle" della palestra Aries Club, capitanate dalla nostra grandiosa "Istru" Udella, fucina di energie con un grande cuore.

Nel 1946, ottanta anni fa, le donne sono andate per la prima volta al voto, per la prima volta si sono potute candidare ...
04/03/2026

Nel 1946, ottanta anni fa, le donne sono andate per la prima volta al voto, per la prima volta si sono potute candidare e, alcune di loro sono state elette.
Nella foto vediamo Ninetta Bartoli e Margherita Sanna, la prima è stata eletta sindaca di Borutta proprio nel mese marzo 1946 e la seconda, ad aprile è diventata sindaca di Orune.
Bartoli e Sanna sono state le prime due sindache sarde e tra le prime sindache in Italia.
Sono rimaste in carica 12 anni ed entrambe hanno profuso il loro impegno anche in progetti per l'emancipazione femminile.

Qualche mese fa, al Pazza idea Festival Idea, la Maestra  ha fatto un meraviglioso monologo in cui ha parlato dell'impor...
01/03/2026

Qualche mese fa, al Pazza idea Festival Idea, la Maestra ha fatto un meraviglioso monologo in cui ha parlato dell'importanza dell'utilizzare il femminile per definire la sua professione.
Non è stato immediato nemmeno per lei, riapprpropriarsi del linguaggio, dello spazio e della possibilità di espressione in un ambiente di lavoro ancora a netta prevalenza maschile (con ciò che ne consegue dal punto di vista del potere).
Quando ha iniziato, anche Fratta si faceva chiamare al maschile e usava abiti severi, capelli raccolti per domare i suoi ricci meravigliosi e al massimo un velo di trucco. Perché, per poter sopravvivere in in mondo maschile, sembrava necessario nascondere ogni tratto che potesse evidenziare la differenza, ogni elemento di femminilità.
Poi Fratta ha ascoltato il desiderio e trovato il coraggio di essere se stessa su quel palco, senza più dover mascherare niente, a partire dalla potenza dell'essere nominata in quanto donna: Maestra, Direttrice.
Semplici termini della lingua italiana che generano polemiche ancora oggi, con un festival di Sanremo appena finito, nel quale Carolina Bubbico prima e Nicole Brancale poi, hanno avuto la stessa forza di posizionarsi e farsi nominare, finalmente, per ciò che sono Maestre, Direttrici d'orchestra.
È un atto semplice e potente insieme, perché dà nome e visibilità a ciò che finora era invisibilizzato, mascherato da una narrazione dal retaggio patriarcale, che si nascondeva dietro frasi come "la professione è unica e il maschile include anche il femminile".
Ebbene no, il maschile sovraesteso non è neutro e non può passare sopra la possibilità di autodeterminarsi delle donne, perché è anche grazie a posizioni di questo tipo se potranno esserci sempre più bambine che sceglieranno di fare le direttrici d'orchestra, semplicemente perché avranno più modelli visibili e nominabili coi quali confrontarsi.

E per chi, ignorando le regole base della grammatica italiana parte già con "E allora da oggi diremo giornalisto, geometro e gommisto" inserisco un riassunto delle regole di base che possa servire da ripasso, del quale evidentemente, c'è ancora molto bisogno.

[Continua nei comm

Tornare a casa e trovare te.E con te la certezza dell'autenticità e della sorellanza.Leggere (e rileggere) Michela Murgi...
19/02/2026

Tornare a casa e trovare te.
E con te la certezza dell'autenticità e della sorellanza.

Leggere (e rileggere) Michela Murgia 💙




"Siamo psiche incarnata, mente-corpo. Nuovi modi di muoversi e usare il corpo creano nuovi percorsi neurali e rendono po...
09/02/2026

"Siamo psiche incarnata, mente-corpo. Nuovi modi di muoversi e usare il corpo creano nuovi percorsi neurali e rendono possibili nuove manifestazioni di cosciienza'

Nick Walker condivide con noi il suo manifesto neuroq***r e ci accompagna nel percorso di superamento del paradigma patologico, per abbracciare una visione che afferma il potenziale politico e creativo della neurodiversità umana.

È un libro che fa riflettere sugli assi di privilegio e sulle lenti attraverso le quali guardiamo il mondo, come persone e come professionist3 della salute mentale.

Le sue pagine sono impreziosite dalle note di Annarella Koson che le ha tradotte e dalla postfazione all'edizione italiana scritte da un sempre preciso, lucido e attento Acanfora

"Neuroq***r. Autismo e futuri postnormali", Nick Walker, Àltera, 2025

[Nella foto: la copertina del libro e Chef Rubio, il gatto, non l'ex rugbista 😅]

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***rness
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[L'adolescenza è q***r proprio perché è un momento in cui ciò che è considerato "normale" e ciò che è considerato "diver...
02/02/2026

[L'adolescenza è q***r proprio perché è un momento in cui ciò che è considerato "normale" e ciò che è considerato "diverso" iniziano a confondersi, e si capisce e accoglie felicemente la possibilità di essere molte cose contemporaneamente; si capisce che non siamo solo quello che ci hanno detto, ma possiamo essere molto altro.
Questa fase di esplorazione, anche se a volte può essere piena di ostacoli e di periodi un po' bui, è un terreno fertile per la crescita e la scoperta di sé.
Bisognerebbe osservare l'adolescenza q***r, invece che criticarla, per imparare davvero l'immensa possibilità che abbiamo di essere persone libere.
Come afferma la psicologa Diane Ehrenfest nel suo ultimo libro "Il gender spiegato bene": "L'adolescenza q***r invita a darci una bella occhiata con tutta la nostra bellezza e tutti i nostri difetti".]

Camilla Vivian - Adolescenza q***r - 2025

In un mondo di persone adulte che guardano le persone adolescenti con giudizio e alternano il "maneggiare con cautela" a frasi stereotipate, Camilla Vivian va oltre gli stereotipi che ribadiscono in modo trito e ritrito che "I giovani d'oggi sono confusi, immaturi e maleducati" e "ai nostri tempi era tutto diverso" (il maschile sovraesteso è d'obbligo associato agli stereotipi).
Vivian si pone in una posizione di ascolto e rispetto delle vite e delle ragazze, dei ragazzi e de3 ragazz3 che stanno costruendo la propria identità.
E sono proprio il rispetto e la curiosità che permettono a familiari e professionist3 di affiancare le piccole persone durante la crescita in modo che diventino adolescenti capaci di scegliere e autoderminarsi.
Solo con sguardo curioso e mente aperta è possibile cogliere la bellezza di questa fase della vita, e i bagliori che traspaiono dai chiaroscuri.

(Quello che fa capolino è uno dei bellissimi segnalibri di , parte del progetto ARE, che con scatti intensi e autentici valorizza le identità differenti )

Spesso le persone mi chiedono se fare il mio lavoro sia difficile, se sia faticoso ascoltare le storie delle persone e l...
27/01/2026

Spesso le persone mi chiedono se fare il mio lavoro sia difficile, se sia faticoso ascoltare le storie delle persone e le loro sofferenze.
A volte lo è, ci sono momenti in cui il dolore è palpabile nella stanza e le risonanze sono intense, anche dopo anni di esperienza, di terapia individuale, di supervisioni e intervisioni.
Ma niente è paragonabile al privilegio di accompagnare le persone nei loro percorsi di vita, in ogni fase.
Senza le ombre non esisterebbe la luce.
A volte è necessario cadere per potersi rialzare, appassire per poter rifiorire.

"Era terribile essere nera e non avere alcun controllo sulla mia vita. Era brutale essere giovane e già addestrata a sta...
24/01/2026

"Era terribile essere nera e non avere alcun controllo sulla mia vita. Era brutale essere giovane e già addestrata a stare seduta in silenzio ad ascoltare le accuse rivolte alla mia razza senza potermi difendere. Avremmo dovuto essere tutti morti. Pensai che mi sarebbe piaciuto vederci tutti morti, uno sopra l'altro. Una piramide di carne con i bianchi sul fondo, a formare la base, poi gli indiani con i loro sciocchi tomahawk, tepee, wigwam e trattati, i neri con i capelli di stoppa, le ricette, i sacchi di cotone e gli spiritual che spuntavano fuori dalla bocca. I bambini olandese dovevano inciampare tutti con i loro zoccoli e rompersi il collo. I francesi dovevano strozzarsi con l'Acquisto della Louisiana (1803), mentre i bachi da seta avrebbero mangiato i cinesi con i loro stupidi codini.
Come specie, eravamo un abominio. Tutti quanti."

Ha una voce potente Maya Angelou, una voce nata da una vita fatta di relazioni complesse, di legami costruiti su abbandoni, trasferimenti, cura e incuria e un abuso terribile, al quale è sopravvissuta anche grazie alla sua voce, alla strana forza di sua madre e all'unico legame costante della sua vita, quello con suo fratello Baley.
Attraverso il racconto dei primi 17 anni della sua vita ci permette di incontrare l'America degli anni 30, il razzismo, la violenza, il coraggio, la fragilità, la forza, la rabbia e soprattutto la possibilità di costruire la propria vita e portarla alla luce senza mai  negare le ombre dei suoi vissuti.
È così che si innalza il suo canto di libertà, senza mai dimenticare le sbarre della gabbia e la sofferenza di Maya bambina e di tutta la comunità afrodiscendente.

[Maya Angelou, Io so perché canta l'uccello in gabbia, Mondadori, 2025]

Grazie alle amiche che regalano libri potenti ❤️

[Special guest: Chef Rubio]

Non sfuggire alle tue ombre, indossale! Per questo nuovo anno auguro a tutt3 noi di saper accogliere luci e ombre, con l...
01/01/2026

Non sfuggire alle tue ombre, indossale!

Per questo nuovo anno auguro a tutt3 noi di saper accogliere luci e ombre, con la consapevolezza che, senza le une non potrebbero esserci le altre.


Undici non è il mio personaggio preferito di Stranger Things, se devo scegliere il mio cuore mi porta verso Dustkn, Max ...
30/12/2025

Undici non è il mio personaggio preferito di Stranger Things, se devo scegliere il mio cuore mi porta verso Dustkn, Max e Robin.
Ma Undi merita un posto speciale nel mio studio per la sua storia simile (con le dovute proporzioni legate alla natura della serie) a quella di tante persone che mi concedono il privilegio di fare un pezzo di strada con loro nel mio lavoro.
La sua è una storia che parla di attaccamento traumatico, di una bimba che cresce in uno stato di incuria, senza il calore affettivo delle figure genitoriali e deve imparare a cavarsela, avendo come "figura paterna" un uomo distante, freddo e manipolatore. Uno che chiama le "sue creature" con un numero e le costringe ad allenamenti mentali e fisici distruttivi. Non c'è spazio per altro nella vita della piccola Undici, indimenticabile nella prima stagione, coi capelli rasati, una camiciola e un rivolo di sangue che le cola dal naso.
Sarà prima la conoscenza con Dustin, Lucas, Mike e Will ad accendere una speranza e poi l'amicizia con loro a farle sentire che la parola fiducia non è vuota.
E poi finalmente l'incontro con Hopper, un padre che ha perso una figlia, anche lui ancora dentro il suo trauma senza nome, perchè se i figli che perdono i genitori si chiamano orfani, i genitori che perdono i figli vivono un processo talmente innaturale da restare indefinibile.
Eppure questo incontro, per quanto non facile, riuscirà piano piano a diventare generativo e tra i due sarà possibile quel processo di addomesticamento che porta alla costruzione di un legame affettivo.
Ci vorrà tempo per vedere evolvere il rapporto e lo vedremo cambiare anche con il mutare dell'età e del percorso di crescita di Undici, ma ogni passo sarà caratterizzato da un lavoro costante di entrambe le parti per la costruzione della fiducia che non esiste se non è reciproca.





In questo libro Nogaye Ndiaye ci racconta di come Noghina, una bimba nata in Italia da genitori di origini senegalesi, i...
23/12/2025

In questo libro Nogaye Ndiaye ci racconta di come Noghina, una bimba nata in Italia da genitori di origini senegalesi, incontra Nogaye, la giovane donna afrodiscendente, finalmente fiera delle sue origini.
Noghina non è altro che il nome che l'autrice ha scelto di utilizzare quando era piccola, perché il suo sembrava essere troppo difficile per lə bambinə e per lə insegnanti.
Noghina non ha imparato il wolof ed è cresciuta desiderando essere come la maggioranza delle persone attorno a sé, tutte bianche.
Sono stati i due viaggi fatti in Senegal a farle ritrovare le radici e permetterle di iniziare quel processo di decostruzione del razzismo interiorizzato che non le consentiva di sentire profondamente la propria identità né in Italia ne in Senegal.
Attraverso la sua storia Ndiaye ci permette di riflettere sulle nostre rappresentazioni stereotipate e su quanto, anche se non ne siamo consapevoli, siamo anche noi, portatorə di istanze razziste, che spesso "indossano abiti benevoli". Perchè il razzismo non è solo quello esplicitamente violento, e su questo abbiamo ancora tanto lavoro da fare.

"Ci hanno insegnato a odiarci, a sentirci inferiori rispetto alla bianchezza. Avete mai pensato per quale motivo si dice persona "di colore" per tutte le persone che non sono caucasiche? Le persone con la pelle "bianca" in realtà un colore ce l'hanno, ma il loro è preso come la norma rispetto a tutto il resto, che di fatto è la maggioranza. Oltretutto in Italia questa espressione viene usata impropriamente, perché 'di colore" è la traduzione anglosassone dell'aggettivo colored, che veniva utilizzato durante segregazione razziale per distinguere i bianchi dai neri. Durante quel periodo, colored era una categoria razziale creata per separare le persone di discendenza africana dai bianchi: una suddivisione artificiale e ingiusta della società in base al colore della pelle. Questo esempio di uso errato e superficiale dell'espressione "di colore" non fa altro che ricordarci l'importanza di scegliere con cura il nostro linguaggio, per evitare la perpetuazione di stereotipi, discriminazione o razzismo,"

[N. Ndiaye, Fortunatamente nera, il risveglio di una mente colonizzata]

[La rivoluzione si fa nei luoghi della tradizione]Il calendario di  con alcune delle foto del progetto ARẸ* è arrivato i...
15/12/2025

[La rivoluzione si fa nei luoghi della tradizione]

Il calendario di con alcune delle foto del progetto ARẸ* è arrivato in studio da me, accompagnato dai segnalibri che indossano nastri velluto colorato.
La forza del progetto di Alessandra Garau mi stupisce sempre e sono felice di ospitarne un pezzetto nel luogo in cui lavoro e accolgo tante persone, tante storie che parlano di ferite e guarigioni, di momenti cupi e colori intensi che passano per l'imprescindibile nero, l'ombra, senza la quale non potremmo apprezzare la luce.

(*La R nel nome si scrive al contrario, ma io non so come si fa)

Indirizzo

Via Volturno 23
Cagliari
09122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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