03/01/2026
Propaganda di Jacques Ellul, è uno dei saggi più lucidi e inquietanti del Novecento. Ellul non si concentra sui casi estremi di menzogna politica o sulle tecniche grossolane di indottrinamento. La sua domanda è più radicale: perché la propaganda funziona così bene nelle società che si definiscono libere?
Pubblicato nel 1962, il libro nasce in un contesto dominato dai mass media tradizionali, ma la sua forza sta nell’aver individuato un meccanismo strutturale della modernità, non legato a una specifica tecnologia.
Per Ellul, la propaganda non è un’anomalia, né una patologia temporanea: è una risposta sistemica al bisogno di coesione, stabilità e prevedibilità delle società tecnologiche di massa. Non serve solo a convincere, ma a integrare l’individuo in un ordine sociale che deve funzionare senza attriti.
Ciò che rende Propaganda un testo ancora attuale è la sua capacità di spostare il problema dal “chi manipola” al “come viviamo”. Ellul non offre consolazioni né soluzioni rapide. Il suo obiettivo non è smascherare complotti, ma mostrare come la propaganda diventi un ambiente mentale, una cornice invisibile entro cui pensieri, emozioni e reazioni prendono forma.
Leggere questo libro significa rinunciare a una posizione comoda: quella di chi si crede spettatore esterno della manipolazione. Ellul costringe il lettore a riconoscersi come parte del problema, non come eccezione.
Jacques Ellul e la propaganda. Perché il consenso è l’ambiente della modernità
Nel cuore dell’analisi di Ellul vi è un’idea tanto semplice quanto destabilizzante: la propaganda non è principalmente un insieme di tecniche, ma un ambiente sociale totale.
Essa non opera attraverso l’inganno diretto, bensì attraverso la normalizzazione di determinati atteggiamenti, valori e riflessi emotivi. In questo senso, la propaganda non è un evento straordinario, ma una condizione permanente della società moderna.
Ellul distingue con precisione tra propaganda politica e propaganda sociologica. La prima è intenzionale, organizzata, spesso riconoscibile: discorsi ufficiali, slogan, campagne elettorali. La seconda, invece, è diffusa e invisibile. Agisce attraverso l’educazione, i media, il linguaggio quotidiano, i modelli di successo e di fallimento.
È questa forma a risultare decisiva, perché non si presenta come imposizione, ma come evidenza condivisa. L’individuo non percepisce di essere influenzato: percepisce di “pensare come tutti”.
Un aspetto centrale del libro è il rapporto tra propaganda e informazione. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Ellul non ritiene che la propaganda prosperi sull’ignoranza. Al contrario, essa funziona meglio in contesti di iper-informazione.
L’eccesso di notizie, dati e opinioni genera confusione, affaticamento cognitivo e bisogno di sintesi. La propaganda risponde a questo bisogno offrendo spiegazioni semplici, coerenti e rassicuranti, capaci di ordinare il caos senza metterlo realmente in discussione.
La propaganda, dunque, non elimina la libertà formale, ma la rende irrilevante. L’individuo è libero di scegliere, ma solo all’interno di un perimetro simbolico già definito. È qui che Ellul individua il vero pericolo: la progressiva interiorizzazione del conformismo.
Non serve più imporre dall’esterno ciò che è giusto pensare; basta creare le condizioni affinché certe idee appaiano naturali, inevitabili, persino desiderabili. In questo senso, la propaganda diventa una funzione essenziale della modernità tecnica, che non tollera imprevedibilità.
Tecniche, miti e consenso
Ellul dedica un’analisi approfondita alle tecniche attraverso cui la propaganda riesce a produrre consenso senza ricorrere alla coercizione. Il cuore di queste tecniche non è la logica, ma l’emozione. La propaganda non persuade con argomenti razionali, bensì attraverso miti collettivi, simboli e narrazioni capaci di mobilitare sentimenti profondi.
Il mito del progresso, della sicurezza, della nazione, della libertà o della felicità funziona come una struttura emotiva entro cui l’individuo colloca se stesso.
Un ruolo centrale è svolto dalla ripetizione. La propaganda efficace non introduce idee nuove, ma rafforza convinzioni già presenti, rendendole più familiari e quindi più credibili.
La ripetizione non è percepita come imposizione, ma come conferma: “se tutti lo dicono, deve essere vero”. In questo processo, i media di massa agiscono come amplificatori, privilegiando messaggi semplici, immediati e facilmente riconoscibili.
Ellul insiste sul fatto che la propaganda non mira a cambiare opinioni isolate, ma a modellare atteggiamenti globali. Non interessa cosa l’individuo pensi su un singolo tema, ma come reagisce in generale: con fiducia, paura, entusiasmo, rassegnazione.
L’obiettivo è creare riflessi automatici, riducendo lo spazio della riflessione critica. In questo senso, la propaganda non elimina il pensiero, ma lo rende superfluo.
Lo stile stesso del libro riflette questa analisi. Ellul scrive in modo asciutto, severo, privo di retorica. Non cerca di convincere il lettore con esempi emotivi, ma di costringerlo a osservare la struttura del problema. Il risultato è un testo esigente, che non offre soluzioni né vie di fuga.
Ellul non crede che basti “informarsi meglio” o “pensare con la propria testa”. La propaganda, per lui, è intrecciata al funzionamento stesso della società tecnica, che ha bisogno di individui adattabili, prevedibili e integrati. Comprenderla non significa liberarsene, ma almeno smettere di considerarla un fenomeno esterno.
Ellul e Bernays: due visioni opposte della propaganda
Il confronto con Propaganda di Edward Bernays chiarisce in modo esemplare la portata critica del pensiero di Ellul. I due libri condividono il titolo, ma rappresentano posizioni radicalmente opposte.
Bernays, scrivendo nel 1928, concepisce la propaganda come strumento necessario alla democrazia di massa. In una società complessa, frammentata e sovraccarica di informazioni, le masse non sarebbero in grado di orientarsi autonomamente. Di conseguenza, spetta a élite competenti guidare l’opinione pubblica attraverso tecniche psicologiche e comunicative.
Per Bernays, la manipolazione non è un problema etico, ma una funzione organizzativa. La propaganda serve a creare consenso, stabilità e ordine. È un’arte da padroneggiare, non un pericolo da denunciare. Il suo linguaggio è pragmatico, ottimista, quasi manageriale: la società è vista come un sistema da gestire in modo efficiente.
Ellul ribalta completamente questa prospettiva. La propaganda non è uno strumento nelle mani di pochi, ma un ambiente totale che avvolge anche coloro che la producono. Non serve solo a governare le masse, ma a garantire il funzionamento di una società tecnica che non tollera il dissenso profondo. Dove Bernays vede razionalità ed efficienza, Ellul vede alienazione e perdita della libertà interiore.
La differenza fondamentale sta nel punto di vista. Bernays spiega come costruire il consenso; Ellul analizza cosa accade all’essere umano quando il consenso diventa permanente. Letti insieme, i due testi non si contraddicono: si completano.
Bernays fornisce il manuale operativo del potere moderno; Ellul ne scrive l’autopsia morale. Se il primo giustifica la propaganda come necessità democratica, il secondo ne mostra il costo umano: individui formalmente liberi, ma interiormente adattati.
Jacques Ellul: autore, contesto e lascito
Jacques Ellul nasce a Bordeaux nel 1912, in una famiglia di origini modeste. Studia giurisprudenza e storia del diritto, intraprendendo una carriera accademica che lo porterà a insegnare per decenni all’Università di Bordeaux.
La sua formazione avviene in un’Europa attraversata da crisi profonde: le due guerre mondiali, l’ascesa dei totalitarismi, l’espansione della tecnica e dell’industrializzazione.
Durante l’occupazione nazista, Ellul partecipa alla Resistenza francese. Questa esperienza segna in modo decisivo il suo pensiero, rafforzando la sua diffidenza verso ogni forma di potere ideologico e ogni promessa di salvezza collettiva.
A differenza di molti intellettuali del suo tempo, Ellul non aderisce a grandi sistemi politici. Il suo sguardo resta radicalmente critico, spesso isolato.
Il nucleo della sua riflessione è il rapporto tra uomo e tecnica. In opere fondamentali come La tecnica o la sfida del secolo, Ellul sostiene che la tecnica non sia un semplice insieme di strumenti, ma un sistema autonomo che tende a sottomettere ogni ambito della vita alla logica dell’efficienza.
Propaganda è una conseguenza diretta di questa visione: la manipolazione delle coscienze è il prezzo pagato da società che vogliono funzionare senza attriti.
Ellul attraversa anche una profonda crisi spirituale, approdando a un cristianesimo personale, non istituzionale, che influenza la sua etica della responsabilità e del limite. Muore nel 1994, ma il suo lascito è oggi più attuale che mai.
Nell’epoca dei social media, degli algoritmi e della comunicazione continua, Propaganda resta uno strumento essenziale per comprendere non tanto chi ci manipola, ma perché siamo così disponibili a essere integrati.
Propaganda di Jacques Ellul, un libro scomodo
A distanza di oltre sessant’anni, Propaganda non è diventato un libro storico: è diventato un libro scomodo. Le intuizioni di Ellul risuonano con forza in un presente dominato da flussi informativi incessanti, reazioni emotive immediate e polarizzazione permanente.
La propaganda non si presenta più come un messaggio imposto dall’alto, ma come una conversazione continua, un ambiente comunicativo che non lascia spazio al silenzio né alla distanza critica.
Il confronto con Bernays rende questo scenario ancora più inquietante. Se Bernays ha insegnato al potere come orientare le masse, Ellul ha mostrato cosa accade all’uomo quando l’orientamento diventa una condizione permanente.
Non siamo manipolati perché ignoranti, ma perché adattati. Non perché passivi, ma perché integrati in un sistema che premia la reazione immediata e scoraggia la riflessione.
Il valore più duraturo del libro sta forse in questa intuizione: la propaganda più efficace non ci dice cosa pensare, ma ci abitua a pensare sempre dentro un perimetro dato. Non elimina la libertà, ma la svuota di significato.
Ellul non offre soluzioni, né invita alla fuga. Ci invita a riconoscere un limite: quello oltre il quale l’informazione smette di chiarire e inizia a modellare.
Propaganda non rende liberi. Ma rende più difficile continuare a credere, senza esitazione, di esserlo già. Ed è forse proprio questo, oggi, il suo gesto più radicale.
📘 Ho scritto sul blog “Jacques Ellul e la Propaganda: analisi di un classico scomodo”
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