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Dottoressa Palazzo Irlandina Anna,
Psicologa clinica e dello sviluppo
Psicodiagnosta in ambito clinico e peritale
Colloqui singoli, di coppia e familiari
prima consulenza Gratuita, si riceve per appuntamento Ambiti di competenza : Disturbi dell'alimentazione, Problematiche della sfera sessuale, Problematiche dell' età evolutiva, sostegno in ambito ospedaliero e oncologico, uso test proiettivi, d

i personalità e cognitivi, problematiche riguardo stress lavoro correlato, prevenzione e sostegno vittime di abusi intra ed extrafamiliari, stalking ,mobbing, disturbi d'ansia e attacco di panico, disturbi dell'umore, disturbi di personalità

18/11/2017

⭕ NON SIATE PERFETTI, ma sforzatevi con ogni mezzo di essere COMPLETI! (Jung)

«Una delle cause principali della nostra sofferenza e delle nevrosi che viviamo è il modello di perfezione. In qualche modo cerchiamo di assomigliare o di raggiungere un Ideale.

Molto diverso invece è il sentimento di completezza, dove cerchiamo di fare in modo che gli opposti coesistano dentro di noi. Il brutto anatroccolo e il principe devono stare l’uno vicino all’altro.

Quando sento in televisione le attrici o gli attori raccontarsi, parlano sempre di se stessi come “esseri solari”. Lo dicevo anche l’altra mattina a RTL 102.5. Se una persona si definisce solare è quasi sempre un’idiota: perché la nostra costituzione mentale, la nostra struttura è fatta di luci e ombre. Per chi ha un modello di perfezione nella Solarità, tratterà le proprie tristezze, le paure, le ansie come stati inferiori della sua anima.

Il completamento di cui parlo invece significa far coesistere la fata e la strega. “Sì, io sono quello lì. – bisogna dirsi al mattino – Sono quello che ha riempito di tenerezza la sua bambina e contemporaneamente quello che ha urlato come un forsennato contro l’amico che gli ha detto cose sgradevoli”.

Completarsi significa essere sempre bilaterali e ricordarsi che mentre di noi vediamo un lato in luce, ce n’è sempre uno in ombra. Per questo non ci conosciamo e non conosciamo neppure chi abbiamo vicino, perché vogliamo vedere solo ciò che appare. Insomma, essere buoni e cattivi è molto molto meglio che essere dei santi, che in genere sono esseri unilaterali. Le tentazioni dei santi sono spesso il loro lato inconscio che non vogliono vedere.

Completarsi non è perfezionarsi, ma accogliere tutto quello che non ci piace di noi. Questo è il passaporto per la salute mentale. Buona giornata!»

(Raffaele Morelli) 📖 Non siamo nati per soffrire ➡️ amzn.to/2gmv4uj)
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📝 [Articolo] Che cos'è la nevrosi? Quando siamo scissi e in conflitto con noi stessi ➡️ bit.ly/Nevrosi

03/09/2017

Ogni storia d'amore ha le sue dinamiche interne, determinate da un insieme di fattori diversi di caso in caso.Ogni relazione duratura, però, può arrivare a svilupparsi in cinque fasi principali,…

05/01/2017

Il 13 marzo 1964 Kitty Genovese, una donna di New York, fu accoltellata a morte nei pressi della sua casa nel quartiere di Kew Gardens.
Kitty arrivò alle 3 e 15 della notte a casa e parcheggiò a circa 30 metri dal portone.
All'improvviso fu avvicinata da un uomo chiamato Winston Moseley.
Moseley le corse dietro e l'accoltellò alla schiena per due volte, senza un motivo.
Quando la donna gridò, le sue urla furono udite da parecchi vicini.
Moseley scappò lasciando Kitty agonizzante sull'asfalto, per poi ritornare 10 minuti dopo per un secondo assalto.
Trovata mentre strisciava verso un appartamento, il killer la pugnalò ripetutamente, la violentò e infine le rubò 49 dollari.

Tutto questo durò 30 minuti.
"Per più di mezz'ora trentotto rispettabili cittadini, rispettosi della legge, hanno osservato un killer inseguire e accoltellare una donna in tre assalti separati a Kew Gardens".
Così si intitolava un articolo del New York Times pubblicato tempo dopo, che si riferiva ai 38 vicini che avevano assistito all'omicidio dalle loro case.

Da questo episodio nacquero tantissimi studi di Psicologia Sociale per capire come fosse stato possibile una (non) reazione del genere.
L'effetto spettatore fu la risposta.

17/11/2016

Sappiamo bene cosa succede durante un'intossicazione alimentare, ma quella emotiva?

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