Maternità, infanzia e Psicologia, Dott. ssa Caterina Stolfa

Maternità, infanzia e Psicologia, Dott. ssa Caterina Stolfa Sono psicologa, mi occupo di psicologia perinatale, infanzia, adolescenza e psicologia scolastica.

05/03/2026

Essere genitori non significa avere sempre il controllo delle proprie emozioni.

Capita di perdere la pazienza.
Capita di essere stanchi, pieni, sopraffatti. E a volte la rabbia esce proprio con chi amiamo di più.

Ma i bambini imparano soprattutto da ciò che vedono fare a noi.

Se io faccio fatica a riconoscere e gestire la mia rabbia, sarà molto più difficile accompagnare mio figlio quando la sua esplode.

Per questo il sostegno alla genitorialità non serve perché i genitori “sbagliano”, ma perché essere genitori significa anche continuare a crescere

Prendersi uno spazio per sé, per capire le proprie reazioni, le proprie fatiche e le proprie emozioni può fare una grande differenza nel modo in cui stiamo con i nostri figli.

✨ Anche i genitori hanno bisogno di essere sostenuti.

💬 Ti è mai capitato di reagire con più rabbia di quella che avresti voluto?





Di solito non amo questo tipo di giochi.Eppure questo è comparso sul telefono, non so nemmeno come.Ho iniziato quasi per...
26/02/2026

Di solito non amo questo tipo di giochi.
Eppure questo è comparso sul telefono, non so nemmeno come.
Ho iniziato quasi per caso.

Ogni volta che si apre la schermata iniziale, soprattutto ai livelli più avanzati,
la sensazione è sempre la stessa: troppo ingrovigliato, impossibile.

Poi succede qualcosa.
Smetti di guardare tutto insieme.
Ti concentri su un nodo alla volta, su un settore piccolo,
a volte scegli una strada poco convenzionale.

E, in modo quasi insperato, il groviglio si scioglie.
Mi ha fatto pensare a come affrontiamo i problemi nella vita.
All’inizio sembrano confusi, opprimenti, senza via d’uscita.
A volte perdiamo, non riusciamo al primo tentativo, ci blocchiamo.

Ma la vita — come il gioco — offre altre possibilità.
Grazie all’esercizio, ai passaggi più semplici fatti prima,
e soprattutto grazie al non essersi fermati davanti alla difficoltà iniziale.

Non sempre serve capire tutto subito.
A volte basta iniziare da un nodo.




25/02/2026

Me lo sono chiesta anch’io, più volte.
Se fosse una contraddizione parlare di genitorialità
e allo stesso tempo di lutto perinatale, infertilità, attese interrotte.

La risposta che mi sono data, ogni volta, è stata la stessa:
no, non lo è.

Perché la genitorialità non nasce solo con un parto.
Nasce molto prima.
Dal desiderio, dal progetto, dall’immaginare uno spazio per un figlio.

Chi ha perso, chi sta cercando, chi attende da tempo
non è “meno genitore”.
È un genitore che abita un’altra forma di esperienza,
spesso invisibile, spesso non riconosciuta.

Queste dimensioni non si escludono.
Coesistono. Naturalmente.
E meritano tutte ascolto, rispetto e cura.
Chi resta invisibile quando parliamo di genitorialità?




Sostenere un genitore significa offrire uno spazio sicurodove poter rallentare, sentirsi visti, non giudicati.Significa ...
19/02/2026

Sostenere un genitore significa offrire uno spazio sicuro
dove poter rallentare, sentirsi visti, non giudicati.

Significa alleggerire il carico emotivo,
dare senso alla fatica, normalizzare dubbi e fragilità
che spesso vengono vissuti in silenzio.

Il sostegno psicologico al genitore non serve a “fare di più”,
ma a non restare soli nel prendersi cura.

Quando un adulto si sente più sostenuto,
può tornare a fidarsi delle proprie risorse
e abitare il proprio ruolo con maggiore calma e presenza.

Prendersi cura di un genitore è già un intervento profondo.
E spesso, necessario.





18/02/2026

Quando un bambino prova dolore,
il suo sistema nervoso entra in allarme.
È una risposta evolutiva: c’è pericolo.

Il bacio sulla bua non nega il dolore.
Lo modula.

Il contatto affettivo attiva il rilascio di endorfine,
antidolorifici naturali simili alla morfina,
e di ossitocina, l’ormone del legame e del benessere.

Il contatto pelle a pelle riduce lo stress,
calma il sistema nervoso
e abbassa l’attivazione emotiva.

Quando un genitore è attento e accogliente,
non banalizza e non ignora,
ma allo stesso tempo non si allarma e non va in panico,
sta comunicando questo:

Il pericolo è passato. Puoi calmarti.

È così che il dolore diventa tollerabile.
È così che il bambino impara a regolare le emozioni.

Studi di neuroscienze mostrano che,
nel contatto,
le aree cerebrali di genitore e bambino si sincronizzano,
trasmettendo sicurezza e regolazione.

Il messaggio che arriva al bambino è semplice e potentissimo:
ti vedo, sei al sicuro, il pericolo può rientrare.

Questa è la vera cura del bacio sulla bua.




16/02/2026

Prima ancora di parlare di gestione della rabbia, c’è qualcosa di essenziale: far sentire il bambino accolto e amato.
È il punto da cui parto anche in questo video e nel libro che vedi, perché senza questa base ogni tecnica rischia di restare vuota.
Inserito all’interno di un percorso strutturato, sentirsi accolti scardina molte delle dinamiche che portano la rabbia a esplodere.
La regolazione emotiva nasce nella relazione, non nel controllo.
Ti voglio bene anche se.

Dire a una madre che ha appena partorito di non prendere in braccio il suo bambinoè un consiglio spesso non richiesto,no...
13/02/2026

Dire a una madre che ha appena partorito di non prendere in braccio il suo bambino
è un consiglio spesso non richiesto,
non scientifico
e potenzialmente dannoso.

Il bisogno di contatto è uno dei bisogni fondamentali del neonato.
Non è un capriccio, non è una manipolazione, non è qualcosa da “correggere”.

Un bambino che non viene preso in braccio quando ne ha bisogno
non impara a essere più autonomo.
Impara che non ci sono adulti affidabili a cui rivolgersi,
perde senso di sicurezza
e si impoverisce la relazione.

Se davvero vogliamo aiutare una mamma,
la strada non è dirle cosa non fare con il suo bambino.
È aiutarla come lei desidera,
sostenendola affinché possa, con calma,
rispondere ai bisogni del figlio.

Prendere in braccio un neonato
non lo rende fragile.
Costruisce le basi della fiducia.





12/02/2026

In queste parole molte donne possono riconoscersi, anche quando fanno fatica a dirlo ad alta voce.
Rabbia, colpa, paura di non essere una “buona madre”, timore di fare del male proprio a chi si ama di più.

La sofferenza nel post partum non sempre ha forme evidenti.
Spesso passa dal corpo, dai pensieri, dal pianto del bambino che diventa difficile da tollerare, da emozioni che spaventano chi le prova.

La prevenzione della sofferenza psicologica nel post partum è per me una missione.
Perché prendersi cura della salute mentale della madre significa prendersi cura anche del benessere del bambino e della relazione che li lega.

Chi sta accanto a una donna che ha appena partorito ha un ruolo fondamentale:
saper cogliere i segnali, esserci con sensibilità e discrezione, offrire aiuto senza invadere
e accompagnare verso un supporto quando serve.

A volte, essere visti e accolti è già un primo passo di cura.

📚 Testo tratto da:
Milgrom J., Martin P.R., Negri L.
Depressione post natale
Edizioni Erickson





Negli ultimi anni si parla sempre più di ADHD nell’adulto.Questo ha aperto spazi di consapevolezza, ma anche molti frain...
10/02/2026

Negli ultimi anni si parla sempre più di ADHD nell’adulto.
Questo ha aperto spazi di consapevolezza, ma anche molti fraintendimenti.

L’ADHD non è una moda del momento
e non è una giustificazione comoda.

Fare diagnosi significa, prima di tutto, dare un senso a sofferenze che spesso accompagnano la persona da anni:
fallimenti ripetuti, fatica cronica, senso di inadeguatezza, giudizi interiorizzati.

Ma non ci si ferma al passato.
Diagnosi e intervento servono anche – e soprattutto – a intervenire sul presente.

Parliamo di difficoltà concrete e persistenti, come:
• problemi di organizzazione e pianificazione
• gestione del tempo molto faticosa
• difficoltà a portare a termine le attività
• vita quotidiana vissuta come costantemente sopraffacente

Capire non significa “giustificare tutto”.
Significa trovare strategie, strumenti e modalità più funzionali per vivere meglio.

La diagnosi non etichetta.
Dà risposte. E apre possibilità.


Quando si lavora con bambini che faticano a gestire la rabbia, le paure o altre difficoltà emotive,la domanda sull’effic...
06/02/2026

Quando si lavora con bambini che faticano a gestire la rabbia, le paure o altre difficoltà emotive,
la domanda sull’efficacia del sostegno online è legittima.

Nel mio lavoro il punto centrale non è dove avviene l’incontro,
ma come viene sostenuto il contesto di vita del bambino.

Anche in presenza, il parent training è sempre fondamentale.
Online cambia la proporzione:
più supporto al genitore, meno lavoro diretto con il bambino.

Questo non riduce l’efficacia dell’intervento,
anzi spesso la aumenta, perché il sostegno diventa quotidiano, continuo e integrato nella relazione.

Prendersi cura del carico emotivo del genitore significa favorire il suo benessere
e, a cascata, quello del bambino.





04/02/2026

Parlare di lutti invisibili non significa paragonarli alla perdita di una persona cara.

Il dolore per la morte di qualcuno che amiamo è unico, profondo e assolutamente legittimo.

Allo stesso tempo, esistono esperienze di perdita che non vengono riconosciute come lutto, ma che attivano lo stesso processo psicologico di perdita, disorientamento e riorganizzazione.

Quando pensiamo al lutto, immaginiamo quasi sempre la morte di una persona.

In realtà, esistono lutti invisibili, che spesso non vengono riconosciuti né dagli altri né da chi li vive.

💔 Il lutto perinatale: la perdita di un bambino mai nato.
Nessuno lo ha conosciuto, ma per quel genitore era già tutto.

🐾 Il lutto per un animale: perché non era “solo un cane” o “solo un gatto”, ma una presenza affettiva, quotidiana, stabile.

👶➡️🧑 Il lutto della genitorialità che cambia: quando i figli crescono e il ruolo genitoriale perde la forma che aveva prima.

Tutti questi lutti hanno una cosa in comune:
👉 non sempre vengono legittimati.

Eppure, il dolore non ha bisogno di autorizzazioni per esistere.

Riconoscere un lutto è il primo passo per poterlo elaborare.

✨ Parlare di ciò che fa male non lo rende più pesante.
Lo rende più umano.




Indirizzo

Calabritto
83040

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Martedì 09:00 - 17:00
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Giovedì 09:00 - 17:00
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