Claudia Corsini Psicoterapeuta

Claudia Corsini Psicoterapeuta Dr.ssa Claudia Corsini, Psicoterapeuta e Consulente Familiare e di Coppia Durante i colloqui (di 50 min.

La consulenza familiare è un'attività professionale di tipo specialistico alla quale individui singoli, coppie o famiglie possono rivolgersi per situazioni o difficoltà che rientrano nelle circostanze ordinarie della vita anzichè nella patologia vera e propria. ciascuno e coperti dal segreto professionale) le persone hanno la possibilità di prendere coscienza della propria realtà e delle loro difficoltà ed acquisiscono gli strumenti necessari per affrontarle. La metodologia è non direttiva e parte da una visione positiva dell'essere umano, dal presupposto, quindi, che ognuno ha in sé le capacità di trovare le proprie risposte. Il consulente ha il compito di accogliere, ascoltare, sostenere e facilitare questo processo, affinché i soggetti mobilitino le proprie risorse, motivazioni ed energie per superare il disagio.

25/02/2026

QUANDO SMETTIAMO DI SENTIRE, NON SOFFRIAMO DI MENO. VIVIAMO DI MENO.
Quante volte ti sei sentita dire: “Sei troppo sensibile.”, “Te la prendi troppo.”, “Impara a lasciartela scivolare addosso.”

Come se sentire fosse un difetto. Come se la sensibilità fosse una fragilità da correggere.

Eppure, se pensiamo a uno strumento di misura, la sensibilità indica la precisione con cui riesce a rilevare anche le variazioni più piccole. Più è sensibile, più è capace di cogliere sfumature.
Forse vale anche per noi.

Essere sensibili significa percepire con più profondità ciò che accade fuori e dentro di noi. Significa che la vita non ci scivola addosso: ci attraversa, ci tocca, a volte ci ferisce. Ma ci rende anche capaci di connessioni profonde.

Molte persone hanno paura della loro sensibilità: paura di essere giudicate, paura di essere rifiutate, paura di essere considerate deboli.
Così imparano presto a esprimere e tollerare solo alcune emozioni e a reprimerne altre.
👉 La rabbia, ad esempio, è spesso l’unica socialmente accettabile perché pensiamo che ci faccia apparire forti, coraggiosi.
In realtà sotto la rabbia vivono emozioni più vulnerabili: dolore, paura, bisogno di vicinanza.

La verità è che la sensibilità ci rende sì più vulnerabili, ma è anche il luogo in cui nascono le esperienze più preziose:
🌱 l’amore
🌱 l’empatia
🌱 il coraggio
🌱 la creatività
🌱 la motivazione

Se vogliamo relazioni più vive, più vere, più nutrienti, dobbiamo reimparare a stare nelle emozioni, in tutte le emozioni, non a evitarle.
E questo, a volte, non è qualcosa che si fa da sole.

💬 Se senti che è arrivato il momento di lavorare sulla tua relazione, con l’altro o con te stessa, puoi scrivermi in DM 📩
Oppure salva questo post per rileggerlo quando ne avrai bisogno 💫


“Non litighiamo mai… ma non parliamo più davvero.”Capita spesso di sentirmelo dire anche in terapia. “Noi non litighiamo...
20/02/2026

“Non litighiamo mai… ma non parliamo più davvero.”
Capita spesso di sentirmelo dire anche in terapia. “Noi non litighiamo mai.”
E intanto mi sento sola anche quando lui è presente, torna sempre troppo tardi dal lavoro, abbiamo perso il piacere di stare insieme, di dedicarci tempo, attenzioni.

La mancanza di conflitti può sembrare un bene.
In realtà, a volte, nasconde un allontanamento silenzioso.

Non si litiga per paura del conflitto, e questo può avere a che fare con la storia personale di ciascuno.
Oppure non si litiga perché si è perso interesse nella relazione. Perché si pensa: “Tanto non cambierà mai nulla.”. O perché si sta investendo altrove: nel lavoro, negli amici, nelle passioni… o in un’altra relazione.

Spesso sono i figli ad assorbire tutte le energie mentali e fisiche e nella coppia si finisce per scambiarsi solo “messaggi di servizio”: Vai tu a riprendere Teresa? Ricordati di comprare il pane. Ha chiamato tua madre.

Cresce la distanza.
Più che una coppia, sembriamo coinquilini.

Magari funzioniamo bene come genitori.
Ma come coppia ci stiamo allontanando.

Non c’è più tenerezza, contatto. Anche il desiderio si riduce. Compare un grande vuoto. La sensazione di non essere visti, di non essere importanti per l’altro.

È proprio lì che è necessario fermarsi.
E correre ai ripari.

La relazione di coppia è il primo “figlio” di cui prendersi cura.
Va nutrita, curata, protetta. Richiede tempo, presenza, anche il coraggio di discutere.

Parlare davvero, anche quando è scomodo, è un atto di amore verso l’altro, verso se stessi
e anche verso i propri figli.

✨ A volte non è il conflitto il problema. È il silenzio.
Ti sei riconosciuta in queste parole?
Scrivimi nei commenti “DISTANZA” oppure mandami un messaggio privato se senti che nella tua relazione sta crescendo un silenzio che fa male. 💛

18/02/2026

Ci hanno insegnato che essere forti significa non mostrare troppo.
Non piangere.
Non avere bisogno.
Non tremare.

Soprattutto nelle relazioni.

Molte donne crescono con l’idea che per essere amate debbano essere “stabili”, “contenute”, “razionali”.
Che la vulnerabilità sia qualcosa da controllare, da nascondere.

Ma nella stanza di terapia vedo accadere qualcosa di diverso.

Le relazioni iniziano a cambiare quando qualcuno trova il coraggio di dire:
“Ho paura.”
“Mi sono sentita sola.”
“Ho bisogno di te.”

La vulnerabilità non è debolezza.
È disponibilità emotiva.
È contatto.
È la possibilità di creare intimità vera.

Sì, espone al rischio.
Ma chiudersi espone alla distanza.

💬 Ti è mai capitato di sentirti “troppo emotiva” nella tua relazione?
Leggo volentieri le vostre riflessioni.
Salva questo Reel se senti che parla anche di te 🤍


Per quanto in questi giorni si parli molto di   di Emily Brontë, anche grazie al film uscito nelle sale, desidero parlar...
16/02/2026

Per quanto in questi giorni si parli molto di di Emily Brontë, anche grazie al film uscito nelle sale, desidero parlarvi di un’altra sorella Brontë. Erano tre, e tutte ci hanno lasciato capolavori della letteratura. Oggi vi porto nel mondo di Jane Eyre di Charlotte Brontë.

Jane Eyre resta, ancora oggi, il mio romanzo preferito.

La protagonista si racconta come in una sorta di autobiografia, dall’infanzia all’età adulta. Condivide con il lettore pensieri, emozioni, lotte interiori. Attraversa solitudine, ingiustizie, passioni profonde. Eppure riesce sempre a rimanere fedele a sé stessa e alla propria dignità, senza scendere mai a compromessi.

Jane è un personaggio femminile forte nei suoi valori. Valori che le danno direzione anche nei momenti più difficili. È straordinariamente moderna: trova il riscatto della sua esistenza proprio nel non tradire sé stessa.

La sua forza non è durezza, è gentilezza e capacità di perdono. Ma è anche fermezza, confine, resistenza. È la capacità di non lasciarsi schiacciare o dominare.

E forse è proprio questo che rende questo romanzo così attuale per noi donne, nelle relazioni di coppia, nella maternità, nella costruzione della nostra identità adulta: restare in contatto con i propri valori profondi, anche quando l’amore, la paura o il bisogno sembrano spingerci altrove.
Come psicoterapeuta credo molto nel potere delle storie: i personaggi letterari possono diventare specchi potenti delle nostre parti interne, delle nostre ferite e delle nostre risorse.

Conosci questo romanzo?
Cosa ti ha lasciato, se lo hai letto?
E se non lo hai ancora fatto, potresti regalartelo come prossimo viaggio.

💬 Scrivimi nei commenti cosa rappresenta per te la “fedeltà a te stessa”.

Cara B.,non avrei mai immaginato che quella prima di Natale sarebbe stata l’ultima volta che ti avrei vista.Sapevo che s...
11/02/2026

Cara B.,
non avrei mai immaginato che quella prima di Natale sarebbe stata l’ultima volta che ti avrei vista.
Sapevo che stavi molto male, ma immaginavo che avremmo avuto più tempo per prepararci a questo saluto.
Sei arrivata nella mia stanza delle parole portandomi il tuo profondo senso di giustizia, hai condiviso con me la tua storia, le delusioni subite, la rabbia e la paura.
Poi è arrivato l’ospite inatteso e nei nostri incontri abbiamo fatto spazio anche al bisogno di speranza, di normalità, di senso. Mi chiedevi proprio questo, normalità. I nostri appuntamenti settimanali avevano per te lo scopo di garantirti uno spazio e un tempo in cui poter essere sempre la persona che eri, non una malata, una diagnosi, un protocollo terapeutico da seguire. In una vita che ormai era scandita da esami, visite, terapie, in cui la malattia era diventato la protagonista assoluta, le nostre sedute erano il luogo in cui la protagonista eri sempre tu, in cui potevi parlami della tua gattina, dei pomodori che coltivavi in terrazza, dei viaggi che speravi di poter fare, del mare che tanto amavi.
Ho continuato per settimane a tener segnato il tuo appuntamento in agenda e libero il tuo posto il martedì mattina, perché una parte di me sperava sempre che ce l’avresti fatta anche questa volta. Poi ieri ho deciso di mandarti un messaggio per avere tue notizie. Quando ho visto la notifica della tua risposta, per un attimo ho pensato che stessi meglio. Invece era qualcun altro che dal tuo telefono mi diceva che te ne eri andata.
Hai raggiunto il cielo nello stesso giorno in cui, anni fa, io sono scesa sulla terra.
Avrei voluto fare di più, spero tanto di averti dato abbastanza.
Il dolore che provo da ieri mi ha insegnato più di mille libri o parole quanto profondo, vero e intimo sia il legame che si forma nella stanza delle parole e di questo ti sarò sempre grata.
Anche se non amavi molto il contatto fisico, ti abbraccio forte.
Fa’ buon viaggio!❤️

“Mio figlio non mi parla più.”(E io mi sento fuori dalla sua vita) Risposte a monosillabi. Silenzi. “Dopo.” “A cena.” “D...
09/02/2026

“Mio figlio non mi parla più.”
(E io mi sento fuori dalla sua vita)
Risposte a monosillabi. Silenzi. “Dopo.” “A cena.” “Domani.” E quella sensazione sottile, ma dolorosa, di essere esclusi dalla sua vita, dopo esserne stata al centro per tanti anni.

Ho un figlio di quasi 16 anni e lo vivo ogni giorno. Qualsiasi cosa io gli chieda, il risultato è spesso lo stesso: chiusura, grugniti, rimandi infiniti.
Poi lo sento al telefono con gli amici, ed è un’altra persona: loquace, curioso, pieno di pensieri ed emozioni da condividere.

E allora sì, fa male.
Col tempo ho imparato una cosa importante:
👉 questo non è rifiuto.

Quando un adolescente si chiude, spesso sta proteggendo il proprio Sé. Pensieri nuovi, emozioni intense, desideri che stanno prendendo forma, sensazioni corporee mai vissute prima.
Per crescere ha bisogno di confini, di uno spazio che senta suo, rispettato.

Paradossalmente, sapere che tu ci sei, interessata, presente, magari anche preoccupata, è per lui una grande sicurezza, anche se non te lo mostra.

Io provo a fare tesoro di quei rari momenti in cui è lui a cercare il contatto. Un fatto di cronaca da raccontare, un commento buttato lì. In quei momenti mi alleno ad ascoltare, a non interrogare, a non invadere. A esserci e basta.

💬 Se anche tu ti senti esclusa/o dalla vita di tuo figlio, sappi che non è perché non si fida di te.
Spesso è proprio il contrario.

✨ In consulenza alla genitorialità lavoriamo su questo: ricostruire un contatto sicuro, imparare a essere presenti senza invadere, offrire relazione senza interrogatorio.

👉 Ti risuona?
Scrivimelo nei commenti o condividi questo post con chi potrebbe sentirsi meno solo/a.


psicologiaintegrativa

Quando l’infertilità divide invece di unire 💔Il desiderio di maternità e paternità non nasce sempre nello stesso momento...
03/02/2026

Quando l’infertilità divide invece di unire 💔
Il desiderio di maternità e paternità non nasce sempre nello stesso momento nella coppia e non ha mai lo stesso peso emotivo per entrambi.

Spesso i partner si trovano in fasi diverse della vita: c’è chi è ancora concentrato sul lavoro, chi fatica a immaginare il cambiamento che un figlio comporta, e chi invece sente che il desiderio di maternità è diventato una priorità urgente.

Nella maggior parte delle storie che ascolto come psicoterapeuta, è la donna a percepire questa urgenza con maggiore intensità, anche perché il tempo, per il corpo femminile, ha un impatto più diretto sulla fertilità.

Quando il desiderio non è condiviso allo stesso modo, anche l’infertilità può essere vissuta in modo molto diverso: per una diventa un pensiero costante, quasi totalizzante; per l’altro resta una possibilità dolorosa, ma non centrale.

E così arrivano le fratture: percorsi di PMA affrontati con motivazioni diverse; scelte sull’adozione vissute come apertura da una parte e rifiuto dall’altra; sessualità programmata, senza più spontaneità; la sensazione di non essere più visti come partner, ma solo come “mezzi” per un raggiungere un fine.

Quando il dolore viene minimizzato, quando la frustrazione resta senza parole, la coppia può iniziare a discutere continuamente oppure a tacere del tutto, ognuno chiuso nel proprio dolore, nella rabbia, nella tristezza.

💭 A volte la procreazione, invece di unire, diventa un muro.
Ed è proprio questo uno dei segnali più importanti: quando si perde la gioia dello stare insieme, quando ogni dialogo si trasforma in conflitto, quando al posto di amore e complicità restano solo distanza e silenzi.

🧭 Chiedere aiuto in questi momenti non è un fallimento. È un modo per prendersi cura della relazione, dare spazio ai vissuti di entrambi e ricordare che la coppia viene prima di qualsiasi progetto genitoriale.

Ti sei mai sentita sola nel tuo desiderio di maternità, anche stando in coppia?
Se vuoi, puoi condividere la tua esperienza nei commenti 💬

🌱 “Quando tuo figlio chiede attenzione nei momenti peggiori”.Succede sempre così. Mai quando siete tranquilli sul divano...
28/01/2026

🌱 “Quando tuo figlio chiede attenzione nei momenti peggiori”.
Succede sempre così. Mai quando siete tranquilli sul divano o mentre leggi una fiaba.
Succede quando sei stanca, quando sei di fretta, quando hai la testa piena.

Ricordo ancora me alla cassa del supermercato, con la spesa da pagare, e mia figlia che mi guarda e mi chiede: “Mamma, come nascono i bambini?”.
E ancora oggi che sono grandi, capita che cerchino la mia attenzione quando torno dal lavoro e avrei solo bisogno di una doccia e di silenzio, o quando sono già a letto, mezza addormentata.

Succede anche a te?
In quei momenti non sempre rispondiamo con calma e presenza da perfetti genitori “montessoriani”. Siamo umani, con i nostri limiti, le nostre fragilità, i nostri bisogni non sempre ascoltati.
A volte, il mattino dopo, ripensiamo a quella risposta data di fretta e arriva il dispiacere, la sensazione di aver perso un’occasione di contatto.

Con il tempo ho imparato a tornare su quei momenti, a dire: “Mi dispiace, ieri ero davvero stanca. Non avevo la lucidità per risponderti come avrei voluto.”
Perché anche questo è relazione.

👉 Quando tuo figlio chiede attenzione nei momenti peggiori, spesso non lo fa per provocarti.
Lo fa perché un bisogno relazionale non è soddisfatto. Magari sei stata/o tutto il giorno al lavoro e gli sei mancata/o.

A volte quel bisogno esce in modo “sbagliato”: con opposizione, provocazione, richieste insistenti. Ma sotto, quasi sempre, c’è una domanda silenziosa: “Ci sei per me? Posso contare su di te?”
Tutti abbiamo bisogno di dipendere da una presenza affidabile, di sentire che l’altro è costante, certo, disponibile, anche quando lo mettiamo alla prova.

La difficoltà nasce quando al genitore è chiesto di rispondere senza che i suoi bisogni siano riconosciuti.
Perché prima di vedere il bisogno del figlio, serve imparare a vedere il proprio.

🌱 In terapia lavoriamo proprio su questo:
su come il genitore vive queste richieste, su cosa si attiva dentro, su come prendersi cura di sé per poter essere davvero presente.
Non per essere perfetti, ma per essere abbastanza affidabili.

26/01/2026

✨ LE SEDUTE PIÙ DIFFICILI PER UNA PSICOTERAPEUTA.
(Spoiler: sono la prima e l’ultima)
La prima seduta è un incontro carico di aspettative.
È il momento in cui ci si guarda per la prima volta, si inizia a costruire la fiducia e si gettano le basi dell’alleanza terapeutica.

Per la persona che arriva non è “solo” un appuntamento: è il punto di arrivo di un lungo percorso fatto di domande, tentativi, delusioni e speranze.
Capire di avere un problema, credere che qualcosa possa cambiare, accettare di non farcela da soli… è già un grande atto di coraggio.

Il mio compito, in quella prima seduta, è accogliere e sostenere quella motivazione fragile, dare senso alle aspettative, iniziare a mettere ordine, e costruire insieme un possibile percorso.
Non è una chiacchierata, è già terapia.

Poi c’è l’ultima seduta.
Quando il percorso è stato lungo, è una seduta densa di emozioni: si guarda la strada fatta, si riconoscono i cambiamenti, ci si saluta. È il momento in cui si lascia andare la persona con fiducia, sapendo che ora ha nuovi strumenti e più consapevolezza per continuare da sola.

E quando il percorso si interrompe prima?
Si rispetta la scelta, ma resta anche uno spazio di riflessione: su ciò che non ha funzionato, su ciò che non è stato detto, su quello che, come terapeuta, posso ancora imparare. Perché questo è un lavoro che si fa insieme, ma anche dentro di sé.

Tra la prima e l’ultima seduta, però, c’è la parte più viva: infinite storie, relazioni, emozioni e possibilità di cambiamento.

💬 Seguimi se ti piacciono i miei contenuti.


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💔 COME COMUNICARE IL PROPRIO DOLORE AL PARTNER SENZA FERIRLO.Quando una coppia riceve una diagnosi di infertilità, il do...
22/01/2026

💔 COME COMUNICARE IL PROPRIO DOLORE AL PARTNER SENZA FERIRLO.
Quando una coppia riceve una diagnosi di infertilità, il dolore non è mai astratto, prende forma dentro le storie personali, le aspettative, i desideri profondi di ciascuno.

A volte i partner condividono vissuti simili. Questo non elimina la sofferenza, ma la rende più sopportabile, perché il dolore può essere condiviso con qualcuno che lo sente come me.
Altre volte, però, le emozioni sono diverse, i tempi non coincidono, le soluzioni immaginate non sono le stesse. E allora il rischio è che il dolore, invece di avvicinare, divida.

La situazione si complica ulteriormente quando la causa dell’infertilità viene attribuita a uno solo dei due. Ricordo spesso alle mie pazienti che non è mai il singolo individuo a essere infertile, ma la coppia: ci scegliamo per amore, non per procreare, e con amore siamo chiamati ad affrontare anche questa prova.

Eppure, sapere tutto questo non rende automaticamente facile viverlo.

Il dolore ha bisogno di essere narrato e condiviso. Tacerlo, spesso allontana, ma comunicarlo senza delicatezza può ferire.
💬 Si tratta di comunicare il proprio dolore con amore.
Esprimiti ponendo come soggetto te stess*, “Provo dolore”, “Mi sento in colpa”, “Ho paura”; dimostra di comprendere i sentimenti dell’altr*, “Credo di capire come ti senta”, “Rispetto il tuo punto di vista”; evita giudizi e recriminazioni, “Se solo tu …”, “Se avessimo fatto prima…”.
Ma soprattutto proteggi sempre la relazione perché, se un figlio per nascere ha bisogno di una coppia che si ama, per amarsi una coppia non ha bisogno di un figlio.

✨ L’amore chiede di mettere al primo posto il bene della coppia, non solo il mio e non solo il tuo.

💬 Ti va di condividere nei commenti: cosa ti è più difficile comunicare al partner in questo momento del tuo percorso?
Se preferisci, puoi scrivermi in DM.

19/01/2026

❌ MITO EMOTIVO DA SFATARE
“Sono fatto/a così.”
🧩 “Se sono silenziosa, distratta, chiacchierona, tirchia, spendacciona, timida o troppo estroversa…
è perché sono fatta così. Prendere o lasciare.”

🧩 In terapia, ma anche nella vita di tutti i giorni sento spesso questa frase: “Sono fatta/o così!”.
Spesso arriva durante una lite, quando ricevi una critica, o ti senti ferita.
“Non posso farci nulla.”
“È la mia natura.”
“Se non ti va bene, quella è la porta.”

Ma il punto non è come sei, piuttosto, è come hai imparato a fare.
Molti dei nostri modi di reagire non dipendono dal carattere, ma nascono dalla nostra storia personale. Spesso li abbiamo imparati da bambini, per proteggerci, adattarci, soffrire un po’ meno.
E allora sì: fare così aveva senso.

🧩 Tu non sei fatto/a così. Tu hai imparato a fare così.
E ciò che è stato appreso può essere compreso, rivisto, trasformato.
Oggi sei cresciuta, la tua vita è cambiata, le relazioni che vivi ora non sono quelle di allora. Le reazioni istintive che hai appreso da bambina/o, nascondersi, tacere, piangere e fare i capricci, scappare dalle situazioni difficili, se allora potevano essere protettive oggi possono essere inutili o addirittura dannose.

Allora puoi scegliere nuovi modi di stare, più funzionali al tuo benessere
e alla relazione con l’altro.

🧩 Cambiare non significa tradire chi sei, sabotare la tua vera natura. Significa prenderti cura di te oggi, anziché restare bloccata in ciò che ti ha salvata ieri.

🧩 Se questo mito ti appartiene, non sei sola.
📌 Salva questo post se ti è stato utile o condividilo con qualcuno a cui potrebbe servire.

Sono la Dr.ssa Claudia Corsini, Psicoterapeuta e Consulente Familiare e di Coppia.
Sfatare i miti emotivi significa creare relazioni più vere, a partire da noi stesse.

Indirizzo

Via Di Prato 26
Calenzano
50041

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Giovedì 15:00 - 20:00
Venerdì 15:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 12:00

Sito Web

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La mia storia

Mi chiamo Claudia e sono una Psicoterapeuta, una professione che mi appassiona davvero tanto, perché mi permette di entrare in contatto con le persone, le loro storie, le loro sofferenze e aiutarle a risolvere quei problemi che magari le tormentano da anni, ed ogni volta ne esco arricchita umanamente e professionalmente.

In anni di professione, ho potuto constatare quanto la psicologia possa aiutare le persone a vivere meglio e più pienamente la vita, a costruire relazioni significative e appaganti sul piano affettivo e quanto spesso esse soffrano per un rapporto che non funziona, fra genitori e figli, fra marito e moglie, fra fratelli o nell’ambiente di lavoro.

Ascoltando le storie dei miei pazienti mi sono resa conto di come, molto spesso, dietro al problema che mi viene raccontato, c’è una storia di relazione dolorosa. Anche quando la persona mi chiede aiuto per un problema di ansia, di depressione, o per attacchi di panico, per non parlare di anoressia o bulimia, dietro si cela spesso tanta sofferenza per una relazione dolorosa, se non addirittura traumatica, o comunque la sensazione da parte del paziente di non essere amato abbastanza da persone per lui o per lei significative, come uno dei genitori o il partner.