Dr. Alessandro Tatulli

Dr. Alessandro Tatulli Il paziente al centro. La visita intorno. L'attenzione e la professionalità come mission. Medico

11/04/2026

**CERCASI NECROMANTE: IL MEDICO DI BASE È PASSATO A MIGLIOR VITA (E NON È UN PAZIENTE)**

Se provate a chiamare il vostro medico di base e sentite solo il fruscio del vento o il rintocco di una campana a morto, tranquilli: non siete nell’aldilà. Siete solo nel Sistema Sanitario Nazionale 2026.
La medicina generale sta scomparendo più velocemente dei buoni propositi a Capodanno. Tra burocrazia che richiede una laurea in "Compilazione di moduli inutili" e turni che farebbero impallidire un minatore del diciannovesimo secolo, i nostri dottori sono diventati una specie protetta, tipo i panda, ma con meno fondi per la conservazione.
Ecco la realtà, senza filtri:
- Migliaia di cittadini senza medico: Se stai male, prova con un tutorial su YouTube o chiedi a un’intelligenza artificiale (spoiler: non ti tasta l'addome).
- Burocrazia soffocante: Il 70% del tempo di un medico serve a nutrire il mostro informatico, il restante 30% a scusarsi per il ritardo.
- Fuga di massa: I giovani medici guardano la borsa di studio e poi il biglietto per l'estero. Indovinate cosa scelgono?
Vogliamo una sanità che ci curi o un sistema che ci faccia solo "mettere in fila"?

Se non investiamo seriamente ed ora sulla Medicina del Territorio, l'unica ricetta che ci resterà sarà quella della nonna.
E no, il brodo di pollo non cura tutto.

03/04/2026

In questi giorni si sta parlando di una importante novità per quanto riguarda la lotta contro il fumo: la Citisina, un farmaco che aiuta a smettere di fumare, verrà offerto gratuitamente tramite il Servizio Sanitario Nazionale.

🌿 La citisina è una sostanza di origine vegetale che agisce sul cervello, “imitando” in parte l'azione della nicotina: va infatti ad occupare gli stessi recettori, riducendo di conseguenza il desiderio di fumare e la dipendenza da nicotina, rendendo più facile interrompere l’abitudine al fumo.

💊 Il farmaco non è distribuito liberamente ma è fornito in maniera gratuita per chi segue un percorso nei centri antifumo. Richiede comunque una valutazione medica e solitamente è affiancato da un supporto psicologico.
Questo approccio multidisciplinare sottolinea un punto chiave della terapia: non si tratta di una “pillola magica”, ma di uno strumento che funziona in maniera più efficace all'interno di un percorso strutturato.

🚭 Smettere di fumare ha un impatto enorme: basti pensare che chi fuma può perdere circa 10 anni di vita e dire stop alle si*****te permette di recuperarne una parte significativa.
Più persone smettono, più aumenta l’aspettativa di vita e ancor più migliora la salute pubblica. E ne guadagniamo tutti.

📖 Fonti e approfondimenti nel primo commento.

https://www.facebook.com/share/p/1NBQCCd5wE/
19/03/2026

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🚨 MEDICO DI FAMIGLIA: UN DIRITTO CHE STA SCOMPARENDO?

Trovare un medico vicino a casa non dovrebbe essere una "missione impossibile", ma per milioni di italiani è ormai la realtà. Quello che era il pilastro del nostro SSN oggi è un'emergenza nazionale. 📉

I numeri del nuovo report della Fondazione GIMBE sono da allarme rosso:

👉 Mancano 5.716 medici di base in tutta Italia.
👉 La carenza colpisce ben 18 Regioni su 20.
👉 La media è di 1.383 pazienti per medico, ben oltre la soglia.

Senza medici di medicina generale, non c’è prevenzione, non c'è assistenza per i più fragili e i Pronto Soccorso collassano.

Leggi la nostra analisi: https://www.linkedin.com/pulse/medici-di-famiglia-cercasi-lallarme-gimbe-su-una-crisi-che-svuota-dugwf

05/03/2026

Fateci caso, ogni volta che esce una notizia di cronaca su una morte in ospedale, soprattutto sui social assistiamo sempre alla stessa dinamica. Partono i commenti, si scatena il linciaggio, e nel giro di poche ore il medico di turno diventa un assassino, un incompetente, uno che "non ha fatto nulla". La gente si indigna, condivide, mette like alla rabbia degli altri.

È tutto così immediato, così sicuro. Definitivo.

Ma qualcuno si ferma mai a pensare davvero a cosa fa un medico ogni giorno?
C'è un equivoco di fondo che portiamo avanti da decenni, alimentato probabilmente dalle serie tv, dai film, dall'idea romantica del camice bianco che arriva e risolve tutto.

Che la medicina sia onnipotente.

Che se sei bravo abbastanza, se ci metti abbastanza impegno, se hai gli strumenti giusti, la morte si possa sempre evitare. Il ragionamento conseguente è che quando qualcuno muore, per forza qualcosa è andato storto. Qualcuno ha sbagliato.

In realtà, non ha mai funzionato così.

La medicina è una scienza probabilistica. Lavora con corpi diversi, storie cliniche diverse, variabili che cambiano di ora in ora. Un medico non riceve in ingresso un problema matematico con una soluzione esatta, ma una persona, spesso già compromessa, con una biologia che a volte semplicemente decide di cedere, indipendentemente da quello che si fa.

Esistono malattie che hanno una progressione inesorabile.

Ci sono eventi acuti (un infarto massivo, un'emorragia cerebrale, un'embolia fulminante) che lasciano una finestra di tempo così stretta da rendere qualsiasi intervento insufficiente. Non possiamo considerare tutto ciò un fallimento umano o professionale.

È la realtà biologica.

E allora perché facciamo così fatica ad accettarlo?
Penso che il problema sia attribuibile al fatto che la morte ci spaventa talmente tanto da sentire il bisogno di trovare un colpevole. Se qualcuno ha sbagliato, vuol dire che la morte era evitabile. E se era evitabile, vuol dire che non è inevitabile. Che non capiterà a noi, ai nostri cari, finché qualcuno farà le cose per bene. È un meccanismo psicologico comprensibile, ma è profondamente distorto e fa danni enormi. Giganteschi.

Fa danni ai medici, prima di tutto.

Parliamo di persone che spesso lavorano in condizioni al limite: turni massacranti, reparti sotto organico, strumentazione obsoleta, burocrazia che toglie tempo alla clinica. Professionisti che studiano per anni, che portano a casa un peso emotivo che pochi altri lavori comportano, che convivono ogni giorno con la sofferenza altrui.

Nel momento in cui qualcosa va storto nonostante tutto, si trovano finanche a essere processate dal tribunale del web da gente che magari non sa nemmeno distinguere un analgesico da un antibiotico.

Ma fa danni anche a noi, come società.

Perché questa cultura del colpevole a tutti i costi ha prodotto la cosiddetta medicina difensiva: i medici prescrivono esami inutili, evitano interventi rischiosi anche quando sarebbero necessari, si coprono le spalle prima di pensare al paziente. Non perché siano cattivi medici, semplicemente perché hanno paura. Paura di finire sui giornali, paura di una denuncia, paura del linciaggio. E così il sistema si inceppa, e alla fine a rimetterci siamo di nuovo noi.

Ovviamente, e ci tengo a dirlo chiaramente, esistono casi di vera negligenza. Errori gravi, comportamenti incompetenti, situazioni in cui un paziente muore per qualcosa che davvero si poteva evitare. Quei casi vanno indagati, e quando ci sono responsabilità devono assolutamente emergere. Tuttavia c'è una differenza enorme tra un errore medico accertato da una perizia e una morte che fa notizia su un sito di cronaca.

I giornalisti non fanno diagnosi.

I commenti social non sono consulenze mediche.

L'indignazione collettiva non è giustizia.

La verità scomoda è che siamo tutti mortali. Che i corpi si rompono. Che ci sono malattie che vincono, sempre, comunque.

Il medico che ha seguito un paziente fino alla fine, che ha fatto tutto il possibile, che forse è rimasto anche oltre il suo turno sperando in un miglioramento, non merita di essere il capro espiatorio del dolore, o della paura, o dell'incapacità di accettare che la medicina, semplicemente, non fa miracoli.

Per quelli, del resto, c'è sempre qualche sedicente guru pronto a confezionare illusioni su misura e a farle pagare come fossero verità rivelate.

19/02/2026
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17/01/2026

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Il medico di famiglia? In Italia sta diventando un unicorno.

Contesto secco: Italia, 2016–2024, e al 1° gennaio 2024 la foto è questa.

I medici di medicina generale (MMG) attivi sono 37.260.

Nel 2016 erano 44.436: -16,15%.

Traduzione per chi dormiva in fondo: in otto anni sono spariti 7.176 professionisti.

E qui arriva il bello, ma è bello solo per chi non deve prenotare nulla.

La media nazionale è 1.583 pazienti per dottore.

Il limite legale è 1.500, quindi siamo già oltre la riga senza nemmeno arrossire.

E infatti il 42,1% dei MMG supera i 1.500 assistiti.

Poi ci sono i numeri da “deroga permanente”: Lombardia 1.794, Veneto 1.782, Friuli Venezia Giulia 1.716.

Questi dati sono certificati da fonti ufficiali: Ministero della Salute e Sisac (Struttura Interregionale Sanitaria Convenzionati).

Spoiler: non è un inciampo, è un trend.

Il Rapporto Agenas dice che nel 2021 i MMG erano 40.250, già oltre 2.000 in meno rispetto al 2019.

E per aree, la media pazienti per medico è: Nord 1.326, Centro 1.159, Sud 1.102.

Comunque, anche quando il numero “sembra” più basso, la medicina territoriale resta sotto pressione.

E parliamo del pilastro del Servizio Sanitario Nazionale universalistico, non di un hobby del weekend.

Ora il colpo di scena che non è un film: entro pochi anni 7.345 MMG raggiungeranno i 70 anni, età pensionabile.

In parallelo c’è una carenza strutturale di oltre 5.500 unità.

Fimmg mette nero su bianco un bivio: entro il 2026, 15 milioni di italiani senza MMG oppure medici con fino a 2.500 pazienti.

Agenas aggiunge un altro numero freddo: nel 2025 un saldo negativo di 3.632 MMG tra uscite ed entrate.

E Enpam stima 20.000 pensionamenti entro il 2031.

Ieri l’ambulatorio era “vicino casa”.

Oggi i numeri raccontano ambulatori svuotati e carichi sovrumani 📉.

Fine morale zero: quando i massimali diventano la regola, il sistema non sta “tenendo”.

Sta tirando a campare.

2016→2024: 44.436→37.260 MMG (-16,15%), cioè -7.176.
Media 1.583 pazienti; limite legale 1.500; il 42,1% è oltre.
Picchi citati: Lombardia 1.794, Veneto 1.782, Friuli VG 1.716.
Agenas/Ministero/Sisac/Enpam/Fimmg: trend confermato, pensioni in arrivo (7.345 a 70 anni), rischio 2025–2031.

08/01/2026

P.S. in tilt, reparti strapieni, sanità territoriale allo stremo.

Non è solo la risposta il problema.

O meglio, non è il problema principale.

Il vero nodo è la domanda.

La domanda di salute è oggi fuori controllo e finché non si interviene su quella non si va da nessuna parte.

Si è costruita una pazzesca ipocondria, che non può essere contenuta perché non è razionale: nasce dall’ansia, viene alimentata da informazioni frammentarie e contraddittorie, è rinforzata dai social e non trova alcun vero intervento medico che possa sostenerla o arginarla.

Non si tratta di maggiore consapevolezza sanitaria, ma di una richiesta continua di rassicurazione che la medicina non può e non deve soddisfare.

La biologia ha tempi che non sono negoziabili.

Un raffreddore dura circa sette giorni e non esiste terapia in grado di accorciarlo in modo significativo: bisogna farsene una ragione.

La tosse dopo un’influenza può durare due o tre settimane senza che questo significhi malattia in atto o complicanza: anche di questo bisogna farsene una ragione.

La febbre può oscillare, salire e scendere, senza che ogni variazione rappresenti un peggioramento clinico.

Eppure la domanda di salute oggi pretende che ogni sintomo abbia una terapia, che ogni terapia produca un effetto immediato e che ogni minimo cambiamento richieda una nuova valutazione.

Quando queste aspettative non vengono soddisfatte, non si accetta il limite biologico e clinico, ma si cambia medico, si accede ad altro servizio, si richiedono ulteriori accertamenti, si potenziano terapie.

Nasce così una transumanza sanitaria f***e.

Questo non è solo clinicamente inutile, ma organizzativamente devastante e culturalmente patologico.

Non migliora gli esiti di salute, aumenta l’ansia, consuma risorse e finisce per delegittimare il professionista, perché il ricorso ripetuto ai servizi per la stessa patologia viene vissuto come la prova che la risposta precedente non era adeguata.

Il punto centrale è che questa domanda non è contenibile con gli strumenti della clinica.

Non si governa con più visite, non si placa con più prescrizioni, non si risolve con più accessi.

È una domanda emotiva, non razionale, e la medicina fallisce quando prova a rincorrerla invece di contenerla.

L’unica strada possibile è un cambiamento culturale profondo: un’educazione sanitaria chiara, coerente e ripetuta, messaggi pubblici semplici e condivisi su ciò che è normale e ciò che non lo è, la restituzione di dignità al non intervenire come atto medico e il recupero del senso del tempo della malattia.

Finché il sistema sanitario continuerà a rispondere a ogni richiesta come se fosse clinicamente fondata, continuerà a validare una domanda patologica.

E finché questo accadrà, non sarà possibile andare avanti.

Non per mancanza di umanità, ma per mancanza di senso del limite.

...Incontri tra professionalità ed eleganze...Ricordi cosa è successo l'ultima volta che hanno lavorato assieme?
08/12/2025

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Ricordi cosa è successo l'ultima volta che hanno lavorato assieme?

Indirizzo

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Camisano Vicentino
36043

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Lunedì 15:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 12:00
Mercoledì 15:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 12:00
Venerdì 09:00 - 12:00

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