Dr. Alessandro Tatulli

Dr. Alessandro Tatulli Il paziente al centro. La visita intorno. L'attenzione e la professionalità come mission. Medico

08/01/2026

P.S. in tilt, reparti strapieni, sanità territoriale allo stremo.

Non è solo la risposta il problema.

O meglio, non è il problema principale.

Il vero nodo è la domanda.

La domanda di salute è oggi fuori controllo e finché non si interviene su quella non si va da nessuna parte.

Si è costruita una pazzesca ipocondria, che non può essere contenuta perché non è razionale: nasce dall’ansia, viene alimentata da informazioni frammentarie e contraddittorie, è rinforzata dai social e non trova alcun vero intervento medico che possa sostenerla o arginarla.

Non si tratta di maggiore consapevolezza sanitaria, ma di una richiesta continua di rassicurazione che la medicina non può e non deve soddisfare.

La biologia ha tempi che non sono negoziabili.

Un raffreddore dura circa sette giorni e non esiste terapia in grado di accorciarlo in modo significativo: bisogna farsene una ragione.

La tosse dopo un’influenza può durare due o tre settimane senza che questo significhi malattia in atto o complicanza: anche di questo bisogna farsene una ragione.

La febbre può oscillare, salire e scendere, senza che ogni variazione rappresenti un peggioramento clinico.

Eppure la domanda di salute oggi pretende che ogni sintomo abbia una terapia, che ogni terapia produca un effetto immediato e che ogni minimo cambiamento richieda una nuova valutazione.

Quando queste aspettative non vengono soddisfatte, non si accetta il limite biologico e clinico, ma si cambia medico, si accede ad altro servizio, si richiedono ulteriori accertamenti, si potenziano terapie.

Nasce così una transumanza sanitaria f***e.

Questo non è solo clinicamente inutile, ma organizzativamente devastante e culturalmente patologico.

Non migliora gli esiti di salute, aumenta l’ansia, consuma risorse e finisce per delegittimare il professionista, perché il ricorso ripetuto ai servizi per la stessa patologia viene vissuto come la prova che la risposta precedente non era adeguata.

Il punto centrale è che questa domanda non è contenibile con gli strumenti della clinica.

Non si governa con più visite, non si placa con più prescrizioni, non si risolve con più accessi.

È una domanda emotiva, non razionale, e la medicina fallisce quando prova a rincorrerla invece di contenerla.

L’unica strada possibile è un cambiamento culturale profondo: un’educazione sanitaria chiara, coerente e ripetuta, messaggi pubblici semplici e condivisi su ciò che è normale e ciò che non lo è, la restituzione di dignità al non intervenire come atto medico e il recupero del senso del tempo della malattia.

Finché il sistema sanitario continuerà a rispondere a ogni richiesta come se fosse clinicamente fondata, continuerà a validare una domanda patologica.

E finché questo accadrà, non sarà possibile andare avanti.

Non per mancanza di umanità, ma per mancanza di senso del limite.

12/12/2025
...Incontri tra professionalità ed eleganze...Ricordi cosa è successo l'ultima volta che hanno lavorato assieme?
08/12/2025

...Incontri tra professionalità ed eleganze...
Ricordi cosa è successo l'ultima volta che hanno lavorato assieme?

https://www.facebook.com/share/p/173binSLmn/
03/12/2025

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Tanti camici bianchi, ma non sempre una porta a cui bussare.

L’immagine dell’Italia come paese pieno di medici nasce da un numero preciso: 423,4 medici ogni 100.000 abitanti, il valore più alto d’Europa.

In termini assoluti significa circa 423.400 professionisti iscritti agli Ordini.

Dietro questa cifra, però, si nasconde un dettaglio decisivo.

Circa 100.000 di questi medici hanno più di 73 anni e non esercitano più, oppure lo fanno solo in modo marginale.

Se si sottrae questo blocco di professionisti ormai defilati, il quadro della disponibilità reale cambia in modo netto.

Il paradosso si fa evidente quando si guarda alla medicina generale.

Nella medicina di base l’Italia conta 68,1 medici ogni 100.000 abitanti, contro i 96,6 della Francia e i 94,4 della Spagna.

Numeri che mostrano come il nostro sistema abbia investito molto negli ospedali e nelle specialità, ma meno nella presenza capillare sul territorio.

Anche il confronto nel tempo racconta una lenta erosione.

Nel 2013 i medici di medicina generale erano oltre 45.000, mentre nel 2023 sono scesi a 38.000.

La perdita netta è di 7.220 professionisti in dieci anni.

Nello stesso periodo sono scomparsi circa 1.000 pediatri di base.

Questi dati preparano il terreno alle analisi più recenti.

Secondo la Fondazione Gimbe, oggi mancano almeno 5.575 medici di famiglia distribuiti in 17 regioni.

Le carenze maggiori si concentrano in alcune grandi aree: Lombardia (-1.525), Veneto (-785), Campania (-652), Emilia Romagna (-536), Piemonte (-431) e Toscana (-345).

Il 2025 rappresenta un ulteriore punto critico in questa traiettoria.

Nel solo 2025 si stima una carenza di 3.632 medici di medicina generale, con il Lazio che da solo registra un deficit di 584 professionisti.

E i prossimi anni sono segnati da un’onda lunga di pensionamenti.

Entro il 2027 lasceranno il servizio 7.300 medici di famiglia, in un contesto in cui sempre meno giovani scelgono questa strada.

Lo sguardo va però ancora oltre questa data.

Considerando che il 39,5% dei medici di famiglia ha più di 55 anni, entro il 2035 usciranno dal sistema circa 20.500 professionisti, pari a oltre 1.700 all’anno.

Nel frattempo il carico sui medici rimasti è diventato un indicatore chiave della situazione.

Il 51,7% dei medici di medicina generale è oggi sovraccarico, con più di 1.500 assistiti a testa.

La media nazionale è di 1.374 pazienti per medico, ma con forti differenze tra i territori.

Si va dagli 1.100 assistiti del Molise ai 1.548 della Provincia autonoma di Bolzano.

In Veneto i medici di base seguono in media 1.546 persone, in Lombardia 1.529, in Friuli-Venezia Giulia 1.460.

Questi valori vanno confrontati con il rapporto ritenuto ottimale.

Per garantire un’assistenza dignitosa si indica come riferimento un massimo di circa 1.200 assistiti per medico di famiglia.

Oggi in molte regioni questo limite è stabilmente superato.

La prospettiva che emerge è quella di un sistema sotto pressione strutturale.

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, sottolinea che “l’allarme sulla carenza dei medici di famiglia riguarda ormai tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata che non ha garantito il ricambio generazionale in relazione ai pensionamenti attesi”.

Questa lettura collega i singoli numeri a una causa di fondo.

Per anni la medicina territoriale è stata meno considerata rispetto ad altre componenti del sistema, mentre si riduceva l’attrattività della professione e mancava una pianificazione coerente con l’invecchiamento del personale.

Le conseguenze si vedono oggi nella vita quotidiana delle persone.

Milioni di italiani incontrano difficoltà a trovare un medico di famiglia, soprattutto nelle aree più colpite dalle carenze.

Il rischio concreto è di lasciare senza assistenza di base proprio chi è più fragile.

In un paese che invecchia rapidamente, questo significa esporre anziani e persone con patologie croniche a percorsi di cura più incerti.

Così il primato europeo nel numero totale di medici convive con uno dei deficit più evidenti nella medicina di base.

Le statistiche ufficiali raccontano abbondanza, ma l’esperienza di molti cittadini parla di attese, rinunce e ricerca faticosa di un medico disponibile.

Dentro questa contraddizione si gioca una parte importante del futuro della sanità italiana.

💁‍♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 L’Italia ha il più alto numero di medici in Europa, ma circa 100.000 over 73 non sono più realmente attivi.
👉 Nella medicina di base i numeri crollano: 68,1 medici di famiglia per 100.000 abitanti, molto meno di Francia e Spagna.
👉 In dieci anni sono stati persi oltre 7.200 medici di famiglia e circa 1.000 pediatri di base, con carenze oggi stimate in almeno 5.575 medici.
👉 Il carico di lavoro supera spesso il rapporto ottimale di 1 medico ogni 1.200 assistiti, con oltre metà dei medici oltre i 1.500 pazienti.
👉 Pensionamenti massicci fino al 2035 e programmazione inadeguata rischiano di lasciare milioni di italiani, soprattutto anziani e fragili, senza adeguata assistenza di base.

L'importanza delle Linee Guida: un ponte tra specialisti e territorio.Spesso sentite parlare di 'Linee Guida' o 'Percors...
22/11/2025

L'importanza delle Linee Guida: un ponte tra specialisti e territorio.

Spesso sentite parlare di 'Linee Guida' o 'Percorsi Diagnostici Terapeutici', ma cosa significano realmente per il vostro medico di famiglia?
Significano chiarezza e collaborazione.
Come medici di base, siamo il primo punto di contatto e gestiamo la complessità quotidiana. Sapere che ci sono colleghi specialisti che definiscono, a livello nazionale e internazionale, i migliori percorsi di cura, ci dà la sicurezza di agire nel modo più corretto.
La medicina moderna non è fatta di eroi solitari, ma di una rete di professionisti che lavorano insieme. La salute è un lavoro di squadra: tra paziente, medico di famiglia e specialisti. Insieme, per una migliore qualità di vita!

La UOC di Endocrinologia dell’Azienda, diretta dalla prof ssa Caterina Mian, é da sempre in prima linea nel fronteggiare situazioni endocrine complesse e gravi.

La dott.ssa Valentina Camozzi, referente dell’ambulatorio dedicato alle patologie delle paratiroidi, segue pazienti affetti da ipoparatiroidismo cronico. Sono pazienti di non facile gestione: talora presentano episodi di ipocalcemia che richiedono accesso al Pronto Soccorso e spesso sono gravati da una scarsa qualità di vita.

La dott.ssa Camozzi ha contribuito, come revisore, alla stesura delle Linee Guida dell'Istituto Superiore di Sanità per il trattamento dell’ipoparatiroidismo chirurgico. Inoltre, sta collaborando da tempo con tutti i maggiori esperti sia nazionali che europei affinché siano garantiti i migliori percorsi diagnostici e di cura.

16/11/2025

Una riforma scritta nelle cartelle cliniche, più che nei manuali di storia.

Nell’Italia che arrivava agli anni Settanta, l’accesso alle cure dipendeva da un mosaico di mutue e casse di assistenza. Chi non rientrava nelle categorie protette, come disoccupati e lavoratori in nero, rischiava di restare fuori dai servizi più avanzati, con conseguenze gravi sulla salute.

Per molti cittadini, la malattia era anche una questione di reddito.

La svolta arriva nel 1978, con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale. Da quel momento lo Stato definisce la sanità come un diritto universale e gratuito per tutti i cittadini italiani, indipendentemente dalla condizione lavorativa.

È un passaggio che ridisegna il rapporto tra persone, ospedali e prevenzione.

Con il SSN milioni di italiani possono accedere a cure preventive, visite specialistiche e ricoveri ospedalieri. Si consolidano programmi pubblici di prevenzione, diagnosi precoce e promozione della salute resi possibili dalla nuova organizzazione sanitaria.

Questo cambiamento si riflette nelle campagne vaccinali estese a tutto il territorio nazionale.

Le vaccinazioni contro poliomielite, morbillo, difterite e tetano diventano parte di una strategia coordinata. L’obiettivo è ridurre la circolazione delle malattie infettive, proteggendo fasce di popolazione che prima rischiavano di restare scoperte.

I numeri raccontano l’effetto di lungo periodo.

Secondo i dati ISTAT, l’aspettativa di vita in Italia passa da circa 69 anni nel 1970 a oltre 83 anni nel 2020. In poco più di due generazioni si registra un aumento di oltre 14 anni di vita media.

Questo balzo è fortemente attribuibile all’accesso a cure migliori e più diffuse. Ma anche ai programmi pubblici di prevenzione e diagnosi precoce, che il SSN rende possibili su scala nazionale.

Ciò che oggi appare quasi ovvio è frutto di quella trasformazione.

La possibilità di essere curati in ospedale senza dover affrontare cifre proibitive, o di ricevere un vaccino gratuito, nasce da una delle riforme sociali più radicali del secondo Novecento italiano. Una riforma che ha tolto milioni di persone dal rischio di morte precoce, abbattendo le barriere economiche all’accesso alla salute.

Forse per questo, in molte biografie private, l’anno 1978 vale quanto una data di nascita in più.

💁‍♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 Prima del 1978 l’accesso alle cure dipendeva da mutue e casse selettive
👉 Il SSN rende la sanità un diritto universale e gratuito per tutti i cittadini italiani
👉 Le campagne vaccinali nazionali contribuiscono a sconfiggere diverse malattie infettive
👉 Dal 1970 al 2020 l’aspettativa di vita passa da circa 69 a oltre 83 anni
👉 La riforma sanitaria riduce il rischio di morte precoce eliminando le barriere economiche alla salute

💙 Novembre si tinge di blu!Anche quest’anno sosteniamo    , il mese dedicato alla prevenzione e alla consapevolezza sull...
06/11/2025

💙 Novembre si tinge di blu!
Anche quest’anno sosteniamo , il mese dedicato alla prevenzione e alla consapevolezza sulla salute maschile.

Un piccolo gesto, come far crescere i baffi, può accendere una grande conversazione: quella sulla diagnosi precoce dei tumori urogenitali e sull’importanza di prendersi cura di sé.

Insieme all’Istituto Oncologico Veneto, uniamo le forze per promuovere informazione, prevenzione e ricerca. 💪🏻🎗️

Novembre è il mese del Movember: la campagna mondiale che ogni anno invita gli uomini a farsi crescere baffi o barba per ricordare quanto sia prezioso prendersi cura della propria salute.

30/10/2025

Il professor Paolo Nucci, docente di Oftalmologia all’Università di Milano, racconta senza filtri cosa significa oggi essere medico in Italia: tra passione, burocrazia e disillusione.

https://www.facebook.com/share/1MDddaAcVX/
26/10/2025

https://www.facebook.com/share/1MDddaAcVX/

🩺 BASTA con la retorica contro i Medici di Medicina Generale.

Sentir dire che “è colpa dei medici di base se la sanità costa troppo” è una menzogna enorme.
La verità? È grazie a noi che i costi della sanità restano bassi.

Con stipendi fermi da 40 anni, con montagne di burocrazia e compiti amministrativi che nessun altro affronta, noi garantiamo ogni giorno la salute di milioni di cittadini.

Il costo reale del nostro lavoro è infimo rispetto al valore che offriamo e all’età media della popolazione.
Siamo noi, i medici di base e gli altri operatori del SSN, a tenere in piedi il sistema.
Siamo noi che, con il nostro tempo, la nostra salute e spesso anche le nostre tasche, paghiamo la cura di 60 milioni di persone.

E adesso basta.

Che diritto abbiamo di giudicare le prescrizioni dei colleghi?
E soprattutto: che diritto ha la ASL di giudicare le nostre?
Che diritto ha il SSN di pagarci 3,5€ al mese per ogni assistito e chiamarlo “compenso”? “Gelato” sarebbe più appropriato.

Alcuni di noi questo prezzo lo hanno pagato con la vita.

Rispetto. Dignità. Ascolto.
È ora che anche i medici di base vengano trattati come pilastri della sanità, non come un costo da tagliare.

Inizia la campagna vaccinale per l'influenza di stagione 2025/26, a partire da domani  01/10/2025, previa prenotazione t...
30/09/2025

Inizia la campagna vaccinale per l'influenza di stagione 2025/26, a partire da domani 01/10/2025, previa prenotazione telefonica al 339.69.16.511, nei soliti orari, mattino 8:00-9:00, pomeriggio 18:00-19.00
Le vaccinazioni saranno eseguite solo al di fuori dell'orario di ambulatorio e solo ed esclusivamente su prenotazione.
Durante tale orario si espleteranno solo vaccinazioni.

Indirizzo

Via ROMA, 79
Camisano Vicentino
36043

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 12:00
Mercoledì 15:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 12:00
Venerdì 09:00 - 12:00

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