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12/06/2022

Le posizioni dei partiti
Nella tornata referendaria meno polarizzata degli ultimi anni, il centrodestra va alle urne diviso, con Forza Italia favorevole a tutti a cinque i quesiti, e Fratelli D’Italia decisa sul No ai quesiti sulla legge Severino e la custodia cautelare. Il Movimento Cinque Stelle si è chiamato fuori, ritenendo «il Parlamento la sede per la riforma della Giustizia». «I cinque quesiti - secondo il presidente M5s Giuseppe Conte - sembrano una vendetta della politica nei confronti della magistratura». Più variegata la posizione del Pd, che ha lasciato libertà di coscienza. Il segretario Enrico Letta ha annunciato che andrà a votare ed esprimerà 5 no: «Penso che questo referendum sia uno strumento sbagliato” e “su alcuni degli argomenti si sta facendo la riforma nel Parlamento». Mentre Matteo Renzi, che si asterrà in Senato sulla riforma ritenendola troppo tiepida, ha sposato la battaglia della Lega e voterà sì a tutti i quesiti. Così come Azione, di Carlo Calenda.

12/06/2022

Al voto il 12 giugno
Referendum giustizia: ecco i quesiti e cosa può cambiare se passa il «Sì» Il referendum abrogativo per essere valido richiede la partecipazione della metà più uno degli aventi diritto al voto. Un obiettivo, quello del quorum, niente affatto scontato

✍️Incandidabilità e decadenza
Il referendum numero 1, contrassegnato dalla scheda rossa, riguarda l’abrogazione del Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi. In sostanza, chiede agli elettori se intendono eliminare le disposizioni introdotte nel 2012, con la legge promossa dall’allora ministra della Giustizia Paola Severino, che prevedono l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica per chi è stato condannato in via definitiva per alcuni tipi di reato, dalla mafia al terrorismo a quelli contro la pubblica amministrazione. Tali norme si applicano alle competizioni elettorali di ogni tipo, dal parlamento alle amministrazioni locali. Con il sì invece si cancella l’automatismo: dovrà essere il giudice, di volta in volta, a decidere se, in caso di condanna, occorra infliggere anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. Chi si oppone ritiene che non vada abrogato un testo che rappresenta il più ampio intervento in materia di lotta alla corruzione degli ultimi anni.

✍️ Custodia cautelare
Il quesito numero 2 (scheda arancione) interviene sulla limitazione delle misure cautelari, con l’abrogazione dell’ultimo inciso dell’art. 274, comma 1, lettera c), codice di procedura penale, in materia di misure cautelari ed esigenze cautelari, in un processo penale. Allo stato, la carcerazione preventiva può essere disposta nei casi in cui venga ravvisato un possibile rischio di inquinamento delle prove in un’inchiesta, di fuga di chi è sottoposto a indagine e il “concreto ed attuale pericolo” di reiterazione del reato. Il quesito referendario proposto, interviene su quest’ultimo aspetto, chiedendo di limitare i casi in cui può essere disposta la misura cautelare per rischio di reiterazione. Chi sostiene le ragioni del ’Sì’ intende abrogare l’ipotesi di reiterazione per alcuni reati che prevedono pene minori e per il reato di finanziamento illecito dei partiti. Chi è per il no sottolinea che il codice già prevede dei limiti, poiché il carcere come misura cautelare è possibile per reati che prevedono la reclusione non inferiore a cinque anni.

✍️ Separazione carriere
Con la scheda di colore giallo (referendum numero 3) gli elettori sono chiamati ad esprimersi sulla separazione delle funzioni dei magistrati. Il quesito chiede l’abrogazione delle norme in materia di ordinamento giudiziario che consentono a un magistrato di passare dalle funzioni di pubblico ministero a quelle di giudice, e viceversa. Al momento sono possibili quattro passaggi di funzione nell’arco della carriera. Sulla materia interviene anche la riforma della ministra della Giustizia Marta Cartabia all’esame del Parlamento, riducendo a uno soltanto, entro 10 anni dalla prima assegnazione. Il referendum punta a rendere la scelta definitiva: se passa il Sì, il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo per tutta la carriera, con l’obiettivo di distinguere nettamente chi giudica da chi accusa. Un tema complesso, di cui la politica ha discusso a lungo. Chi è per il No sostiene che così si introdurrebbe di fatto la separazione delle carriere ( per la quale ci vorrebbe un concorso di accesso alla magistratura distinto per giudici e pm e un doppio Csm) senza modificare la Costituzione.

✍️ Valutazione magistrati
Con la scheda di colore grigio (referendum n. 4) sono chiamati ad esprimersi sul sistema di valutazione dei magistrati, una prerogativa riservata al Csm, che decide anche sulla base di valutazioni espresse dai Consigli giudiziari a livello territoriale. Il quesito riguarda la «partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari. Abrogazione di norme in materia di composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari e delle competenze dei membri laici che ne fanno parte». In sostanza, il Sì mira a consentire il voto dei laici - avvocati e professori - che siedono nei consigli giudiziari anche su queste deliberazioni, per ottenere giudizi più oggettivi sull’operato dei magistrati. Al contrario chi è per il No sostiene che sia inopportuno il giudizio degli avvocati su chi nel processo rappresenta la loro controparte. Sulla stessa materia interviene anche la riforma Cartabia all’esame del Parlamento.

✍️ Firme per il Csm
Il referendum numero 5 (scheda verde) interviene sul meccanismo di selezione dei magistrati candidati alle elezioni del Csm. Il quesito riguarda la «abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura». Propone di cancellare la norma che stabilisce che ogni candidatura per l’elezione dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura sia sostenuta da un minimo di 25 e un massimo di 50 presentatori. Lo stesso meccanismo è previsto anche dalla riforma Csm proposta dalla ministra della Giustizia. L’obiettivo dei referendari è arrivare a candidature individuali dei magistrati, senza il supporto preventivo di altri colleghi, nel tentativo di limitare il peso delle correnti, dopo la bufera sulle nomina al Csm che si è scatenata nella primavera del 2019. Chi si oppone mette in dubbio che questo basti a ottenere cambiamenti rilevanti

🤔➡️🟢 Le posizioni dei partiti
Nella tornata referendaria meno polarizzata degli ultimi anni, il centrodestra va alle urne diviso, con Forza Italia favorevole a tutti a cinque i quesiti, e Fratelli D’Italia decisa sul No ai quesiti sulla legge Severino e la custodia cautelare. Il Movimento Cinque Stelle si è chiamato fuori, ritenendo «il Parlamento la sede per la riforma della Giustizia». «I cinque quesiti - secondo il presidente M5s Giuseppe Conte - sembrano una vendetta della politica nei confronti della magistratura». Più variegata la posizione del Pd, che ha lasciato libertà di coscienza. Il segretario Enrico Letta ha annunciato che andrà a votare ed esprimerà 5 no: «Penso che questo referendum sia uno strumento sbagliato” e “su alcuni degli argomenti si sta facendo la riforma nel Parlamento». Mentre Matteo Renzi, che si asterrà in Senato sulla riforma ritenendola troppo tiepida, ha sposato la battaglia della Lega e voterà sì a tutti i quesiti. Così come Azione, di Carlo Calenda.

✔️CONDIVIDO PIENAMENTE “ IO VI ACCUSO " ...La bella lettera di un insegnante... “ IO VI ACCUSO " ...Barbara D’Urso, Mari...
05/04/2022

✔️CONDIVIDO PIENAMENTE
“ IO VI ACCUSO " ...

La bella lettera di un insegnante... “ IO VI ACCUSO " ...
Barbara D’Urso, Maria De Filippi, Alfonso Signorini, Alessia Marcuzzi e tutta la schiera della vostra bolgia infernale… io vi accuso.
Vi accuso di essere tra i principali responsabili del decadimento culturale del nostro Paese, del suo imbarbarimento sociale, della sua corruzione e corrosione morale, della destabilizzazione mentale delle nuove generazioni, dell’impoverimento etico dei nostri giovani, della distorsione educativa dei nostri ragazzi.
Voi, con la vostra televisione trash, i vostri programmi spazzatura, i vostri pseudo spettacoli artefatti, falsi, ingannevoli, meschini, avete contribuito in prima persona e senza scrupoli al Decadentismo del terzo millennio che stavolta, purtroppo, non porta con sé alcun valore ma solo il nulla cosmico.
Siete complici e consapevoli promotori di quel perverso processo mediatico che ha inculcato la convinzione di una realizzazione di sé stessi basata esclusivamente sull’apparenza, sull’ostentazione della fama, del successo e della bellezza, sulla costante ricerca dell’applauso, sull’approvazione del pubblico, sulla costruzione di ciò che gli altri vogliono e non di ciò che siamo.
Avete sdoganato la maleducazione, l’ignoranza, la povertà morale e culturale come modelli di relazioni e riconoscimento sociale, perché i vostri programmi abbondano con il vostro consenso di cafoni, ignoranti e maleducati. Avete regalato fama e trasformato in modelli da imitare personaggi che non hanno valori, non hanno cultura, non hanno alcuno spessore morale.
Rappresentate l’umiliazione dei laureati, la mortificazione di chi studia, di chi investe tempo e risorse nella cultura, di chi frustrato abbandona infine l’Italia perché la ribalta e l’attenzione sono per i teatranti dei vostri programmi.
Parlo da insegnante,
che vede i propri alunni emulare esasperatamente gli atteggiamenti di boria, di falsità, di apparenza, di provocazione, di ostentazione, di maleducazione che diffondono i personaggi della vostra televisione;
che vede replicare nelle proprie aule le stesse tristi e squallide dinamiche da reality, nella convinzione che sia questo e solo questo il modo di relazionarsi con i propri coetanei e di guadagnarsi la loro accettazione e la loro stima;
che vede lo smarrimento, la paura, l’isolamento negli occhi di quei ragazzi che invece non si adeguano, non cedono alla seduzione di questo orribile mondo, ma per questo vengono ripagati con l’emarginazione e la derisione.
Ho visto nei miei anni di insegnamento prima con perplessità, poi con preoccupazione, ora con terrore centinaia di alunni comportarsi come replicanti degli imbarazzanti personaggi che popolano le vostre trasmissioni, per cercare di essere come loro. E provo orrore per il compiacimento che trasudano le vostre conduzioni al cospetto di certi personaggi.
Io vi accuso, dunque, perché di tutto ciò siete responsabili in prima persona.
Spero nella vostra fine professionale e nella vostra estinzione mediatica, perché solo queste potranno essere le giuste pene per gli irreparabili danni causati al Paese.”

🟢✔ La prima legge di bilancio dell’era Draghi, appena approvata dal parlamento sul filo del rasoio, sintetizza un concet...
01/01/2022

🟢✔ La prima legge di bilancio dell’era Draghi, appena approvata dal parlamento sul filo del rasoio, sintetizza un concetto che nel nostro paese è ormai radicato: la salute mentale non è una priorità.
Secondo un recente studio, durante il periodo della pandemia circa il 21% della popolazione ha riportato sintomi ansiosi clinicamente significativi e interferenti sulle proprie attività quotidiane, mentre il 10% ha avuto almeno un attacco di panico, senza mai averlo avuto prima nella vita. Il periodo di isolamento prima e quello avvolto dall’incertezza che stiamo ancora sperimentando poi, hanno messo a dura prova la nostra salute mentale, avendo ripercussioni sui rapporti di coppia, genitoriali e sociali in genere. L’onda lunga della pandemia continua ancora oggi a mietere vittime di disagio psicologico, e questo è un fatto che il governo non può ignorare.
Un quadro, quello italiano, che vede la consulenza e il supporto psicologico quasi totalmente in mani private, con strutture pubbliche dedicate a questo servizio pressocché inesistenti, e liste di attesa interminabili. Un lusso, quello di attendere, che le persone che stanno attraversando un momento di profondo disagio, non possono permettersi.
Proprio per questo, l’emendamento presentato dalla senatrice democratica Caterina Biti rappresentava una boccata d’ossigeno per le centinaia di migliaia di cittadini meno abbienti con necessità di accedere ad una consulenza. Il bonus si componeva di un contributo di 150 euro dedicato all’avviamento delle sedute iniziali e di un successivo sostegno per continuare a sostenere le spese dello psicologo (dedicato ai redditi ISEE più bassi). Di certo non abbastanza, ma comunque vitale per le tante menti affaticate dal macigno della pandemia.
Il sedicente “governo dei migliori” perde così un’opportunità enorme per ribadire una volta per tutte che la salute mentale non deve essere appannaggio di pochi, ma diritto inalienabile di tutti. Appuntamento al prossimo anno, allora.

🟢✔A inizio mese, su Twitter, vari account richiamano l’attenzione di Feltrinelli su un libro in vendita nello store onli...
27/11/2021

🟢✔A inizio mese, su Twitter, vari account richiamano l’attenzione di Feltrinelli su un libro in vendita nello store online. A destare preoccupazione, oltre al titolo, I protocolli dei savi di Sion, è la scheda che lo accompagna. “Veri o falsi che siano”, si legge nella descrizione, “ormai non conta più, perché questi misteriosi protocolli, persino fuori dal loro tempo, si sono rivelati laicamente profetici”.
Al di là delle spiegazioni tecniche – Feltrinelli non esegue un controllo dei contenuti caricati dai singoli editori – c’è una sorta di ossimoro perturbante nell’immagine del tweet. Un marchio della grande editoria associato a colpo d’occhio a un testo centrale nel complottismo antisemita, con una descrizione che ammanta il testo di seducente plausibilità.
Se pensate che sia un problema legato alla regolamentazione delle piattaforme online, è bene chiarire subito che la faccenda è molto più complessa e ingarbugliata. Già nel 2013, anno in cui il M5S entra per la prima volta in Parlamento, un articolo del Post dava conto delle interrogazioni parlamentari sulle scie chimiche, largamente distribuite tra banchi del centro-destra e del centro-sinistra. Una teoria che, come ricostruito dalla giornalista Silvia Bencivelli quello stesso anno, nasce nel 1997 per fare pubblicità a una ditta di consulenze anti-spionaggio.
Sul versante anti-vaccinisti, in paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna tra le voci più in vista troviamo nomi e cognomi importanti, come Robert Kennedy Jr, nipote dell’ex presidente Kennedy, o Piers Corbyn, fratello dell’ex leader del Partito laburista. Proprio Robert Kennedy Jr è stato di recente in Italia, e nella copertura della sua presenza ha prevalso il vizio di amplificarne nei titoli gli strali apocalittici. Mentre Claudio Messora, in arte Byoblu, nel 2021 ha visto il suo canale YouTube chiuso a causa della disinformazione sulla pandemia, e allo stesso tempo è uscito nelle librerie con Rizzoli, con tanto di promozione in tivù. Sul suo sito, infine, troviamo in vendita vitamine "per sostenere le difese immunitarie" e integratori.
Poniamo questi esempi per spogliarci prima di tutto del “complottismo” (o “narrazione complottista”) come etichetta di una parte ben precisa dello spettro politico, o per evitare di ridurlo a una questione di potere attraverso il linguaggio. In Italia, nel manicheismo semplificatorio dell’informazione mainstream, il “complottismo” si muove di solito tra “webeti”, “analfabeti funzionali”, “avvelenatori di pozzi”, “populisti”, gli “scappati di casa” e i diffusori di “fake news”. Il complottista si presume esterno alla comunità di riferimento: si è complottisti per contrapposizione. Ma il complottismo non è un delirio né una menzogna, piuttosto è un problema politico. Il complotto è lo spettro di una comunità frantumata.
Ne è consapevole la filosofa Donatella Di Cesare, che nel libro Il complotto al potere (Einaudi), parte dall’analisi del complotto come dispositivo, fin dalle sue origini. Di Cesare respinge l’idea che il complotto in sé sia sintomo di pensiero magico, la sopravvivenza di antiche superstizioni o una forma di pensiero debole, oscurantista. In un mondo dove tutto è iperconnesso e iperorganizzato, dove allo stesso tempo siamo sorvegliabili e sorveglianti, ma distanti dai centri di decisione, il complotto è prima di tutto una maschera del potere...
Gli ultimi due anni sono stati caratterizzati tanto dall’importanza della ricerca scientifica, tanto da quella che la giornalista americana Alex Kaplan ha definito “singolarità cospirazionista”. Diverse comunità cospirazioniste si sono incontrate e fuse assieme, spesso sotto il vessillo della lotta alla “dittatura sanitaria”, e ciò sta avendo un impatto politico a livello internazionale. Su questa “singolarità” si concentra in particolare Leonardo Bianchi nel suo nuovo libro, Complotti! (minimum fax).
Bianchi ripercorre origini e continuità nel presente dei complottismi, li analizza come vettori di radicalizzazione perfettamente integrabili con pezzi di politica istituzionale, mondo scientifico e accademico e media mainstream. La narrazione complottista, insomma, è anche un dispositivo di potere sociale ed economico. Dietro i profeti della controinformazione, dietro i proclami rivoluzionari, si muove a sua volta un potere che vuole rimanere segreto o sottotraccia nelle sue intenzioni. Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un concorrente commerciale del falso.
L'articolo completo di Matteo Pascoletti qui
{https://www.valigiablu.it/complottismo-potere/...}

🟢✔ ABORRO.Negli ultimi giorni l'attenzione verso il confine bielorusso-polacco si è intensificata a causa della presenza...
12/11/2021

🟢✔ ABORRO.

Negli ultimi giorni l'attenzione verso il confine bielorusso-polacco si è intensificata a causa della presenza di circa 3/4mila migranti (le stime variano a seconda della fonte) tra Polonia e Bielorussia. Che Minsk stesse facilitando l'accesso a uomini, donne e bambini del Vicino Oriente (soprattutto dal Kurdistan Iracheno) era già noto da alcuni mesi, ma finora si era trattato sempre di pochi tentativi di attraversamento.

La situazione è piuttosto significativa sia a livello umanitario sia a livello geopolitico. Migliaia di persone si trovano ad affrontare l'inverno bielorusso in tende di fortuna con mezzi limitati, nella speranza di raggiungere la Germania o il Regno Unito. Il tutto, come ben noto, dopo aver pagato migliaia di euro ai trafficanti.
Questa catastrofe è riuscita a mettere in luce l'ipocrisia dell'Unione Europea (stati membri e istituzioni) e dell'Unione Statale Russa e Bielorussa. Il 22 ottobre Ursula Von Der Leyen aveva giurato, in seguito a una lettera aperta di 12 stati membri, che non ci sarebbero mai stati fondi europei per la costruzione di nuovi muri; due giorni fa Charles Michel, in visita a Varsavia, ha affermato che sarebbe legalmente possibile. Inoltre, questa situazione ha contribuito a un'unanime espressione di solidarietà nei confronti della Polonia che ha schierato 15mila soldati in supporto alla polizia di frontiera. La stessa Polonia costantemente criticata per le posizioni estreme sulla questione migratoria e per le repressioni interne portate avanti dal partito Diritto e Giustizia.

Dall'altro lato della frontiera c'è l'ipocrisia grottesca di Lukashenko che, insieme alle autorità russe, accusa l'Europa di ve**re meno ai propri valori e che nega il proprio contributo a questa operazione. La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zacharova, ha inoltre dichiarato che l'Occidente è colpevole in quanto fautore delle guerre che hanno destabilizzato il regime iracheno e siriano, chiudendo però gli occhi di fronte alle evidenti responsabilità dell'alleato. La Russia ha anche inviato velivoli militari e ricevuto il Ministro degli Estero bielorusso per consultazioni.

✔️🟢REAZIONE ESEMPLARE DEI PROFIn queste settimane sono state decine gli insegnanti spagnoli ad aver mandato un forte e c...
12/06/2021

✔️🟢REAZIONE ESEMPLARE DEI PROF
In queste settimane sono state decine gli insegnanti spagnoli ad aver mandato un forte e coraggioso messaggio di inclusività e rispetto.
Il movimento è nato su Twitter, pochi mesi fa, su iniziativa di un professore di matematica dopo che un suo alunno era stato espulso e mandato dallo psicologo scolastico perché indossava una gonna. Il professore ha deciso così di non girarsi dall’altra parte e affrontare quest’ingiustizia, pubblicando una sua stessa foto in gonna.
La stessa mobilitazione è però ripartita nelle ultime settimane a causa di un episodio di bullismo: uno studente ha ricevuto insulti omofobi per aver indossato una maglietta con un personaggio di un anime. Così, un suo insegnante, indignato dalla vicenda, ha deciso di indossare la gonna per tutto il mese di maggio, scrivendo su Twitter: “Per una scuola che educhi al rispetto, alla diversità, alla coeducazione e alla tolleranza. Vestiti come vuoi! Ci uniamo alla campagna ", facendo tornare l’hashtag virale e portando sempre più docenti a aderire alla campagna.
In Italia, nel frattempo, un solo politico ha commentato la notizia, purtroppo definendo questa sacrosanta lotta alle discriminazioni una “lotta al buonsenso”. Avete già capito di chi si tratta...

OBOLO DI SAN PIETROLo scandalo vaticano e le banche svizzereUtilizzare la questua milionaria organizzata in tutto il mon...
25/05/2021

OBOLO DI SAN PIETRO
Lo scandalo vaticano e le banche svizzere

Utilizzare la questua milionaria organizzata in tutto il mondo cattolico il 29 giugno di ogni anno per finanziare investimenti spregiudicati della Segreteria di stato del Vaticano all’insaputa del Papa. Uno scandalo scoppiato nell’ottobre 2018, che ha spinto Papa Francesco alla trasparenza nella gestione dei soldi vaticani e oggetto di un libro inchiesta recentemente uscito dal titolo “I mercanti nel tempio”.

Cosa unisce finanzieri spregiudicati spuntati dal nulla e senza grandi credenziali a cardinali, arcivescovi e alti funzionari laici della Santa Sede? La risposta, sebbene la magistratura vaticana stia ancora indagando, va cercata nella gestione segreta e poco oculata di centinaia di milioni di euro. Soldi offerti dai fedeli di tutto il mondo (Obolo di San Pietro perché raccolto in tutto il mondo il 29 giugno, giorno di San Pietro e Paolo) per sostenere parte delle spese del Papa, le comunità religiose e per effettuare opere di ca**tà per i poveri e svaniti tra investimenti temerari e commissioni pagate a intermediari senza scrupoli.

Su questo scandalo i giornalisti economici del Corriere della Sera Mario Gerevini e Fabrizio Massaro hanno svolto un’inchiesta approfondita (pubblicata per i tipi di Solferino libri) e ci regalano fatti, personaggi e luoghi protagonisti di un’avventura finanziaria al limite del legale e sicuramente moralmente inaccettabile se fatta dallo stato Vaticano.

Ma come si è arrivati al punto di incriminare alti prelati e finanzieri di dubbia fama? Tutti sono infatti sospettati di aver messo in atto un disegno criminale teso a depredare le casse del Vaticano. Come una fonte che ha chiesto l’anonimato ha raccontato ai due autori, “La Sante Sede è un cliente molto ricco di cui ci si può facilmente approfittare”. Una tesi suggestiva, ma sicuramente solo in parte vera.

Nella prima inchiesta giornalistica sui fondi riservati del Papa passiamo dal giallo dei duecento milioni di dollari che il sostituto per gli Affari generali della Segreteria di stato, monsignor Angelo Becciu, voleva investire in una piattaforma petrolifera Offshore in Angola – investimento fortemente sconsigliato – all'uso di quegli stessi fondi per comprare un palazzo a Londra. E la storia qui si infittisce. Entrano in gioco finanzieri poco noti ma capaci alla fine di depredare le casse vaticane.

Un tesoro nascosto anche al Papa
Questi 200 milioni di dollari fanno parte di un tesoro nascosto (si ritiene che ammonti a circa 650 milioni di euro), fuori da ogni controllo contabile e amministrato da un gruppo ristretto di alti prelati e fiduciari, raccolti dietro un’insegna burocratica: Ufficio Affari Generali della Segreteria di Stato. Ufficio gestito dall’allora arcivescovo Angelo Becciu e coadiuvato dal monsignor Alberto Perlasca e dall’economo della Segreteria di stato, il laico Fabrizio Tirabassi.

E la vicenda si sposta in Svizzera, necessariamente. I soldi segreti della Segreteria di stato sono infatti gestiti da un fiduciario che vive a Lugano, Enrico Crasso. “Il banchiere di Dio”, così soprannominato dagli amici che per oltre 20 anni ha operato come gestore esterno della cassa segreta del Vaticano. E si scopre anche che nella sede luganese di UBS esiste un conto intestato al Papa gestito da un fiduciario ticinese e utilizzato all'insaputa del Santo Padre.

Ma soprattutto il libro chiarisce il ruolo dei faccendieri Raffaele Mencione e Gianluigi Torzi che nell’affare del palazzo di Londra hanno tenuto in scacco per mesi la Santa Sede.

Gli autori risalgono la corrente, grazie all’accesso a fonti inedite e testimonianze di insider, documenti interni della Segreteria di Stato, carte dell’inchiesta penale vaticana, sulle tracce di vicende sorprendenti come gli affari con Lapo Elkann o il finanziamento del film su Elton John (tutti fatti attraverso il fondo "Centurion" di Malta gestito da Crasso), il salvataggio di una università in Giordania, un piccolo broker (appunto Torzi) che praticamente ricatta la Santa Sede, lo scontro frontale tra Ior (Istituto per le opere di religione, di fatto la Banca del Vaticano) e la Segreteria, arrivando a costruire una trama che sembra quella di una fiction. Invece è realtà.

E soprattutto gli autori si chiedono come mai sugli oltre 1.3 miliardi di cattolici, la Santa Sede si sia rivolta a faccendieri poco raccomandabili e poco conosciuti e non si sia invece affidata a illustri banchieri, finanzieri o professori dell’area cattolica (sicuramente pronti a lavorare per il Vaticano anche a titolo gratuito).

Seguite il racconto video, che parte dalla raccolta dell’Obolo di San Pietro, passa dalla nascita dello scandalo per arrivare alla volontà di Papa Francesco di far chiarezza sulla gestione dei fondi, spesso segreti, del Vaticano. (Di Riccardo Franciolli)

guarda il video:
https://media.swissinfo.ch/media/video/9977a142-3710-4f41-9e54-9bc33561d249/rendition/16a24a9c-7102-4399-bcb2-5025d2016ed2.mp4

Sí all'acquisizione di messaggi sms attraverso la realizzazione di una fotografia dello schermo del cellulare
10/04/2021

Sí all'acquisizione di messaggi sms attraverso la realizzazione di una fotografia dello schermo del cellulare

✔CORTE DI CASSAZIONE
Social network: gli screenshots ed il reato di sostituzione di persona

È "legittima l'acquisizione come documento di messaggi 'sms' mediante la realizzazione di una fotografia dello schermo di un telefono cellulare sul quale gli stessi sono leggibili (…) «non è imposto alcun adempimento specifico per il compimento di tale attività, che consiste nella realizzazione di una fotografia e che si caratterizza soltanto per il suo oggetto, costituito appunto da uno schermo» sul quale sia visibile un testo o un'immagine«non essendovi alcuna differenza tra una tale fotografia e quella di qualsiasi altro oggetto».(…)"

È questo il principio ribadito dalla Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione nella sentenza del 30.3.2021 che, dopo aver dato il via libera alla produzione in giudizio degli screenshots, procede nella descrizione del delitto di sostituzione di persona che risulta integrato dalla condotta di colui che crea ed utilizza un "profilo" su "social network", servendosi abusivamente dell'immagine di un diverso soggetto, inconsapevole, in quanto idonea alla rappresentazione di un'identità digitale non corrispondente al soggetto che ne fa uso.

La descrizione di un profilo poco lusinghiero sul "social network" - ad avviso della Corte- evidenzia sia il fine di vantaggio, consistente nell'agevolazione delle comunicazioni e degli scambi di contenuti in rete, sia il fine di danno per il terzo, di cui è abusivamente utilizzata l'immagine e comporta che gli utilizzatori del servizio vengano tratti in inganno sulla disponibilità della persona associata all'immagine a ricevere comunicazioni a sfondo sessuale o sentimentale.

Inoltre, i Giudici di palazzaccio si occupano del reato di illecito trattamento dei dati personali previsto e punito dall'art. 167 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 che è integrato dall'ostensione di dati personali del loro titolare ai frequentatori di un social network attraverso l'inserimento degli stessi, previa creazione di un falso profilo, sul relativo sito. In tal caso, infatti,

il nocumento che ne deriva al titolare medesimo s'identifica in un qualsiasi pregiudizio giuridicamente rilevante di natura patrimoniale o non patrimoniale subito dal soggetto cui si riferiscono i dati protetti oppure da terzi quale conseguenza dell'illecito trattamento. Peraltro, in punto di integrazione del detto delitto, la Suprema Corte ha ritenuto infondate le censure relative all'essere l'immagine della persona offesa di dominio pubblico: il profilo 'Facebook' della persona offesa, in cui l'immagine stessa era postata, non può, infatti, per costante giurisprudenza, qualificarsi come un luogo virtuale pubblico, in quanto protetto da particolari misure atte a non consentirne l'accesso se non a persone previamente selezionate dal titolare del profilo stesso.

Fonte : Massimario G.A.R.I.
Per approfondire scarica la sentenza: {http://www.gazzettaamministrativa.it/servizicu/bancadatigari/viewnews/5518}

ARTE CONTEMPORANEA.‘’Cosa sta succedendo? Chi è quella?’’, chiede un gruppo di lavoratori in pausa, ‘’E’ ovvio! Una donn...
28/03/2021

ARTE CONTEMPORANEA.
‘’Cosa sta succedendo? Chi è quella?’’,
chiede un gruppo di lavoratori in pausa, ‘’E’ ovvio! Una donna inseguita dalla polizia’’, risponde una donna di passaggio.

Quella che sembra una barzelletta, è una delle tante reazioni suscitate e raccontate da Mona Hatoum durante la sua performance, Roadworks. A Brixton, Londra, nel 1985, Hatoum cammina per un’ora a piedi scalzi mentre alle sue caviglie sono attaccati con i lacci delle Dr Martens, le scarpe indossate dai poliziotti e spesso dai frequentanti dei movimenti violenti e razzisti skinheads, metafora di controllo e oppressione.

La scelta del quartiere, Brixton, non è casuale: negli anni ‘80 è stato palcoscenico di duri conflitti sociali, specialmente tra la sempre più marginalizzata comunità Afro-Caraibica londinese e le forze dell’ordine, appena investiti del nuovo potere dello ‘’stop and search’’: la possibilità di fermare le persone ritenute apparentemente sospette e di perquisirle a fronte di “ragionevoli motivi”, regola ancora valida in Inghilterra.

È per questo che la performance avviene in strada, dove il pubblico non è selezionato, dove i conflitti sono reali e non c’è bisogno di una spiegazione. Solo dopo è raccontata: prima con un video di 6 minuti, riassuntivo dell’intera esperienza, e poi tramite l’utilizzo di una foto, slegando l’esperienza dal suo contesto così da raccontare una problematica legata ormai a più quartieri londinesi.
‘’Facendolo ho capito che per la prima volta stavo lavorando per le persone nelle strade e non per i soliti indifferenti e ostili spettatori che si incontrano nelle gallerie’’.

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Campobasso

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