04/02/2022
“Diversità è una parola che non mi piace, ha un qualcosa di comparativo e una distanza che non mi convince.
Trovo che le parole siano come gli amanti: quando non funzionano più, vanno cambiati subito.
Ho cercato un termine che potesse sostituire degnamente una parola così incompleta. E ne ho trovato uno molto convincente: unicità.
Unicità.
Unicità mi piace, è una parola che piace a tutti. Tutti siamo capaci di notare l'unicità dell'altro e tutti noi pensiamo di essere unici.
Facile? Per niente. Perché per comprendere e accettare la propria unicità, è necessario capire da cosa è composta, di cosa è fatta. Di cosa siamo fatti noi.
Certamente delle cose belle. Le ambizioni, i valori, le convinzioni, i talenti. Ma i talenti vanno allenati, seguiti. Delle proprie convinzioni bisogna avere la responsabilità. Delle proprie forze bisogna avere cura.
Non è facilissimo... e queste sono le cose fighe! Immaginatevi quando si comincia con i dolori che vanno affrontati; con le paure, che vanno esorcizzate; con le fragilità che vanno accudite...
Insomma, entrare in contatto con la propria unicità è un lavoro pazzesco. Come si fa? Io un modo ce l’avrei. Si prendono per mano tutte le cose che ci abitano.
Quelle belle, quelle che pensiamo essere brutte e si portano in alto. Si sollevano insieme a noi, nella purezza dell’aria, nella libertà del vento, alla luce del sole, in un grande abbraccio innamorato e gridiamo: “Che bellezza, tutte queste cose sono io! Sono io!”.
Sarà una figata pazzesca. E sarà bellissimo abbracciare la nostra unicità.
E a quel punto io credo che sarà anche più probabile aprirsi all’unicità dell’altro. E uscire da questo stato di conflitto che ci allontana.
Credo di sì.
Io sono molto fortunata a essere qui, ma date un senso alla mia presenza su questo palco e tentiamo il più grande atto rivoluzionario che si possa fare oggi, che è l’ascolto. L'ascolto di sé stessi, l'ascolto degli altri, l'ascolto delle unicità.
Proviamo ad ascoltarci, a donarci agli altri. Accogliamo il dubbio, anche solo per essere certi che le nostre convinzioni non siano solo delle convenzioni.
Facciamo scorrere i pensieri in libertà senza pregiudizio, senza vergogna e liberiamoci della prigionia dell’immobilità. È orrendo, immaginate se il mondo non ruotasse e fisso stesse. Se tutto il buio fosse nero pesto”.
Drusilla Foer
"Forse dovrei, ma non so..."
Drusilla Foer, con l'eleganza di una danza e la potenza di un fiume in piena, racconta all’Italia di quell’Ascolto che solo può aprire la porta all'incontro con il nostro essere più autentico, quell'unione difficile ma entusiasmante di parti diverse (“che bellezza!”) che ci rende unici: è il contatto con la nostra unicità che ci permette di tendere un ponte verso gli altri, che ci consente di essere curiosi di ciò che non siamo noi.
Drusilla Foer ci fa sentire vicini, nel pieno di una notte che non illumina abbastanza le sue parole.
Parole come e che sono il cuore della nostra professione.
Parole che aprono la possibilità di un mondo che anche noi, come psicolghə, dobbiamo e vogliamo portare alla luce del sole.
Grazie.
https://www.raiplay.it/video/2022/02/Sanremo-2022-terza-serata-Drusilla-Foer-e-il-monologo-sullunicita-24de2899-b1a0-4bb2-a382-3ec3a36c8f61.html
Laura Parolin