03/04/2026
🟢 ORDINE E DISORDINE
Nella sala di psicomotricità, ordine e disordine non sono opposti da correggere, ma linguaggi da comprendere.
A uno sguardo superficiale, il disordine può apparire come mancanza di regole, confusione o dispersione. In realtà, soprattutto nel contesto psicomotorio, rappresenta spesso un’espressione autentica del mondo interno del bambino: un modo per esplorare, sperimentare, mettere alla prova il proprio corpo e lo spazio. Il disordine racconta il bisogno di libertà, di movimento, di scoperta. È il segno di un processo in atto.
L’ordine, d’altra parte, non è semplicemente il risultato di un riassetto esterno, ma una conquista interna. È ciò che emerge quando il bambino inizia a dare senso alle proprie esperienze, a organizzare il gesto, a strutturare il pensiero e la relazione con l’ambiente. L’ordine nasce dall’integrazione, non dall’imposizione.
Il ruolo dell’adulto, nella sala di psicomotricità, è proprio quello di stare in equilibrio tra questi due poli: accogliere il disordine senza giudizio, riconoscendone il valore evolutivo, e allo stesso tempo offrire contenimento, cornici chiare e riferimenti stabili. Non si tratta di “mettere in ordine” il bambino, ma di creare le condizioni affinché possa trovare il proprio ordine.
Ogni oggetto spostato, ogni costruzione abbattuta, ogni spazio trasformato ha un significato. Dietro il caos apparente, c’è un’intenzione, un bisogno, una narrazione corporea che chiede di essere ascoltata. È in questo spazio, tra libertà e struttura, che il bambino costruisce sicurezza, identità e competenze.
L’ordine e il disordine, quindi, non sono da correggere o da evitare, ma da integrare. Sono parte di un processo dinamico, vivo, necessario. E nella relazione attenta e rispettosa con l’adulto, diventano strumenti preziosi di crescita.
S.P