08/01/2026
"Un bambino e una bambina diventano se stessi negli occhi di chi li guarda "
“L’infanzia è il suolo sul quale andremo a marciare per tutta la vita.”
Lya Luft
🌱 Se l’infanzia è il suolo, allora educare non significa modellare, plasmare, correggere. Educare significa abitare con cura.
Non significa preparare il bambino o la bambina al futuro, ma assumersi la responsabilità del presente che consegniamo loro, ogni giorno.
Ogni gesto educativo – anche il più piccolo, anche quello che passa inosservato – lascia una traccia:
💫 nel corpo
💫 nel sistema nervoso
💫 nella memoria emotiva
💫 nel modo in cui il bambino o la bambina imparerà a stare in relazione con sé e con il mondo
La pedagogia diventa così una , non della performance.
🖤 Quali tracce portiamo dentro (e dietro) noi adulti?
Spesso, senza volerlo, portiamo con noi la traccia sottile della Pedagogia Nera.
La Pedagogia Nera non è solo violenza manifesta. È una modalità educativa e relazionale, implicita ed esplicita, che viene normalizzata, tramandata, interiorizzata, spesso agita in modo inconsapevole.
Agisce quando:
🔎 chiediamo al bambino o alla bambina di adattarsi ai nostri ritmi, ai nostri bisogni, alle nostre fragilità;
🔎 minimizziamo il suo stress emotivo perché “tanto non ricorderà”;
🔎 etichettiamo come “capriccio” o “provocazione” ciò che non sappiamo leggere;
🔎 separiamo senza accompagnare (ricatti, silenzi punitivi, minacce, derisioni);
🔎 privilegiamo il controllo (violenza corporea e comunicativa, ubbidienza, …) alla connessione, il potere alla presenza.
Come ci ricorda Gabor Maté, lo stress precoce, la disconnessione relazionale e le separazioni non sostenute plasmano il sistema nervoso del bambino e della bambina, influenzando profondamente la loro futura capacità di autoregolazione.
🫀 La sicurezza profonda non nasce dall’assenza di difficoltà, ma dalla presenza di una relazione affidabile, reale, imperfetta, capace di restare anche nell’errore e nella fragilità.
🪞 La sicurezza profonda nasce da quello sguardo adulto che fa esistere. Un bambino e una bambina diventano se stessi nel volto di chi li guarda. Questo lo sapeva bene Alice Miller.
Quando l’adulto:
🌱 vede ed accoglie davvero il bambino o la bambina con le sue emozioni, pensieri e idee,
🌱 sospende proiezioni, aspettative, ideali,
🌱 riconosce e rispetta la sua unicità, offre uno specchio che permette l’esistenza del Sé.
⚠️ Quando invece lo sguardo adulto è occupato da bisogni irrisolti, paure, rigidità educative, ruoli da difendere, ferite relazionali antiche, il bambino o la bambina impara presto una lezione silenziosa: per restare in relazione, devo smettere di essere me stesso.
⚠️ Questa è una delle ferite più profonde della Pedagogia Nera: bambini adattati, competenti, apparentemente “bravi”, persino dotati, ma disconnessi dal proprio sentire e dal proprio Essere corpo.
🌿 Una responsabilità adulta. Sì, perché educare significa avere il coraggio di fermarsi.
Non possiamo cambiare il suolo su cui abbiamo marciato noi adulti.
Ma possiamo scegliere come camminare oggi accanto ai bambini e alle bambine.
Contrastare la Pedagogia Nera significa:
🌱 scegliere la connessione prima della correzione;
🌱 proteggere la dignità emotiva del bambino e della bambina;
🌱 riconoscere il corpo come primo luogo educativo;
🌱 assumersi la responsabilità del proprio mondo interno e delle tracce che abitano il corpo.
Perché non esiste pedagogia consapevole, né educazione rispettosa, senza adulti disposti a mettersi in discussione.
E se l’infanzia è il suolo, che sia terreno di radicamento, non di sopravvivenza, non di memorie di paura.
Atelier della Pedagogista