Dott.ssa Laura Bandelloni - Disturbi del comportamento alimentare

Dott.ssa Laura Bandelloni - Disturbi del comportamento alimentare Psico-pedagogista clinica specializzata nei disturbi del comportamento alimentare: obesità, anoressia, bulimia, disturbo BED.

Supporto pre e post-chirurgia bariatrica e aiuto a migliorare il rapporto con il cibo. Disponibile online e in studio a Treviso.

14/04/2026

Perché continui a farti male con il cibo?
Sai perfettamente come alimentarti.
Hai fatto diete, ne conosci le regole, sai cosa è “giusto”.
Eppure… qualcosa prende il sopravvento.
Ti ritrovi al supermercato, davanti a quel cibo “proibito”.
E in quel momento succede qualcosa:
non è fame. È un impulso. Un automatismo.
La razionalità si spegne.
Quel cibo diventa una risposta:
al vuoto, alle paure, alle insicurezze,
alle aspettative troppo alte che senti sulle spalle.
Per un attimo ti senti libera.
Libera di non pensare.
Libera di riempire quel silenzio dentro.
Ma subito dopo arriva il conto:
senso di colpa, delusione, vergogna.
E così il cibo smette di essere nutrimento
e diventa punizione.
La tua infelicità diventa cibo.
La tua solitudine diventa cibo.
Ma non è questa la tua verità.
Stai guardando la tua vita attraverso lenti scure,
e tutto sembra più pesante, più sbagliato, più senza via d’uscita.
Prova a toglierle, non partendo dal cibo, ma da te.

08/04/2026

La consapevolezza arriva quando smetti di cercarti nel cibo…
e inizi a cercarti dentro.
Quando provi a riconoscerti come corpo,
non solo come numero sulla bilancia.
È un percorso che riguarda tutto di te:
la tua storia, le tue ferite, le tue cadute.
Perché il cibo, spesso, non è fame.
È risposta: a un’emozione che non ha parole, a un vuoto, a una mancanza, a un bisogno di consolazione.
E allora il corpo parla.
Diventa linguaggio.
Racconta ciò che non riesci a dire: vergogna, sofferenza, rassegnazione.
Ma dietro ogni comportamento alimentare disfunzionale
non c’è debolezza.
C’è una storia.
Fatta di tentativi.
Di adattamenti.
Di silenzi.
È per questo che molte diete falliscono:
perché non parlano alla persona,
ma solo al suo peso.

31/03/2026

È sera. Sei sola in cucina.
Cosa pensi?
“Ho corso tutto il giorno, ho fatto tutto al meglio.
Adesso ho bisogno di qualcosa di buono… qualcosa che riempia quel vuoto.”
Finalmente puoi pensare a te.
Il pensiero di “meritare” ti porta lì:
verso quel cibo che scegli proprio per questi momenti.
E allora compi il tuo “delitto perfetto”,
in silenzio, senza lasciare traccia.
Ma dura poco.
Subito dopo arrivano loro:
delusione, ansia, vergogna.
E così il “delitto perfetto” si ripete.
Non per fame. Non per piacere.
Ma perché è diventato il tuo rifugio… la tua stampella.
Ma non sei condannata a questo.
Puoi fermarti.
Puoi guardare quel vuoto.
Puoi iniziare ad ascoltarti davvero.
Fatti aiutare.
Il primo passo fa paura… ma è l’unico che può cambiare la direzione.

23/03/2026

Riesci ad abbandonare quel “fantasma grasso” che ha fatto parte della tua storia?

Talvolta rimane, nonostante un buon percorso bariatrico, perché non si è instaurato il dialogo tra mente e corpo.
Infatti il percorso bariatrico, così come ogni percorso di cura, ci insegna che intervenire sul corpo può aprire una strada, ma non esaurisce il cammino.
È necessaria una “cura dell’anima”, capace di dare senso, integrare, trasformare.
Possiamo parlare di sinergia tra mente e corpo.
Perché il vero obiettivo non è solo perdere peso, ma ritrovarsi.
Ritrovare un modo nuovo di stare nelle emozioni.
Ritrovare il diritto di esistere al di là del giudizio, del numero sulla bilancia, dello sguardo degli altri.
Forse la domanda più importante non è più:
“Quanto peso devo perdere?”
Ma:
“Come posso prendermi cura di me?”

19/03/2026

Il cibo caotico rappresenta una sicurezza quando ti senti delusa, sei scoraggiata, non hai prospettive.
In quel momento hai la tua stampella consolatrice e gratificante.
Entri così nel meccanismo dell'abitudine che si imprime nella tua mente.
Quell'abitudine comportamentale ti è ormai familiare, è il tuo modo abituale di reagire.
Vivi un loop di emozioni e pensieri che il cibo placa.
Un cambiamento, pur auspicabile, è un'ipotesi improponibile. Riusciresti a passare indenne nella tua tempesta emotiva, ritardando l'assunzione di cibo?
Sarebbe il primo passo!

11/03/2026

Che rapporto abbiamo con il cibo?

Qualsiasi definizione possiamo dare, si tratta sempre di un rapporto di intimità.
Il cibo è qualcosa di esterno a noi
che, poco alla volta, diventa noi.
Diventa il nostro sangue,
le nostre ossa,
la nostra pelle.
Talvolta, mentre mangiamo, nella nostra mente compaiono dei mostri.
Scarichiamo sul cibo traumi irrisolti,
compensazioni,
risarcimenti.
Mandiamo giù tutto.
Il cibo lenisce,
gratifica,
ci fa sentire meno soli.
Ma dietro c’è molto altro.
La sofferenza.
Il non detto.
L’abbraccio mancato.
Il bisogno di essere visti.
La potenza dell’altro.
Il rapporto che una persona ha con il cibo, apertura o chiusura, è spesso lo stesso rapporto che ha con il mondo:
accoglienza
oppure fuga.
Riusciremo ad interpretare questa realtà che viviamo ogni giorno?

09/03/2026

Come si può vivere un’emozione senza che si amplifichi dentro di noi, come un urlo che rimbomba in una galleria?

Le emozioni fanno parte della vita: non possiamo eliminarle né sopprimerle.
Quando arrivano, il corpo si tende, i pensieri corrono veloci e spesso reagiamo in modo poco utile.
Possiamo sentirci responsabili di ciò che proviamo, interpretare quell’emozione come un fallimento personale, mentre il rimuginio continua ad alimentarla.
Eppure esiste un modo diverso di attraversarla.
Possiamo fermarci, osservarla, descriverla, cercare di comprendere quale evento o pensiero l’abbia attivata.
Non serve voltarle le spalle: possiamo imparare ad attraversarla.

Ricorda: tu non sei la tua emozione.
A volte cerchiamo di bloccarla con il cibo o con l’alcol, ma è solo un sollievo momentaneo, un inganno che non risolve il dolore.
Spesso quell’emozione ha radici lontane, nel nostro passato.
Possiamo però accoglierla con maggiore gentilezza e costruire, passo dopo passo, un rapporto nuovo con ciò che sentiamo.
Non sei sbagliato.
Sei semplicemente una persona sensibile.

05/03/2026

Mi rivolgo a chi vive spesso con un senso di colpa costante, con un’eccessiva responsabilità verso gli altri o porta con sé il peso di esperienze difficili vissute nell’infanzia.

A volte la nostra personalità si struttura attorno a schemi mentali appresi proprio da piccoli: modi di pensare e reagire che, col tempo, diventano automatici e difficili da modificare.
Sentirsi impotenti di fronte alle situazioni, crescere con l’idea di non fare mai abbastanza o sviluppare una bassa stima delle proprie capacità può portare queste convinzioni a radicarsi anche nell’età adulta, influenzando profondamente il modo in cui viviamo noi stessi e le relazioni affettive.
Dentro può crearsi una sorta di vuoto identitario, una sensazione di mancanza difficile da nominare.
E quando qualcosa destabilizza quell’equilibrio fragile, può accadere che il cibo, in eccesso o in difetto, diventi un modo per colmare quel vuoto.
Non è un vuoto che porta al cibo.
È spesso un meccanismo appreso molto tempo fa, un tentativo di protezione nato nell’infanzia.

Nel giorno dell’Obesity day volevo condividere il pensiero di Massimo Recalcati
04/03/2026

Nel giorno dell’Obesity day volevo condividere il pensiero di Massimo Recalcati

24/02/2026

Come si vive con il cibo sempre presente nella testa?

È un rumore di fondo ossessionante.
Inizia al mattino, appena sveglia. Non mi ha mai lasciata davvero.
È una presenza subdola che mi sussurra cosa e quanto dovrò mangiare.
È la paura di un corpo che non voglio riconoscere.
È la frustrazione di sentirmi sbagliata, qualsiasi cosa faccia.
Allora mi impongo regole rigide, punitive.
Regole che promettono controllo e finiscono per diventare una trappola.
Sono in bilico.
Le emozioni oscillano tra desiderio e paura, tra ciò che “dovrei” mangiare e quel “tutto e subito” che, in quel momento, sembra l’unico modo per placare l’ansia.
Poi arriva il pensiero automatico:
“Tanto ormai…”
È l’inganno.
La giustificazione.
Il tentativo di risarcire un dolore che non so nominare.
E così quel cibo che vive nella mia testa trova il suo scopo,
il suo alibi,
la mia punizione.
Ma il punto non è il cibo.
Il punto è quel dolore che non ha ancora trovato parole.
È quell’emozione che non ha ancora trovato uno spazio sicuro dove essere ascoltata.
E quando impari a fermarti, a riconoscere ciò che senti, a creare uno spazio tra impulso e azione…
quel rumore di fondo può abbassarsi.
Non sei il tuo disturbo.
Non sei il tuo “tanto ormai”.
C’è uno spazio.
E in quello spazio può iniziare qualcosa di diverso.

19/02/2026

Cosa accade quando il cibo non è più nutrimento ma una risposta emotiva?
E’ proprio in questo spazio tra restrizione e sofferenza che prende forma l’abbuffata: un comportamento che non nasce dalla fame, ma da un’urgenza interna pulsionale, spesso silenziosa e automatica.
Se pensiamo di curare un disturbo alimentare con una dieta, il sintomo sarà amplificato.
Il controllo dietetico, imposto dall’esterno, può innescare o intensificare l’urgenza compulsiva verso il cibo.
Per questo motivo, prima di parlare di soluzioni, è necessario comprendere in profondità cos’è l’abbuffata, come si manifesta, quale funzione emotiva svolge nella vita della persona, i meccanismi che la determinano.
Non fermiamoci al sintomo, lavoriamo sulla persona in cui quel sintomo ha un significato e una motivazione.
Solo così diventa possibile intervenire in modo efficace.

12/02/2026

Quanto può essere fragile l’autostima di chi ha “fallito” una dieta?

La sensazione di aver perso.
La colpa per non aver resistito.
La paura di aver fallito ancora una volta la battaglia contro il proprio corpo.

Ma fermati un momento.
E se non fossi tu ad aver fallito?
E se fosse l’approccio a non essere stato quello giusto per te?
La dieta non è una bacchetta magica.
Non può risolvere in modo globale il problema dell’obesità.
E soprattutto non è il primo trattamento per un disturbo del comportamento alimentare.
Esiste una differenza importante e troppo spesso ignorata tra:
- un sovrappeso legato ad abitudini alimentari scorrette di origine sociale
- un’obesità associata a un disturbo alimentare (come il Binge Eating Disorder), dove il cibo diventa risposta a un dolore emotivo.

Sono due condizioni diverse.
Richiedono percorsi diversi.
Richiedono uno sguardo più ampio.
Richiedono un’équipe multidisciplinare.

Eppure, nella realtà, la dieta viene spesso proposta a tutti indistintamente.
Ma cosa accade quando una persona che soffre di un disturbo alimentare prova a curarsi solo con una dieta?
All’inizio c’è motivazione.
C’è impegno.
C’è speranza.
Poi arrivano le emozioni non ascoltate.
Il disagio che non è stato affrontato.
Il vuoto che non dipende dalla fame.
E allora la dieta si interrompe.
Non perché manca la forza di volontà.
Ma perché il problema non era solo il cibo.
E quel momento viene vissuto come un fallimento personale.
Quando in realtà è stato un approccio riduttivo a fallire.
Se ti riconosci in queste parole, sappi questo:
non sei sbagliato.
Non sei debole.
Non sei senza controllo.
Forse hai solo bisogno di un percorso che guardi a te, non solo al tuo peso.

Indirizzo

Via Marzemine 26
Carbonera
31030

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