01/04/2026
Questo è uno dei menu settimanali della mensa di mio figlio (scuola primaria). Premetto che noi abbiamo scelto l'opzione "senza carne" (i piatti in rosso sono l'opzione alternativa alla carne).
🍝Mio figlio, che come tutti i bambini ha sempre adorato la pasta, ora mi dice che non ne può più di mangiarla. Se non sono penne sono ravioli, lasagne, al massimo gnocchi. Tutti i giorni.
🍕E ovviamente la pizza, quasi una volta alla settimana. Anche quella, mio figlio che ne è sempre stato ghiotto, dice che non riesce a finirla e che per lui "non è vera pizza".
🌾Altri cereali? in 5 settimane di menu abbiamo il farro ben 1 volta e il riso, sempre sottoforma di risotto, 3 volte.
🧀Il formaggio è presente tutti i giorni in varie forme. Qui lo vedete perfino come "secondo" dopo un primo a base di pizza margherita (c'è quasi tutte le settimane!). Il parmigiano è onnipresente: sulla pasta, nel risotto, nelle crocchette di verdure, nella frittata, perfino nella farinata... ma non fa altro che aggiungere proteine a un pasto già ricco e moltissimo sale, coprendo i sapori naturali del cibo -forse poco appetibili, trattandosi di materie prime di scarsa qualità.
🥜E veniamo finalmente al nocciolo della questione: i legumi. Li troviamo ben 2 volte in 5 settimane - più altre due volte come farinata (che però contiene uova e parmigiano..).
🏅La qualità? Viviamo in un parco naturale regionale, abbiamo decine di aziende agricole attorno... e ovviamente i pasti quotidiani dei bambini sono a base di pasta di farina del Canada, formaggi di latte tedesco, verdure dell'Olanda.. Questa è la Grande Distribuzione.
Noi tendiamo a pensare che nelle mense sia così, che non possiamo fare nulla perché le grandi aziende della ristorazione lavorano con grandissimi numeri e che non ci sia alternativa. Ma ci sbagliamo di grosso! Le alternative ci sono, manca la volontà delle amministrazioni locali di informarsi, impiegare risorse per ricercare le eccellenze del proprio territorio e applicarle!
Nel primo commento alcuni esempi di comuni virtuosi che hanno scelto la strada meno scontata, quella del Km 0, degli artigiani del cibo, della salute, e non quella delle multinazionali, della GDO e del risparmio sulle spalle dei bambini e dei ragazzi.