21/01/2026
𝙋𝙚𝙧𝙘𝙝𝙚' 𝙪𝙣 𝙚𝙨𝙚𝙧𝙘𝙞𝙯𝙞𝙤 𝙙𝙞 𝙞𝙨𝙤𝙡𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙖 𝙙𝙞 𝙪𝙣 𝙢𝙪𝙡𝙩𝙞𝙖𝙧𝙩𝙞𝙘𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚: 𝙞𝙡 𝙧𝙪𝙤𝙡𝙤 𝙙𝙚𝙡 𝙥𝙧𝙞𝙢𝙞𝙣𝙜 𝙣𝙚𝙪𝙧𝙖𝙡𝙚
Uno dei miei allievi, durante la revisione della scheda, mi ha posto una domanda molto pertinente e tipica di chi ha già una buona base tecnica: perché inserire un esercizio di isolamento prima di un multiarticolare, se l’obiettivo non è affaticare il muscolo ma esprimere forza e qualità nel gesto principale? La domanda è corretta, perché se si ragiona solo in termini di carico o di stimolo muscolare periferico quella scelta può sembrare controintuitiva. In realtà la risposta non va cercata nel muscolo, ma nel sistema nervoso e nel modo in cui organizza il reclutamento delle unità motorie secondo il principio di Henneman, che stabilisce che le unità motorie vengano reclutate in ordine crescente di soglia, dalle più piccole e a bassa soglia fino a quelle più grandi e ad alta capacità di produzione di forza
Attraverso stimoli a basso carico e alta precisione motoria, la pre-attivazione abbassa la soglia di attivazione delle unità motorie a bassa soglia, ne anticipa l’ingresso nel gesto e ne migliora il timing intra-muscolare, creando una base organizzata e stabile su cui potrà innestarsi il reclutamento successivo delle unità ad alta soglia durante gli esercizi principali. In questo modo il sistema nervoso riconosce il muscolo come disponibile, stabile e funzionalmente efficiente, permettendo una distribuzione delle forze più coerente, una migliore centratura articolare e una riduzione dei compensi. È proprio questa organizzazione precoce del segnale che rende il reclutamento ad alta soglia più efficace, perché le unità motorie più grandi non sono costrette a intervenire in un contesto motorio caotico, ma si inseriscono in un pattern già strutturato.
La pre-attivazione, in questo contesto, non ha la funzione di stimolare adattamenti periferici né di generare affaticamento, ma agisce come un vero e proprio priming neurale, migliorando la qualità del segnale in ingresso al muscolo prima che l’intensità dell’esercizio principale lo richieda in modo critico.
In questa prospettiva la pre-attivazione non aggiunge lavoro all’allenamento, ma ne aumenta l’efficienza, perché riduce il rumore del sistema e migliora la precisione del segnale nervoso, consentendo al carico successivo di produrre uno stimolo più mirato, più sicuro e più qualitativamente efficace.
Per rendere concreto il concetto, vi faccio alcuni esempi pratici tipici di una programmazione avanzata, chiarendo cosa si vuole ottenere a livello neurale e non muscolare.
Un primo esempio classico è un esercizio di isolamento del gluteo prima di uno squat o di un hip hinge. Inserire un glute bridge controllato o una abduzione d’anca con elastico prima dello squat non serve a “pre-affaticare” il gluteo, ma a renderlo prioritario nel pattern motorio. In molti soggetti il gluteo massimo entra in ritardo e il movimento viene dominato da quadricipite e lombare. Il lavoro di isolamento abbassa la soglia di attivazione delle unità motorie a bassa soglia del gluteo, migliora il timing e fa sì che, nello squat successivo, il bacino sia stabilizzato fin dall’inizio del movimento. Il risultato è uno squat più pulito, con migliore distribuzione delle forze e maggiore tensione meccanica sul distretto target, senza dover aumentare il carico.
Un secondo esempio riguarda la spalla: alzate laterali o lavoro di rotatori prima di una spinta sopra la testa. In molti atleti il deltoide laterale e gli stabilizzatori scapolari vengono “coperti” dal trapezio superiore. Un esercizio di isolamento leggero e controllato non affatica il deltoide, ma migliora la qualità del segnale neurale e la centratura scapolo-omerale. Quando si passa al military press o a una spinta con manubri, le unità a bassa soglia del deltoide entrano prima, la scapola è più stabile e il reclutamento ad alta soglia avviene in un contesto più efficiente e sicuro.
Altro esempio molto efficace è un esercizio di core anti-estensione prima di uno stacco o di uno squat pesante. Un dead bug o un plank breve e tecnico non “stanca” l’addome, ma organizza il controllo lombo-pelvico. Il sistema nervoso riceve un’informazione chiara sulla capacità di stabilizzazione del core, e questo consente agli estensori d’anca di esprimere forza senza dover compensare con rigidità lombare. Anche in questo caso il beneficio non è metabolico, ma legato alla qualità del pattern e alla riduzione del rumore motorio.
In tutti questi casi il filo conduttore è lo stesso: l’esercizio di isolamento non serve a creare fatica locale, ma a preparare il sistema nervoso, anticipare l’ingresso delle unità motorie a bassa soglia e costruire un contesto motorio ordinato. Il multiarticolare che segue non diventa più “facile”, ma più efficiente, perché la forza viene espressa su una struttura già organizzata. Questo è il motivo per cui, in una programmazione evoluta, l’ordine degli esercizi è una scelta neuro-funzionale e non una semplice convenzione.