26/04/2026
Libertà e Processo in ambito terapeutico.
Nel corso di una gita fuori porta nel giorno della Liberazione dal nazi-fascismo ho riflettuto sul significato (e sul mio senso) della parola libertà e sul processo in ambito terapeutico.
Libertà
La libertà, in ambito terapeutico dal mio punto di vista da psicoterapeuta neofita, fa rima con responsabilità.
Spesso i pazienti, le persone che vanno in seduta agognano e dichiarano di voler essere libere, raggiungere la libertà, di "sforzarsi ma..."
Il realtà spesso il processo terapeutico richiede proprio del tempo perché essere liberi, significa andare a consapevolizzare quelle "gabbie", spesso auto-imposte, che il soggetto "si costruisce" come impedimento alle proprie realizzazioni quotidiane.
In tal senso un movimento liberatorio nasce da un atto di consapevolezza iniziale, per poi svilupparsi in azione rispetto alla propria esistenza.
Libertà non è cambiare necessariamente le cose, ma il proprio assetto alle cose.
In più, sempre personalmente, non credo alla Libertà nel senso di liberazione totale e Compiuta del soggetto.
Piuttosto in un percorso di terapia, se compiuto con coraggio e consapevolezza, possono crearsi "spazi di micro-libertà".
Libertà del dire di "no" quando una cosa lede se stessi.
Libertà nel dire di "si" quando la minaccia era solo pensata e anticipata e non reale.
Libertà di scegliere e di prendere la responsabilità di tale scelta, (come uno dei cardini della Psicoterapia della Gestalt ad esempio).
Ecco come la libertà, intesa come micro-passi personali che si susseguono uno dopo l'altro, può essere un obiettivo perseguibile della psicoterapia.
Gli effetti sono sul quotidiano, sulle dinamiche di tutti i giorni, sulla "leggerezza" con le quali la persona riesce ad affrontare le piccole e meno piccole sfide quotidiane.
Non un percorso facile naturalmente ma un percorso possibile.
Processo
Il processo è qualcosa che accade mentre lo fai. Qualcosa che si dispiega senza nemmeno nominarlo.
Il processo è ciò che cambia la persona quasi senza nemmeno accorgersi che sta cambiando.
Mi viene a tal proposito una frase-motto dei pellegrini sul Cammino di Santiago -"El camino es la meta".
Il Cammino è la meta.
E questo si accorda molto, a mio giudizio, sul percorso terapeutico.
Il processo è ciò che si affronta, seduta per seduta, e cosa lascia alla persona (e al terapeuta) e non come mero risultato.
Per usare una metafora escursionistica molto gettonata: è una strada a due solitamente, in cui si vedono paesaggi sconosciuti, si ci sofferma sulle piante, i fiori, e sulle bestie amicali e quelle più aggressive e minacciose, sui fossi, sulle condizioni di bel tempo e di rovesci improvvisi, su storte, cadute e slanci di energia verso la prossima tappa.
Ma alla fine come si esce? Dove si arriva?
Magari il punto di arrivo è proprio lo stesso di inizio.
Ma è ciò che è passato in mezzo di Sé che consente di stare in altro modo al mondo e con se stessi quando si arriva, in un arrivo sconosciuto a priori.
(In questo senso il libro L'Alchimista di Coelho è significativo come esempio).
Il processo è ciò che trasforma, l'arrivo ( se mai ne esiste uno in realtà), può essere il momento di consapevolizzare il percorso svolto, i micro-passi di libertà di cui parlavamo in precedenza.
Quindi Libertà e processo sono, per me, termini connessi in terapia.
Nel processo si possono scoprire libertà, e la libertà consente di vedere quanto il processo, il cammino sia trasformante, in quanto viaggio di consapevolezza e di auto-conoscenza.
Per concludere con una nota personale esplicativa:
La meta raggiunta nella mia escursione non era poi chissà quanto bella (aspettativa del risultato), ma la consapevolezza, e la fatica, del percorso svolto (processo) ha portato a questo micro-passo di libertà, nel post di oggi.
"El Camino es la Meta", dicono i pellegrini.
Credo che in terapia, per una buona terapia,
come nel processo del vivere, sia proprio così.
Roberto Rauso