20/02/2026
[articolo] - 𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛𝗘' 𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔? 𝗗𝗜𝗔𝗟𝗢𝗚𝗢 𝗧𝗥𝗔 𝗙𝗥𝗘𝗨𝗗 𝗘𝗗 𝗘𝗜𝗡𝗦𝗧𝗘𝗜𝗡
Nel 1932 Albert Einstein scrisse a Sigmund Freud una domanda profonda ed inquietante: “Perché la guerra?”. Il fisico, testimone delle devastazioni della Prima Guerra Mondiale e preoccupato per le crescenti tensioni in Europa, cercava una risposta dal punto di vista della psicoanalisi. Freud rispose con una lettera, poi pubblicata nel 1933, diventata un testo fondamentale per comprendere la psicologia dei conflitti umani. Il testo è breve ma straordinario perché anticipa temi moderni: la psicologia dei conflitti internazionali, l’influenza della natura umana sulla politica, il ruolo fondamentale della cultura e della civiltà nel frenare la violenza.
Il dialogo tra i due grandi pensatori si concentra sull’analisi della natura umana e sulla possibilità di prevenire la guerra. Freud propone una visione cupa e realistica: l’essere umano possiede istinti aggressivi naturali che la civiltà non può eliminare completamente. La guerra nasce dall’aggressività innata dell’essere umano e dalla sua incapacità di controllarla del tutto. La civiltà cerca di frenare questi istinti attraverso la legge, la morale e la cultura. Pertanto, la pace duratura richiede non solo misure politiche, ma anche uno sviluppo della coscienza morale del singolo e della psicologia collettiva.
Einstein, invece, propone un approccio più ottimista e morale, confidando che la ragione, la diplomazia e la cooperazione internazionale possano ridurre le guerre future. Einstein ritiene che, sebbene l’essere umano abbia impulsi aggressivi, la ragione e la responsabilità collettiva possono guidarlo verso la pace. Non pensa che la guerra sia inevitabile, ma piuttosto una scelta sbagliata dell’umanità.
In sintesi, Einstein rappresenta la speranza che l’uomo possa superare i propri impulsi distruttivi con la ragione e la collaborazione, mentre Freud mette in guardia dai limiti della natura umana.
“Perché la guerra?” non offre soluzioni semplici, ma invita a riflettere sulle contraddizioni dell’essere umano: desideroso di pace, ma incline all’aggressione. È un testo che rimane attuale, perché ci insegna che la guerra non nasce solo da interessi politici, ma anche da tensioni profonde proprie della psiche umana. È un monito sul fragile equilibrio tra natura aggressiva e aspirazione alla civiltà. Riflettere su questi limiti psicologici ci invita a coltivare la coscienza, la ragione e la cooperazione come strumenti fondamentali per costruire una pace più duratura. La sfida rimane: riconoscere le nostre contraddizioni interiori e trasformarle in responsabilità collettiva.
✍️ Dott.ssa MARCELLA CARIA ©2026
‼️ ATTENZIONE: Il materiale pubblicato è volto ad essere spunto di riflessione sui temi trattati e non vuole essere in alcun modo sostitutivo di indicazioni e/o trattamenti terapeutici. La gestione di difficoltà e disagi emotivi deve sempre essere affrontata con l’aiuto di professionisti del settore. E’ pertanto importante contattare direttamente una figura professionale competente affinché possa valutare la specifica situazione e fornire le adeguate indicazioni terapeutiche.
👨🎨 immagine di Ali Tomak