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- Se vuoi mangiarmi, allora mangiami -"Quando Milarepa era immerso nella sua pratica di meditazione, viveva da solo in u...
10/04/2026

- Se vuoi mangiarmi, allora mangiami -

"Quando Milarepa era immerso nella sua pratica di meditazione, viveva da solo in una piccola grotta rocciosa. Un giorno, dopo aver vagato per le montagne a raccogliere cibo, tornò e trovò la sua grotta piena di demoni. Erano creature orribili, brutte e spaventose, accovacciate ovunque, che ringhiavano e ridevano di lui.

Inizialmente, Milarepa cercò di insegnare loro il Dharma. Sedeva con calma e parlava di impermanenza, di vacuità, di compassione. Ma i demoni ridevano solo più forte, deridendolo.

Poi, Milarepa si infuriò. Gridò contro di loro, pretese che se ne andassero. Cercò di spaventarli. Ma più combatteva, più i demoni diventavano solidi e potenti, come se si nutrissero di lui." dalla paura e dalla rabbia.

Rendendosi conto che i suoi sforzi erano inutili, Milarepa si fermò. Ricordò la vera essenza della sua pratica: non combattere le apparenze, non aggrapparsi alla paura o all'orgoglio. Così si addolcì. Si sedette e disse dolcemente: "Vi accetto. Potete restare se lo desiderate. Questa grotta è abbastanza grande per tutti noi". Udendo ciò, molti dei demoni scomparvero all'istante, come nebbia sfiorata dal sole del mattino.

Ma un demone rimase. Il più grande, il più terrificante, con la bocca spalancata, grondante di sangue. Sembrava che lo stesse per divorare intero.

Milarepa sentì un profondo senso di paura salire dentro di sé, ma non fuggì. Invece, si diresse dritto verso il demone. Si inchinò profondamente e infilò la testa nella bocca del demone, offrendosi completamente. "Se vuoi mangiarmi", disse, "allora mangiami".
In quell'istante di totale resa, senza traccia di resistenza o paura, l'ultimo demone svanì nel nulla.

Milarepa. Fonte: scienceandnonduality.com

Nel vuoto c'è una pienezza.Frequentando gli stati di vuoto e di assenza, i momenti di mancanza, senza tentare di riempir...
09/04/2026

Nel vuoto c'è una pienezza.

Frequentando gli stati di vuoto e di assenza, i momenti di mancanza, senza tentare di riempire, senza che ve ne sia la necessità, alle volte è possibile sperimentare uno stato di pienezza.
Una pienezza e una vivacità che può disvelarsi proprio quando c'è spazio per il vuoto di essere tale.
Attraversando il vuoto si genera uno spazio di ascolto che evidenzia un pieno, non un pieno di altro, un pieno di sé stesso proprio in virtù del vuoto. E' come se lo stato di vuoto iniziasse ad irradiare e a "urlare" la sua presenza.
Quando siamo intenti a rincorrere qualche ottenimento in virtù di una mancanza, non possiamo sperimentare una tale pienezza.
Occorre che il vuoto ci abbia in qualche modo inchiodati a sé... che, alle volte, da un pertugio nel buio abissale... si insinua una luce disarmante...
Ecco che allora... attraverso il vuoto... si dona la pienezza.
Il cuore e le membra tremano... la mente si chiede se il corpo sarà in grado di reggere l'intensità... ma poi l'abbandono alla Sapienza fa il resto...
Prossimi appuntamenti di meditazione: venerdì 19.30, sabato 10.30, mercoledì 18.00 info: 3481202025 Whatsapp Patrizia
foto di Esra Korkmaz: Pexels

Se guardassimo a fondo, nell'essenza delle cose, ci accorgeremmo che la vita accade da sé. Si svolge, mio malgrado, nono...
08/04/2026

Se guardassimo a fondo, nell'essenza delle cose, ci accorgeremmo che la vita accade da sé.
Si svolge, mio malgrado, nonostante le intenzioni, pensieri, desideri, volizioni che posso avere.
Accade in parte, quindi, anche al di là di ciò credo e che penso...
Ad essere onesti dovremmo riconoscere che la vita va solo vissuta... Capita forse, ma comunque sempre solo a posteriori.
Ovviamente ciò che penso e sento influenza le mie azioni, decisioni, il mio sguardo.
Ma non sono io a decidere di pensare in un modo anziché in un altro, a sentire in un modo e non in un altro.
Mi ritrovo in un certo modo, con certe caratteristiche, gettato nell'esistenza, "costretto" a vivere la vita, in qualche modo spettatore di essa.
E allora, potrebbe anche essere una buona notizia che la vita vada solo vissuta.
Non capita.
Non pensata, calcolata o ragionata.
La vita va vissuta, nella consapevolezza che, in qualche modo misterioso, è lei che mi compie.
Posso certamente decidere cosa coltivare, il tipo di sguardo, quale assetto interiore.
Ma su ciò che ci sarà da fare, conseguire, ottenere o perdere, lo sa lei, lo sa la vita.
Ed io sono nelle sue mani.
Per quanto possa negare questo fatto o dimenticarmene, io sono sempre nelle mani della vita che, attraverso le sue prove, farà di me qualcosa.
Sabato 11 aprile 10.40 Meditazione
Sabato 18 aprile Approfondimento di Yoga
Info: 348 1202025 whatsapp

- La meditazione è un modo di essere, non è una tecnica.Questo non significa che non esistono metodi e tecniche associat...
07/04/2026

- La meditazione è un modo di essere, non è una tecnica.
Questo non significa che non esistono metodi e tecniche associate alla pratica meditativa. Tuttavia, tutte le tecniche sono mezzi per orientarsi che conducono a modi di essere, modi di essere in relazione al momento presente e alla nostra propria mente e propria esperienza.

La meditazione inoltre, non significa rilassamento.
Questo non vuol dire che la meditazione non sia frequentemente accompagnata da stati di rilassamento e di profonde sensazioni di benessere. Ma la meditazione consapevole è abbracciare qualsiasi stato della mente con attenzione, senza preferire l'uno all'altro.
Dal punto di vista della pratica della consapevolezza, il dolore o l'angoscia o, in questo caso, la noia, l'impazienza, la frustrazione, l'ansia, o la tensione nel corpo sono tutti oggetti ugualmente validi per la nostra attenzione se hanno luogo nel nostro momento presente.

Possiamo affermare che la meditazione consiste davvero un modo di essere adeguato alle circostanze che ognuno trova nel proprio interiore e in ogni momento. Se rimaniamo intrappolati nelle preoccupazioni della nostra mente, in quel momento non possiamo essere presenti in un modo adeguato o, magari, non possiamo esserlo per niente.

Meditazione e, in particolare, meditazione consapevole, non significa spegnere un interruttore e catapultarsi altrove, né intrattenere determinati pensieri e disfarsi di altri. Né far sì che la mente si svuoti o desiderare di sentirsi in pace o rilassati.
Si tratta di un vero e proprio gesto verso se stessi che inclina il cuore e la mente (visti come un'unicità senza interruzioni) verso un'attenzione totale sul momento presente così com'è, accettando qualsiasi cosa succeda semplicemente perché sta già succedendo...

Meditare non ha a che fare con il tentativo di arrivare altrove, bensì con il permetterti di stare esattamente dove ti trovi e, in relazione al mondo, permettergli di essere esattamente così com'è in tale momento. -

Jon Kabat-Zinn, Ph.D.
Estratto da Coming to Our Senses: Healing Ourselves and the World Through Mindfulness
foto di Bahadir Caya: Pexels

Nel calendario cristiano la Pasquetta indica un episodio preciso del Vangelo:le donne vanno al sepolcro di Gesù Cristo, ...
06/04/2026

Nel calendario cristiano la Pasquetta indica un episodio preciso del Vangelo:
le donne vanno al sepolcro di Gesù Cristo, trovano la tomba vuota e un angelo annuncia la Resurrezione. Il popolo scopre con stupore l'evento delle Resurrezione, il passaggio dalla morte alla vita, così che questo giorno diventa simbolo dell’inizio della vita che deve imparare a fidarsi del miracolo avvenuto.

Nel cammino verso Emmaus due discepoli camminano, parlano, non capiscono, devono ancora capacitarsi dell'accaduto.... ed è lì, nel movimento, che incontrano di nuovo il senso.

Pasquetta allora può invitarci a questo: camminare, procedere, avanzare, senza avere ancora tutto chiaro, ma sentire che qualcosa è cambiato.

Ogni miracolo, ogni cambiamento, ogni transizione ha bisogno di un periodo di assestamento... un periodo che non è ancora propriamente il nuovo, ma non è nemmeno più l'espressione del vecchio.

In questo spazio di mezzo spesso siamo spaventati e disorientati... ma se restiamo con fiducia sulla via, in fondo sappiamo che possiamo... dobbiamo... solo continuare a camminare...

Anche se non capiamo realmente costa stia accadendo... anche se ci sembra tutto confuso e non conosciamo ancora la direzione precisa o il modo migliore di indossare il cambiamento... Possiamo attingere alla speranza... e continuare ad avanzare... Affidarci al vivere... nella consapevolezza che il miracolo farà il resto...
“E ora lasciate che la vostra vita accada.”
Rainer Maria Rilke
Buona Pasquetta a tutti noi ❤
foto di Davut Erdem: Pexels

Come rinascere mentre siamo vivi?C'è sempre un dolore da qualche parte che ci viene a bussare... E come si fa ad aprire ...
05/04/2026

Come rinascere mentre siamo vivi?

C'è sempre un dolore da qualche parte che ci viene a bussare... E come si fa ad aprire le porte a un dolore? Ad accoglierlo e a dirgli:
"Vieni qui dolore, ti faccio spazio, prenditi il tempo di fare ciò che serve, mi prendo il tempo per sentire ciò che hai da portare..."

Alle volte il dolore sembra così grande da non poterlo accogliere o sopportare... e così, anziché fare vuoto e fare spazio, reagiamo con un pieno e un "buttare fuori".
Siamo umani, occorre ricordarcelo, umani che a volte tentano qualcosa di sovraumano.

Come possiamo pensare di rinascere, sapendo che forse non è una forma quella da inseguire o conseguire, ma un'essenza e un modo di guardare?

Rinascere ha forse a che fare con l'abilità di cambiare prospettiva, con la possibilità di rivolgersi ad altro, oltre al conosciuto.
E' la possibilità di attingere alla bellezza mentre tutto intorno sembra disperazione.
E' scegliere di portare lo sguardo dove qualcosa in me coglie un senso di autentico.
E' imparare ad essere gentile anche con ciò che è lontano dalla mia comprensione.
E' riconoscere che tutto ha la sua sacra legittimità d'essere, anche se diverge dai miei desideri.
E poi è un coltivare silenzioso e paziente... un saper aspettare...
Coltivare un assetto interiore di corpo e anima, sperando che questo strenuo tentare possa farsi solco e poi scultura del mio essere, in tutta la sua capacità di sentire e di accogliere la vita, così com'è...

Buona Pasqua a tutti voi 🪷
foto di Rahime Gül: Pexels

I miti della meditazione2. Devi far tacere la mente per avere una pratica di meditazione di successo- Questo mito è la c...
04/04/2026

I miti della meditazione

2. Devi far tacere la mente per avere una pratica di meditazione di successo
- Questo mito è la causa che spinge molte persone a mollare la pratica per frustrazione. La meditazione non è tesa a fermare i pensieri o svuotare la nostra mente.
Entrambi questi approcci creano solamente stress e un brusio interno ancora più rumoroso.
Non possiamo fermare o controllare i nostri pensieri, possiamo però decidere quanta attenzione dedicargli.
Benché non sia possibile imporre il silenzio alla nostra mente, attraverso la meditazione possiamo trovare la calma che è già esistente nello spazio tra i nostri pensieri. A volte denominato "il vuoto", questo spazio tra i pensieri è pura coscienza, puro silenzio e pura pace.
Quando meditiamo, usiamo un oggetto di attenzione come la respirazione che consenta alla nostra mente di rilassarsi nel flusso silenzioso della consapevolezza. Quando affiorano i pensieri, come inevitabilmente succederà, non abbiamo bisogno di giudicarli o cercare di allontanarli. Possiamo, invece, riportare la nostra attenzione al nostro oggetto di attenzione.
In ogni meditazione ci sono momenti, anche solo microsecondi, in cui la mente affonda nel vuoto e prova l'energia rivitalizzante della pura consapevolezza.
Man mano che mediterai regolarmente, trascorrerai sempre più tempo in questo stato di consapevolezza espansa e silenzio. -
di Deepak Chopra
E tu cosa ne pensi? hai mai pensato che non fossi capace di meditare perché mentre mediti non riesci a interrompere il brusio dei pensieri? fammi sapere nei commenti se ti va, la tua esperienza ❤
foto di Artem Podrez: Pexels

TROVARE LA PACE NEL CAOS-Se puoi ancora bere una tazza di tè mentre sei consapevole che tutto intorno a te sta crollando...
03/04/2026

TROVARE LA PACE NEL CAOS

-Se puoi ancora bere una tazza di tè mentre sei consapevole che tutto intorno a te sta crollando, allora sei sulla strada.-
Dzongsar Jamyang Khyentse Rinpoche
La vera pace non dipende dalle circostanze esterne, anche quando il mondo intorno a noi sembra andare in frantumi.
La capacità di restare centrati, qui simboleggiata da un gesto semplice come bere una tazza di tè, indica che la mente non è più schiava delle tempeste esterne.
Questo è un atteggiamento che possiamo coltivare frequentandoci in rapporto alla consapevolezza.
La consapevolezza infatti, porta in sé una forza capace di uno sguardo equanime e compassionevole, uno sguardo aperto e lucido sulla condizione umana esistenziale.
In questo senso, benché vi siano continue tempeste nelle nostre vite (interiori ed esteriori), il fatto di poterle osservare come processo naturale e non come una condizione permanente o definitiva, nella loro essenziale transitorietà, legittimità, sacralità... può cambiare il nostro rapporto col dolore, con la vita, con noi stessi...
Le prossime pratiche di meditazione: mercoledì ore 18, venerdì 19.30 e sabato 11 aprile 10.45 info: whatsapp 3481202025
foto di MJ RAHNAMA: Pexels

Le cose sono come sono.Non sta a me dire come dovrebbero essere o arrabbiarmi perché non corrispondono ai miei desideri....
02/04/2026

Le cose sono come sono.
Non sta a me dire come dovrebbero essere o arrabbiarmi perché non corrispondono ai miei desideri.

Le cose sono quello che sono.
Questo è il fatto fondamentale con cui sempre dovremo confrontarci.

Questo non significa subire passivamente il corso degli eventi o ciò che ci fa male, ma significa riconoscere alle cose, la loro legittimità di esistere e di divergere dalla nostra traiettoria.

Significa riconoscere che il mondo e le altre persone perseguono le loro intenzioni, che spesso divergono dai miei bisogni.

Significa rinunciare all'idea che, visto che sono vivo, allora mi spetta di essere felice e soddisfatto.

Avrò sempre il potere di proteggermi da ciò che mi sta ferendo, di spostarmi o di provare a cambiare traiettoria, ma mai avrò il diritto di arrabbiarmi con quella cosa che mi sta facendo male. Semplicemente perché c'è.

Se quella cosa c'è, ed è lì proprio in quella configurazione, anche se mi sta facendo male. Quella cosa ha la sua legittimità di esserci. Per mille sacre insondabili ragioni, quella cosa c'è e alle volta mi ferisce. Ed io posso proteggermi e spostarmi, ma non posso affermare: non ci dovrebbe essere, non posso mettermi al posto di Dio.

Poi che questa cosa qui sia difficilissima e non mi riesca, è un altro discorso, comprensibilissimo e molto umano. Ma è importante almeno riconoscere che è così.

Quando mi arrabbio con la vita, con gli altri, con le cose, perché divergono dalla mia traiettoria, dall'assecondare i miei desideri e bisogni, sto fraintendendo il reale.
Sto fantasticando un mondo immaginario come quello dei bambini.

Le cose sono come sono, le persone perseguono i loro sacri cammini... e niente la vita, gli altri non hanno questo compito prestabilito dalle leggi dell'esistenza: farmi felice.
Ognuno come può qui sta solo cercando a suo modo, di sopportare l'esistenza, l'essere esposto alle sue leggi, con quello che ha.

E dunque sì, le cose sono ciò che sono.
E in questo mio rapporto con questo fatto, si gioca la mia esistenza, la mia relazione con me stesso e con gli altri. I miei inferni e le mie isole di pace.
Occorre rivedere i nostri presupposti e convinzioni, solo così potremmo piano piano sgretolare le nostre illusioni e imparare gradualmente ad abbracciare la vita.
foto di Mira Romanescu: Pexels

- La meditazione può essere senza dubbio una sfida e, ancora di più, se siamo incerti sul motivo per il quale lo stiamo ...
01/04/2026

- La meditazione può essere senza dubbio una sfida e, ancora di più, se siamo incerti sul motivo per il quale lo stiamo facendo. Può sembrare molto strano stare seduti e ascoltare semplicemente l'incessante brusio nella nostra testa ed è facile annoiarsi se restiamo senza fare nulla per troppo tempo, anche se solo per 10 minuti. -
Ed e Deb Shapiro

Questa osservazione può farci fare una domanda molto preziosa sulla pratica...
Perché stiamo meditando?
Alle volte potrebbe essere utile chiedercelo e ricordarci qual'è la ragione per cui potrebbe avere senso fermarci, sederci un attimo e metterci in ascolto solo del respiro e di ciò che abita la nostra mente.
Sentire come stiamo, le sensazioni del nostro corpo, sederci e portare lo sguardo su noi stessi e semplicemente Essere senza altre aspettative, compiti, scopi che esulino dall'ascolto del momento presente.
Perché potrebbe avere valore tutto questo per me?
Prossimi appuntamenti di pratica, tutti i giorni, in presenza e online, info Whap 3481202025 Patrizia
foto di Onbab su Pexels

Quando pratichiamo Yoga o alcuni tipi di meditazione come il "body scan", alleniamo la mente a percorrere in maniera sis...
31/03/2026

Quando pratichiamo Yoga o alcuni tipi di meditazione come il "body scan", alleniamo la mente a percorrere in maniera sistematica tutto il corpo, prestando un'attenzione affettuosa, aperta e interessata alle sue diverse regioni.
Accade così che, senza muovere alcun muscolo, possiamo posare la nostra mente su qualsiasi parte del corpo scelta, sentirla ed essere coscienti di tutte le sensazioni presenti in quel momento.
In questo senso ciò che facciamo è aprirci alle sensazioni diventando consapevoli di ciò che già sta avvenendo, ma di cui generalmente ignoriamo la maggior parte perché percepita come scontata e familiare che quasi non sappiamo che si trovi lì o, meglio, qui.
E, di sicuro, allo stesso modo potremmo dire che la maggior parte del tempo nella nostra vita non ci rendiamo conto di essere lì o, meglio, qui, e di percepirci attraverso l'esperienza del corpo.
Aprendoci alle sensazioni del momento presente, attraverso l'attenzione al nostro corpo, ci apriamo alla straordinarietà di sentire pienamente l'esserci, l'esser presenti, il pulsare stesso della vita.
Occorre imparare a "frequentarsi", sapere come portare l'attenzione su di sè, tornare e ritornare a sé stessi come oggetto di attenzione, interesse e curiosità.
Le vie dello Yoga e della Meditazione ci conducono a questo, a tornare a noi stessi.
Info pratiche settimanali: www.tempoyoga.it whap 3481202025 Patrizia
foto di anup panthi: Pexels

PRATICA DEL NON-GIUDIZIOUna delle pratiche fondamentali della Vipassana è quella di iniziare ad entrare in rapporto all'...
30/03/2026

PRATICA DEL NON-GIUDIZIO

Una delle pratiche fondamentali della Vipassana è quella di iniziare ad entrare in rapporto all'esperienza in assenza di giudizio.
Tecnicamente, si tratta di riconoscere il giudizio come un elemento dell'esistenza e vederlo essere alla luce della consapevolezza, al pari di ogni altro fenomeno esistente.
Detto questo, trovo che possa essere davvero prezioso, dedicare parte della pratica meditativa al riconoscimento del giudizio in noi, al fine di modificarne "la presa" affettiva. Cioè, quando mi accorgo che sto giudicando, decidere consapevolmente di mettere il giudizio da parte, lasciarlo cadere appunto, per tornare al respiro.
Questa "semplice" azione-decisione della coscienza, può rilasciare un grande potere rispetto alla capacità di prendere distanza dagli accadimenti.
Lasciando andare il giudizio sul mondo (compresi glia altri e noi stessi), come atto consapevole e volontario, ci aiuta a diminuire l'attaccamento alle forme e l'avversione che consegue quando non otteniamo ciò che speriamo.
Questa pratica credo possa davvero essere utile per migliorare nella meditazione e in generale per iniziare a decostruire profondamente il mondo che percepiamo e il nostro modo di guardare ad esso...
Prossimi appuntamenti di meditazione: mercoledì h 18 e sabato 11 aprile ore 10.40. Info Whatsapp: 3481202025 Patrizia
foto di Hatice Baran: Pexels

Indirizzo

Via Andrea Costa
Casalecchio Di Reno
40100

Orario di apertura

Lunedì 11:00 - 19:30
Martedì 09:00 - 19:30
Mercoledì 11:00 - 19:30
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 11:00 - 19:30
Sabato 09:00 - 11:30

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Chi sono

Sono sempre stata una bambina esuberante, molto dolce ma anche irascibile. Un’infanzia sicuramente non idillica per via delle tensioni molto accese tra i miei genitori, acuite dal contesto popolare del sud Italia in cui sono cresciuta. Fortunatamente la mia famiglia non si è mai opposta a farmi studiare e permettermi di incanalare tutta quell’energia esplosiva che mi caratterizzava, nell’espressività e, anche se la mia passione per il canto e la scrittura non è stata accolta dalla mia famiglia, a sei anni mi sono iscritta ad un corso di danza. Il mio carattere esuberante e la mia indole creativa spingono mia madre ad incoraggiare il mio interesse che durerà 10 anni con lo studio della danza moderna e 4 con la danza classica. Nonostante le mie doti fisiche nelle discipline del movimento, in adolescenza decido di accantonare lo studio della danza per dedicarmi agli studi, così mi iscrivo al liceo linguistico dove, con la letteratura e la filosofia, riprendo a coltivare l’interesse per la poesia a cui mi dedicavo fin da bambina.

Le grandi domande filosofiche che da sempre mi accompagnavano, mi portano ad appassionarmi alla lettura dei poeti tra Ottocento e Novecento (Baudelaire, Rimbaud, D’Annunzio, Leopardi, Montale, Calvino, etc) e alla composizione poetica che ancora oggi mi accompagna e mi alimenta nei momenti più salienti della mia vita. Durante il liceo inizio ad appassionarmi alle letture di Pascal, Schopenauer, Kant, Kierkegaard, Cartesio e ai presocratici, cercando risposta alle mie domande esistenziali e sulla natura della mia esperienza come essere umano.

Nel 2005 mi iscrivo al corso di studi in Filosofia presso l’Università di Bologna laureandomi nel 2011 in Estetica con una tesi su “La danza: forma significativa del sentire” un approfondimento alle teorie di S. Langer.

Delusa dall’ambiente universitario che non sembrava accogliere e far fiorire i quesiti filosofici che restavano invece relegati all’ambito testuale, decido di non proseguire la magistrale (che concluderò solo successivamente) e di approfondire lo studio attraverso il corpo, cercando nell’arte quelle risposte che non trovavo nella sola speculazione filosofico-accademica. Seguo stage di danza contemporanea, arti marziali, contact improvisation. Mi appassiono ai linguaggi del teatro fisico e di strada e prendo parte a progetti teatrali (Living Theatre Europa) e a residenze creative di teatro danza (Biennale di Venezia 2012 e 2013 con Peeping tom e Arkradi Zaides).