21/11/2025
IMPOTENZA e COMPASSIONE
Ci sono alcuni stati dell'animo che possono schiudersi solo se interiormente ci posizioniamo in una precisa angolazione del cuore, della mente e dell'anima.
Stati significativi che sorgono quando in noi sono mature determinate condizioni; equilibri di forze, convinzioni fondamentali e un certo tipo di sguardo.
Uno di questi stati significativi è quello che il buddhismo chiama "compassione" e che il cristianesimo chiama "amore".
La compassione è una particolare tonalità emotiva significativa e disvelatrice che porta con sé un certo tipo di sguardo sul mondo. Al sentire della compassione non si può giungere attraverso un atto della volontà o un ragionamento, perché la compassione è come un frutto che si dona dopo faticosissimi tentativi di arare il campo, innaffiarlo, seminare e attendere il passaggio delle stagioni.
La compassione è frutto di innumerevoli battaglie interiori, di posizionamenti dell'anima e dello sguardo, in cui siamo stati capaci di rinunciare a noi stessi per arrenderci alla realtà.
In questo senso la compassione è intimamente connessa ad un'altra delle forze radicali caratteristiche dell'umano nel suo rapporto con l'esistenza: l'impotenza.
Nel rapporto che stabilisco intimamente con l'impotenza, semino le condizioni per generare e far fiorire la compassione o le condizioni affinché questa non fiorisca.
La compassione è connessa all'"aprire le mani", al lasciar andare il controllo, alla resa, al riconoscimento dell'umana condizione e alla comprensione profonda dell'impotenza. Impotenza come comprensione che l'individuo arriva fino ad un certo punto con le sue volizioni e che il più delle volte, deve arrendersi all'evidenza della vita, delle sue forze, alle sue fluttuazioni e cambiamenti, all'impermanenza e alla gratuità.
La compassione non fiorisce laddove abbiamo i pugni stretti e i denti serrati, dove ha sede la pretesa e l'immedesimazione. Non può generarsi in terreni pieni di odio e desiderio di controllo e affermazione. In un cuore chiuso e in una mente controllante non c'è spazio quindi per la compassione...
Detto questo, quello che è in nostro potere è tentare di risvegliare in noi lo sguardo della consapevolezza dal quale riconoscere il punto in cui siamo... Questo richiede un atto di coraggio, un accogliere la vergogna e la paura e un desiderio più radicale di verità su noi stessi.
Una volta riconosciuti i nostri limiti e le nostre maschere e una volta viste essere, il cammino verso l'accoglienza dell'impotenza è già iniziato.
Come suggerisce il buddhismo, non sono mai gli eventi in sé stessi ad essere problematici per noi, ma è il nostro rapporto con essi.
Se dunque posso guardarmi dentro, vedere il punto in cui sono, in tutti i suoi difetti e limiti, in ciò che non mi piace di me... e posso riconoscerli come il mio punto di partenza, accoglierli e volermi bene lo stesso... allora da qui in poi il cuore si apre un pò di più, il respiro riprende spazio, la paura si scioglie e posso cominciare ad amare anche ciò che apparentemente non è in mio potere cambiare.
La cosa miracolosa è che appena sono capace di questo "gesto dell'anima" immediatamente qualcosa in me cambia e si trasforma nella direzione della pace e della contentezza... (...)
Ci vediamo domani sabato 22 novembre alle 10.45 con l'appuntamento mensile di MEDITAZIONE a Casalecchio e online su Zoom. Prossime date: Sabato 13 e 20 dicembre. INFO: Whatsapp Patrizia 3481202025 https://tempoyoga.it/meditazione/
foto Aleksandr Neplokhov: Pexels