Dott.ssa Valentina Pomati Psicoterapeuta

Dott.ssa Valentina Pomati Psicoterapeuta Psicologa e Psicoterapeuta
Riceve a Casalmaggiore e Mantova
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Lombardia
n°03/14343
tel. 3475513543

Sono psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale. Lavoro in ospedale e in un centro medico di Casalmaggiore. Mi occupo di infanzia,adolescenza e età adulta.

24/01/2023

“La tragedia del bambino morto all’Ospedale Sandro Pertini non ci dà la possibilità di esprimere commenti sulla specifica situazione, per rispetto della famiglia, delle parti coinvolte e per mancanza di elementi certi.
Ciò che possiamo sottolineare è che diventare madre è un percorso non solo fisico ma anche o soprattutto psicologico. Aspetto che spesso viene trascurato, basti vedere la carenza di psicologi nei consultori e negli ospedali”, ha dichiarato il Presidente Cnop David Lazzari.
“In ogni ospedale ci dovrebbe essere un servizio psicologico a supporto dei pazienti, dei familiari, ma anche del personale. Invece questo accade solo in un terzo degli ospedali, nonostante esistano molte normative che lo prevedono. Nei livelli essenziali di assistenza del 2017 è previsto un colloquio psicologico gratuito con le future mamme per valutare possibili situazioni di disagio. Una prestazione che non viene quasi mai garantita per mancanza di psicologi nel pubblico”, ha concluso il Presidente Cnop.

06/07/2022

📰Lunedì una falsa psicologa è stata condannata a Ravenna per avere coordinato senza titolo e per quasi trent’anni l’area psicologica di una cooperativa, la Libra.

🎤«Un fatto molto grave, giustamente condannato e che dimostra come anche l'azione dell'Ordine possa essere efficace nel tutelare i professionisti e i cittadini», ha detto il nostro presidente Gabriele Raimondi - psicologo
Come Ordine, costituito parte civile, intendiamo sottolineare il nostro costante lavoro di monitoraggio, ma anche come sia fondamentale il contributo dei cittadini nel segnalare casi di esercizio abusivo della professione.

🎤«Senza segnalazioni precise non possiamo procedere legalmente – spiega Ruben Lazzerini, coordinatore della Commissione Tutela di OPER -, per questo è importante che chi ha dei dubbi sulla professionalità ce lo comunichi attraverso l'indirizzo mail segnalazioni@ordinepsicologier.it indicando nel modo più chiaro e circostanziato gli eventi rilevanti e allegando prove, laddove possibile». L'azione più semplice da compiere, però, ancora prima di procedere con qualsiasi segnalazione, spiega Lazzerini, è verificare l'appartenenza all'Ordine della professionista o del professionista. Per farlo, in Emilia-Romagna, basta andare sul sito www.ordinepsicologier.it/it/albo e scrivere il nome dello stesso.

«Impedire l'esercizio abusivo della professione rientra fra i nostri compiti primari – continua il presidente OPER Gabriele Raimondi – e continueremo a lavorare con impegno affinché siano tutelati sia le psicologhe e gli psicologi, sia i cittadini che hanno il diritto di essere assistiti da professionisti seri e preparati. Ricordiamo che la salute psicologica è parte integrante della salute e del benessere come si evince dalla Costituzione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e deve essere per questo correttamente tutelata».

17/02/2022

È STATO APPROVATO IL BONUS PSICOLOGICO!
Un importante passo avanti che avvicina le istituzioni ai bisogni dei cittadini, le cui richieste sono state finalmente ascoltate, dimostrando la volontà del Governo di iniziare azioni di contrasto alla psicopandemia e di modernizzazione del Paese.
Siamo sulla strada giusta!

Per approfondire ▶️ https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/17/bonus-psicologo-ok-del-senato-nel-decreto-milleproroghe-20-milioni-per-le-strutture-sanitarie/6497014/

15/01/2022
Dopo la mancata approvazione del bonus psicologico allargato, sta gradualmente emergendo ciò che denunciamo da tempo: l’...
04/01/2022

Dopo la mancata approvazione del bonus psicologico allargato, sta gradualmente emergendo ciò che denunciamo da tempo: l’assistenza psicologica è un lusso. Senza un’adeguata copertura da parte del sistema sanitario nazionale e senza un sostegno per chi non ha i mezzi, a farne le spese sono le fasce più deboli della società, coloro i quali più hanno sofferto per questa pandemia in termini economici, sociali e psicologici. A essere colpiti sono in particolar modo i giovani della fascia 18-35 che riferiscono di ansia, attacchi di panico, tentati suicidi, ma anche senso di smarrimento e di angoscia.
Scopri di più ▶️

Mentre nella legge di bilancio sparisce il bonus psicologo, con il Covid aumentano le richieste di aiuto: +100% tra i 18-35 anni. E la sanità pubblica non sa come rispondere

Serenità
24/12/2021

Serenità

07/12/2021

Tema: i capricci, l'aggressività, i comportamenti problematici.

Proviamo a fare insieme un esperimento immaginario? Mettete un topolino in una gabbietta dove sia posta una leva. Forse qualcuno sta già pensando: ma io questa la so già! Questo non è un esperimento immaginario, è un esperimento che fece Skinner quasi un secolo fa, dimostrando che se la pressione della leva è seguita dall'emissione del cibo, il topolino preme la leva più spesso. Vi chiedo un attimo di pazienza. il mio obiettivo non è che il topolino prema la leva, ma che NON la prema. Come possiamo fare?

Secondo me a qualcuno è già venuta un’idea. Qualcuno di voi ha pensato: quando il topo preme la leva gli diamo una bella scarica elettrica. Potrebbe funzionare. Questo metodo si chiama “punizione”, ma povero topolino! Potrebbe funzionare, ma a costo di tanto dolore. Inoltre, se l’animale avesse la possibilità di scappare dalla gabbia non ci penserebbe due volte. Se Alessia è una bambina di sei anni che fa capricci, potremmo darle uno schiaffo tutte le volte che ne fa uno: potrebbe funzionare, ma quanta sofferenza. Potremmo farle anche una lunga predica, magari urlando un po’, ma le faremo venir voglia di scappare via lontano. Se Luca è un ragazzino di quindici anni che si arrabbia e butta i libri per terra quando è l’ora di studiare, potremmo togliergli la playstation per sei mesi (quasi un ergastolo). Potrebbe funzionare? Forse, ma gli faremo diventare simpatica la storia e la letteratura italiana? Non credo. È più probabile che gli diventi antipatico il papà che ha deciso la punizione.

Allora, coraggio: cerchiamo una soluzione alternativa. Il topo del nostro esperimento immaginario è ancora dentro la gabbia, continua a premere la leva e noi vorremmo farlo smettere, ma ci dispiace dargli scariche elettriche. Vi viene in mente qualcos’altro? Forse, a questo punto, un’altra idea a qualcuno è venuta: lasciamolo in pace; lasciamo che prema la leva finché ne ha voglia; alla fine si stuferà. Beh, questo metodo mi piace di più. Si chiama “estinzione”.

Significa: un comportamento ha bisogno di rinforzatori per essere alimentato, come il fuoco ha bisogno dell’ossigeno. Togli l'ossigeno e il fuoco si estinguerà. Non rinforzare mai il topolino quando preme la leva e il topolino smetterà di premerla. Questo metodo mi piace di più perché almeno mettiamo da parte le scariche elettriche, gli schiaffi, gli urlacci... Ma funzionerà? Ma quanto tempo ci vorrà prima che funzioni? E poi: in una gabbia, con un topo, è tutto più facile. Ma con Alessia e Luca sarà dura far finta di niente quando si comportano male aspettando che smettano di farlo. Ti ho chiesto quanto tempo ci vorrà prima che questo metodo funzioni, ma ora ti chiedo: tu quanto resisterai prima di perdere la pazienza?
Altre idee?

Penso che a nessuno verrà in mente di rinforzare il topolino quando preme la leva, perché questo aggraverebbe il nostro problema anziché risolverlo. Se gli diamo del cibo quando preme la leva, l’animale continuerà a premerla. Eppure quante volte, quando Alessia fa un capriccio al supermercato perché vuole un ovetto Kinder, la mamma di Alessia glielo compra per farla smettere? Quante volte il papà di Luca, per quieto vivere, gli lascia la Playstation?
Sembra che ci siamo cacciati in un vicolo cieco: o la scarica elettrica quando il povero topolino preme la leva, con tutta la sofferenza che questo si porta dietro; o aspettare che il topolino smetta da solo di premere la leva, con tutta la pazienza che questo comporta.

Come si esce da un vicolo cieco? Allargando il campo! Rompendo gli schemi!
Io ho detto che nella gabbia c’è una leva, ma chi ci impedisce di metterne un’altra?

Adesso, attenzione. L’obiettivo del mio esperimento è che il topolino non prema la prima leva. Allora io, tutte le volte che preme la seconda leva gli do un pezzetto di formaggio. L’animale premerà la seconda leva molto spesso, sarà contento di ricevere del cibo e avrà meno tempo per premere la prima leva. Avrà anche meno interesse a farlo. Questo metodo si chiama “rinforzamento differenziale” e la mamma di Alessia può uscire dagli schemi comprando un ovetto Kinder alla bambina quando se ne sta tranquilla mentre lei fa la spesa. Anche il papà di Luca può uscire dagli schemi: anziché concentrare tutta la sua attenzione sulla prima leva (Luca che scaraventa i libri per terra), lo rinforza quando preme la seconda e gli permette di nuovo di giocare con la Playstation quando il figlio si comporta in modo adeguato… sì sì, lo so già cosa state pensando: “Ma Luca non si comporta MAI in modo adeguato!” Già: questi sono gli scherzetti che ci fa la mente, la macchina delle parole che continua borbottare frasi negative frasi negative frasi negative… ascolta la tua mente, ringraziala per questi suoi giudizi, lascia che continui a parlare (le menti non stanno mai zitte) e tu intanto osserva Luca con attenzione alla ricerca dei momenti in cui non butta i libri per terra e si comporta meno peggio del solito. Quei momenti sono molto rari? Meglio! Come le pepite d’oro, più sono rari e più sono preziosi. Raccoglili.

Il paragone con il nostro malcapitato topolino finisce qui, perché con lui possiamo usare solo due leve. I topolini, infatti, per quello che ne sappiamo, non parlano. Di sicuro non parlano la nostra lingua. Ma Alessia e Luca sono capaci eccome di parlare. Questo significa che con loro abbiamo tre leve sulle quali far leva (mi scuso per il gioco di parole). La prima sono i comportamenti problematici: ignorali, per quanto possibile. Lasciali scorrere via come l’acqua dai tetti quando piove. La seconda sono i comportamenti positivi, o per lo meno quelli non troppo negativi: osservali, raccoglili, sottolineali, rinforzali. Più farai così e meno Alessia e Luca avranno tempo e interesse per continuare a premere la prima leva e a comportarsi male. La terza è il linguaggio. Lascia che parlino. Ascoltali.

Forse Alessia ti dirà: "Mamma, vorrei un ovetto Kinder". Se sarai molto brava ad ascoltarla, può addirittura darsi che ti dica: "Mamma, come stavo bene quando il mio fratellino non era ancora nato".
Forse Luca ti dirà: "Ma perché devo continuare ad andare in quella scuola di m***a?".

Spesso, noi esseri umani premiamo la prima leva quando non ci è permesso di premere la terza. Spesso facciamo capricci e sintomi quando non riusciamo ad esprimere con le parole i nostri bisogni e le nostre emozioni. Certo, lo so anch'io che a volte è difficile per una mamma sentir dire dalla figlia che non vorrebbe il fratellino ed essere capace di ascoltare questo desiderio e di comprenderlo. Ma noi esseri umani stiamo meglio quando ci è permesso di premere la terza leva e troviamo qualcuno disposto a raccogliere le nostre parole. Certo, lo so anch'io che sarà difficile, magari anche doloroso, per il papà di Luca, sentire il figlio che descrive la scuola come uno schifo. Ma è meglio esprimere con le parole un punto di vista anche estremo o scaraventare i libri per terra?
Quando, come spesso succede, i sintomi sono l'equivalente di una comunicazione che non ha trovato un canale per esprimersi, le parole diventano terapeutiche. Altrimenti perché, quando nessuno ci guarda e nessuno ci ascolta, teniamo un diario? Altrimenti perché gli psicoterapeuti aiutano i pazienti a ricostruire la loro storia e talvolta a metterla per iscritto?

Lascia che Alessia e Luca esprimano liberamente le loro emozioni; lascia che premano la terza leva…
Molti turisti, quando visitano il campanile di Giotto, si divertono a rovinarlo con dei graffiti. Un bel problema! Altro che capriccio! Questo è un comportamento vandalico che deturpa uno dei monumenti più belli del mondo. In questi casi non possiamo somministrare loro una scarica elettrica, ma possiamo fare una multa… oppure metterli in prigione… oppure…

L'opera di Santa Maria del Fiore ha avuto un'idea. Ha messo a punto una App che si chiama Autography e permette di graffittare in modo virtuale il campanile di Giotto, come vogliamo, dove vogliamo. È la terza leva: ognuno può esprimere quello che vuole senza bisogno di comportarsi in modo antisociale e rovinare un capolavoro. E tutti vengono rinforzati quando esprimono adeguatamente quello che hanno dentro: Autography archivia tutto, pubblica tutto e ognuno può mostrare agli amici e conservare per sempre il suo piccolo capolavoro, la sua personale emozione.
Io sono andato a vederli, questi graffiti virtuali. Uno, posto alla sommità del campanile, mi ha colpito molto. Dice: "463 scalini per urlare a tutta Firenze che ti amo!" È firmato IV B IPSIA. Immagino un diciassettenne innamorato che frequenta un istituto professionale e che forse non ha scritto una pagina memorabile della letteratura italiana. Forse non ha scritto una nuova "A Silvia", però non ha neppure imbrattato il campanile di Giotto, perché gli è stata offerta una possibilità alternativa di esprimere liberamente una sua emozione.

A volte, a proposito di "A Silvia" e di libera espressione delle emozioni, mi capita di domandarmi cosa sarebbe successo a Leopardi se avesse avuto il Prozac.

03/11/2021

Indirizzo

Casalmaggiore
26041

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