23/01/2026
A Casalnuovo la camorra non è un’astrazione sociologica né un residuo folkloristico buono per i convegni. È una presenza. Si percepisce. Sta lì e spesso bussa. A volte entra direttamente, senza chiedere permesso, nelle pieghe più banali della vita quotidiana.
Lo sanno gli imprenditori, che fanno i conti non solo con l’IVA e le bollette ma anche con quella voce non scritta che si chiama “stare tranquilli”. Lo sanno i commercianti, che capiscono subito quando una richiesta non è una richiesta. Dovrebbero saperlo le istituzioni. E dovremmo saperlo tutti noi che abitiamo questo paese, anche quando facciamo finta di niente perché è più comodo.
È una storia che va avanti da anni. Una storia che ci ricorda che denunciare resta un gesto tutt’altro che neutro: significa esporsi, dire no, affidarsi allo Stato sapendo che il prezzo non è solo giudiziario, ma umano.
Ogni volta che qualcuno denuncia scopriamo due cose insieme: che la camorra c’è davvero, e che non è invincibile. Ma la seconda esiste solo se non rimuoviamo la prima. Perché il vero favore alla camorra non è la paura: è la negazione.
Da qui non servono slogan, ma scelte strutturali. Uno sportello comunale contro usura e racket, per ridurre il costo umano ed economico della denuncia. Appalti pubblici trasparenti, leggibili e controllabili, perché la criminalità prospera dove l’opacità diventa normalità. E poi spazi pubblici vivi, aperti e frequentati: biblioteche, piazze, impianti sportivi non chiusi a chiave la sera, luoghi dove una comunità che si vede, che parla, che esiste, diventa la migliore protezione contro chi prospera nell’isolamento.
E allora diciamolo senza metafore eleganti, senza giri larghi, senza prudenza semantica: la camorra è una montagna di m***a. Ma è una montagna fatta di silenzi, scorciatoie e porte chiuse. Basta aprirle tutte. Una alla volta. E crolla.
Mario Visone