18/01/2026
Questa foto mi ritrae sulla vetta del Monte Magnodeno con Doc. Dietro di noi, un Resegone al tramonto ci fa da cornice.
Le cime fanno pensare agli arrivi, alle mete raggiunte, alle vette conquistate.
Ma con Doc, come nella vita, non c’è mai un arrivo.
Siamo insieme da cinque anni e il nostro cammino è tutt’altro che lineare. Doc mi mette continuamente alla prova. La sua parte istintiva (quella che mi ricorda, senza sconti, la sua discendenza dal lupo) mi ha fatto versare lacrime, mi ha costretto a fare i conti con l’impotenza, la frustrazione, la tristezza e anche con la rabbia. Con la sensazione di non essere capace di stare davvero in relazione con lui. Di non riuscire a parlare la sua lingua, mentre lui sembrava rifiutare la mia.
Mi sono sentita inadeguata. Ho cercato a lungo il problema: in lui o in me.
Poi, quando ho smesso di fare la lista dei segreti e delle colpe, ho iniziato a vedere la Complessità.
Non un problema da risolvere, ma una relazione complessa, che richiede modi diversi di stare insieme.
Ho smesso di inseguire l’idea di una meta finale, di quel momento immaginario in cui tutto sarebbe stato semplice e senza attriti. Perché non c’è una vetta definitiva. C’è il cammino.
Salire al Magnodeno è faticoso, a tratti stancante. Ma la vista è bellissima.
E questa non è una fine: è solo una tappa.
Una delle tante montagne che continuiamo a scalare insieme.
Grazie a .lorenzo per la foto