05/02/2026
NON VOGLIO ESSERE COME MIA MADRE, NON VOGLIO ESSERE COME MIO PADRE!
Lo sguardo ampio delle Costellazioni Familiari ci aiuta a comprendere che quando diciamo "Non voglio essere come mia madre o come mio padre" non stiamo manifestando un rifiuto superficiale, ma stiamo esprimendo un dolore davvero profondo e, spesso, molto precoce.
Questa frase, così greve, ci sta palesando che, per sopravvivere, abbiamo DOVUTO prendere una distanza interna dalla figura che avrebbe dovuto essere rifugio.
Alcuni questa frase non l' hanno mai detta, ma è l' altro lato della medaglia che ci parla di una nostra presunta indipendenza emotiva: "Non ho bisogno di te, sono in grado di cavarmela da solo/a".
Ma cosa c'è dietro a tutto questo?
👉 Un bambino ferito che non si è sentito visto, protetto o scelto.
👉 Un'esperienza di mancanza emotiva, durezza, abbandono, violenza (reale od emotiva), o un genitore assente, sovraccarico o ferito.
👉 Un amore interrotto: l'amore c'era, ma ad un certo punto il movimento si è interrotto (per un' ospedalizzazione, un trauma, una perdita, una depressione, ecc.).
👉 L' amore c'era, ma non è arrivato come serviva al bambino.
👉 La madre/ il padre guardavano altrove ( un morto, un' altra persona, un fratellino o sorellina, ecc.) o erano indisponibili.
Il rifiuto del bambino (poi abitato da quell' adulto che siamo diventati) quindi, non nasce dal disprezzo, ma dal tentativo di non provare mai più quel dolore perché troppo, insostenibile.
Le costellazioni mostrano spesso qualcosa che può diventare pericoloso: la persona che rifiuta il proprio genitore finisce per replicarne il destino, magari con un altro volto, magari sotto altri aspetti che in superficie appaiono diversi, ma che nella sostanza è il medesimo (Hellinger non lascia margini di dubbio: ci dice che quando affermiamo che non saremo mai come i nostri genitori abbiamo la GARANZIA di ripeterne il destino).
Perché?
Ciò che non si è guardato si ripete.
Il rifiuto diventa più forte.
Il dolore non riconosciuto cerca una via d'uscita.
Così, senza volerlo, si ereditano, per lealtà inconsapevole:
* la stessa solitudine
* lo stesso sacrificio
* la medesima difficoltà a ricevere amore.
Il dolore non è "mia madre/ mio padre era così", mi ha fatto ( o non mi ha fatto) questo o quello.
Il vero dolore è che avevo bisogno di qualcosa che non è arrivato, che sono dovuto crescere prima del tempo ed ho promesso a me stesso che non sarei diventato come lei/ lui per porre fine alla sofferenza.
Guarire non è idealizzare i propri genitori e nemmeno minimizzare l' entità della propria sofferenza e di ciò che si è vissuto.
Guarire significa poter dire internamente:
"Mamma, papà ho preso da voi la vita ed anche il dolore che vi ha accompagnato,
ma ora lo lascio a voi".
Quando il dolore viene riconosciuto, contattato, esplorato il rifiuto si trasforma in comprensione,
la rabbia si trasforma in un limite sano,
la paura si trasforma in scelta.
Allora non è più:
"Non voglio essere come mia madre, come mio padre", ma si declina nell' autorizzazione a prendere pienamente la vita che mi giunge da voi per farne qualcosa di nuovo!
✍️ Sara