01/07/2023
Nel 2012 Graziella Priulla, all'epoca professoressa di sociologia dei processi culturali e comunicativi dell'Università di Catania, pubblica il volume "L'Italia dell'Ignoranza".
Questo testo documenta, con dovizia scientifica, il fallimento del sistema educativo italiano per quanto attiene le competenze lessicali ed espressive degli studenti, dimostrando che studenti universitari in ingresso all'università aveva serie difficoltà a decodificare il contenuto di un giornale.
La consultazione dei più recenti Rapporti PISA ci mostrano che quasi uno studente su due ha difficoltà con la matematica, la comprende poco o per nulla.
L'talia è agli ultimi posti nella classifica internazionale stilata dall'Ocse sulla base dei dati Piaac per le competenze legate alla lettura e scrittura (literacy) e alla matematica (numeracy). Più esattamente 31esima per le competenze di literacy e 30esima per quelle di numeracy sui 37 Paesi coinvolti nell'indagine, con valori ben al di sotto della media Ocse e dei valori registrati nella maggior parte delle altre economie avanzate.
A tutto ciò va aggiunto l'annoso divario tra nord e sud, che vede le scuole del Nord-Italia collocarsi in una posizione migliore per quel che riguarda i cinque punti critici del sistema scolastico italiano: Programmi di studio obsoleti e troppo teorici, dotazioni tecnologiche inadeguate, scarsa motivazione dei docenti, edilizia scolastica e classi sovraffollate.
Tutti questi dati di realtà vengono sistematicamente smentiti ogni fine anno scolastico, quando scopriamo che nel centro sud fioccano con abbondanza dieci e dieci e lode alle scuole e una caterva di cento alle superiori.
Felici i genitori (alcuni), felici i docenti (alcuni)e felici i dirigenti (alcuni) per questo successo ma il prezzo di questa felicità è il non confrontarsi con i dati di realtà.
Certo, ognuno può argomentare pensando che il proprio figlio e il proprio alunno si scosta da questa impietosa media europea . Ma è pura illusione! Un sistema malato non può produrre un numero così elevato di eccellenze. E' come pensare che una palestra che allena al di sotto degli standard produca grandi campioni.
Qualcosa non funzione nel sistema di valutazione e credo che ciò che non funziona è il fatto che il sistema sia autoreferenziale, valuta sè stesso in base ai risultati che esso produce. E quindi i risultati vanno necessariamente addolciti con parametri benevoli.
Non ravviso cattiveria in ciò: è umano che le cose vadano così- Ma è anche sbagliato. Perchè così facendo si nascondono le falle del sistema e non ci si preocuppa di correggerle
E cioè che la scuola, come del resto l'intero sistema educativo italiano, è in grande affanno e non riesce più a produrre qualità educativa.
E' un sistema in cui un intero consiglio di classe decide di dare nove in condotta a un ragazzo che ha impallinato con una pi***la giocattolo la propria docente.
E' un sistema in cui, a fronte di un crescente disagio giovanile, solo un numero ridoto di docenti sente il bisogno di formarsi . E sono sempre gli stessi, piegati dal tempo che passa, dalla solitudine e dall'angoscia di far funzionare una macchina che fa acqua da tutte le parti
E' un sistema in cui vivono energie meravigliose, desiderose di far crescere le giovani menti a loro affidate, ma anche disperatamente inermi di fronte all'assalto di famiglie sempre più aggressive, la cui mira è garantire un falso successo scolastico al figlio.
Il sistema scuola, come il sistema famiglia, versa in grande confusione educativa. Può salvarsi se accetta di guardarsi allo specchio non già per denigrarsi ma per correggere quelle spinte che hanno portato l'educazione fuori binario.
Viceversa, continuare in questo gioco da illusionisti, creando realtà e qualità che non esistono non porterà nulla di buono.
I miei insegnanti, tanti anni fa, cui devo infinita gratitudine, mi hanno regalato un unico grande dono, oltre le conoscenze specifiche delle loro materie: avere spirito critico! Avere il coraggio di interrogarsi su ciò che non va per crescere e migliorarsi.
Auguro alla scuola e alle famiglie dei ragazzi di pensare in modo critico. Di buttare al mare i voti e le presunte eccellenze per preoccuparsi della vera crescita umana dei ragazzi.
Ne guadagneremmo in serenità futuro per noi e per le nuove generazioni.