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30/01/2026

Accesso ai farmaci: criticità di governance e disuguaglianze tra le Regioni

Un report Altems Advisory evidenzia criticità e disomogeneità territoriali nei processi di accesso ai farmaci

29 Gennaio 2026 helpconsumatori.it

Sul fronte della governance dell’accesso ai farmaci nelle Regioni italiane persistono numerose criticità operative che incidono in modo significativo sui tempi e sulle modalità di disponibilità dei medicinali per i pazienti. Le differenze organizzative e procedurali tra i diversi territori continuano infatti a generare una marcata variabilità regionale, con effetti diretti sull’equità del Servizio sanitario nazionale.

Il quadro delineato dal report Altems Advisory
A mettere in luce tali criticità è il report di Altems Advisory, dell’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dal titolo “Analisi della governance dell’accesso ai farmaci nelle Regioni Italiane: ruolo, struttura e prospettive dei prontuari terapeutici regionali”. Lo studio analizza il funzionamento dei prontuari terapeutici regionali e i principali fattori che influenzano l’accesso ai farmaci, evidenziando fragilità strutturali comuni a più Regioni.

Una delle principali criticità riguarda la tempestività e la completezza delle informazioni trasmesse dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) alle Regioni, in particolare per quanto concerne gli aspetti economici e contrattuali. A questo si aggiunge la frammentazione dei flussi informativi e dei registri Aifa, che ostacola l’interoperabilità tra i diversi livelli istituzionali e rallenta i processi decisionali a livello territoriale.

Prontuari terapeutici e tempi di reale disponibilità
Il report segnala inoltre un significativo gap temporale tra l’inserimento di un farmaco nei Prontuari terapeutici regionali (Ptr) e la sua effettiva disponibilità sul territorio. Tale ritardo è spesso legato alle differenze nei processi di acquisto, ai tempi tecnici delle centrali di committenza regionali e all’attivazione dei centri prescrittori. Questi elementi contribuiscono a posticipare l’accesso alle terapie, anche in presenza di valutazioni già concluse a livello centrale.

Modelli di governance e duplicazione delle valutazioni
Dallo studio emerge come alcune Regioni adottino modelli di governance più maturi, caratterizzati da strutture multidisciplinari e da un’integrazione sistematica dell’Health Technology Assessment (HTA). Altre, invece, presentano assetti meno strutturati e tendono a replicare valutazioni cliniche, economiche e organizzative già effettuate a livello nazionale. Questa duplicazione dei processi rappresenta una delle principali cause dei ritardi nell’accesso ai farmaci innovativi.

Per mitigare le disfunzioni evidenziate, gli autori del report suggeriscono un percorso di semplificazione e standardizzazione. Tra le principali indicazioni figurano la “de-burocratizzazione” dei processi, la centralizzazione degli strumenti informativi e di indirizzo, il rafforzamento della multidisciplinarietà e una maggiore trasparenza decisionale. In quest’ottica, l’introduzione di tempistiche massime per la contrattualizzazione e una più forte regia nazionale potrebbero contribuire a ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire un accesso più equo e tempestivo ai farmaci.

Per assistenza e informazioni in merito
telefono: 0823-1300063
e-mail: antidiscriminazione.ca@gmail.com
antidiscriminazione.anchio@gmail.com

30/01/2026

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28/01/2026

Spese sanitarie e rinunce forzate: la salute pesa sempre di più sui bilanci familiari

Un’indagine fotografa le difficoltà economiche delle famiglie italiane: tra visite saltate, spese insostenibili e disuguaglianze territoriali, la tutela della salute diventa un lusso per molti.

La salute, da diritto fondamentale, rischia sempre più spesso di trasformarsi in una variabile economica. Per un numero crescente di famiglie italiane le spese sanitarie significano fare scelte complesse, valutare costi, rimandare decisioni e, nei casi peggiori, rinunciare a prestazioni necessarie. Un quadro preoccupante che emerge con chiarezza dai dati di un’indagine, capace di fotografare le difficoltà quotidiane di chi si trova a dover conciliare bisogni sanitari e risorse finanziarie limitate.

I dati dell’indagine
Secondo l’indagine realizzata, il 27% degli intervistati ha avuto difficoltà a sostenere le spese sanitarie essenziali negli ultimi dodici mesi. La percentuale cresce sensibilmente quando all’interno del nucleo familiare è presente almeno una persona affetta da una patologia cronica: in questi casi le famiglie in difficoltà salgono al 33%, segno di una pressione economica costante legata alla continuità delle cure.

Non tutte le famiglie partono dalle stesse condizioni. Al Sud, dove i redditi medi sono più bassi, il peso delle spese sanitarie incide in modo più marcato sui bilanci familiari. La situazione più critica si registra in Campania, dove quattro famiglie su dieci dichiarano di aver avuto difficoltà. Seguono Sicilia e Puglia, entrambe con una percentuale del 36%.
Anche nelle regioni economicamente più forti il problema resta tutt’altro che marginale: in Lombardia e nel Lazio le famiglie in difficoltà sono rispettivamente il 20% e il 17%, ovvero quasi una su cinque.

Quando la difficoltà diventa rinuncia
Le difficoltà economiche spesso si traducono in rinunce concrete. Un quarto degli intervistati ammette che, nell’ultimo anno, almeno una persona del nucleo familiare ha dovuto rimandare o rinunciare del tutto a una spesa sanitaria necessaria. Le prime a essere sacrificate sono le cure dentistiche, posticipate dal 21% delle famiglie, seguite da occhiali e lenti a contatto (16%).
Tra le prestazioni più frequentemente rinviate compaiono anche farmaci da banco, visite mediche, esami diagnostici e percorsi di riabilitazione fisica.

Rimandare una cura raramente è una decisione senza effetti. Nel 45% dei casi le conseguenze restano lievi, ma per un altro 45% il rinvio ha provocato problemi significativi, con un impatto diretto sulla salute e sulla qualità della vita. Ancora più allarmante è il 10% dei casi in cui l’effetto è stato grave. Numeri che evidenziano come una rinuncia dettata da motivi economici possa trasformarsi in un peggioramento clinico serio.

Spese elevate e redditi fragili
In media, una famiglia italiana spende 1.723 euro all’anno per la salute. Per il 26% dei nuclei familiari queste spese assorbono almeno il 20% del reddito netto annuo, diventando una delle principali voci di spesa. Una vulnerabilità che espone le famiglie economicamente più fragili al rischio di indebitamento o alla necessità di sacrificare beni essenziali per far fronte a nuove esigenze sanitarie.

La protezione sanitaria privata resta un’eccezione. Il 57% delle famiglie non dispone di alcuna assicurazione e deve contare esclusivamente sulle proprie risorse per affrontare le criticità del Servizio sanitario nazionale. Solo il 43% ha una copertura privata, spesso legata al contratto di lavoro e non sempre estesa a tutti i componenti del nucleo.
Tra le famiglie con redditi fino a 2.000 euro mensili, ben il 72% è privo di qualsiasi copertura assicurativa, confermando come la tutela della salute resti fortemente condizionata dalla disponibilità economica

Per assistenza e informazioni in merito
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27/01/2026

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Giovedì 17:00 - 19:00

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