Ci sono madri che non sbagliano mai.
E figli che imparano a non sbagliare mai più.
Ma a quale prezzo?
L’amore perfetto non lascia spazio: riempie tutto, anche l’aria.
E un figlio che non trova spazio per sbagliare, non trova spazio nemmeno per sé.
Cosa ne pensi? Parliamone nei commenti!👇🏼
31/10/2025
La gravidanza non è (solo) un fatto biologico.
È una trasformazione psichica, un cambio pelle.
È il tempo di passaggio in cui la mente si riorganizza per accogliere l’altro e nel farlo, cambia tutto: il corpo, i ritmi, le priorità, perfino l’immaginario di sé.
Nel mio intervento al Mumunity, il primo grande evento in Italia dedicato alle mamme e alla genitorialità in tutte le sue forme, ho parlato proprio di questo: di come la mente si prepari alla nascita prima ancora che lo faccia il corpo e di quanto sia sano provare ambivalenza emotiva: il segnale che la mente è abbastanza elastica da tollerare la complessità del cambiamento.
Perché non si nasce madre per istinto,
ma per trasformazione.
E ogni trasformazione, anche quando spaventa, è sempre un atto di potenza.
Un grazie speciale a e a tutto il suo staff per aver creato uno spazio così autentico di incontro e apertura!
Ed è stato bello poter condividere questo spazio di divulgazione scientifica con e !
Hair and Make up by che mi hanno fatta sentire bella, curata e a mio agio, cosa che in gravidanza non è sempre così semplice 😉
17/10/2025
A volte ci si convince che amare significhi aggiustare.
Che la cura passi dal tentativo di salvare chi ci ha messo al mondo.
Ma non funziona così.
Ci sono genitori che non vogliono essere salvati.
Che restano dentro i loro dolori, i loro errori, le loro scelte, anche quando tu hai imparato a riconoscerli.
E allora ti ritrovi a oscillare tra il desiderio di aiutarli e la rabbia e senso di colpa di non riuscirci.
Ma la verità è questa:
non puoi salvarli dalle loro scelte, dalle loro ferite, dal modo in cui evitano il dolore.
Non puoi essere la loro cura, la loro coscienza o la loro seconda possibilità.
Puoi solo decidere se restare nel ruolo del salvatore… o tornare a essere figlio.
E tornare figlio, davvero, è l’atto più adulto che tu possa fare.
13/10/2025
Capire la mente non significa giustificare i gesti.
Significa riconoscere che la sofferenza psichica non segue logiche semplici.
E che la contraddizione, a volte, è proprio il linguaggio del dolore.
10/10/2025
Oggi è la Giornata mondiale della salute mentale.
E la salute mentale comincia proprio lì: dove smetti di fingere di stare bene. Non è debolezza, è lucidità.
È dire “non ce la faccio più” senza vergognarsene.
È lasciare cadere la maschera e respirare.
09/10/2025
Quando ho scoperto di essere incinta, è stato un momento delicato: una sorpresa che cambiava il ritmo dei miei giorni e del mio corpo.
Poi ho pensato ai pazienti e a come quella notizia avrebbe trovato spazio nella stanza.
Ogni reazione è stata diversa: sorrisi, pause, ricordi che riaffioravano.
Ho capito che la terapia non è mai neutra: quando chi cura cambia, anche la terapia si adatta, senza rompersi.
La mia gravidanza ha trovato il suo posto nella stanza, senza bisogno di grandi parole.
E io ho imparato che va bene lasciarsi attraversare.
Anche chi cura può cambiare.
E quando accade, la terapia diventa ancora più vera.
16/05/2025
Non siamo fatti per funzionare. Siamo fatti per avere senso.
La cultura della performance ci ha insegnato a misurare la nostra salute mentale in termini di efficienza: riesci a lavorare? Dormi? Produci? Allora stai bene.
Se ti fermi, se senti troppo, se rallenti — c’è qualcosa che non va.
Ma l’essere umano non è un sistema operativo.
Non ha bisogno solo di “funzionare”, ha bisogno di trovare senso in ciò che vive.
Può essere attivo, presente, brillante e sentirsi vuoto.
Può essere calmo, equilibrato, produttivo e non capire più perché lo fa.
Molti sintomi psicologici, oggi, derivano da un iperfunzionamento svuotato di significato.
Il corpo regge, la mente si adatta, l’agenda si riempie.
Ma il senso manca.
E quando manca il senso, il disagio non si esprime con parole: si infiltra nel sonno, nella pelle, nello stomaco, nei legami.
Si traduce in ansia senza nome, in demotivazione cronica, in una stanchezza che non si cura dormendo.
Il lavoro terapeutico non consiste nel “rimettere in moto” le persone.
Consiste nel restituire profondità a una vita che si è ridotta a superficie.
Perché non basta funzionare. Serve essere in contatto con ciò che ci tiene vivi.
11/05/2025
Non tutte le madri si somigliano.
Non tutti i figli portano lo stesso tipo di gratitudine nel cuore.
C’è chi oggi festeggia, chi rimpiange, chi è arrabbiato e chi ha messo distanza.
Eppure, dietro ogni madre c’è una storia e dietro ogni figlio un’eredità invisibile che prima o poi chiede di essere guardata.
Questo post è per chi oggi sente qualcosa e non sa neanche bene cosa. Per chi festeggia, per chi ricorda, per chi lotta con un’assenza o una presenza ingombrante. E per chi, con coraggio, sta provando a scrivere una storia nuova partendo proprio da quella da cui è nato.
Buona festa della mamma.
Nel modo in cui ciascuno può sentirla.
03/04/2025
Ho sempre pensato che, quando la vita mi voleva fare un dispetto, mi metteva in attesa.
Un tempo morto, un limbo in cui tutto sembra immobile tranne il peso delle cose che dovrebbero succedere e non succedono.
Io, che con le attese non ci ho mai saputo fare, che ho sempre avuto la sensazione che ogni minuto fermo fosse un pezzo di vita perso, uno spreco, un’ingiustizia travestita da pazienza.
Perché aspettare significa dare fiducia a qualcosa che ancora non esiste, e io di fiducia ne ho sempre avuta poca.
E poi l’attesa non è mai solo aspettare: è un accumulo di pensieri che si sovrappongono come muffa sul soffitto, è il tempo che si piega su se stesso e diventa ansia, è la sensazione sorda che ci sia una lezione da imparare e che io sia troppo testarda o troppo stupida per capirla.
Mi dicevano: ma tu devi imparare a stare nei vuoti, nel frattempo, nelle pause.
Ma nessuno mi ha mai spiegato come si fa. Nessuno mi ha detto come non farsi mangiare dalla frustrazione di chi guarda l’orologio e non vede cambiare le lancette.
Così ho iniziato a riempirle io, le attese. Di cose che avessero almeno l’illusione del movimento: liste di cose da fare, discorsi mai pronunciati, sceneggiature mentali per dialoghi che non avranno palco.
Parole scritte di getto.
Come queste.
Scritte in attesa.
31/03/2025
Wow. Non mi aspettavo che la mia percezione potesse diventare immagine.
E invece eccola qui: questa è esattamente la visione che ho del mio studio.
La visione di come lo percepisco.
Pieno di magia, di simboli, di vita.
Un luogo che accoglie e si trasforma, che cambia prospettiva a seconda di chi lo abita.
Ho dato alle foto reali del mio studio una veste da film d’animazione perché è così che lo vedo ogni giorno: come uno spazio in cui accadono cose invisibili ma potentissime.
E se somiglia a un sogno, è perché in fondo ogni terapia è un viaggio immaginativo, in cui qualcosa si muove, cambia forma, prende luce.
Il mio magico luogo di lavoro.
Ma soprattutto un luogo in cui, ogni giorno, qualcosa si muove. 🪄🔮💫
Assomiglia un po’ anche alla tua percezione della stanza di terapia?
15/03/2025
Le parole pesano più di quello che credi.
I disturbi alimentari non sono scelte, capricci o mode.
Dire “basta mangiare e passa” è come dire a qualcuno che sta affogando di “respirare più forte”.
Se non sai cosa dire, inizia con l’ascolto. Se vuoi aiutare, smetti di giudicare. Perché il peso più difficile da sopportare non è quello del corpo, ma quello delle parole sbagliate.
08/03/2025
Le donne vanno in terapia più degli uomini.
Non perché siano più fragili, ma perché sono più abituate a mettersi in discussione.
Crescono in un mondo che le spinge all’autocritica: devono essere abbastanza forti ma non troppo dure, abbastanza materne ma non soffocanti, abbastanza ambiziose ma senza
risultare minacciose.
Abituate a camminare sul filo del ‘mai troppo e mai troppo poco’, si impara presto a guardarsi dentro e a lavorare su sé stesse.
Gli uomini, invece, crescono spesso con un’altra narrazione: che il valore si dimostri nella resistenza, nel non crollare mai, nel “farcela da soli”.
Il risultato?
La terapia diventa “roba da donne” e l’elaborazione emotiva viene scambiata per debolezza. Ma noi lo sappiamo: la sofferenza non risparmia nessuno, cambia solo chi decide di affrontarla. E finché la crescita personale ed emotiva sarà vissuta come un percorso prevalentemente femminile, il cambiamento resterà ancora una volta una responsabilità sbilanciata.
Ed è proprio per questo, e un altro milione di motivi, che l’8 marzo serve ancora.
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Laureata con Lode in Psicologia clinica all’Università Federico II di Napoli.
MASTER IN PSICODIAGNOSTICA CLINICA E GIURIDICO-PERITALE
C.I.F.RI.C. S.r.l. Centro Italiano Formazione Ricerca e Clinica in Medicina e Psicologia, Napoli (Italia)
MASTER IN ETNOPSICHIATRIA E PSICOLOGIA DELLA MIGRAZIONE
Istituto A.T. Beck, Roma (Italia)
SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN PSICOTERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE (in formazione) Istituto A.T. Beck, Caserta (Italia)
PUBBLICAZIONE:
De Cristofaro, G. (2017). Lo Stato islamico: Propaganda e Reclutamento 2.0. Edizioni Melagrana, Caserta.
CONFERENZE:
Presentazione orale al "15th European Congress of Psychology" Amsterdam, The Netherlands, 11-14 July 2017
Titolo: Community Psychology in a changing world
Autori: Convenor: Caterina Arcidiacono
Presenters: Donata Francescato, Caterina Arcidiacono, Giuseppina De Cristofaro, Francesca Esposito, Jaqueline Akhurst
Discussant: Wolfgang Stark, Liz Cunningham
Tematiche: Life changing events; migration, integration, adaptation;
Presentazione orale al "10th European Congress of Community Psychology" Newcastle, England, 18-20 October 2017
Titolo: "Western Women Fighting For Isis: Which Fascination?"
SEMINARI: Contributo al Seminario interdisciplinare "Donne e Terrorismi" promosso dal Dottorato Mind-Gender Language.
Università degli Studi di Napoli Federico II, 19 Maggio 2017.