Dott.ssa Giuseppina De Cristofaro Psicologa

Dott.ssa Giuseppina De Cristofaro Psicologa Studio di Psicologia e Psicodiagnostica

Abbiamo imparato a parlare di salute mentale nei salotti televisivi, nei dibattiti, nei contenuti “di sensibilizzazione”...
27/05/2026

Abbiamo imparato a parlare di salute mentale nei salotti televisivi, nei dibattiti, nei contenuti “di sensibilizzazione”.
Poi una persona famosa mostra davvero di stare male e nel giro di poche ore il suo dolore diventa trend, commenti, meme, analisi e gossip.
La verità è che la salute mentale ci piace molto finché resta astratta, educativa e abbastanza distante da non costringerci a confrontarci davvero con la sofferenza umana.

La cosa assurda dell’attacco di panico è che sembra sempre definitivo come se questa volta fosse “quello vero”.Eppure il...
25/05/2026

La cosa assurda dell’attacco di panico è che sembra sempre definitivo come se questa volta fosse “quello vero”.

Eppure il più delle volte il corpo sta solo attivando un sistema di allarme fuori scala.
Questo non significa minimizzare la sofferenza, chi vive il panico sa quanto possa essere terrorizzante ma capire cosa lo alimenta cambia molto più di quanto si pensi.

Perché il problema, spesso, non è solo il primo attacco ma la vita che inizi a costruire dopo, pur di non rischiare di sentirti così un’altra volta.



Hai mai avuto un attacco di panico?

20/05/2026

Le coppie spesso si concentrano sull’ultimo litigio, sull’ultima frase, sull’ultima delusione.

“Ci siamo lasciati per quella cosa.”

Ma quasi mai è davvero per quella cosa.

È per mesi, a volte anni, di bisogni ignorati, discussioni evitate, silenzi trattenuti, piccole ferite che sembravano gestibili e invece si sono sedimentate.

Finché arriva una cosa apparentemente minuscola e tutto esplode. Ma quella non è la causa della rottura, è solo il momento in cui il sistema collassa.
Le relazioni raramente finiscono all’improvviso.
Di solito finiscono lentamente, nella somma invisibile di tutto quello che non è stato riparato in tempo.

Recap di questi giorni. Siamo partiti senza nostra figlia.E già questa frase, appena diventi madre, sembra quasi richied...
16/05/2026

Recap di questi giorni.

Siamo partiti senza nostra figlia.
E già questa frase, appena diventi madre, sembra quasi richiedere una spiegazione.

La verità è che ci siamo presi pochi giorni dopo una bella notizia.
Controlli finiti, attese finite e finalmente un po’ di respiro dopo mesi vissuti sempre con una parte della testa in allerta.
Quel tipo di sollievo che non cancella del tutto la paura, ma almeno la fa smettere di occupare ogni pensiero.

E allora siamo partiti.
Per dormire qualche ora in più, per mangiare con calma, per stare in silenzio senza avere sempre qualcosa da controllare.
E soprattutto per ritrovare per un attimo anche noi stessi dentro tutto quello che è successo negli ultimi mesi.

Perché diventare genitori non dovrebbe significare smettere di essere persone e nemmeno smettere di essere coppia.

C’è una parte della maternità di cui si parla poco, quel maledetto senso di colpa automatico che compare appena fai qualcosa per te stessa solo per il gusto di farlo.
Come se una buona madre dovesse essere totalmente assorbita, totalmente disponibile, totalmente consumata.

Io invece credo che anche fermarsi, respirare e recuperare energie faccia parte della cura.

L’ultima foto è il rientro a casa, la mia preferita in assoluto. Ed è probabilmente quella che spiega meglio tutto il resto: la gioia di tornare esattamente dove volevamo tornare.

Ci sono esperienze che cambiano completamente il modo in cui una donna entra nella maternità.La terapia intensiva neonat...
10/05/2026

Ci sono esperienze che cambiano completamente il modo in cui una donna entra nella maternità.

La terapia intensiva neonatale è una di quelle.

Questo post è per loro, per tutte le mamme TIN. In qualunque punto del percorso si trovino oggi.

Per la forza con cui continuano ad esserci anche nei momenti più difficili e per il modo attentissimo in cui imparano ad amare, proteggere, osservare.
E soprattutto per quella capacità profondamente umana di restare presenti anche dentro l’incertezza.

Credo di non aver mai visto così tanta forza come in quei giorni in reparto in cui altre madri, senza nemmeno accorgersene, mi hanno sostenuta e accompagnata dentro tutto questo.

Quando si parla di evitamento si pensa a qualcosa di evidente, a scelte drastiche o a fughe nette. In realtà nella prati...
04/05/2026

Quando si parla di evitamento si pensa a qualcosa di evidente, a scelte drastiche o a fughe nette. In realtà nella pratica clinica è quasi sempre qualcosa di molto più ordinario e meno riconoscibile.

L’evitamento prende la forma di piccoli aggiustamenti continui che servono a mantenere un equilibrio apparente. Non dire una cosa per non aprire un conflitto, rimandare decisioni che richiederebbero una presa di posizione, spostare l’attenzione su altro ogni volta che emerge un contenuto emotivo più scomodo.

Nel breve periodo è una strategia efficace. Riduce l’attivazione, permette di funzionare, evita un sovraccarico che in quel momento non sarebbe gestibile.

Il punto però è che ciò che viene evitato non viene elaborato. Rimane attivo, ma fuori dal campo della comprensione. E quando qualcosa resta non elaborato tende a ripresentarsi in forme indirette, spesso meno chiare e più pervasive.

Se ti riconosci in queste dinamiche, puoi iniziare a lavorarci.
Scrivi a CURA.

Ho preso in prestito una frase di Tolstoj e ci ho scritto su.Le famiglie felici non sono quelle in cui tutto fila liscio...
27/04/2026

Ho preso in prestito una frase di Tolstoj e ci ho scritto su.
Le famiglie felici non sono quelle in cui tutto fila liscio, ma quelle in cui non devi continuamente capire come stare per non creare problemi.
Non c’è quell’aria tesa che ti costringe ad adattarti, a scegliere le parole, a leggere tra le righe per evitare di sbagliare qualcosa. Puoi anche essere storto, fuori tempo, non perfetto, e il legame non si incrina per questo.

Non significa che non ci siano errori, tensioni, momenti difficili. Significa che queste cose non diventano mai una minaccia per la relazione. Non c’è il rischio implicito di perdere tutto per una parola di troppo o per un comportamento sbagliato.

E per te? Cosa rende una famiglia felice?

Negli ultimi giorni la cronaca ci ha sbattuto in faccia una storia che lascia senza parole: una madre e tre figli, un ge...
23/04/2026

Negli ultimi giorni la cronaca ci ha sbattuto in faccia una storia che lascia senza parole: una madre e tre figli, un gesto estremo, impossibile da comprendere fino in fondo.
La tentazione è cercare subito una spiegazione semplice, qualcosa che ci rassicuri. Ma non funziona così.
Il punto è un altro, continuiamo a pretendere madri che reggono tutto, sempre. Senza crepe, senza ambivalenze, senza cedimenti.

E quando una madre non ce la fa, spesso non ha nemmeno le parole per dirlo. Perché ammetterlo significa sentirsi sbagliata.

Il problema è tutto il silenzio che le costruiamo intorno.
Il mito della madre forte non protegge. Isola.
E nell’isolamento, il rischio aumenta!

Ho pensato a me, studentessa universitaria.A quel tempo in cui tutto correva più veloce di me. C’erano gli esami, le asp...
22/04/2026

Ho pensato a me, studentessa universitaria.

A quel tempo in cui tutto correva più veloce di me. C’erano gli esami, le aspettative, il bisogno di essere sempre all’altezza mentre dentro si imparava ancora a stare al mondo.

Nasce così questo progetto, per rendere più facile avere uno spazio in cui fermarsi, respirare e rimettere insieme i pezzi, senza dover aspettare di stare peggio per meritarselo.

Psicologa Virale

In terapia mi capita spesso di incontrare persone che arrivano con disturbi di ansia.E che nel tentativo di uscirne da s...
13/04/2026

In terapia mi capita spesso di incontrare persone che arrivano con disturbi di ansia.
E che nel tentativo di uscirne da soli hanno già messo in atto una serie di strategie molto strutturate: controllano continuamente le sensazioni corporee, evitano alcune situazioni, cercano conferme all’esterno, provano a bloccare o correggere i pensieri.

Il punto è che queste strategie non sono casuali, sono coerenti con il bisogno di proteggersi.
Solo che, nel tempo, finiscono per avere un altro effetto e diventano comportamenti che mantengono il problema invece di eliminarlo.

È così che l’ansia si stabilizza, non tanto per la sua intensità iniziale, ma per il modo in cui viene trattata.

Per questo il lavoro non ha nulla a che vedere col “togliere” l’ansia, ma dal riconoscere con precisione cosa succede subito dopo che si attiva, e da lì iniziare a modificare la risposta.

Se ti riconosci in questo funzionamento, prova a fare un passaggio in più: la prossima volta che senti l’ansia salire, invece di intervenire subito, fermati un momento e osserva quale strategia stai per mettere in atto.

E tu? Ti rivedi nei comportamenti descritti?

Dopo la prima parte che avete apprezzato tanto ecco altri sei diritti che non pensavi di avere! 😉
11/04/2026

Dopo la prima parte che avete apprezzato tanto ecco altri sei diritti che non pensavi di avere! 😉



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