Dr.Francesco Milone Psicoanalista

Dr.Francesco Milone Psicoanalista Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dr.Francesco Milone Psicoanalista, Servizio di salute mentale, Via G. Marconi, 37. Na, Casoria.

La psicoanalisi attraverso la sua clinica consente al paziente una ripartenza, una rinnovata soggettività da mettere in gioco nella nostra società contemporanea che si va connotando via via, sempre più complessa nelle relazioni sociali.

19/04/2026

L'ETICA IN LACAN: NON CEDERE SUL PROPRIO DESIDERIO

Secondo l'analisi di Lacan nel Seminario VII, l'etica della psicoanalisi si fonda su un unico, radicale imperativo: non cedere sul proprio desiderio.

Cedere significa tradire la propria verità più intima, quella che emerge dalla nostra fondamentale incompletezza (la "mancanza-a-essere").

Lacan descrive la "struttura del cedimento" in due modi principali, che in realtà sono due facce della stessa medaglia:

1) Il tradimento di sé, che si verifica quando il soggetto stesso rinuncia a seguire la propria "via", deviando da ciò che intimamente lo muove per paura, convenienza o per conformarsi a un ideale esterno. È un auto-tradimento.

2) La tolleranza del tradimento altrui, che avviene quando il soggetto accetta che un'altra persona significativa (un genitore, un partner, un insegnante o persino un terapeuta) tradisce la sua attesa fondamentale: quella di essere riconosciuto nel suo desiderio, ovvero nella sua "mancanza".

Alla base della "struttura del cedimento sil proprio desiderio" vi è, per Lacan, il conflitto cruciale tra il Bene, imposto dall'Altro, e il Desiderio soggettivo.

Questi è il lcuore dell'insegnamento di Lacan: si cede sul proprio desiderio quasi sempre in nome di un "Bene", quel "Bene" che è sempre qualcosa di esterno, un insieme di norme, valori o aspettative imposte da altri ("lTe lo dico, devi farlo per il tuo bene").

Alla base della pretesa di sapere quale sia il Bene dell'Altro, o di credere che l'Altro sappia quale sia il proprio Bene, c'è sempre l'aspettativa di una soluzione "piena", che miri a riempire ogni vuoto, a saturare la mancanza e a prevenire ogni "falla" nell'esistenza del soggetto. Per sua natura, il Bene è rassicurante e conformista.

Il "Desiderio", al contrario, nasce proprio da quel vuoto, da quella mancanza. Seguire il proprio desiderio significa accettare di essere "mancanti", di non avere tutte le risposte, e agire in conformità con questa verità soggettiva, anche quando è scomoda o va contro le convenzioni.

Per questo, scegliere la via del "Bene" imposto dall'Altro significa inevitabilmente cedere sul proprio desiderio.

Colui che impone il Bene, anche con le migliori intenzioni, si pone come colui che "sa" cosa è giusto per l'altro, negando di fatto l'unicità del suo desiderio.

Lacan è categorico: chi impone il "Bene" è colui che tradisce. Il soggetto del tradimento non è mai il soggetto del desiderio.

L'esempio supremo di chi non cede è Antigone. Le viene offerto un "Bene" chiaro e razionale: salvarsi la vita obbedendo alla legge della città rappresentata da Creonte. E tuttavia, lei rifiuta questo bene in nome del suo desiderio irremovibile: dare degna sepoltura al fratello Polinice, un atto che la definisce nella sua essenza.

Scegliendo di seguire il proprioo desiderio fino alle estreme conseguenze, Antigone si afferma come soggetto etico per eccellenza, anche a costo della vita.

In sintesi, la vera etica, per Lacan, non consiste nel perseguire un Bene Universale e prestabilito, ma nel rispettare e preservare quella "mancanza" fondamentale che ci costituisce, sia in noi stessi che negli altri.
Questo è un monito potente, specialmente per chi si trova in una posizione di influenza (genitore, terapeuta, partner): l'obiettivo non è "riempire" l'altro con il nostro concetto di bene, ma lasciargli lo spazio per far esistere il suo desiderio. L'etica sta nel custodire quel vuoto, non nel tentare di saturarlo.
Egidio T. Errico

19/04/2026

SOCRATE E LA MAIEUTICA

Socrate è probabilmente il filosofo più conosciuto del pensiero greco classico.
Il filosofo era attivo nella vita politica e culturale della città di Atene nel periodo più buio della sua storia, dopo la sconfitta nella guerra con Sparta.

Accusato dalla moglie Santippe di essere un buono a nulla, Socrate vagava per la città insieme ai suoi allievi, interrogando intellettuali, retori, politici e aristocratici, dai quali era visto con un misto di ammirazione e disprezzo.

Socrate era figlio di una levatrice; come riporta Platone in una sua opera, intitolata “Teeteto”: “io sono figlio di una levatrice molto in gamba”; in greco antico, “maia” è la parola che designa la levatrice, colei che aiuta le partorienti.
Descrivendo la propria filosofia, Socrate afferma: “io pratico la stessa arte”.
Il modo di dialogare, spesso provocatorio, di Socrate è infatti chiamato “maieutica”; descrivendola, Socrate (attraverso Platone) afferma:

“la mia arte di levatrice poi, il tutto il resto è uguale a quella delle ostetriche, ma se ne differenzia in questo, che agisce sugli uomini e non sulle donne, e assiste le loro anime, quando partoriscono, e non i corpi”

Socrate interrogava i suoi interlocutori perché emergesse il loro “logos”, il loro discorso, la loro verità. Per questo, i suoi contemporanei vivevano con grande ambivalenza il loro rapporto con Socrate: il suo stile spingeva gli interlocutori a rimettere in discussione certezze, assiomi, aprendo ad uno scenario soggettivo nuovo, inedito.

Per questo, lo stile filosofico di Socrate è, secondo Lacan, molto simile all’azione dello psicoanalista: l’analista ascolta le parole del paziente, cercando di fare emergere il suo “logos”, il discorso che lo abita, di cui è “gravido”, senza cadere nella falsa credenza delle parole comuni o della retorica.

L’analista, come Socrate, è interessato ad un discorso diverso da quello comune: è alla ricerca della verità del soggetto, di un discorso unico, mai sentito prima, proprio solo di chi lo enuncia.

Per questo, l’esperienza dell’analisi, se da una parte punta alla verità, dall’altra espone alla vertigine di un non sapere radicale, che spesso si traduce in una grande rabbia rivolta verso l’analista: cosa vuole da me? Che cosa devo dire?

Per il suo stile eccentrico e il potenziale eversivo della verità insito nella sua filosofia, Socrate è stato condannato a morte dal governo conservatore, succeduto ai Trenta Tiranni che hanno governato Atene dopo la sconfitta militare nella Guerra del Peloponneso.

Il suo è stato un vero e proprio processo politico, raccontato da Platone nell’ “Apologia di Socrate”.

Nel suo insegnamento, il filosofo sosteneva la necessità di realizzare il proprio “daimon”, il proprio demone, la buona alleanza con esso nella propria vita (“eudaimonia”). Così, in analisi si tratta di far emergere il desiderio inconscio del soggetto, nascosto dai discorsi “vuoti” della vita quotidiana: qual è il nostro talento? Per quale ragione ci svegliamo la mattina? Qual è la nostra strada?

Se Socrate sosteneva la necessaria alleanza con il proprio “daimon”, così l’analista trova nel “desiderio dell’analista” la spinta della propria funzione: il desiderio dell’analista, sostiene Lacan, non sarebbe un desiderio qualunque, piuttosto si tratterebbe del desiderio, proprio dell’analista, di “far emergere la differenza assoluta” che abita ciascun soggetto.

Gianfranco Ricci

01/02/2026

ESISTE UNA PAROLA CHE SVELI IL DESIDERIO?

Cos'è il desiderio? Nella psicoanalisi lacaniana, il desiderio è concepito come un effetto della parola, ossia come la scalfittura, la faglia, la beanza che la parola dell'Altro incide nel soggetto a cui viene destinata.

Lacan dice che si parla sempre a qualcuno e che l'atto stesso di parlare a qualcuno si configura come domanda rivolta all'Altro. Ogni qualvolta qualcuno ci rivolge la parola lascia in noi un segno, modifica il nostro stato, apre una faglia, che spesso può avere il sapore di una ferita. Non a caso si dice che le parole possono ferire.

La parola dunque è sempre domanda e la domanda incide sempre un segno nell'Altro, vi lascia sempre una ferita.

Ora, è proprio nella ferita come effetto della parola che si produce e si articola il desiderio, che, per questo, possiamo dire, ha dunque la struttura della mancanza, la consistenza della ferita.

Non ci può essere desiderio se non a partire dalla ferita, da quella ferita primordiale che Freud ha chiamato castrazione. Il desiderio è la figura della castrazione, della mancanza irriducibile.

Causare il desiderio nell'Altro significa inevitabilmente anche ferirlo un po': non a caso quando ci innamoriamo - l'amore è causato dal desiderio - spesso diciamo: "mi hai colpito al cuore". L'immagine del "colpo di fulmine" è la freccia con la quale Cupido colpisce direttamente il cuore.

Il desiderio è dunque quella ferita ad opera della parola e che ci segna come soggetti: sopportare il desiderio è allora come sopportare una ferita beante: per questo vorremmo guarirla, ossia soddisfare il desiderio, una volta per tutte.

Ma la parola, pur essendo fondamentale nella nostra esperienza, in quanto causa, non può mai esprimere completamente il desiderio del soggetto. Per poterlo nominare, sarebbe necessaria una parola che non funzioni come parola, una parola al di fuori del linguaggio stesso. Una possibilità che è logicamente impossibile!

La domanda causa il desiderio e il desiderio a sua volta causa la domanda, ma, ovviamente senza potervi entrarel Il desiderio, dice Lacan, è sempre "l'aldilà della domanda"

Nonostante ciò, il nevrotico continua a nutrire la speranza che esista un modo per esprimere il proprio desiderio in modo diretto e senza ambiguità. Questa illusione porta ad un incessante tentativo di cercare una parola che possa "svelare" il desiderio, ma ogni tentativo è destinato a rivelarsi vano, poiché il linguaggio stesso è strutturato in modo tale da non poter catturare l'essenza del desiderio. E' per questo che Lacan dice che "il desiderio è articolato, ma non articolabile"

In questo senso, il desiderio rimane sempre parzialmente inafferrabile, sfuggente, intriso di un significato che non può essere completamente articolato.

La frustrazione e l'angoscia che ne derivano sono parte integrante dell'esperienza umana, riflettendo la complessità del nostro rapporto con il linguaggio e con noi stessi

29/11/2025

VUOI ESSERE TECNO-PSICOLOGO?

«Sappiate che, nelle profondità dello Stato, oscure officine lavorano alacremente alla messa a punto di un prototipo ancora segreto, destinato a mettere progressivamente da parte gli psichiatri di un tempo: lo psichiatra che, in nome della sua autonomia professionale, resiste alla sua gerarchia; e lo psicanalista geniale, che deve la sua clientela solo al passaparola; e lo psicanalista liberale, che deve rendere conto solo al suo analizzante.
Gli psicanalisti buttateli al secchio! Spazio al techno-psicologo!
Il techno-psicologo non avrà il compito di accogliere ciascuno nella singolarità del suo desiderio: che perdita di tempo! Che pessimo rapporto costi-benefici! E poi, guarire con le parole è stregoneria! No, il techno-psicologo non ascolta, conta, calibra, confronta. Osserva i comportamenti, valuta i disturbi, individua i deficit. Autonomia zero: obbedisce ai protocolli, fa quello che gli viene detto, raccoglie dati, li consegna ai gruppi di ricerca. Gli apparati dello Stato sono presenti fin dai primi passi della sua formazione ( Università ) e lui rimarrà loro sottomesso nel corso del tempo attraverso valutazioni periodiche. La verità è che il tecnico-psicologo non è uno psicologo: è un agente di controllo sociale totale, a sua volta sotto costante sorveglianza. Lo so: sembra fantascienza. Nemmeno Stalin ha osato tanto. Ancora più forte della Stasi: quella metteva microfoni, qui ti collegano direttamente un tecnico al cervello. »
Jacques-Alain Miller
(Polemica: morte agli psichiatri? Le Point, n. 1868, 3 luglio 2008)

CENTRO PSICOANALISI APPLICATA

“Quando Freud silura gli ideali “p. 51 in L’esperienza di Serge Cottet ed Rosemberg & Sellier . [...] Freud , che, secon...
13/08/2025

“Quando Freud silura gli ideali “p. 51 in L’esperienza di Serge Cottet ed Rosemberg & Sellier . [...] Freud , che, secondo Romain Rolland, aveva “ trascorso gran parte della sua vita a distruggere le sue illusioni e quelle dell’umanità “ , si qualificava lui stesso come “distruttore d’illusioni “. Ammettendo che le società occidentali sopravvivono solo attraverso “ideali desolanti” in cui esse confidano sempre, il potere dissolvente della psicoanalisi ha fatto vacillare il loro fondamento. L’ostilità di cui la psicoanalisi è oggetto, nel 1925, risponde al potere iconoclasta di cui Freud si è fatto servitore . La religione , la morale , la filosofia sono “costruzioni di soccorso (“Hilfskonstruktionen”), narcotici destinati a sopportare la vita , altre forme dell’oppio dei popoli. A causa dell’importanza incomparabile data alla vita sessuale “ si scagliarono contro la psicoanalisi come se essa avesse attentato alla dignità del genere umano . Denunciando una società ipocrita con una lezione di “sincerità “ , la psicoanalisi suscita una resistenza nella cultura che ha la medesima struttura di quella del nevrotico: “A causa di queste critiche la psicoanalisi è stata considerata ‘nemica della civiltà ‘ e messa al bando in quanto ‘socialmente pericolosa.

05/08/2025

Studi Lacaniani

Che le suggestioni ricevute durante l’analisi personale non si esauriscano con la conclusione di quest’ultima, che i processi di ristrutturazione dell’Io proseguano spontaneamente nell’analizzato e che tutte le sue successive esperienze vengano utilizzate nel nuovo senso di cui egli si è impadronito. Ciò si verifica effettivamente, e, nella misura in cui si verifica, è quel che rende l’analizzato idoneo a diventare analista.

Sigmund Freud, Analisi terminabile e interminabile – Costruzione nell’analisi, Biblioteca Boringhieri 1937, Torino, 1977, cit., p. 65.

Iung la grande delusione di Freud Già nel 1909, malgrado fossero ancora molto amici, c’era della tensione che serpeggiav...
26/07/2025

Iung la grande delusione di Freud

Già nel 1909, malgrado fossero ancora molto amici, c’era della tensione che serpeggiava sotto il loro rapporto. Un giorno Freud stava rimproverando Jung per il suo interesse nello spiritualismo e lo metteva in guardia dal rischio di essere sopraffatto dalla “marea nera del fango dell’occultismo”. Jung provò una sensazione di caldo bruciante al diaframma e, allo stesso tempo, i due uomini udirono un forte suono proveniente dalla libreria. Jung suggerì che quello fosse un esempio di “esteriorizzazione catalitica”, in risposta alla reazione scettica di Freud, Jung predisse che sarebbe accaduto un secondo evento e infatti si sentì un altro suono che scosse Freud considerevolmente.

Da quel momento le loro strade divennero sempre più separate fino a che si ebbe la rottura definitiva nel 1912 con le dimissioni di Jung da presidente del congresso

Lacan ha detto che un padre è colui che riesce ad unire e non contrappporre il desiderio alla legge.Ma di quale legge si...
21/07/2025

Lacan ha detto che un padre è colui che riesce ad unire e non contrappporre il desiderio alla legge.
Ma di quale legge si parla, in psicoanalisi?
Della legge della castrazione simbolica che sancisce una alleanza con il desiderio

06/07/2025

«Lacan si sbarazza così di ogni concezione ingenua, psicologistica, del linguaggio: il linguaggio non si esaurisce affatto in una facoltà soggettiva che si acquisisce evolutivisticamente mediante l’esperienza e la memoria. All’opposto, l’idea di Lacan sostiene non che l’uomo impari a parlare ma che è il linguaggio che parla l’uomo, nel senso che l’essere dell’uomo dipende strutturalmente dall’orizzonte del linguaggio. Il linguaggio non è dunque un mero strumento della comunicazione ma è un campo, una rete, una struttura che determina il soggetto. È questo il carattere “primordiale” che Lacan, come per Heidegger, non è l’uomo che parla, ma il linguaggio; è il linguaggio che fa l’uomo».

Di Ciaccia, Recalcati, p. 45.

18/06/2025

«C’è forse per un uomo qualcosa di più imbarazzante del corpo di una donna? A tal punto che persino Platone se n’è accorto. Se n’è accorto nel Simposio dove racconta a livello mitico – è molto comodo il mito ed è anche indispensabile – che essi facevano un sol corpo – ma disgraziatamente questo non si è mai più visto, dopo. Freud, cascando nel tranello, ci racconta che Eros è la tendenza verso l’Uno. Ora, tutta la questione sta proprio qui – il reale è, chiaramente, due».

J. Lacan, Il fenomeno lacaniano, in «La psicoanalisi», 24 (1998), pp. 17-18.

Dal post di studi Lacaniani

24/05/2025

«Se il soggetto è quello che io vi insegno, cioè il soggetto determinato dal linguaggio e dalla parola, questo significa che il soggetto, in initio, comincia nel luogo dell’Altro in quanto lì sorge il primo significante. Ora, che cos’è un significante? Ve lo ripeto da abbastanza tempo per non doverlo articolare di nuovo qui – un significante è ciò che rappresenta un soggetto. Per chi? Non per un altro soggetto, ma per un altro significante» [J. Lacan (1964), Il seminario, Libro XI, I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi, p. 193].

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