Dott.ssa Ivana Gallo - Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Ivana Gallo - Psicologa Psicoterapeuta Riceve su appuntamento ad Aversa e Castel Volturno

22/01/2026
Per le colleghe practitioner e supervisori ❤️
19/01/2026

Per le colleghe practitioner e supervisori ❤️

📅 Save the date

Sabato 31 gennaio si terrà il corso online “Trattamento EMDR nella dipendenza: sviluppo, applicazione e nuove idee”, una formazione gratuita riservata a Practitioner e Supervisori EMDR, condotta dal dottor Michael Hase, MD.

Il workshop, che comincerà alle 9 e terminerà alle 17, approfondirà il ruolo della memoria nei comportamenti di dipendenza e l’utilizzo dell’EMDR come complemento nel trattamento, con un focus su lavoro su trauma e dipendenza, rafforzamento delle risorse, concettualizzazione e target per un piano di trattamento completo.
Nel pomeriggio è previsto un approfondimento sul protocollo CravEx e sulle applicazioni cliniche con dipendenze sia da sostanze, sia non.

Un appuntamento pensato per chi desidera aggiornare e consolidare strumenti avanzati di intervento, in un ambito clinico complesso e in continua evoluzione.

📌 Tutte le informazioni e il modulo di iscrizione sono disponibili qui: urly.it/31dgb5

16/01/2026
15/01/2026
13/01/2026
12/01/2026

QUANDO HAI PERSO LA VOCE?

Guarda questa immagine.
Guarda Ariel che contempla la sua voce, ora separata da lei, ancora luminosa ma irraggiungibile.

Questa è l'immagine più vera del sacrificio che facciamo.

La voce non è solo suono. È l'emanazione della tua essenza più pura, la vibrazione della tua identità che prende forma nel mondo. È il tuo potere creativo incarnato, la tua sovranità personale, il diritto di esistere senza chiedere permesso.

E quante volte nella vita la sacrifichiamo?

La sacrifichiamo da bambini quando impariamo che alcune emozioni non sono accettabili, che certe verità mettono a rischio l'amore dei genitori, che è meglio tacere che essere troppo. Impariamo che la nostra voce può ferire, disturbare, creare problemi. E così cominciamo a trattenerla.

La sacrifichiamo nelle relazioni, ogni volta che diciamo "va bene" quando non va bene, ogni volta che sorridiamo mentre dentro urliamo, ogni volta che rinunciamo a dire cosa vogliamo davvero per non sembrare esigenti, difficili, sbagliati.
Ci convinciamo che l'amore richiede silenzio, che l'armonia si costruisce sull'assenza di conflitto o di dialogo onesto.

La sacrifichiamo nel lavoro, quando accettiamo condizioni che non rispettano il nostro valore, quando non chiediamo ciò che meritiamo, quando lasciamo che altri parlino al posto nostro, decidano per noi, ci definiscano dall'esterno.
Crediamo che la sopravvivenza richieda adattamento, che dire la verità costi troppo.

La sacrifichiamo per lealtà invisibili, portando sulle spalle i silenzi di chi è venuto prima di noi. Se tua madre non ha potuto parlare, come puoi farlo tu? Se tuo padre ha dovuto ingoiare la rabbia per tutta la vita, chi sei tu per esprimerla? Portiamo il peso di generazioni di parole non dette, e aggiungiamo le nostre al mucchio.

E così consegniamo la nostra voce.
Rinunciamo alla nostra essenza.
La barattiamo con l'appartenenza, con l'approvazione, con la promessa di essere amati. Crediamo che sia un prezzo piccolo da pagare.

Ma cosa comporta davvero questo sacrificio?

Nel corpo, la voce trattenuta diventa veleno. Si cristallizza nella gola, crea nodi alla tiroide, tensioni alla cervicale, problemi respiratori. L'energia che non può fluire attraverso le corde vocali cerca altre vie d'uscita: si ammala, si blocca, si trasforma in sintomo. Il corpo non mente. Il corpo conta ogni parola non detta, ogni urlo soffocato, ogni verità ingoiata.

Nell'anima, perdiamo il contatto con chi siamo. Diventiamo echi di aspettative altrui, ripetitori di copioni familiari, interpreti di ruoli che ci sono stati assegnati. Non sappiamo più cosa pensiamo davvero, cosa sentiamo davvero, cosa vogliamo davvero. Ci siamo dissociati da noi stessi così tante volte che non riconosciamo più la nostra voce quando prova a emergere.

Nella vita, rinunciamo al potere creativo. Senza voce autentica non possiamo manifestare ciò che desideriamo, non possiamo dire di no a ciò che non vogliamo, non possiamo chiamare a noi le persone e le opportunità che risuonano con la nostra verità. Attiriamo situazioni che confermano la nostra invisibilità. Chi non usa la propria voce finisce per essere circondato da chi parla al posto suo, decide per lui, lo sovrasta.

Nelle relazioni, diventiamo fantasmi. Presenti ma non visti. Ascoltati ma non compresi. Amati, forse, ma per chi crediamo di dover essere, non per chi siamo davvero. E questo amore, costruito sul silenzio della nostra verità, ci svuota più della solitudine.

Come Ariel in questa immagine, possiamo solo contemplare da fuori ciò che un tempo era nostro. Ma la nostra essenza è ancora lì, anche se separata, anche se ci sembra irraggiungibile. Non è mai andata via davvero.

Sopravvivere o vivere?
Essere spettatori o protagonisti?

La vera domanda non è se puoi permetterti di riprendere quella voce, ma se puoi permetterti di continuare senza.

Ma riprendere la voce è possibile.
Lo so perché l'ho fatto.

Josephine Lettera 🌹

11/01/2026

Quando si pensa al trauma, la mente corre subito a esperienze gravi e sconvolgenti: abusi, incidenti, catastrofi, lutti improvvisi. Questo è ciò che viene chiamato “trauma con la T maiuscola”: si tratta di eventi che spezzano la continuità della vita e lasciano ferite evidenti e dolorose.
È molto diffuso anche un trauma molto meno riconoscibile definito “trauma con la t minuscola”.
Si tratta di esperienze ordinarie, spesso ripetute nel tempo, che possono sembrare insignificanti agli occhi degli adulti ma che lasciano un segno profondo nei bambini. Alcuni esempi:

•il bullismo da parte dei coetanei,

•i commenti critici o svalutanti di un genitore

•la mancanza di un legame emotivo stabile e rassicurante con le figure di riferimento.

Queste esperienze non sempre provocano un dolore immediato, incidono però sullo sviluppo della personalità. Soprattutto nei bambini più sensibili, la ferita nasce non solo da ciò che accade di negativo, ma anche da ciò che non accade come il bisogno di sentirsi visti, accolti e compresi che rimane insoddisfatto. D. W. Winnicott parlava di “nulla che accade quando qualcosa avrebbe potuto accadere con beneficio”. In altre parole, non è necessario un evento traumatico eclatante: basta l’assenza di ciò che nutre e sostiene il sé in crescita.
Questo tipo di mancanze genera una disconnessione da sé stessi e dagli altri. Lo psichiatra Mark Epstein scrive che “i traumi della vita quotidiana possono facilmente farci sentire come un bambino senza madre”.
In fondo, come ha sintetizzato Bessel van der Kolk, “il trauma è quando non siamo visti e conosciuti”.
La perdita di connessione non avviene di colpo, ma lentamente, nel tempo. Ci si abitua, ci si adatta, fino a non accorgersi più del cambiamento. Tuttavia, questo adattamento lascia un’impronta: modella il modo in cui guardiamo il mondo e influenza anche i nostri comportamenti abituali.
A volte persino quelle che consideriamo le nostre qualità come la determinazione, la forza, l'indipendenza, possono avere radici in un’esperienza traumatica, piccola o grande che sia.
È importante ricordare che non ha senso confrontare le proprie ferite con quelle degli altri. Il trauma non si misura: ognuno lo vive e lo porta dentro di sé in modo unico.
Non importa se la nostra sofferenza appare più lieve o più grave rispetto a quella altrui. Ciò che conta è riconoscere l’impatto che ha avuto sulla nostra vita, senza sminuirlo e senza usarlo come arma di confronto.
Ognuno di noi porta i propri traumi. E la strada verso la guarigione comincia dal dare valore alla propria esperienza, senza paragoni.

Riassunto dal libro Il mito della normalità di Gabor Maté

10/01/2026

Per chi ha vissuto una traumatizzazione cronica infantile, senza un intervento specifico la
PARTE BAMBINA ISOLATA continua a piangere.

Se si trascura questa parte, si evita l'integrazione della personalità e quindi la "guarigione".

Nei traumi complessi si va avanti e indietro, il processo non è mai lineare.
Si procede e poi sembra andare indietro, bisogna ritornare più volte sullo stesso punto per poterlo superare.

Le parti bloccate nel passato non permettono di percepire la sicurezza del qui ed ora. Ci vuole tempo per disattivare il terrore.

Van der Hart

Un onore e un valore…
08/01/2026

Un onore e un valore…

Essere parte dell’Associazione EMDR Italia significa inserirsi in una comunità che cresce insieme, nella ricerca, nella formazione e nella pratica clinica.
Una rete fatta di professionisti che condividono valori, competenze e un impegno comune: portare nella cura la migliore evidenza scientifica possibile.

Le testimonianze dei nostri colleghi raccontano il senso di appartenenza e la forza del confronto continuo, entrambi elementi che da sempre caratterizzano la nostra realtà 🩵

EMDR e disturbi dissociativi
05/01/2026

EMDR e disturbi dissociativi

Indirizzo

Viale G. L. Bernini
Castel Volturno
81030

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