05/08/2025
Uscire dai ruoli imposti è un atto d’amore verso la propria anima. È anche un dono che può liberare gli altri membri della famiglia.Perché quando uno si libera, qualcosa si muove anche negli altri. Ogni famiglia sana deve imparare a lasciar andare il figlio ideale, per incontrare il figlio reale.
l lavoro terapeutico è riconoscere il copione, restituirlo simbolicamente, scegliere chi si vuole essere.
– Non per distruggere la famiglia, ma per riconsegnare i ruoli e recuperare la verità di sé.
– Passare dal figlio “bravo” al figlio vivo.
– Dire: “Io non sono solo ciò che mi avete chiesto di essere”. – Chi si emancipa dal ruolo assegnato, spesso si sente in colpa.
– La famiglia reagisce: “non sei più quello di prima”, “sei cambiato”, “non riconosco più mio figlio”.
– Il senso di colpa è l’arma più forte per mantenere un’identità imposta.
– Ma crescere è anche tradire le aspettative per diventare fedeli a se stessi.
– Il rischio più grande: confondere il ruolo con il Sé.
– La persona si plasma attorno all’aspettativa, sacrificando bisogni e autenticità.
– Conseguenze nella vita adulta: difficoltà a sentire chi si è davvero, bisogno di approvazione, burnout, dipendenze affettive.
– Il dolore profondo di non essersi mai sentiti veramente visti.
– Il contesto familiare ha bisogno di stabilità e prevedibilità: ogni figlio “copre” un vuoto o assolve una funzione.
– Il figlio “forte” regge la baracca.
– Il figlio “debole” tiene unita la coppia genitoriale.
– La figlia “perfetta” realizza i sogni non vissuti della madre.
– Il figlio “invisibile” evita i conflitti.
– Tutto ha un senso sistemico. Ma non sempre è sano.