30/12/2025
Maniacalita’ , fare troppo , esplodere di energia per non sentire angoscia ,il vuoto e il bisogno di essere sostenuti .
La maniacalità non è stare troppo bene:
è non potersi permettere di stare male
In psicodinamica, la maniacalità non viene letta come un eccesso di vitalità ma come una difesa contro il dolore psichico.
Già Freud descriveva la dinamica maniacale come una risposta al lutto non elaborato: quando la perdita non può essere sentita, la psiche reagisce negandola attraverso l’euforia, l’attività incessante, il senso di trionfo.
Melanie Klein ha poi approfondito questo assetto parlando di posizione maniacale: una modalità in cui il soggetto tenta di dominare l’angoscia depressiva attraverso onnipotenza, svalutazione del limite e illusione di autosufficienza. Non si tratta di gioia autentica ma di un modo per non dipendere dall’oggetto e non rischiare il dolore della perdita.
Winnicott, infine, ha mostrato come dietro certi funzionamenti iperattivi, brillanti e apparentemente vitali, possa nascondersi un falso Sé: una struttura adattiva che serve a evitare il contatto con il vuoto, la fragilità e il bisogno originario di essere sostenuti.
In questa prospettiva, la maniacalità non è un problema di “troppa energia” ma il segnale di un dolore che non ha trovato uno spazio psichico in cui essere tollerato.
È una corsa in avanti che serve a non fermarsi, perché fermarsi significherebbe sentire.
La clinica mostra che il lavoro terapeutico non consiste nello spegnere l’energia maniacale ma nel rendere finalmente possibile l’esperienza del limite, della dipendenza e della tristezza, senza che queste vengano vissute come una minaccia di annientamento.