Eugenio Lampacrescia

Eugenio Lampacrescia Pedagogista e Logopedista
Direttore scientifico de
IL FILO DI ARIANNA SRL
Docente a c. UNIVPM

20/04/2026

Durante la sua visita in Agrica, il Papa ha avuto un coraggio proprio da Leone nello svelare una deriva culturale che non tocca solo i paesi di culture diverse, ma anche il nostro occidente. E non poco. Lo colgo da un po...

19/04/2026

“…Bisogna impollinare il cuore
per poter praticare miracoli umani.

Solo i piccoli che annusano la vita
originari artisti originali
pennellano parole libere
che profumano di vero.

Sono come i folli
i visionari
i poeti
gli artigiani”.

Buona Domenica

da “Saggezza”, in: D’anima e corpo”.

UN ANNO FA…Manchi nella carne e nello sguardo, anche quello fugace e ricorrente del volto che generava vita e reciprocit...
18/04/2026

UN ANNO FA…

Manchi nella carne e nello sguardo, anche quello fugace e ricorrente del volto che generava vita e reciprocità, in te molto spesso così profondo e amorevole.

Manchi nelle discussioni vivaci e rispettose, nei racconti intimi - specie gli ultimi - veri doni di fraternità.

Manchi nel gusto condiviso del buon cibo, del buon bere e della festa, con le immancabili chitarre (ora un po’ impolverate e cadute in disuso), il canto e i tuoi ritmi anni '60 - ‘70 con batterie improvvisate e che ci hanno accompagnato fin da giovani: spazi distanti da performance soliste o dalla perfezione artistica. Momenti cercati piuttosto per ritrovarsi, per spezzare insieme il pane della gioia e dell’allegria, senza troppa rumorosa confusione dei “capannelli” di isole. Andare a tempo, in fondo, è metafora di una vita condivisa; è divenire un’orchestra umana. In questo tempo è proprio il noi che sta saltando. Orchestra (senza maestri e direttore) che, non di rado, s-banda.

Ho goduto di questa tua presenza familiare e fraterna. Potevo/potevamo goderne di più. La vita è strana da comprendere e attraversare, specie nelle sue complesse e talvolta imprevedibili relazioni umane.

Ora sei vivo nel cuore e nell’anima. Non distante, ma prossimo in altra forma. A guardar bene, anche nella vita terrena si coglie ciò che non si vede e non si tocca, eppure c'è.

Immagino che da altra dimensione,
tu abbia già compreso tutto questo,
nel chiaro e caldo abbraccio di Dio.

Stammi vicino, fratello.
Ne ho bisogno.
Come ne hai avuto tu.
Stiamoci vicini.
Ancora. Per sempre.
Per quanto è possibile, con tutti.

13/04/2026

L’attacco di Donald Trump al Papa non è solo polemica politica: rivela il disagio davanti alla fatica di contenere una voce morale capace di denunciare guerra, idolatria del denaro ed esibizione della forza

DARE IL BUON ESEMPIOUn tempo lo si diceva ai figli, e spero che qualcuno lo dica ancora. Vuol dire due cose: dare il meg...
12/04/2026

DARE IL BUON ESEMPIO

Un tempo lo si diceva ai figli, e spero che qualcuno lo dica ancora. Vuol dire due cose: dare il meglio di sé e trafficarlo con gli altri perché possa essere appreso da molti.

Negli ultimi anni il merito è diventato un bersaglio ideologico. Quando si smette di pensare con la propria testa e in comune, quando si spegne la coscienza, nascono mostri: prepotenze, presunzioni, aggressività, modelli sbagliati.

Abbiamo esaltato figure discutibili, favorito alcuni lasciando indietro altri e, in nome di una “mala inclusione”, abbiamo creato nuovi esclusi. Alcune ideologie hanno prescritto disimpegno, guadagno facile, rifiuto della gavetta e persino dello studio. È cresciuta una rivolta confusa, guidata più dalla pancia che dal rigore del pensiero.

Si è attaccata perfino l’idea di aggiungere “merito” al Ministero dell’Istruzione. Intanto scuole e università sono diventate spesso “macchine aziendali”, più attente ai numeri e al denaro che alla formazione solida degli studenti, specie di quelli più meritevoli che potranno essere le nuove classi dirigenti: il grande buco di questa società digitale, sintetica e fluida.

L’offerta formativa, resa accattivante e competitiva, si è talvolta abbassata, entrando in un circuito prevalentemente economico. Open day, fondi legati al numero degli iscritti e poi, salendo, al numero dei laureati hanno innescato una svolta che può diventare pericolosa se gestita male.

Il finanziamento statale si compone di una quota storica, di una quota premiale basata su didattica, ricerca e internazionalizzazione, e una quota perequativa per ridurre squilibri territoriali. È proprio la quota premiale che si presta ad una fragilità preoccupante: qui contano tassi di completamento (quanti laureati, con il rischio dei “laureifici” facili), laureati in corso, occupabilità e attrattività degli atenei (quale?). Basta leggere questi criteri per capire in che midi e che tipo di comportamenti non virtuosi possono facilmente emergere o passare sotto traccia. Chi ci sta dentro, lo sa. O fa finta di non saperlo.

Sorvolo sulle università telematiche, e su certi meccanismi di carriera accademica: formalmente qualcosa è cambiato, ma è rimasto quasi tutto uguale. Eppoi, tutta la formazione “senza controllo”, autoreferenziale, di discipline senza fondamento e titoli e professioni vacue.

Eppure il merito, quello vero, va difeso. In ogni contesto di vita. Anche la scienza lo conferma: i neuroni specchio mostrano che si apprende attraverso l’imitazione di esempi, speriamo virtuosi. Ma se esaltiamo “cattivi maestri e maestre”, poi dobbiamo “curare” gli esclusi e il disagio che producono. Circuito maldestro.

Imitare non significa copiare, ma impegnarsi mettendoci del proprio, prendendo a modello chi pensa, studia e agisce seriamente. Non chi fa il furbo, chi si adegua al potente di turno, chi cerca di fare il minimo sindacale, senza troppo “sforzo” in un sistema dove tutto deve cambiare affinché nulla cambi.

Chi e come si recluta il personale? Controlla le carriere? Premia davvero i più meritevoli? Meritevoli, poi, per e con quali criteri? Qui è cambiato quasi nulla.

Il merito non deve escludere nessuno, non deve rispondere a categorie ideologiche. Non è di destra, centro, sinistra. Né dei ricchi e dei poveri. Nemmeno nelle battaglie, oggi spesso insensate, tra uomini e donne, sta lontano da tutto ciò che tralascia, divide e mette contro. Risponde invece alle reali potenzialità, all’impegno profuso, alla saggezza che cresce, all’onestà da educare, al buon senso umano che si dà dei limiti.

E allora bravi a questi ragazzi e ragazze premiati: sono da esaltare per il bene che hanno voluto e saputo fare. E ce ne sono altri come loro, nascosti nell’ordinario. Moltiplicatevi, create reti, fate delle vostre vite un capolavoro. Superate l’individualismo imposto.

Molti giovani soffrono perché non si adeguano a coetanei che scelgono “strade oscure” e per questo vengono marginalizzati. Altri, più resilienti, restano accanto a chi sbaglia non per imitarlo, ma per amicizia vera: quella che darebbe la vita per salvare un compagno. Sono proprio loro a raccontarci quanto disagio c’è in giro.

Questo è il vero peer to peer.

Raccontiamolo più spesso, senza fingere però che vada tutto bene: sarebbe un’altra diavoleria. Riconoscere gli errori, insieme a ciò che di buono si è fatto, è da sempre strada saggia di analisi per migliorarsi ancora. Mi sento lontano nel pensiero e dalla pratica, da chi “cura” e si prende cura senza una “diagnosi” e una reale, quotidiana, sincera prossimità.

Non da ultimo, grazie al Presidente Mattarella e a chi ha avuto il coraggio di rimettere il merito al centro. Anche per distinguere chi non dovrebbe starci e ha bisogno dell’aiuto più urgente.

La speranza è che si possa cambiare e percorrere strade di sana virtù per molti: difficili, ma di sicura gioia piena.

Solo fare bene, soprattutto far del bene, fa star bene.

11/04/2026

BASTA RISSE E CORRIDE
NELL’ORA PIÙ BUIA DELL’EUROPA
ABBASSIAMO IL TONO TUTTI

Pubblico questo intervento non perché voto Calenda, ma perché affronta temi concreti e ampi con toni civili, senza slogan né aggressività. È un modo di discutere che permette davvero confronto e dialogo.

Ho apprezzato anche l’attenzione della Meloni e il suo annuire a critiche sensate; così gli applausi, pur se flebili, riguardo al passaggio relativo al ponte sullo Stretto, che oggi non è certo una priorità. Si può essere d’accordo o meno, ma il clima che si ascolta è diverso dal solito, dalle urla e dalla maleducazione che spesso impera.

Da tempo ascolto con più interesse chi non ha claque: non di rado porta questioni serie che richiedono riflessione. Calenda, in questo, non chiude le porte e all’apparenza nemmeno la Meloni.

Esiste invece una parte della classe politica che continua a gridare, prepotente, a mostrarsi spocchiosa perché convinta di possedere verità assolute e un’intelligenza sopra la norma. Mentre poi fa fatica a riconoscere il valore che può emergere anche da posizioni diverse, soprattutto in un tempo difficile come questo, e preferisce teatrini di contrapposizione e attacchi personali.

Questa classe politica andrebbe rifondata: nei contenuti, nella capacità di leggere la realtà, nello stile comunicativo, nella garbatezza, nella qualità delle “diagnosi” e delle necessarie azioni. Il “bene comune” è spesso evocato, ma di fatto svuotato da ego e narcisismi, interessi personali e lobby, giochi di potere.

Stare all’opposizione può essere utile. Se fatto con competenza e coscienza, insegna anche a governare. Ma il cosiddetto campo largo non sembra pronto a guidare il Paese, proprio perché non riesce a esercitare una critica costruttiva, comprensibile e realistica. Immaginiamo a tenere le redini di un paese in un contesto internazionale come questo.

Preoccupano anche i primi ammiccamenti su temi cari al mondo cattolico e moderato: la campagna elettorale è già iniziata, e quel segmento fa gola. Il caos interno al PD, soprattutto verso riformisti e cattolico-democratici, chiude di fatto la stagione - mai davvero decollata - di una possibile sinergia.

Se fosse stato possibile, sarebbe stata preziosa oggi una lettura di Berlinguer e Moro sul compromesso storico, sul suo sviluppo, sui temi attuali e sul modo inurbano di fare politica che vediamo ogni giorno. Manca l’autocritica, mentre si continua a spostare all’esterno il locus of control.

Questo ha stancato tanta gente. Ed ha aumentato superficialità e pensieri scissi. E pure la dittatura irriflessiva delle pance. Parecchi disertano le urne. C’è chi volge lo sguardo altrove. C’è chi rimane orfano, ma vota dentro il ricordo di assurde nostalgie.

Così non si cresce, non si cambia, soprattutto non si può servire il bene comune.

Difficilissimo quando poi non si capisce più cosa sia il bene (se non in un ottica individualistica) e il senso della comunità (solo se serve a se stessi).

LETTERA A DIOGNETOV. Il mistero cristianoI cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dag...
10/04/2026

LETTERA A DIOGNETO

V. Il mistero cristiano

I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale.

La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale.

Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri.Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera.

Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne.

Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo.

Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi.

Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. (Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere.) Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. (Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti.) Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano.

Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita.

EVVIVA!Dietro critiche spesso improprie, ideologiche, fuori fuoco e luogo… qualcosa finalmente si muove.Bisogna avere l’...
09/04/2026

EVVIVA!

Dietro critiche spesso improprie, ideologiche, fuori fuoco e luogo… qualcosa finalmente si muove.
Bisogna avere l’onesta intellettuale e il coraggio della coscienza di rilevarlo tutte le volte che avviene e da qualsiasi parte provenga.

Si tratta di un’azione sensata e, in questo caso, persino molto tardiva.
La rete è fuori controllo da tempo e ci controlla. Su larga scala, ben più delle intercettazioni telefoniche. Telefonini, Alexa, IA, tracce che lasciamo qua e là…

Cosa sta succedendo?
Che finalmente le regole, fatte di divieti e permessi, tornano alla ribalta delle urgenze educative. Tranquilli tutti, nessun trauma ai bambini e ai ragazzi. Le regole sagge e da rispettare, anche senza doverle spiegare troppo, non hanno mai fatto male a nessuno. Piuttosto, vediamo ordinariamente danni dove esse non esistono più, e il verbo dovere reso innominabile. Quasi fosse una bestemmia all’Io. Il dovere serve soprattutto quando si rivendica un diritto che così può essere custodito davvero. Verrebbe da dire che di questa educazione ne abbiamo bisogno tutti. Anche noi adulti, adulte e pure quando ci invecchiamo.

Intanto cominciamo con i più giovani.

Il quadro delle regolamentazioni digitali e della rete è cambiato rapidamente: molte democrazie occidentali stanno abbandonando il modello del semplice “consenso dei genitori” e introducendo divieti legali basati sull’età, motivati dalla tutela della salute mentale e dal contrasto al cyberbullismo.

Aggiornamento ad aprile 2026. Di seguito i paesi che hanno già adottato o stanno implementando restrizioni rigide.

Australia – il modello più severo

• Età minima: 16 anni.
• In vigore: dal 10 dicembre 2025.
• Nota: divieto assoluto, senza deroghe familiari. Le piattaforme rischiano sanzioni fino a 50 milioni di dollari australiani.

Francia – “maggioranza digitale” a 15 anni

• Età minima: 15 anni.
• Stato: legge approvata a gennaio 2026, piena operatività in autunno.
• Nota: sotto i 15 anni accesso vietato salvo servizi educativi. Parigi spinge per una verifica dell’età centralizzata a livello UE.

Spagna – verso i 16 anni

• Età minima: 16 anni (oggi 14, riforma in fase finale).
• Stato: attuazione legislativa in corso.
• Nota: previste anche responsabilità penali per i dirigenti delle piattaforme che non garantiscono verifiche efficaci.

Altri paesi in movimento

Norvegia, Grecia, Austria e Regno Unito stanno valutando o implementando misure ispirate al modello australiano.

Anche in Italia è prevista una forma di divieto all’accesso ai social prima di una certa età. Lo leggo con gran piacere stamattina da un quotidiano nazionale.

Tito Staglio
cronista dello sbarco sulla terra.

UN GIRO DI BOANon è di certo l’effetto Trump, questo giro di boa, ma l’azione dello Spirito che non abbandona la Chiesa ...
07/04/2026

UN GIRO DI BOA

Non è di certo l’effetto Trump, questo giro di boa, ma l’azione dello Spirito che non abbandona la Chiesa e che la sta guidando nel ricentrare l’annuncio cristiano alla prioritaria dimensione spirituale. È un grande bisogno di parecchi giovani, pure qua in Europa, e non solo nelle piazze a cui ci aveva abituato Giovanni Paolo II. Più spesso lo si ritrova nelle relazioni interpersonali significative, quelle capaci di dare senso e aria pulita all’esistenza. Con adulti che smettono di fare gli adolescenti controdipendenti e mantengono lo stupore vero per la vita, senza appiattirsi o preoccuparsi di piacere al mondo.

Questi ragazzi che ci capita di incontrare non hanno talvolta nemmeno avuto un’educazione religiosa e non sempre un’iniziazione alla fede: battesimo, comunione, cresima, matrimonio. Magari chiedono i sacramenti più avanti, con la consapevolezza della grazia che donano. Molto spesso non hanno frequentato parrocchie, gruppi e associazioni. Dove, proprio qui, capitano pure gli abbandoni più grandi, persino inattesi (o chissà, attesi e necessari a un percorso di svincolo, crescita, ridecisione. E solo il buon Dio può conoscere il perché e possiede la pazienza e la tenerezza dei ritorni).

A ricordarci che l’annuncio cristiano parte da un fatto, una persona, da cui discende un’antropologia: cioè la necessaria e onesta attenzione all’umano come conseguenza di pensieri, parole e azioni.

Il contrario ha spesso lasciato vuoto e delusione, distorsioni e adattamenti del Vangelo a questioni meramente umane e personali. Un Vangelo preso a pezzetti per giustificare i propri pensieri e azioni, piuttosto che una luce per illuminare la coscienza e i comportamenti. Pur con tutte le fragilità che proprio l’umano ha, ma che può ogni volta trasformare. Non di certo con “il va bene tutto” delle autoassoluzioni.

Il limite più grosso che colgo, anche essendoci caduto dentro? È proprio l’aver predicato e inculcato spesso che si può fare tutto anche senza Dio, o rendendolo solo vero uomo, come ha cantato De André. Profondo di certo, ma manchevole della speranza prima e ultima. È proprio lì che Dio è morto (apparentemente, però).

L’arcidiocesi di Detroit accoglierà 1.428 nuovi cattolici, quella di Galveston-Houston il 51% in più dello scorso anno, fedeli in crescita anche a Washington

TU SOLO HAI PAROLE DI VITA ETERNA“Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era mor...
05/04/2026

TU SOLO HAI PAROLE DI VITA ETERNA

“Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa”.

C’è un particolare, apparentemente, insignificante, nel racconto della tomba trovata vuota. Era tutta in ordine, con i teli ben piegati. Se si fosse trattato di un paventato trafugamento della salma, forse ci sarebbe stato disordine come quando entrano i ladri in casa. Ce l’ha fatto notare il nostro parroco stamattina alla Messa.

Lo prendo come potente spunto metaforico.

La vita nel Cristo risorto è piena di tutto. Richiede impegno e responsabilità, regala gioie immense, da senso profondo e semplice all’esistere, trasforma e trasfigura il dolore e le tante sciocchezze umane che ci capita di dire e fare.

Ama l’ordine, non il caos. E via via ci conduce alla speranza e alla pace, che non anelano alla confusione, ma a una densa sapienza del cuore.

Buona Pasqua di festa piena e vera, specie per chi la desidera, la cerca, la attende.

Adesso, improvvisamente, poco dopo il precedente scritto, mi è ridata la possibilità di fissare in alto il post e di met...
04/04/2026

Adesso, improvvisamente, poco dopo il precedente scritto, mi è ridata la possibilità di fissare in alto il post e di metterlo in evidenza. Azioni negate dal 30 marzo fino a qualche minuto fa.
Che sarà successo?

Indirizzo

Via Martiri Della Libertà 3
Castelfidardo
60022

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 08:00 - 13:00

Telefono

+393388432994

Sito Web

http://ilfilodiarianna.studio/

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