Dottoressa Giulia Geranio Pediatra

Dottoressa Giulia Geranio Pediatra laurea in medicina e chirurgia nel 2011. Specializzazione in oncoematologia pediatrica nel 2018.

12/09/2024

Piano piano si avvicina purtroppo la stagione dell'influenza.
Parliamo del vaccino antinfluenzale per arrivare preparati alla nuova stagione invernale!

Quando farlo?
Idealmente bisognerebbe sottoporsi alla vaccinazione nella seconda metà di novembre, così da essere immunizzati prima dell’arrivo delle festività (periodo comunemente associato all’inizio della fase epidemica). È comunque possibile e utile vaccinarsi anche in seguito, se non fosse stato possibile farlo prima.

In quale braccio si fa?
È indifferente.

Quante dosi servono?
È in genere sufficiente un’unica dose, a inizio stagione.

Nel caso dei bambini con meno di 9 anni di età e mai vaccinati in precedenza contro l’influenza deve essere somministrata una seconda dose dopo un intervallo di tempo di almeno 4 settimane

Fino a quando si può fare?
Non è un problema vaccinarsi anche a epidemia già iniziata.

Quando fa effetto? Dopo quanti giorni è efficace?
I vaccini inducono lo sviluppo di anticorpi circa due settimane dopo la loro somministrazione (10-14 giorni secondo l’ECDC). Questi anticorpi proteggono da infezioni conseguenti agli stessi virus presenti nel farmaco.

Quanto dura l’effetto?
La copertura in un soggetto con sistema immunitario sano ha una durata di circa 6-8 mesi.

Con il vaccino antinfluenzale si può prendere l’influenza?
Sì. È possibile ammalarsi di influenza anche se vaccinati, tenuto conto che la diagnosi non è certa a meno di fare un esame specifico. È possibile per questi due motivi:

1-Ci si potrebbe essere esposti al virus poco prima di essere stati vaccinati o nel periodo dopo il vaccino in cui l’organismo sta sviluppando la protezione. Ci si potrebbe quindi ammalare prima che il vaccino sia diventato efficace. Ci vogliono circa due settimane dal vaccino perché si sviluppino gli anticorpi che proteggono dall’infezione.
2-Si potrebbe ve**re in contatto con un virus dell’influenza non incluso nel vaccino stagionale. Ogni anno, circolano diversi virus influenzali. Il vaccino è studiato per proteggere contro i tre o quattro ceppi ritenuti i più comuni dalla ricerca.
Sfortunatamente, alcuni soggetti possono comunque infettarsi, nonostante la vaccinazione, con uno dei virus cui il vaccino dovrebbe dare protezione. La protezione fornita dal vaccino può variare notevolmente, in funzione dello stato di salute e dell’età dell’individuo che viene vaccinato. In generale, il vaccino antinfluenzale funziona meglio negli adulti sani più giovani e nei bambini più grandi. Soggetti più anziani e persone con alcune malattie croniche possono sviluppare in risposta al vaccino un minor livello di immunità. La vaccinazione non è uno strumento perfetto, ma è il modo migliore per proteggersi dall’influenza.

Il vaccino è efficace contro raffreddore e influenza intestinale?
I vaccini per l’influenza stagionale sono studiati per proteggere contro l’infezione e la malattia causata dai virus influenzali che la comunità scientifica indica come i più probabili responsabili della stagione influenzale. I vaccini “trivalenti” sono concepiti per proteggere da tre virus influenzali, quelli “quadrivalenti” da quattro virus influenzali.

I vaccini antinfluenzali NON proteggono invece da infezioni e malattie causate da altri virus che possono dare sintomi simili all’influenza.

Ci sono molti altri virus oltre a quelli influenzali che possono provocare sindromi simili all’influenza (sindromi para-influenzali) che circolano durante la stagione influenzale. Questi virus includono

-rinovirus (una causa di “raffreddore comune”),
-virus respiratori sinciziali (RSV, Respiratory Syncityal Virus), la causa più frequente di sindrome respiratoria grave nella prima infanzia, nonché un’importante causa di morte da patologia respiratoria nei soggetti con 65 anni e più,
-ma anche i virus responsabili della cosiddetta influenza intestinale.

È controindicata la vaccinazione per:

-Lattanti al di sotto dei sei mesi (non esistono sufficienti studi in questa fascia di età).
-Soggetti che abbiano manifestato una reazione allergica grave (anafilassi) ad una precedente vaccinazione antinfluenzale.
-Una malattia acuta di media o grave entità, con o senza febbre.
-Casi di sindrome di Guillain-Barrè insorta entro 6 settimane dalla somministrazione di una precedente dose di vaccino antinfluenzale.

Cade invece la controindicazione per le donne nei primi 3 mesi di gravidanza, che possono ora accedere con ragionevole sicurezza alla vaccinazione anche durante il primo trimestre (come per esempio succede nel Regno Unito), grazie al progressivo accumularsi delle evidenze di sicurezza. Nonostante non ancora tutti gli Autori concordino con questo approccio, le più importanti società medico-scientifiche ne supportano il ricorso. Si raccomanda esclusivamente di evitare le formulazioni a virus attenuati.

Non è un problema vaccinare le persone sane a epidemia già iniziata.

Si noti che NON rappresentano una controindicazione i seguenti casi:

-allergia alle proteine dell’uovo, con manifestazioni non anafilattiche,
-malattie acute di lieve entità,
-allattamento,
-allergia al lattice (che non è stato rilevato nelle siringhe usate, come confermato anche dalle linee guida di quest’anno),
-infezione da HIV e altre immunodeficienze congenite o acquisite.
-L’Associazione Italiana di Oncologia raccomanda anche ai pazienti in cura per un tumore di procedere alla vaccinazione, sia a coloro in terapia (chemioterapi, terapia biologica, …) sia a coloro che eventualmente fossero in vigile attesa. L’associazione sottolinea anche l’importanza di procedere alla vaccinazione dei famigliari del paziente. In caso di chemioterapia si consiglia di effettuarlo prima che un paziente inizi la cura, se già in trattamento è possibile procedere con il vaccino due settimane prima del ciclo di chemioterapia previsto.

Si può fare il vaccino antinfluenzale con il raffreddore? E con l’influenza?
Una malattia acuta di media o grave entità, con o senza febbre, costituisce una precauzione e può essere necessario approfondire il singolo caso valutando il rapporto beneficio/rischio (eventualmente rimandando di qualche giorno la vaccinazione, se ritenuto preferibile dal medico).

Malattie acute di lieve entità, come un raffreddore, non rappresentano una controindicazione.

Chi è allergico alle uova può fare il vaccino?
A meno che non ci siano precedenti di reazioni anafilattiche sì, si può accedere alla vaccinazione.

Lo possono fare anche i bambini?
Il vaccino antinfluenzale è raccomandato per tutti i soggetti a partire dai 6 mesi di età che non abbiano controindicazioni al vaccino.

Si può fare il vaccino in gravidanza?
La scelta ultima va presa in accordo con il ginecologo, ma le Linee Guida Ministeriali invitano tutte le donne incinte a sottoporsi alla vaccinazione per proteggersi dalle temibili complicanze dell’infezione durante la gestazione.

La somministrazione di una dose durante la gravidanza può proteggere anche il bambino sin dalla nascita e fino a 6 mesi di età.

Può dare effetti collaterali?
Anche se un vaccino antinfluenzale non può provocare l’influenza,
può essere causa di comparsa di alcuni effetti collaterali. Questi effetti indesiderati sono in genere modesti e di breve durata, soprattutto se confrontati con i sintomi di un brutto caso di influenza, ed includono:

-dolore, rossore, eritema o gonfiore del punto di inoculazione,
-naso che cola, congestione nasale e mal di gola,
-malessere generale per qualche giorno, talvolta associato a febbre (bassa) e dolori muscolari.
I sintomi sistemici (che coinvolgono cioè l’interno organismo) possono comparire da 6 a 12 ore dopo la somministrazione e sono destinati a risolversi in 1-2 giorni:

Quando compaiono, questi problemi iniziano poco dopo la vaccinazione e sono modesti e di breve durata, ed in ogni caso le persone che li manifestano sono solo una minoranza, perché la maggior parte non mostra alcun effetto collaterale.

Il profilo di sicurezza dei più recenti vaccini tetravalenti è sovrapponibile a quello dei classici trivalenti, presentano come effetti collaterali comuni (più di un paziente su 10):

-perdita dell’appetito,
-irritabilità,
-sonnolenza,
-dolore e arrossamento nel sito d’iniezione.
-In rare circostanze la vaccinazione antinfluenzale può causare problemi più severi, ad esempio gravi reazioni allergiche; è inoltre stata associata alla sindrome di Guillain-Barré, ma il rischio assoluto è molto basso (circa 1-2 casi aggiuntivi per milione di persone vaccinate).

Quanto durano?
Gli effetti collaterali del vaccino antinfluenzale durano al più qualche giorno, in genere 1-2.

Può causare febbre?
Sì, in alcuni soggetti potrebbe favorire la comparsa di una modesta febbriciattola.

Si può contrarre l’influenza a causa dell’iniezione antinfluenzale?
No, il vaccino antinfluenzale non può causare l’influenza.

Reazione allergica al vaccino antinfluenzale: dopo quanto?
In caso di reazione allergica grave questa di norma compare molto rapidamente, nell’arco di 20-30 minuti dall’inoculazione (ma più raramente sono possibili reazioni ritardate a distanza anche di diverse ore).

Si può fare l’antinfluenzale e il richiamo per COVID?
Il vaccino antinfluenzale non interferisce con la risposta ad altri vaccini inattivati o vivi attenuati, che possono anche essere praticati in contemporanea; è quindi possibile se necessario procedere alla cosomministrazione di tutti i vaccini antinfluenzali con i vaccini anti-SARS-CoV-2/COVID19.

03/02/2023

Parliamo di Scarlattina

MAL DI GOLA E SCARLATTINA? a scuola.
Caro dottore
nella classe di mio figlio ci sono stati dei casi di infezione da streptococco e dei casi di scarlattina .
Alcuni genitori hanno iniziato a dare antibiotico ai loro figli, sani, per preve**re. Altri vorrebbero
fare un tampone faringeo a tutti. Mio figlio sta bene. Cosa consiglia?

Cara mamma
Lo streptococco di cui parla è sicuramente quello chiamato “piogene” o streptococco beta emolitico
di gruppo A che può causare mal di gola e, in alcuni soggetti, è responsabile della scarlattina. IL mal di gola causato da streptococco è isolato e non associato a sintomi da infiammazione delle alte
vie respiratorie (tosse, raffreddore, congiuntivite) come avviene quando è causato da virus
respiratori.
La scarlattina, è una delle principali malattie esantematiche (cioè con macchie sul corpo) del bambino ed è causata da un particolare tipo streptococco che produce delle tossine, dette eritrotossine, che determinano la comparsa delle macchie cutanee, oltre al mal di gola o a infezione cutanea ed altri disturbi che descriveremo.
Comunque per la gestione di suo figlio il consiglio principale è quello di sentire il proprio pediatra che potrà valutare cosa fare, o meno, in base alla clinica: niente se sta bene o se eseguire un tampone faringeo (test rapido che fornisce la risposta in pochi minuti) se è presente febbre e/o mal di gola ed esiste, come esiste nel suo caso, un criterio epidemiologico (contatti con infezioni da
SBEGA o alcuni dati clinici).
Assolutamente da evitare di somministrare antibiotici a bambini che stanno bene per preve**re una infezione da streptococco. Così come inutile fare tamponi faringei a tutti in quanto un tampone per la ricerca dello streptococco va fatto, su indicazione del pediatra, in presenza di mal di gola o di
macchie eccetto casi particolari (soggetti affetti da patologie come precedenti di reumatismo articolare acuto o di altre situazioni non frequenti come le PANDAS, o Pediatric Autoimmune
Neuropsychiatric Disorder associated with A Streptococci).
Ricordo inoltre che le infezioni da streptococco e la scarlattina sono rare sotto i 2 anni di vita e sono più frequenti in età scolare, il periodo di incubazione è breve, in genere di 2-5 giorni. La malattia
inizia in modo improvviso con febbre variabile da poche linee a temperature sui 39°-40° C, possono comparire brividi, cefalea, vomito. Il mal di gola può essere intenso ma, talora, è leggero. Compare mal di gola e la gola e le tonsille si infiammano e, nei casi tipici, possono comparire delle placche
sulle tonsille (essudato) e dei puntini rossi sul palato.
La lingua, spesso, si ricopre dapprima di una patina bianca e poi, desquamandosi, diventa di colore rosso fragola o lampone.
Entro 12-48 ore, in caso di scarlattina, compare la tipica eruzione cutanea che inizia prima all'inguine, alle ascelle e al collo, e in 24 ore ricopre tutto il corpo. Il viso appare di colore rosso acceso tranne la zona del naso, della bocca e del mento che, con il loro pallore, contrastano con l'arrossamento del restante volto dando un aspetto caratteristico: la "maschera scarlattinosa"
(chiamata maschera di Filatow).
Le complicazioni sono le stesse del mal di gola da streptococco piogene: se non riconosciuta e trattata c’è la possibilità, rara me presente, dell’insorgenza del reumatismo articolare acuto.
Malattia che causa una artrite, in genere “migrante” (passa da una grande articolazione ad un’altra) e, cosa ancora più temibile, una cardite. Per quanto riguarda la scarlattina e la tonsillite streptococcica. In caso di infezione fa streptococco il bambino non è più contagioso dopo poche dosi dall’inizio di adeguata terapia antibiotica. (In era preantibiotica veniva sottoposto alla “quarantena”) che va proseguita per 10 giorni. L’isolamento da scuola, previsto per legge, è di 48ore dall’inizio di terapia antibiotica. Contrariamente ad altre malattie “esantematiche” non dà immunità permanente. Può pertanto recidivare.

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23/10/2022

Convulsioni febbrili

Che cosa sono?

Sono eventi critici parossistici convulsivi occasionali che si verificano usualmente tra il primo e il quinto anno di età in presenza di una temperatura corporea di 38°C o superiore in bambini senza storia di convulsioni in assenza di febbre.. I miti da sfatare:

• Convulsione non significa meningite

• Convulsione non significa epilessia e che si verificano



Ci sono due forme di convulsioni:

Le forme semplici, sono le più frequenti e sono caratterizzate da perdita di coscienza, durano al massimo 15 minuti e non si ripetono nell’arco di 24 ore.

Le forme complesse durano più di 15 minuti, possono avere carattere parziale (cioè interessare solo una parte del corpo) e/o possono ripetersi, anche in maniera ravvicinata, nell’arco di 24 ore.

2) Come si manifestano?

Le convulsioni febbrili semplici si associano spesso a perdita di coscienza (ovvero a mancata risposta agli stimoli verbali e tattili) e a movimenti ripetuti e ritmici delle braccia e/o delle gambe o a irrigidimento della muscolatura. Possono presentarsi inoltre anche con sguardo fisso e con rotazione verso l’alto degli occhi.

Sono, inoltre, sempre seguite da un periodo “postcritico”, ovvero da uno stato di sonnolenza del bambino.

3) A che età un bambino può avere una convulsione febbrile?

Non c’è un’età esatta a cui si presenta. E’ il più frequente disturbo neurologico dell’età pediatrica. È diffusa soprattutto nei bambini sotto i 5 anni di vita. I più colpiti sono i bambini tra i 12 e i 18 mesi di età.

Una curiosità: i maschi hanno più probabilità delle femmine di avere una convulsione febbrile!

4) Quali sono le cause?

Un unico responsabile non c’è! Più fattori giocano un ruolo importante! Sicuramente da tenere presente è la familiarità (spesso qualcuno in famiglia ha avuto le convulsioni febbrili da bambino).

5) Come si fa a riconoscere una convulsione febbrile?

Se il bambino ha una convulsione febbrile, è difficile che passi inossevata! La diagnosi convulsione febbrile semplice di solito si basa sul racconto di chi ha fornito la prima assistenza al bambino. Non richiede, nella maggior parte dei casi, esami. Nei bambini che presentano delle convulsioni febbrili complesse, invece, è importante escludere altre malattie, tramite esecuzione di esami laboratoristici e strumentali (EEG veglia e sonno e RMN encefalo)- Purtroppo, spesso è necessario il ricovero ospedaliero per poterli eseguire.

6) Cosa fare?

Innanzitutto niente panico! La maggior parte delle convulsioni febbrili semplici si esaurisce spontaneamente in 1-2 minuti. Posizionare il bambino in posizione laterale di sicurezza ed estendere il capo all'indietro. Non mettere dita in bocca al bambino. Nei casi in cui l’episodio convulsivo sia più lungo, chiamare i soccorsi e/o porta il bambino in ospedale .

15/09/2022

LA FEBBRE
La febbre, anche quando alta, rappresenta un normale meccanismo di difesa verso le infezioni, per questo deve quindi essere considerata un sintomo e non una malattia di per sé; da questo punto di vista si noti che il rischio di danni cerebrali permanenti diventa reale nel caso di valori superiori a 42 °C, ma un’alterazione di temperatura anche se non trattata raramente supera i 40°.
Il trattamento dipende dalla causa sottostante, ma da un punto di vista generale si ricorre in genere a farmaci antipiretici come l’ibuprofene e il paracetamolo.
Quando si tenta di abbassare una febbre alta è inoltre importante:

• non coprire il paziente con brividi,

• rimuovere gli indumenti o le coperte in eccesso (la temperatura della stanza dovrebbe essere confortevole, non troppo calda o fredda),

• un bagno tiepido o l’applicazione di spugnature può aiutare a ridurre la febbre (da praticare dopo la somministrazione di farmaci antifebbrili, per evitare un rialzo indesiderato),

• evitare bagni freddi, ghiaccio o spugnature con con alcool, pratiche che raffreddano la pelle ma peggiorano la situazione causando brividi e innescando un rialzo della temperatura a livello centrale).

È infine di fondamentale importanza bere molto per evitare il pericolo disidratazione, mentre in genere non è rischioso digiunare per qualche giorno in caso d’inappetenza.

è necessario rivolgersi al pediatra se il paziente

• ha meno di 3 mesi ed una temperatura interna superiore ai 38° (necessità di verifica immediata),

• ha fra i 3 e 12 mesi ed una temperatura interna superiore ai 39°,

• è più piccolo di 2 anni e la febbre dura da più di 24-48 ore,

• è più grande di 2 anni e la febbre persiste da 3 giorni.

Richiede invece assistenza immediata il bambino che:

• piange e non riesce a tranquillizzarsi (pianto inconsolabile),

• presenta convulsioni o non è in grado di muovere un braccio od una gamba (pericolo di comparsa),

• fatica a respirare,

• vomita senza soluzione di continuità e/o presenta sintomi di disidratazione.

Quando si parla di bambini si possono ragionevolmente escludere complicazioni se il piccolo paziente:

• mostra voglia di giocare,

• mangia e beve regolarmente,

• è attento e sorridente,

• ha un colorito naturale,

• si riprende non appena la temperatura diminuisce.

Terapia
Per quanto riguarda i farmaci si consiglia di attenersi scrupolosamente a quanto indicato dal pediatra, in generale si ricorda che:

• Paracetamolo (Tachipirina®, Efferalgan®, Acetamol®, …) ed ibuprofene (usato più per i bambini che per gli adulti, sotto forma di sciroppi tra cui Nurofen Febbre e Dolore®, MomentKid) aiutano a ridurre la febbre e, solo dietro parere medico, possono essere associati.

• Il paracetamolo si assume di norma ogni 4-6 ore, a seconda della dose,

• mentre l’ibuprofene si somministra ogni 6-8 ore, ma raramente nei bambini al di sotto dei 6 mesi di età.

Laurea in Medicina e Chirurgia nel 2011.Specializzazione in ematooncologia pediatrica nel 2018. Pediatra di libera scelt...
08/09/2022

Laurea in Medicina e Chirurgia nel 2011.
Specializzazione in ematooncologia pediatrica nel 2018. Pediatra di libera scelta a Castelfranco Veneto. Attività privata presso Elysium( Padova)

Indirizzo

Piazza Della Serenissima 40
Castelfranco
31033

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