dott.ssa Maria Guida Fisioterapista-Chinesiologo clinico

dott.ssa Maria Guida Fisioterapista-Chinesiologo clinico Un fisioterapista ha le mani di un artista, la mente di uno scienziato e il cuore di un umanista

29/12/2025

L'ernia discale è una delle patologie più diffuse in ambito medico fisioterapico. Quello che in molti si chiedono è se fosse possibile fare attività fisica: vediamo di rispondere a questa domanda

29/12/2025

Hai dolore alla spalla e difficoltà a compiere alcuni movimenti? Sapevi che la colpa non è sempre e solo della famosa “Cuffia dei Rotatori”? A livello della spalla, infatti, diverse strutture possono dare dolore (muscoli, tendini, capsula articolare ecc..). E se si trattasse di “Borsite”? ...

29/12/2025

La brachialgia è una sensazione dolorosa che si estende lungo tutto il braccio. Vediamo in questo articolo quali sono i sintomi e come viene trattata

29/12/2025

Perché non posso trattarti in 10 minuti?

Può sembrare una domanda banale, ma dietro ogni paziente si nasconde una storia unica e complessa (anche se è un parente 😉)

Conduciamo test clinici, approfondiamo la storia medica, raccogliamo dettagli tramite un’attenta anamnesi, educhiamo per aiutare il paziente a capire la sua condizione.

Tutto ciò, e molto altro ancora, sono elementi fondamentali per offrire la miglior cura possibile.

In breve: il trattamento non può essere compresso in pochi minuti. Ogni "radice" è essenziale per comprendere la condizione del paziente e lavorare insieme verso la risoluzione del problema.

Con questo post ne approfittiamo per farvi gli auguri!

Buone feste Fisio 🧡

29/12/2025
25/12/2025

Auguri di buon Natale e felice anno nuovo a tutti i miei pazienti!
Per appuntamento mi troverete in studio il 29 e 30 dicembre e dal 7 gennaio

06/12/2025

Facciamoci questa domanda: possiamo proporre la corsa nei pazienti con chronic low back pain?

Dalla revisione di Maselli et al. "Prevalence and incidence of low back pain among runners: a systematic review"(2020), emerge un indizio: i runners presentano una bassa incidenza e prevalenza di LBP

La letteratura sembra inoltre suggerirci un effetto positivo della stessa sui dischi intervertebrali (Belavý, D. et al. 2017).

Possiamo quindi usarla come strategia terapeutica?

Un recente studio di Neason C. et al. (2025) ha provato ad indagarlo, ed ecco i risultati;

1) Il programma di corsa progressiva (camminata + corsa) ha mostrato miglioramenti significativi in termini di riduzione del dolore e della disabilità (solo un caso di flare-up).

2) Sebbene i miglioramenti non abbiano raggiunto le soglie di rilevanza clinica minima, lo studio suggerisce che la corsa potrebbe essere una forma di attività fisica adatta alle persone con LBP cronico.

Come trasferire queste informazioni alla clinica?

Partendo dal fatto che questo approccio è stato proposto a pazienti con CLBP (non hanno preso in considerazione radicolopatie o altre patologie gravi), dobbiamo comunque sempre prestare attenzione alle preferenze del paziente.

1) Cerchiamo di capire se questa attività è accettata dal paziente.

2) Monitoriamo la risposta e cerchiamo sempre la gradualità (nello studio c'è una tabella interessante su come hanno progredito nel tempo).

References:

"Neason C, Samanna CL, Tagliaferri SD, et al. Running is acceptable and efficacious in adults with non-specific chronic low back pain: the ASTEROID randomised controlled trial. Br J Sports Med. 2025;59(2):99-108. Published 2025 Jan 2. doi:10.1136/bjsports-2024-108245"

"Maselli F, Storari L, Barbari V, et al. Prevalence and incidence of low back pain among runners: a systematic review. BMC Musculoskelet Disord. 2020;21(1):343. Published 2020 Jun 3. doi:10.1186/s12891-020-03357-4"

"Belavý, D. L., Quittner, M. J., Ridgers, N., Ling, Y., Connell, D., & Rantalainen, T. (2017). Running exercise strengthens the intervertebral disc. Scientific reports, 7, 45975. https://doi.org/10.1038/srep45975"

06/12/2025

Fasciopatia plantare: 3+1 cose da sapere!

La fasciopatia plantare è una delle patologie del piede che più spesso si presenta nella pratica clinica quotidiana.

Oggi vogliamo riassumere 3 cose da sapere per gestirla al meglio.

1) Approccio CORE

Le Best Practice del BJSM del 2021 propongono un approccio CORE.

L'approccio CORE consiste in:

1. Load management:fondamentale per aumentare gradualmente la capacità di carico della fascia plantare.
2. Stretching quotidiano della fascia plantare: 10 ripetizioni da 10" x 3 serie al giorno
3. Educazione.
4. Low dye taping.

2) Onde d'urto: si o no? Quando l’approccio CORE è solo parzialmente di successo o necessita più di 6 settimane per raggiungere un risultato ottimale per il paziente (valutabile tramite la scala GROC) è opportuno procedere con le onde d’urto, sia radiali che focali.

3) Ci vorranno 1,3,6... mesi?

Gli studi basati su pazienti visitati in regime ambulatoriale mostrano come il decorso clinico della fasciopatia plantare sia positivo, con l’80% dei pazienti che ha una completa risoluzione dei sintomi entro 12 mesi. Educhiamo i nostri pazienti.

+ bonus

Data la patofisiologia del disturbo, potrebbe essere utile sfruttare l’effetto di meccano-trasduzione dato dall’HSR (Heavy Slow Resistance Training)(Rathleff MS et al. 2015).

Una progressione di esercizio per aumentare gradualmente la capacità di carico della fascia plantare potrebbe essere la seguente:

3 x 25 reps Double Leg Heel Raise (3 volte a settimana)
3 x 15 reps Single Leg Heel Raise (3 volte a settimana)
3 x 8-15 reps Deficit single Leg Heel Raise (3 volte a settimana)

Puoi leggere l'articolo completo sul nostro blog!
https://www.fisioscience.it/patologie/fasciopatia-plantare/

A cura di: Gabriele Perachiotti.

06/12/2025

I dati statistici ci informano che Il mal di schiena colpisce l'80% della popolazione almeno una volta nella vita e si pensa che nella fase acuta bisogna fare riposo assoluto ma quasi mai è la soluzione migliore per risolvere la condizione dolorosa. Affidatevi ad un fisioterapista per gestire il dolore lombare in tempi brevi che, dopo un'attenta valutazione funzionale ed escluse le Red Flags che indicano di inviare il paziente al medico curante, saprà illustrarvi gli esercizi terapeutici mirati a migliorare la funzionalità muscolo-scheletrica del rachide lombare e ridurre il dolore per tornare a muovervi in libertà!

06/12/2025

3 cose da sapere in caso di tendinopatia del capo lungo del bicipite!

La tendinopatia del capo lungo del bicipite è spesso presente in concomitanza con lesioni della cuffia e artrosi gleno-omerale.

Vediamo 3 cose da sapere per gestirla al meglio.

1^ cosa da sapere.

Da alcuni studi elettromiografici, emerge come l’attività del bicipite brachiale sia minima durante vari esercizi comunemente utilizzati per la riabilitazione della spalla.

In fase acuta probabilmente possiamo partire con questi movimenti (li trovi nel posti) per iniziare a caricare il tendine.

D'altro canto nelle tendinopatie è fondamentale indurre delle sollecitazioni adeguate per aumentare progressivamente la tolleranza al carico.

Da qui si presenta l'esigenza di capire in quali esercizi viene stimolato di più.

2^ cosa da sapere

Sebbene diversi studi biomeccanici abbiano ottenuto risultati contrastanti circa l’azione del capo lungo del bicipite a livello della spalla, è accertato il suo fondamentale contributo nei movimenti di supinazione e flessione
del gomito.

Tra diversi esercizi proposti per atleti con problematiche a carico del bicipite brachiale, è stata rilevata una attività medio-alta del bicipite brachiale soprattutto durante esercizi di:

✅ trazione orizzontale con supinazione,

✅ di flessione e supinazione dell’avambraccio a partire da una posizione di allungamento (circa 50° di estensione di spalla),

✅ in flessione di spalla combinata alla rotazione esterna e alla supinazione.

3^ cosa da sapere

Attenzione!

Un’attività elettromiografica maggiore non indica necessariamente che l’esercizio sia più efficace, ma si tratta comunque di un mezzo per valutare l’attivazione del muscolo durante differenti attività.

Leggi l'articolo completo sul nostro blog!
https://www.fisioscience.it/patologie/tendinopatia-del-capo-lungo-del-bicipite

06/12/2025

I pazienti con scoliosi possono fare sport?

Ad oggi sono diversi gli approcci utilizzati per intervenire sulla scoliosi.

Che ruolo ha lo sport in tutto questo?

Per essere sintetici: “i pazienti con scoliosi devono fare sport”.

Ma perché, e quale/i sport fare?

Un fisico allenato è maggiormente adeguato a ricevere alcuni tipi di terapie, come esercizi specifici e/o corsetto. La cosa che deve essere chiara è che lo sport non può in alcun modo sostituire la terapia specifica, ma è importante abbinarlo ad essa.

Tutti i tipi di sport possono andare bene.

L'unico aspetto che bisogna tenere in considerazione è che sport che richiedono eccessiva elasticità (tipo ginnastica ritmica) praticati a livello agonistico (per più ore, > 2/3 volte a settimana) andrebbero gestiti.

Il motivo?

In fase evolutiva un’eccessiva lassità legamentosa rappresenta un substrato ideale per la progressione della scoliosi.

Un piccolo reminder sul nuoto.

Ogni tanto si sente parlare degli effetti miracolosi del nuoto, ma il nuoto non cura la scoliosi, è semplicemente una delle tante attività che possono essere abbinate al trattamento conservativo.

06/12/2025

Il 60-70% delle lesioni meniscali degenerative viene trattato chirurgicamente, ma l’esercizio fisico sembrerebbe ottenere risultati simili.

Lo Statement Paper della Danish Society of Sports Physical Therapy (DSSF) ha analizzato gli studi disponibili fino a oggi sul confronto tra trattamento chirurgico e conservativo.

Dagli studi selezionati è emerso che, nelle lesioni degenerative, l’esercizio migliora dolore e funzionalità in modo simile all’intervento chirurgico, con un effetto chiaramente superiore sul miglioramento della forza.

La fisioterapia dovrebbe essere considerata il trattamento di prima scelta nei pazienti di mezza età (over 40) con lesione degenerativa.

Nonostante ciò, circa il 60-70% di questi pazienti viene ancora sottoposto a intervento chirurgico.

Nel 2014, negli Stati Uniti, sono stati eseguiti 516.800 interventi di meniscectomia parziale, con un costo annuo stimato, già nel 2006, di circa 4 miliardi di dollari.

Per quanto riguarda i pazienti più giovani (under 40) con lesione traumatica, le evidenze scientifiche restano ancora limitate.

La scelta tra trattamento conservativo e chirurgico rappresenta dunque un tema di forte dibattito.

Approfondisci leggendo l’articolo completo sul blog.

Lo puoi leggere qui: https://www.fisioscience.it/patologie/lesioni-meniscali/

Scritto da: Alessandro Petrelli.

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Castellammare Del Golfo

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SPECIALIZZATA IN TERAPIA MANUALE DEI DISORDINI MUSCOLO-SCHELETRICI