22/06/2022
COME INIZIA UN'ANALISI?
L'analisi può prendere inizio solo a partire da quella che Lacan definisce la "rettifica del soggetto" sul proprio sintomo da parte dell'analista, e che può considerarsi il primo atto analitico, quello che fonda la possibilità della domanda da parte dell'analizzante.
Infatti, non può esserci nessuna domanda di analisi finché il sintomo - di cui il paziente si serve per rivolgersi ad un dottore - sia avvertito, come succede abitualmente - e come l'approccio psichiatrico, o fenomenologico, o cognitivo, inducono a credere - in termini di qualcosa da placare, da sedare, senza che ci si domandi perché ci sia. E se non c'è domanda di analisi, non ci può essere accesso alla cura.
Per questo, l'analista deve prima di tutto correggere, rettificare, la posizione del paziente rispetto al proprio sintomo: rettificare significa far notare al paziente che non è possibile placare qualcosa che egli stesso produce e senza sapere perché lo produca.
Rettificare il soggetto sul proprio sintomo significa aprire la via affinché il paziente si disponga - come dice Lacan - nella "posizione dell'isterica": da "come posso eliminare questo?" a "cosa vuol dire questo?"
Solo in questo modo può prendere avvio, e procedere, un'analisi, perché curarsi mediante la psicoanalisi significa fare luce su quel vuoto di sapere da cui il paziente in effetti parla, e soffre, e che Freud ha chiamato inconscio.
Una cura psicoanalitica non ha di conseguenza niente a che vedere con il vasto capitolo delle cure intese come pratiche della consolazione, della rassicurazione, del conforto, o che si avvalgano delle "tecniche", o delle "strategie" o delle escogitazioni empatiche, tutte posizioni o manovre, che - per la verità - non fanno altro, alla lunga, che fare obiezione al poterne saper qualcosa di più su se stessi al fine di potersela cavare un po' meglio, con sé stessi, con gli altri e col proprio sintomo.
Anche perché tali pratiche terapeutiche non sono destinate a durare a lungo, in quanto, come Lacan ci fa notare, è l'emergenza ineludibile del transfert - vale a dire il desiderio inconscio del paziente del paziente - a farvi d'altra parte, esso, obiezione.
In quanto dottori, basta essere sufficientemente umili per rendersi conto che, per poter consentire a qualcuno un po' di salute mentale in più, non può esservi altra via se non quella che passi per un'interrogazione soggettiva, e sull'ascolto di quello che ha da dire
Egidio Errico