17/12/2023
Il pensiero comune (che per molti corrisponde alla scienza), stabilisce che le madri sappiano sempre cosa è meglio per i propri figli e che la famiglia sia sacra, accogliente e sempre disponibile all’ascolto. Beh non è proprio così. Ci sono famiglie disfunzionali, tossiche così come i loro membri (padri, madri, fratelli, nonni, zii), dalle quali è necessario allontanarsi per poter sopravvivere.
Una famiglia può essere tossica quando esistono modelli di comportamento che provocano problemi emotivi in uno o più membri del sistema o quando i ruoli familiari sono diversi rispetto a quelli che dovrebbero essere.
I maggiori problemi che si riscontrano nelle famiglie tossiche evidenziano al loro interno:
-problemi di comunicazione: spesso la comunicazione è assente;
-ogni membro è indipendente e si condividono spazi comuni. Le persone tendono ad essere autosufficienti ma carenti di un legame affettivo;
-manipolazione emotiva: nuclei familiari in cui per ottenere l'affetto altrui si utilizzano il ricatto emotivo, l'inganno o la manipolazione (si pensi all’ alienazione parentale);
-distanza emotiva: ci sono famiglie dove i genitori soddisfano al meglio i bisogni primari dei figli. Ma la relazione emotiva è fredda. Non ci sono abbracci, baci né gesti di affetto, appoggio o comprensione. In questo modo, i figli crescono senza una figura di attaccamento sicuro. Metteranno in discussione se stessi e la loro autostima;
-conflitti costanti: in queste famiglie è piuttosto abituale la mancanza di rispetto o anche la violenza fisica o verbale. Questi comportamenti possono manifestarsi sia fra i genitori che fra il padre o la madre e un figlio che fra fratelli. I conflitti costanti possono rendere tossica la famiglia;
-scambio dei ruoli familiari: in alcune occasioni, i genitori si comportano in maniera più immatura e infantile rispetto ai figli e sono quest'ultimi a dover marcare i limiti ai propri genitori. In altre occasioni può accadere che uno dei figli faccia un'alleanza con uno dei genitori e che finisca per comportarsi non più come un figlio ma come il partner del padre o della madre (ciò che chiamiamo triangolazione)