17/12/2025
C’era una bambina che da piccola si raccontava una storia semplice:
un giorno avrebbe costruito una vita serena, una famiglia unita, un luogo dove tutto avrebbe trovato equilibrio.
Nel suo immaginario, bastava volerlo.
Bastava amare, impegnarsi, fare la cosa giusta.
Quando crebbe, iniziò a coltivare quel sogno come si coltiva un giardino:
piantando cura, offrendo tempo, mantenendo promesse.
Ma il tempo le mostrò una verità che da bambina non poteva sapere:
la vita non obbedisce ai progetti,
e i sentimenti non seguono i disegni perfetti che teniamo in testa.
Le stagioni cambiarono.
Ci furono momenti di sole, sì, ma anche piogge che stancano,
inverni lunghi, primavere fragili, estati brevi.
E non tutto fiorì.
Alcune cose si spezzarono, altre restarono indietro, altre ancora crebbero storte.
Fu lì che capì ciò che nessuno le aveva detto chiaramente:
non basta essere bravi, presenti, immersi.
Un giardino non vive se chi ci cammina dentro non lo fa con lo stesso rispetto.
Non cresce se gli impegni presi insieme non vengono onorati.
Non regge se uno resta e l’altro si appoggia soltanto.
Capì anche un’altra cosa, più adulta e più scomoda:
si può essere forti, autonomi, capaci di stare con se stessi —
ma quando si costruisce un progetto comune,
il “non sentirsi soli” non è un lusso: è una responsabilità reciproca.
Il rispetto non è una gentilezza.
È una scelta concreta.
È esserci davvero quando la stagione non è dalla tua parte.
È non pretendere che l’altro cresca come vuoi tu,
ma nemmeno permettere che il giardino diventi un peso sulle spalle di uno soltanto.
Alla fine, il giardino che nacque non fu quello immaginato da bambina.
Non era perfetto, non era lineare, non era sempre armonioso.
Era reale.
E nella realtà, ciò che tiene in piedi una vita non è il sogno iniziale,
ma il modo in cui ci si cammina accanto:
con rispetto, con responsabilità,
e con la fermezza di non abbandonare il terreno proprio quando diventa difficile.
Con amore,
Laura
stagionidellanima