17/04/2026
Un viaggio all'inverso è quello che vi ho presentato: dal sintomo/disturbo a quelle che possono essere le sue origini in PNEI (Psiconeuroendocrino-immunologia).
Hans Selye, ideatore della teoria dello stress, sosteneva che “non contano tanto i fattori di stress nella vita di una persona, ma il modo in cui vi si reagisce”.
La diversa capacità di risposta psichica di un paziente può largamente influenzare il suo stato fisico di salute o malattia.
Le persone reagiscono agli eventi della vita con modalità estremamente diverse.
Qualcuno affronta le avversità con un atteggiamento di depressione o abbattimento, altri con un sentimento di lotta e tenacia nei confronti delle contrarietà.
Il diverso atteggiamento deriva in buona parte dal percorso educativo che ciascuno ha compiuto nella propria infanzia, ma probabilmente è anche da mettere in relazione con una componente endogena presente già alla nascita, una sorta di predisposizione alla lotta o all’atteggiamento dimesso nei confronti delle contrarietà.
Molti tra gli studi più significativi in materia sono stati eseguiti sulle connessioni esistenti tra la psiche ed il sistema immunitario.
C. Pert, illustre neurobiochimico americano, ha condotto esperimenti che dimostrano come lo stato emozionale può influire sulla probabilità individuale di ammalarsi in seguito a contatto con una stessa quantità di agenti virali.
I neuropeptidi prodotti dalle emozioni negative trasmettono infatti messaggi capaci di inibire il sistema immunitario; d’altra parte, la secrezione di altri neuropeptidi (si ipotizza proprio quelli prodotti da pensieri positivi) rende l’organismo meno vulnerabile a determinate malattie.
Anche l’endocrinologo americano J. Mason, nel 1975, arriva alle stesse conclusioni sull’importanza dei fattori cognitivi ed emotivi nell’insorgenza delle malattie virali.
Un gruppo di neurologi comportamentali dell’Università di Chicago, coordinati da S. Kobasa e da S. Maddi hanno voluto dimostrare la teoria secondo la quale un alto livello di tensione emotiva e di preoccupazione equivale ad un maggiore rischio di contrarre malattie.
Nel 1986, lo psicologo americano Martin Seligman ed i suoi collaboratori nel corso di una ricerca condotta su studenti della University of Pennsylvania riuscirono a prevedere, con un altissimo grado di esattezza, quali tra 172 studenti analizzati sarebbero andati incontro a depressione, malattia o insuccesso sul lavoro a distanza di un lasso di tempo predeterminato.
Gli psicologi Freud e Jung, d’altro canto, già dai primi del ‘900 avevano con alterne fortune fatto capire come la gestione delle emozioni e dei pensieri potesse avere dei risvolti fisici. Era già stato individuato un nesso tra la mente ed il fisico al quale venivano attribuite diverse spiegazioni, nesso successivamente ripreso dal filone della medicina psicosomatica. Ora queste relazioni, facilmente intuibili empiricamente, tra psiche e soma trovano finalmente una spiegazione nelle molecole che favoriscono la comunicazione intersistemica.
E’ possibile identificare tre fasi fisiologiche distinte di risposta ad uno stress, sia esogeno che endogeno:
1. LA FASE DI ALLARME: il corpo umano mobilita una serie di sistemi biochimici situati nella ghiandola surrenale stimolando la secrezione di adrenalina, noradrenalina e dopamina.
Questa prima fase è di tipo reattivo e conservativo dell’omeostasi: l’organismo mette in atto ogni strategia a lui nota per rispondere allo stressor cercando di ripristinare l’equilibrio minacciato.
2. LA FASE DI RESISTENZA: incomincia quando l’organismo esaurisce tutte le potenzialità dei suoi meccanismi iniziali di risposta.
La produzione di adrenalina ed altri ormoni inizia a diminuire e parallelamente lo stress si consolida e si mantiene nel tempo. Sopraggiunge una sorta di esaurimento delle riserve biochimiche della fase di allarme. In questa seconda fase l’evento fondamentale è rappresentato dall’incremento di produzione e liberazione di cortisolo, che ha come conseguenza una diminuzione della capacità di risposta immunitaria da parte dell’individuo. Vi è un coinvolgimento della parte corticale del surrene.
3. Il terzo ed ultimo stadio è rappresentato dalla FASE DI ESAURIMENTO: quando i meccanismi di compenso tipici della prima e della seconda fase non riescono più ad arginare lo stressor, il corpo si ammala, palesando patologie anche di ordine degenerativo.
In ottica PNEI, la sede dove è possibile comprendere dove si siano rotti i ponti della comunicazione interna che ha generato la malattia è costituita dai quattro apparati da cui prende il nome e il suo linguaggio è rappresentato da impulsi nervosi e molecole chimiche.
Il dispositivo Ioniflex concorre attraverso la Ioniterapia, che è un trattamento naturale, a ristabilire l'equilibrio bioenergetico del corpo attraverso l'invio di ioni negativi al nucleo della cellula, procurando effetti positivi in tutto l'organismo e potenziando gli effetti delle terapie convenzionali.