Giovanni Campagna "Salute E Benessere"

Giovanni Campagna "Salute E Benessere" Salve a tutti, la mia pagina è rivolta a tutti coloro che vogliono mangiare sano e parlerò nello s I CIBI MIGLIORI AL MONDO

22/11/2016
20/10/2016
Listino aggiornato con altri cibi
16/10/2016

Listino aggiornato con altri cibi

15/10/2016

Lino, Olio di Lino e Semi di Lino

Il lino (Linum usitatissimum) è una pianta erbacea annuale che cresce spontanea, ma che può anche essere coltivata, come avevano già imparato a fare Egizi, Ebrei e Fenici per ricavarne preziose fibre tessili.
Semi di lino I frutti contengono piccoli semi di colore brunastro, ricchi di mucillagini (3-6%), che gli conferiscono un'azione lassativa (come tutte le fibre stimolano la motilità intestinale), a patto che vengano assunti con un adeguato apporto di liquidi.
Grazie alle loro proprietà emollienti e protettive, i semi di lino possono anche essere utilizzati sottoforma di infuso per calmare le infiammazioni interne (tubo digerente, vie urinarie) o esterne (pelle).
In letteratura esistono alcune evidenze preliminari sulle possibili proprietà antitumorali dei semi di lino, in riferimento al tumore della prostata; tali proprietà sarebbero da ricondurre al generoso contenuto in lignani. Sebbene le prove siano deboli e discordi, è comunque provato che gli acidi grassi omega-3, abbondanti nei semi di lino, modulino positivamente la risposta infiammatoria e l'attività del sistema immunitario; ciò potrebbe tradursi in un ruolo protettivo per la salute della prostata. Il condizionale è chiaramente d'obbligo, in quanto l'effettiva portata di tale beneficio rimane incerta.
I semi di lino vantano anche un ottimo contenuto di sali minerali, proteine (20-25%) e lipidi (30-40%). Questi ultimi sono ricchi di trigliceridi, costituiti da:
acido α-linolenico, capostipite degli ω3 (> 50%)
acido linoleico capostipite degli ω6 (25% )
acido oleico, monoinsaturo caratteristico dell'olio di oliva (10-18%)
acidi grassi saturi (5-10%)
Valori Nutrizionali

Composizione nutrizionale per 100 grammi di Semi di Lino
Semi di lino - Valori Nutrizionali
Energia 2.234 kJ (534 kcal)
Carboidrati 28,88 g
Zuccheri 1,55 g
Fibre alimentari 27,3 g
Grassi 42,16 g
Saturi 3,663 g
Monoinsaturi 7,527 g
Polinsaturi 28,730 g
omega-3 22,8g
omega-6 5,9g
Proteine 18,29 g
Vitamine
Tiamina (B1) 1.644 mg (143%)
Riboflavina (B2) 0,161 mg (13%)
Niacina (B3) 3,08 mg (21%)
Acido Pantotenico (B5) 0,985 mg (20%)
Vitamina B6 0,473 mg (36%)
Acido Folico (B9) 0 μg (0%)
Vitamina C 0,6 mg (1%)
Vitamina E 0,19 mg (1,3%)
Minerali
Calcio 255 mg (26%)
Ferro 5,73 mg (44%)
Magnesio 392 mg (110%)
Fosforo 642 mg (92%)
Potassio 813 mg (17%)
Zinco 4,34 mg (46%)

I Valori Nutrizionali sono tratti dal dal databse del ministero dell'agricoltura statunitense. Le percentuali riportate tra parentesi indicano, approssimativamente, la copertura dell'apporto giornaliero consigliato negli Stati Uniti (DRI).


Olio di lino

Dai semi di lino può essere ricavato l'omonimo olio, costituito prevalentemente da trigliceridi ricchi di acidi grassi polinsaturi essenziali (ω3 e ω6 o vitamina F).
L'apporto di questi nutrienti deve necessariamente provenire dall'alimentazione, dal momento che l'organismo non è in grado di produrli a partire da altri substrati lipidici. Va detto, inoltre, che l'utilizzo di olio di lino è particolarmente utile per riequilibrare il rapporto tra ω3 e ω6, che a causa dello stile alimentare moderno è spesso sbilanciato a favore di questi ultimi. A tal proposito, l'olio di lino è sicuramente migliore dell'olio di oliva e degli oli di semi tradizionali, ma meno efficace rispetto agli oli di pesce, perché povero di acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA).
Un adeguato apporto di acido alfa-linolenico indifferenziato, tramite il regolare consumo di olio di semi di lino, è comunque efficace nel proteggere l'organismo da malattie cardiovascolari e da alcune malattie infiammatorie- neurodegenerative.
L'attività antiossidante è potenziata dal discreto contenuto in vitamina E, comunque insufficiente per prevenire l'irrancidimento a cui l'olio di lino è particolarmente soggetto.
Buona anche la presenza di lecitina, un insieme di fosfolipidi necessari per il buon funzionamento del sistema nervoso e del cervello.
A quest'olio sono ascritte anche proprietà antiemorroidali, anticolitiche e regolatrici sulla funzione intestinale.

Per approfondire:
Olio di Lino come Alimento: Estrazione, Proprietà e Avvertenze per l'uso »

Olio di Lino come Integratore: Benefici e Proprietà »


Modo d'uso e conservazione

Due cucchiaini di olio di lino al giorno sono in grado di soddisfare, da soli, il fabbisogno quotidiano di acido alfa-linolenico (ω3). Per essere assimilati ed elaborati al meglio nei loro derivati, gli acidi grassi polinsaturi presenti nell'olio di lino vanno assunti, preferibilmente, in pasti poveri di grassi animali e zuccheri semplici. Questo alimento può quindi essere utilizzato per condire un pasto leggero a base di verdure e carne bianca. E' importante non superare le dosi di assunzione consigliate. Solo affiancandolo alle fonti lipidiche tradizionali è infatti possibile soddisfare il fabbisogno di tutti gli acidi grassi, compresi quelli saturi, che alle giuste dosi sono comunque fondamentali per un'ottimale efficienza fisica. Analogo discorso per il colesterolo.

ALIMENTO (100 g) ω-3 ω-6 ω-6:ω-3
DHA (g) EPA (g) LNA (g)* totali (g) totali (g) -
Olio di salmone 18,232 13,023 1,061 35,311 1,543 0,04 : 1
Olio di fegato
di merluzzo 10,968 6,898 0,935 19,736 0,935 0,05 : 1
Olio di sardine 10,656 10,137 1,327 24,093 2,014 0,08 : 1
Semi di lino 0 0 22,813 22,813 5,911 0,26: 1
Olio di semi di lino 0 0 53,304 53,304 12,701 0,24 : 1
Olio di noce 0 0 10,400 10,040 52,890 5,27 : 1
Olio di oliva 0 0 0.761 0,761 9,763 12,83 : 1
* LNA = acido alfa-linolenico indifferenziato

FONTE: "acidi grassi essenziali negli alimenti" è stato redatto sulla base dei dati forniti dal ministero dell'agricoltura statunitense

La ricchezza di acidi grassi polinsaturi ha tuttavia il difetto di amplificare i problemi di conservabilità; l'olio di semi di lino, infatti, irrancidisce rapidamente e dev'essere ottenuto per spremitura a freddo, dal momento che questi acidi grassi si alterano facilmente con le alte temperatura (per questo motivo dev'essere sempre utilizzato crudo, mai per fritture o soffritti). Anche i semi frantumati devono essere utilizzati entro pochi giorni per evitare i suddetti fenomeni di irrancidimento.
L'ossidazione, che renderebbe questo alimento inadatto per l'uso dietetico, viene però sfruttata in campo industriale. Infatti, se esposto all'aria, l'olio di lino forma una massa bruna solida, che viene utilizzata nella preparazione di vernici e pitture.
L'olio di lino viene generalmente commercializzato in piccole bottiglie (250 o 500 ml), ha un tempo di conservazione ridotto e dev'essere necessariamente consumato entro un mese dall'apertura. Per proteggerlo dalla luce e dal calore va conservato in bottiglie opache ben sigillate, e riposto in un luogo fresco (in frigorifero dopo l'apertura, con il tappo ben chiuso). In commercio si trovano anche capsule o perle di olio di lino che apportano tuttavia un quantitativo modesto di acidi grassi essenziali, a meno che non si consumino diversi opercoli al giorno (equivalenti ad una dose di almeno 3 grammi/die di olio di lino).
Semi di Lino: Interi o Macinati?

Molti esperti o presunti tali raccomandano il consumo di semi di lino macinati, scoraggiando l'ingestione di semi di lino interi; questi ultimi, infatti, sarebbero scarsamente digeribili, con il rischio di espellere con le feci buona parte della dose assunta, senza assorbirne i principi nutritivi.
Semi di Lino - Interi e Macinati
Semi di Lino Interi (Sopra) e Macinati (Sotto)
Sebbene tale raccomandazione sia piuttosto diffusa, in letteratura non vi sono importanti sperimentali a sostegno di questa ipotesi. Uno studio sembra invece confermare che: gli acidi grassi e i lignani in semi NON MACINATI assunti attraverso barrette sarebbero COMUNQUE assorbiti e metabolizzati.
Per fare chiarezza sull'argomento, potremmo dire che molto dipende dalle finalità per cui i semi di lino vengono assunti:
se lo scopo è quello di regolarizzare l'intestino e ridurre l'assorbimento dei grassi alimentari, i semi di lino possono essere assunti sia interi (preferibilmente) che macinati, con l'accortezza di accompagnarli a generose dosi di acqua per promuovere il rigonfiamento delle mucillagini;
se lo scopo è quello di incrementare l'apporto di omega-3 (acido alfa linolenico) è preferibile assumere semi di lino macinati; a tal proposito si ricorda che, una volta macinato, il prodotto tende a deperire abbastanza in fretta, a causa dell'ossidazione degli omega-3 (irrancidimento). Quindi, quando possibile, è preferibile macinare di persona i semi di lino interi, conservando il prodotto in frigorifero, in recipienti ben chiusi per non più di qualche giorno.
Varietà

Esistono due principali varietà di semi di lino: gialli (detti golden) e marroni. La maggior parte delle varietà presenta simili caratteristiche nutrizionali, incluse analoghe concentrazioni di omega tre.
Semi di Lino Gialli e MarroniFa eccezione una varietà di lino giallo chiamata solin (nome commerciale Linola), selezionata per produrre un olio di lino a basso contenuto di acido alfa-linolenico (2% contro il 50% delle varietà tradizionali) e per questo più resistente all'irrancidimento.
Semi di lino in Cucina

In cucina i semi di lino possono essere aggiunti a piacere al pane e agli impasti salate (pizza, focacce), alle insalate, agli impasti dolci (torte da forno, muffin ecc.), per migliorarne le proprietà nutrizionali e gustative (danno un tocco di croccantezza alla ricetta).
I semi di lino e la farina che da essi si ottiene sono molto impiegati nella cucina vegetariana e vegana, sia per le virtù nutrizionali, sia per alcuni caratteristiche tecniche. Le ottime proprietà emulsionanti dei semi di lino polverizzati finemente, li rendono infatti un ottimo sostituto delle uova.

15/10/2016

Semi di girasole

Nel linguaggio comune, il termine "semi di girasole" si riferisce ai frutti dell'omonima pianta (Helianthus annus, fam. Composite o Asteraceee). Più precisamente, si tratta di acheni, frutti secchi indeiscenti contenenti un singolo seme (che non liberano a maturazione, da cui "indeiscenti") adeso in un solo punto ad un pericarpo più o meno indurito (crostaceo nel caso dei semi di girasole).
Semi di girasoleAnche quello che normalmente chiamiamo fiore di girasole è in realtà un'infiorescenza, costituita da un insieme di fiori riuniti secondo uno schema definito: gialli all'esterno e in genere nero-grigi all'interno. Ogni infiorescenza (o più correttamente capolino) può contenere anche più di 1000 frutti, disposti in spirali iperboliche concentriche; il pericarpo (l'involucro esterno), duro ed indigeribile, racchiude una mandorla di grande interesse industriale ed alimentare (chiamata impropriamente seme).
Olio di semi di girasole: proprietà nutrizionali

Dai semi di girasole si estrae un olio grasso (22-36%), ricco di acidi grassi insaturi, in particolare oleico (32%, monoinsaturo) e linoleico (54%, polinsaturo e precursore degli omega-6). Negli ultimi decenni sono state tuttavia selezionate piante con un contenuto in acido oleico superiore (fino al 60% ed oltre), che hanno di fatto aperto una nuova frontiera ai possibili impieghi di questa coltura. Una maggiore percentuale di acido oleico significa infatti migliore resistenza alla degradazione termica ed ossidativa, da cui l'impiego in friggitoria al posto del più costoso olio di oliva. La minore percentuale di grassi polinsaturi permette di ottenere insaccati meno rancidi dal bestiame alimentato con semi di girasole e sottoprodotti della loro lavorazione. Un maggiore equilibrio tra acido oleico e linoleico significa anche garantire al consumatore un miglior controllo del colesterolo a bassa densità (LDL), con una riduzione degli stati infiammatori cronici e del rischio cardiovascolare. Infine, tale selezione ha aumentato anche i profili di impiego industriale dell'olio di girasole, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo di combustibili e lubrificanti biodegradabili.
Sorprendente il contenuto in vitamina E (60mg su 100 grammi, pari al 300% c.a della dose giornaliera raccomandata), che preserva l'olio di semi di girasole dall'irrancidimento conferendogli preziose proprietà antiossidanti. Per un corretto mantenimento del prodotto si raccomanda comunque la conservazione in luogo fresco e asciutto, al riparo dalla luce e da fonti di calore.

Semi di girasole: proprietà nutrizionali

Alcune varietà di semi di girasole, particolarmente ricche di proteine, vengono usate per l'alimentazione umana, andando a impreziosire - anche sotto il profilo nutrizionale - diversi prodotti da forno. Questo alimento è infatti l'ideale per fare il pieno di energia e tocoferolo, che ricordiamo essere la vitamina dotata del maggior effetto antiossidante, oggi molto ricercata per la capacità di rallentare l'invecchiamento e proteggere l'organismo da alcune malattie degenerative. Nei semi di girasole abbondano comunque anche altre vitamine, come la B6, l'acido pantotenico, i folati e la niacina; fra i minerali spicca l'ottimo contenuto in selenio (anch'esso dotato di interessanti proprietà antiossidanti), ferro, rame, fosforo, manganese, magnesio e zinco. Non è poi da meno la presenza di fibre e proteine, rispettivamente presenti in quantità pari a 11 e 19 grammi su 100 grammi di semi di girasole. L'elevato potere energetico li rende ideali a colazione o tra uno spuntino e l'altro, mescolati ad altri alimenti o presi singolarmente in dosi di 10-20 grammi al giorno.

15/10/2016

Semi di Chia
I semi di chia sono i frutti prodotti da una pianta appartenente alla famiglia Lamiaceae, Genere Salvia, specie hispanica; la nomenclatura binomia della chia è dunque Salvia hispanica.

Semi di ChiaIn realtà, per chia si possono intendere varie piante ben distinte, ma appartenenti allo stesso Genere; oltre alla suddetta S. hispanica, si evincono ad esempio la S. columbariae e la S. lavandulifolia. A scanso di equivoci, la columbariae è anche conosciuta come "Golden Chia", mentre la lavandulifolia (in merito alla sua forte somiglianza) è spesso coltivata e venduta al posto della hispanica (una sorta di frode).
La composizione chimica dei vari semi non è poi tanto differente tra le piante; ciò nonostante, la diffusione della golden non eguaglia quella della "chia originale".

La chia, è una pianta originaria dell'America Centrale; per la precisione, è originaria del Guatemala e della porzione centro-meridionale della pen*sola messicana.
La chia appartiene alla stessa famiglia della menta, della melissa, della cedronella, della santoreggia, della lavanda, del rosmarino, del timo, della maggiorana ecc. organismi con i quali si accomuna per la spiccata capacità aromatica.

Curiosità: Il sostantivo "chia" deriva dal termine Nahuatl "chian", che significa "oleoso".
L'attuale stato Messicano del Chiapas ha ricevuto questo nome proprio dalla dicitura Nahuatl "acqua di chia" o "fiume di chia".
Cenni Botanici sulla Chia

La chia è una pianta erbacea a ciclo annuale. Cresce fino a 1,75m di altezza, ha foglie opposte lunghe 4-8cm a maturità per 3-5cm di larghezza; produce fiori viola o bianchi che si raggruppano in grappoli (racemi) posti al vertice dello stelo.
La chia produce dei piccoli semi di forma ovale, con un diametro di circa 1mm e un colore variabile dal marrone screziato di grigio, al bianco e nero.
Chia: i Semi

Ad oggi, la chia viene coltivata soprattutto per i suoi semi. Questi rappresentano infatti un alimento ricchissimo di "grassi buoni", noti soprattutto per il loro potenziale nutraceutico e fitoterapico (alla stregua di vere e proprie molecole farmacologiche).
La produzione della chia è dunque abbastanza interessante su più fronti: dal punto di vista nutrizionale per i consumatori, e dal p**o di vista economico per i commercianti. Dai semi della chia è possibile estrarre fino al 25-30% di olio, che tutto sommato rappresenta un'ottima resa; basti pensare che, in maniera piuttosto variabile, dalle olive si ottiene circa il 10-20% di liquido lipidico (del quale solo il 9% andrebbe a costituire il ben noto extra vergine).
Pianta ChiaLa composizione dei semi è, logicamente, di tipo promiscuo; gran parte (circa il 70% del totale, rimanente dall'estrazione della porzione grassa) ha caratteristiche idrosolubili e possiede un'ottima capacità di idratazione (12 volte il suo peso a secco). Non a caso, in diluizione, i semi di chia sviluppano un composto gelatinoso che si presta alla formulazione delle note bevande tipicamente mucillaginose.
Il profilo nutrizionale pare curiosamente simile a quello di molti altri semi commestibili ben più diffusi in Italia, come i semi di sesamo e quelli di lino; ciò nonostante, nel Bel Paese, i frutti della chia rappresentano ad oggi un prodotto obsoleto, recentemente rivalorizzato dal diffondersi degli stili alimentari vegani e macrobiotici.
Nel 2009, l'Unione Europea ha integrato i semi di chia tra i prodotti alimentari, permettendo così il loro utilizzo in porzione uguale o superiore al 5% anche nella formulazione del pane.

Aspetti Chimici e Nutrizionali

Come anticipato, dai semi di chia è possibile estrarre fino al 25-30% di olio. Di questo, il 55% è rappresentato da acidi grassi del gruppo omega 3 (soprattutto acido α-linolenico o ALA), il 18% da omega 6, il 6% da omega 9 e il 10% da vari acidi grassi saturi.
Composizione per: 100g di Semi di Chia ESSICCATI
Semi di Chia - Valori nutrizionali
Valori nutrizionali (per 100 g di parte edibile)

Parte edibile
100%
Acqua
4.90g
Proteine
19.9g
Amminoacidi prevalenti
-
Amminoacido limitante
-
Lipidi TOT
15.62g
Acidi grassi saturi
3.18g
Acidi grassi monoinsaturi
2.12g
Acidi grassi polinsaturi
23.34g
Colesterolo
0.0mg
Carboidrati TOT
43.85g
Amido
43.85g
Zuccheri solubili
0.0g
Alcol etilico
0.0g
Fibra alimentare
37.7g
Fibra solubile
- g
Fibra insolubile
- g
Energia
490.0kcal
Sodio
19.0mg
Potassio
160.0mg
Ferro
0.0mg
Calcio
631.0mg
Fosforo
948.0mg
Tiamina
0.00mg
Riboflavina
0.00mg
Niacina
0.00mg
Vitamina A (RAE)
0.00µg
Vitamina C
0.00mg
Vitamina E
0.00mg
Oltre che per l'eccellente porzione lipidica, i semi di chia sono utilizzati per l'estrazione di fibra solubile.
Secondo l'USDA (United States Department of Agricolture), 28g di chia (una porzione) contengono 9g di lipidi, 5mg di sodio, 11g di fibra alimentare, 4g di proteine, fino al 18% della porzione raccomandata di calcio, il 27% di quella di fosforo e addirittura il 30% del manganese.
In tabella sono ripostati i valori dei "Semi di chia ESSICCATI" e non di quelli freschi, poiché in Italia sarebbero impossibili da reperire.


Ricerca e Risvolti Salutistici

Nonostante gli studi preliminari sull'impatto metabolico umano dei semi di chia abbiano indicato potenziali benefici sulla salute, l'insieme dei lavori effettuati in merito sembra ad oggi piuttosto incompleto o inconcludente.
Tra queste richerche, degno di nota è uno "studio pilota" che ha osservato le reazioni dell'organismo ad un'assunzione di 25g giornalieri di semi di chia macinati rispetto a quelli interi. Si sono riscontrati maggiori incrementi della concentrazione sanguigna di acido α-linolenico e acido eicosapentaenoico ("grassi buoni", ovvero omega 3 considerati cardio-protettivi). Tuttavia, non si sono manifestati effetti significativi sui marcatori dell'infiammazione sistemica e sugli altri fattori di rischio delle malattie metaboliche con potenziale compromissione cardio-vascolare.
E' anche importante sottolineare che, proprio in virtù dell'elevata concentrazione di acidi grassi omega 3, i semi di chia possono causare delle sgradevoli interazioni farmacologiche. Si è evidenziato principalmente l'aumento del potenziale di sanguinamento nei soggetti che assumono molecole anti-coagulanti e fluidificanti; in concomitanza di tali circostanze, si suggerisce di moderare sensibilmente il consumo alimentare di semi di chia.
NB. Ad oggi non si possiedono dati specifici sulla sicurezza del consumo di semi di chia in gravidanza e allattamento.
Utilizzo Gastronomico

I semi di chia, utilizzati interi, possono costituire un ingrediente alternativo alla preparazione di varie ricette. Oltre all'olio, anche la farina ottenuta dalla macinazione della porzione secca può svolgere un ruolo importante all'interno di varie ricette. Ad esempio, la farina di chia è utile nella formulazione di certi prodotti da forno (come il pane e i derivati), contribuendo ad aumentarne la quantità di fibra solubile, a diminuirne l'apporto energetico nonché a moderarne l'indice glicemico.
I semi interi, anch'essi addizionabili ai prodotti da forno, sono ottimi pure all'interno di frullati dietetici, nelle misticanze di granaglie per la prima colazione, nelle barrette dietetiche e pasti sostitutivi, tuffati nello yogurt come spuntino ecc.
Oggi, il gel ricavato dai semi di chia (più precisamente dalla farina) svolge un ruolo parecchio importante nella preparazione casalinga di ricette dietetiche. Questo prodotto ha caratteristiche leganti, gelificanti ed emulsionanti, tanto da poter sostituire fino al 25% del contenuto in olio e uova all'interno di alcune torte; ovviamente, il vantaggio nutrizionale è tutt'altro che trascurabile grazie a:
riduzione dell'apporto calorico
riduzione dell'apporto di acidi grassi
riduzione dell'apporto di colesterolo
riduzione dell'indice glicemico
aumento delle fibre alimentari.
Cenni Storici

Trattandosi di una pianta centro americana, la diffusione della chia in tutti gli altri continenti è da attribuire all'importazione/esportazione commerciale.
Alcuni reperti risalenti al XVI secolo d.C., più precisamente riferiti al Codice Mendoza, dimostrano chiaramente che la chia costituiva una cultivar azteca già in età pre-colombiana. Per questi popoli, la chia assumeva un ruolo alimentare pressoché insostituibile, tanto che gli storici contemporanei sono giunti alla conclusione che risultasse importante tanto quanto il mais.
Ancora oggi, la chia è largamente diffusa in Messico, Paraguay, Bolivia, Argentina e Guatemala come materia prima alimentare ed ingrediente principale nella formulazione di bevande tipiche. Varie coltivazioni sono localizzate anche in Ecuador, Nicaragua e Australia (nel 2008, quest'ultima è risultata primatista nella produzione dei relativi semi).

15/10/2016

Semi di Canapa

Generalità sui semi di canapa

I semi di canapa sono alimenti vegetali tipici orientali (ad es. dell'India) e della Russia. Da sempre considerati un prodotto "povero", i semi di canapa sono stati recentemente rivalutati, soprattutto nell'alimentazione vegana, al punto che oggi, in virtù delle loro proprietà nutrizionali, sono considerati alla stregua di un vero e proprio integratore alimentare.
Semi di CanapaI semi di canapa possono essere consumati: integrali o decorticati, crudi o cotti, interi o sfarinati, come olio o sotto forma di altri prodotti elaborati.
Cenni di classificazione della canapa - da quale pianta si ricavano i semi eduli?

La classificazione botanica della canapa è stata per lungo tempo oggetto di controversie; un tempo si riteneva che ne esistessero numerose Specie, oggi invece si tendono a considerare le variazioni morfologiche come segni tipici delle Sottospecie o delle varietà.
Per canapa, si intende una pianta appartenente ad un gruppo botanico della famiglia Cannabaceae, Genere Cannabis; da qui, la differenziazione delle varie tipologie di canapa risulta più complessa e, in base al metodo di classificazione, se ne possono distinguere Specie e/o Sottospecie e/o varietà. Probabilmente, la classificazione più attendibile si basa sull'inquadramento di una sola Specie (Cannabissativa) e la conseguente differenziazione in moltissime varietà (erratica, doetes, lupulus, macrosperma, gigantea, excelsa, compressa, sinensis). Solo quella indiana (nomenclatura binomiale: Cannabis indica) "potrebbe" essere considerata una Specie differente dalla Cannabis sativa.
La canapa indiana, non coltivabile in Italia, è nota per le sue proprietà stupefacenti e, intera o lavorata, costituisce un prodotto narcotico proibito dalla legislazione italiana, e non solo, per l'uso voluttuario. Nella porzione oleosa dei germogli, delle foglie, dei semi e dei fiori, la canapa indiana contiene alcune molecole psicotrope/psicoattive nervine conosciute col termine di fitocannabinoidi (ad es. THCA), invece assenti in quantità rilevanti nella Specie sativa e/o nelle altre varietà.
La canapa sativa è utilizzata per la produzione di tessuti, di olio o di mangimi, ed è stata sperimentata per un eventuale impiego nel settore dei biocombustibili. Quella che si presta maggiormente alla produzione di semi (quindi, anche di olio e mangimi) è una varietà "nana"; al contrario, la canapa più indicata alla produzione tessile è quella definita "gigante".

Semi di canapa in alimentazione

I semi di canapa possono essere impiegati come fossero un alimento intermedio tra la categoria della frutta secca (acheni) e quella dei cereali. Come frumento, orzo, avena ecc., i semi di canapa si possono consumare da soli (decorticati o integrali) ed il loro utilizzo è previsto in diverse ricette (soprattutto "etniche") appartenenti a: primi piatti, insalate, piatti unici ecc.
Dai semi di canapa, per mezzo della "spremitura" a freddo, si ricava un olio vegetale dal gusto che ricorda vagamente quello di nocciola; questo olio, particolarmente soggetto ad irrancidimento, dev'essere conservato in frigorifero.

I semi di canapa possono essere impiegati anche nella formulazione di prodotti elaborati come il tofu (hemp-fu), il seitan o alcune bevande.

Aspetti nutrizionali dei semi di canapa

Nell'alimentazione occidentale, i semi di canapa rappresentano un prodotto definito come "obsoleto"; ciò non è tanto imputabile al gusto (di certo singolare), quanto alla natura del cibo in essere. Tuttavia, i semi di canapa sono un alimento particolarmente ricco di nutrienti utili all'organismo e possono rendersi molto utili soprattutto nel contesto di vari tipi di regime alimentare.
Il contenuto nutrizionale dei semi di canapa è simile a quello degli acheni. L'apporto calorico è conferito soprattutto dai lipidi, ma anche la frazione proteica pare abbastanza rilevante; i carboidrati sono essenzialmente di tipo complesso.
Gli acidi grassi (circa 35% del peso), contenuti nei semi di canapa, sono prevalentemente polinsaturi (2/3 del totale); inoltre, la quota di lipidi "essenziali" (ω�3 e ω6) e vitamina E risulta a dir poco notevole. Oltre al consumo di semi di canapa interi, anche la scelta del relativo olio (da consumare a crudo nei condimenti) potrebbe contribuire ad aumentare l'apporto giornaliero di questi nutrienti. Grazie alla presenza di ω�3 ed ω�6, i semi di canapa e l'olio dei semi di canapa potrebbero rivelarsi utili nella strutturazione delle diete contro il colesterolo alto, contro l'ipertrigliceridemia, contro l'ipertensione e contro l'infiammazione sistemica responsabile dell'aterosclerosi.
In merito alle proteine, differentemente alla maggior parte dei vegetali, oltre ad essere abbondanti (≥20% del peso) possiedono un buon valore biologico. Questo aspetto è particolarmente importante poiché una delle caratteristiche più controverse del regime alimentare vegano è proprio la carenza (o il rapporto inadeguato) di amminoacidi essenziali.
Le fibre contenute nei semi di canapa sono abbondanti e lo sono ancor di più nei semi NON decorticati, quindi integrali. Questa componente nutrizionale è molto utile per il corretto funzionamento dell'intestino, per la regolazione dell'assorbimento e per la prevenzione dei tumori del colon.
I semi di canapa contengono anche un buon profilo vitaminico, sebbene non si conoscano informazioni dettagliate sulle quantità precise.

Sale Rosa dell'HimalayaDi Cosa si Tratta?Il sale rosa dell'Himalaya è un salgemma (o halite) estratto dalla miniera di K...
15/10/2016

Sale Rosa dell'Himalaya
Di Cosa si Tratta?
Il sale rosa dell'Himalaya è un salgemma (o halite) estratto dalla miniera di Khewra, situata nel distretto di Jhelum, all'interno della regione pakistana del Punjab (che emerge dalla pianura indo gangetica).
I promontori dai quali si estrae questo minerale fatto di cloruro di sodio sono collocati a 300km dalla catena montuosa dell'Himalaya, a 298km da Amritsar (India) e a 260km da Lahore.

Sale rosa dell'Himalaya

Il sale rosa dell'Himalaya è talvolta di colore rossastro o rosa, con alcuni cristalli bianco traslucido.
Nonostante venga estratto da miniere sotterranee, il sale rosa dell'Himalaya è un vero e proprio sale marino risalente all'epoca primordiale, quando gran parte della superficie terrestre era ancora sommersa dalle acque.
Composizione

Nel 2003, l'Ufficio di Stato Bavarese per la Salute e la Sicurezza Alimentare (Bayerisches Landesamt für Gesundheit und Lebensmittelsicherheit) ha analizzato 15 campioni di sale rosa dell'Himalaya venduti in Germania, rilevando (oltre al cloruro di sodio) almeno dieci minerali diversi. In totale, gli elementi del sale rosa dell'Himalaya sono ben 84.
La ripartizione chimica del sale rosa dell'Himalaya comprende: 95-96% di cloruro di sodio (valore medio, comunque non oltre il 98% o inferiore all'85%), 2-3% di polialite - K2Ca2Mg(SO4)4·2(H2O) - e piccole quantità di molti altri minerali. Il colore rosa o rossastro è dovuto all'ossido di ferro.
Di seguito, citeremo gli 11 minerali prevalenti all'interno del sale rosa dell'Himalaya.
Elemento Ione Numero Atomico Concentrazione Metodo/Fonte
Idrogeno H 1 0,30g/kg DIN
Litio Li 3 0,40g/kg AAS
Ossigeno O 8 1,20g/kg DIN
Sodio Na 11 382.61g/kg FSM
Magnesio Mg 12 0.16g/kg AAS
Zolfo S 16 12.4 g/kg TXRF
Cloro Cl 17 590,93g/kg Gravimetric
Potassio K 19 3.5g/kg FSM
Calcio Ca 20 4.05g/kg Titration
Stronzio Sr 38 0.014g/kg AAS
Iodio I 53

Indirizzo

Catania
95030

Telefono

3341465760

Sito Web

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