Studio di Psicologia - Dott.ssa Sonja Brunetto

Studio di Psicologia - Dott.ssa Sonja Brunetto Sono Sonja Brunetto, psicologa (N. iscrizione albo 10202-A), esperta in psicodiagnostica e psicoterapeuta psicoanalitica in formazione.

Svolgo la libera professione presso il mio studio privato sito in Via Ardizzone Gioeni (CT).

“I mattoni con cui costruisco la mia prigione li ho raccolti dalle macerie di un passato doloroso.”Leggendo l’ultimo lib...
19/03/2026

“I mattoni con cui costruisco la mia prigione li ho raccolti dalle macerie di un passato doloroso.”

Leggendo l’ultimo libro di Vittorio Lingiardi, “Farsi male”, ho trovato molti spunti che si intrecciano con la clinica quotidiana e con il lavoro che svolgo insieme ai miei pazienti. Questa frase, in particolare, riassume in modo potente ciò che accade nella stanza d’analisi.

Uso spesso le metafore in psicoterapia e questa immagine mi ha colpita profondamente. Le nostre sofferenze non arrivano per caso: sono un’architettura silenziosa che abbiamo costruito pezzo dopo pezzo, attingendo ai frammenti del nostro passato. Forse in molti modi diversi, forse perché siamo sempre stati abituati a farlo pur di difenderci da angosce profonde e viscerali.

E non sempre riusciamo a rendercene conto subito.

Lo facciamo, ad esempio, quando diamo voce al nostro “sabotatore interno” che sussurra che non meritiamo piacere, ma solo fatica e sacrificio. Lo facciamo quando restiamo in relazioni (sentimentali ma anche amicali) che ci prosciugano perché il dolore ci è più familiare della gioia, e scappiamo da una relazione sana trovandola quasi “noiosa”. O ancora, quando ci sfiniamo di lavoro o di studio per soddisfare standard esterni o una scala sociale che impone tempi inumani e poco soggettivi.

In clinica parliamo di intreccio bio-psico-sociale: siamo il risultato dinamico dell’incontro tra il nostro temperamento, la qualità delle cure ricevute nell’infanzia e il contesto di vita in cui cresciamo.

Ma capire non significa giustificare.

La riflessione più preziosa di Lingiardi è che la personalità è relativamente stabile, ma non è un destino immutabile. In terapia, insieme, facciamo esattamente questo: osserviamo quei mattoni uno per uno, lasciandoci guidare da alcune domande:

“Perché ho scelto proprio questo?”

“Che angoscia sembra contenere?”

“Mi serve ancora per sentirmi al sicuro?”

In terapia si lavora per non costruire più partendo dalle nostre macerie.

I sogni non predicono.I sogni elaborano.Quando parliamo di sogni, molte persone pensano subito a una specie di dizionari...
06/03/2026

I sogni non predicono.
I sogni elaborano.

Quando parliamo di sogni, molte persone pensano subito a una specie di dizionario dei simboli:
“se sogni questo significa quello, se sogni quell’altro succederà qualcosa.”
La psicoanalisi propone uno sguardo diverso.

Nel sogno la mente non sta cercando di prevedere il futuro.
Sta lavorando su ciò che stiamo vivendo.
Su ciò che abbiamo vissuto.
O, meglio ancora, su ciò che non è stato ancora elaborato: sull’irrisolto.

Freud distingueva tra contenuto manifesto e contenuto latente del sogno.
Il contenuto manifesto è la storia che ricordiamo al risveglio:
immagini, scene, personaggi, situazioni a volte strane o frammentate.
Il contenuto latente è ciò che quella scena onirica sta cercando di elaborare: emozioni, desideri, conflitti, pensieri che durante il giorno restano sullo sfondo.
Per questo i sogni non si interpretano con un manuale valido per tutti.
Ogni sogno parla la lingua della persona che lo sogna.
In terapia, quando un sogno viene raccontato, non lo si tratta come un enigma da risolvere.
Lo si esplora insieme.
In un certo senso lo si co-costruisce insieme, paziente e terapeuta.
Perché il sogno, più che dirci cosa accadrà, può aiutarci a capire cosa dentro di noi sta cercando di essere pensato.

Cos’è l’amore?Che grande domanda.Quante volte le pareti di questa stanza l’hanno sentita risuonare,e quante volte abbiam...
29/01/2026

Cos’è l’amore?
Che grande domanda.
Quante volte le pareti di questa stanza l’hanno sentita risuonare,
e quante volte abbiamo provato a rispondervi cercando un senso.
Il nostro senso.
Dentro la nostra storia di vita, la nostra storia di attaccamento.
Molti libri sull’amore evitano di definirlo.
E anche io non mi sento di darne una “vera” definizione.
Mi affido, piuttosto, a un libro che ho da poco finito di leggere:
Tutto sull’amore di bell hooks.
Nel testo, Diane Ackerman definisce l’amore “il grande indefinibile” e scrive:
“Tutti ammettono che l’amore è meraviglioso e necessario,
eppure non riusciamo a metterci d’accordo su che cosa sia”.
Usiamo la parola amore in modo così approssimativo
da farle significare tutto o quasi nulla.
Forse per questo alcuni autori propongono uno spostamento decisivo:
non amore come sostantivo, ma amare come verbo.
In Tutto sull’amore, bell hooks riprende la definizione di M. Scott Peck,
che trovo particolarmente precisa e forse capace di avvicinarsi
a una possibile forma:
“L’amore è la volontà di estendere il proprio sé
al fine di favorire la crescita spirituale propria o di un’altra persona.
L’amore è un atto di volontà: un’intenzione e un’azione.
Non siamo costretti ad amare. Scegliamo di farlo”.
Questa definizione sottrae l’amore all’indefinibile
e lo colloca in una zona molto più esigente:
quella del restare, del pensare,
del non ritirarsi quando l’incontro diventa difficile.
Amare non è fusione.
Non è certezza.
Non è solo sentire.
È tollerare l’incertezza senza annullare l’altro.
È reggere la frustrazione senza evacuare il legame.
È scegliere, ogni volta, di estendere il proprio sé
invece di richiuderlo.
Forse l’amore è questo:
un lavoro silenzioso, continuo, profondamente umano.

Cos’è l’amore?Che grande domanda.Quante volte le pareti di questa stanza l’hanno sentita risuonare,e quante volte abbiam...
28/01/2026

Cos’è l’amore?
Che grande domanda.
Quante volte le pareti di questa stanza l’hanno sentita risuonare,
e quante volte abbiamo provato a rispondervi cercando un senso.
Il nostro senso.
Dentro la nostra storia di vita, la nostra storia di attaccamento.
Molti libri sull’amore evitano di definirlo.
E anche io non mi sento di darne una definizione definitiva.
Mi affido, piuttosto, a un libro che ho da poco finito di leggere:
Tutto sull’amore di Bell Hooks.
Nel testo, Diane Ackerman definisce l’amore “il grande indefinibile” e scrive:
“Tutti ammettono che l’amore è meraviglioso e necessario,
eppure non riusciamo a metterci d’accordo su che cosa sia”.
Usiamo la parola amore in modo così approssimativo
da farle significare tutto o quasi nulla.
Forse per questo alcuni autori propongono uno spostamento decisivo:
non amore come sostantivo, ma amare come verbo.
In Tutto sull’amore, bell hooks riprende la definizione di M. Scott Peck:
“L’amore è la volontà di estendere il proprio sé
al fine di favorire la crescita spirituale propria o di un’altra persona.
L’amore è un atto di volontà: un’intenzione e un’azione.
Non siamo costretti ad amare. Scegliamo di farlo”.
Questa definizione sottrae l’amore all’indefinibile
e lo colloca in una zona molto più esigente:
quella del restare, del pensare,
del non ritirarsi quando l’incontro diventa difficile.
Amare non è fusione.
Non è certezza.
Non è solo sentire.
È tollerare l’incertezza senza annullare l’altro.
È reggere la frustrazione senza evacuare il legame.
È scegliere, ogni volta, di estendere il proprio sé
invece di richiuderlo.
Forse l’amore è questo:
un lavoro silenzioso, continuo, profondamente umano.

🟣25 novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne La violenza di genere è un feno...
25/11/2025

🟣25 novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne
La violenza di genere è un fenomeno diffusissimo, in Italia e nel mondo. Si manifesta in molte forme — psicologica, economica, fisica, sessuale — e attraversa l’intera piramide della violenza: dallo stalking fino al femminicidio.
Spesso resta taciuta dalle stesse vittime, nascosta nella vergogna o nella paura, e proprio per questo difficile da intercettare e contrastare.
Domenica , così , inviatate da , abbiamo condiviso uno spazio di ascolto e riflessione attraverso spezzoni di film, testimonianze e parole che mostrano quanto questa violenza sia ancora radicata nella nostra cultura.
La violenza sessuale non nasce dal nulla: è figlia di una cultura patriarcale che normalizza, minimizza, giustifica.
Una cultura che per secoli ha oggettificato il corpo femminile e che ancora oggi sposta il confine del consenso: “Diceva di no, ma lo voleva anche lei.”
L’ostetrica e consulente sessuale Margherita Costanzo ( ) ci ha portato dati necessari e dolorosi, ricordandoci che colpevolizzare una donna sopravvissuta a uno stupro — per come era vestita o dove si trovava — è una forma ulteriore di violenza.
E non dimentichiamo che lo stupro è diventato reato contro la persona solo nel 1996. Appena trent’anni fa. I suoi rigurgiti culturali sono ancora qui.
La violenza contro le donne è spesso invisibile: evidente solo a chi la subisce o a chi ha imparato a riconoscerla.
Fa poco rumore, ma agisce. E per cambiarla dobbiamo partire dal basso della piramide: dal linguaggio che usiamo, dalle battute che normalizziamo, da come guardiamo, ascoltiamo, reagiamo.
Solo agendo sulla quotidianità possiamo smantellare la cultura dello stupro.
Abbiamo concluso il nostro incontro con un cerchio di parole che ho avuto l’onore di condurre: uno spazio lento, protetto, in cui ogni voce ha trovato un posto. Dove ci siamo dati la possibilità di pensare. Pensare in gruppo. Pensare insieme.
Ed è da lì che possiamo continuare: dal creare luoghi in cui la parola circola senza paura, e in cui il dolore può essere accolto e trasformato.
Ricordare. Nominare. Proteggere. Ogni giorno.

🟣25 novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donneLa violenza di genere è un fenom...
25/11/2025

🟣25 novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

La violenza di genere è un fenomeno diffusissimo, in Italia e nel mondo. Si manifesta in molte forme — psicologica, economica, fisica, sessuale — e attraversa l’intera piramide della violenza: dallo stalking fino al femminicidio.
Spesso resta taciuta dalle stesse vittime, nascosta nella vergogna o nella paura, e proprio per questo difficile da intercettare e contrastare.
Domenica, così, nelle sede di , abbiamo condiviso uno spazio di ascolto e riflessione attraverso spezzoni di film, testimonianze e parole che mostrano quanto questa violenza sia ancora radicata nella nostra cultura.
La violenza sessuale non nasce dal nulla: è figlia di una cultura patriarcale che normalizza, minimizza, giustifica.
Una cultura che per secoli ha oggettificato il corpo femminile e che ancora oggi sposta il confine del consenso: “Diceva di no, ma lo voleva anche lei.”
L’ostetrica e consulente sessuale Margherita Costanzo ci ha portato dati necessari e dolorosi, ricordandoci che colpevolizzare una donna sopravvissuta a uno stupro — per come era vestita o dove si trovava — è una forma ulteriore di violenza.
E non dimentichiamo che lo stupro è diventato reato contro la persona solo nel 1996. Appena trent’anni fa. I suoi rigurgiti culturali sono ancora qui.
La violenza contro le donne è spesso invisibile: evidente solo a chi la subisce o a chi ha imparato a riconoscerla.
Fa poco rumore, ma agisce. E per cambiarla dobbiamo partire dal basso della piramide: dal linguaggio che usiamo, dalle battute che normalizziamo, da come guardiamo, ascoltiamo, reagiamo.
Solo agendo sulla quotidianità possiamo smantellare la cultura dello stupro.
Abbiamo concluso il nostro incontro con un cerchio di parole che ho avuto l’onore di condurre: uno spazio lento, protetto, in cui ogni voce ha trovato un posto. Dove ci siamo dati la possibilità di pensare. Pensare insieme. Pensare in gruppo.
Ed è da lì che possiamo continuare: dal creare luoghi in cui la parola circola senza paura, e in cui il dolore può essere accolto e trasformato.
Ricordare. Nominare. Proteggere. Ogni giorno.

Psicoterapia individualePsicoterapia di gruppo Adolescenti e adulti 📍Via Adrano, 7 - Catania 📞 3402614563📧 sonjabrunetto...
24/10/2025

Psicoterapia individuale
Psicoterapia di gruppo

Adolescenti e adulti

📍Via Adrano, 7 - Catania
📞 3402614563
📧 sonjabrunettopsy@gmail.com

Le conclusioni, per me, non sono mai soltanto una fine.Sono piuttosto un tempo di riflessione, di raccolta, di ascolto s...
01/10/2025

Le conclusioni, per me, non sono mai soltanto una fine.
Sono piuttosto un tempo di riflessione, di raccolta, di ascolto silenzioso di ciò che resta e di ciò che continua a vivere.

Per 16 mesi ho avuto la grande occasione di lavorare dentro l’HUB di comunità per la salute mentale di Catania.
Uno spazio che non è stato soltanto un luogo fisico, ma un punto di incontro, di ascolto e di possibilità.

In questo tempo abbiamo incontrato più di 90 persone, svolto oltre 150 incontri, accolto storie, fragilità e preoccupazioni. Abbiamo lavorato in squadra, cercando di restituire senso a quei frammenti che ci venivano affidati e di dare parola alle emozioni che spesso restavano sospese.

Ho avuto l’occasione di condurre due gruppi – uno sulle emozioni e uno dialogico – e lì sono nate parole, silenzi, pensieri condivisi. Sono nate poesie, scritte dagli stessi partecipanti: piccoli segni di vita che hanno trovato voce.

A tutte le persone incontrate in questi 16 mesi auguro che resti la traccia di quanto costruito insieme: la certezza che spazi di pensiero e di relazione possano trasformare le persone e i territori.

L’HUB è stato tante cose, ma soprattutto questo: un luogo dove la comunità si è fatta cura.

Da oggi, riapre lo studio clinico riprendendo la normale attività lavorativa.Via Adrano, 7 - Catania 3402614563 Sonjabru...
02/09/2025

Da oggi, riapre lo studio clinico riprendendo la normale attività lavorativa.

Via Adrano, 7 - Catania
3402614563
Sonjabrunettopsy@gmail.com

14/07/2025

Bozza di un bilancio.

In questi giorni, poco prima della pausa estiva, ho sentito il bisogno di fare un primo bilancio.

Ripenso ai volti, alle parole, ai silenzi che hanno accompagnato questi mesi di attività clinica.
E a una parola che torna spesso, dentro e fuori dal setting: velocità.

Viviamo tutto così in fretta.
Cambiamo casa, lavoro, amici, partner con la stessa rapidità con cui scorriamo le notizie o rispondiamo – spesso in modo distratto – a un messaggio su WhatsApp.
Ci adattiamo, o forse fingiamo di farlo, nel tentativo continuo di stare al passo.
Con la stessa urgenza, spesso, si arriva in terapia.

“Dottoressa, ho l’ansia. Come posso farla passare?”
“Non riesco più ad andare al lavoro/a dare esami. Che strategie posso usare?”
“Il mio compagn* mi ha lasciato. Come la supero in fretta ?”
Domande legittime, urgenti, a volte silenziosamente disperate.
Ma spesso attraversate da un’implicita pretesa: trovare subito la causa, la soluzione, la risposta.
Magari nell’altro. Magari nel proprio psicoterapeuta.

E invece no.
Uno dei primi passaggi – per me – quando inizia una psicoterapia è proprio questo: cambiare il paradigma, togliere il piede dall’acceleratore, riattivare il proprio apparato per pensare.

Pensare, davvero.
Con lentezza, profondità, presenza.
Non c’è cura che non passi da lì.

Nello stesso modo, quando un percorso si conclude – o semplicemente ci si prepara alla pausa estiva – quello che spero è che quel modo di pensare, senza fretta, sia diventato qualcosa di proprio.
Un piccolo seme che continuerà a lavorare silenziosamente nel tempo, anche distanze dalla stanza di analisi.

Mi preparo alla chiusura estiva con questa prima bozza di riflessione.

🌾 A presto, con più lentezza.

Sono Sonja Brunetto, psicologa (N. iscrizione albo 10202-A), esperta in psicodiagnostica e psicoterapeuta psicoanalitica in formazione.

Svolgo la libera professione presso il mio studio privato sito in Via Ardizzone Gioeni (CT).

Indirizzo

Via Adrano, N°7
Catania
95125

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 18:00

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