11/02/2026
Ne dicono tante. Cose da non crederci. Anzi sì, è una conseguenza delle conseguenze. Anche questa è Milano, e quindi? Quindi i rider, questi nuovi schiavi adesso «certificati» da un’inchiesta giudiziaria — lo sapevamo tutti, ma dov’eravamo? — intanto ci dicono che vengono da fuori. Sempre di più. Emilia. Piemonte. O dalla Lombardia di Bergamo, Lecco, dei paesi della provincia di Varese.
In fondo costa meno il pendolarismo sui treni delle Nord d’un posto letto a Milano — come anche di una camera in condivisione, per ca**tà.
I rider sono migranti dal Pakistan, dal Centrafrica, dal Bangladesh, da alcune (pur residuali nel complessivo panorama di provenienza) nazioni dell’Est europeo; sono arrivati per guadagnare e spedire i soldi a casa, non ci vuole mica un genio a capirlo.
I rider prendono i mestieri che ci sono. Cioè il mestiere stesso del rider, sfruttato, senza sicurezza, senza paracadute di sorta, senza tutela, dai salari minimi, dall’alto tasso di infortuni, dalla strada che diviene un postaccio di battaglia vera e sporca. I rider faticano per costruirsi uno scenario esistenziale un minimo decente e altrettanto un minimo strutturato così da accogliere un giorno, quando di preciso boh, forse mai e poi mai e poi ancora mai, le mogli e i figli, i genitori e i nipoti; e insieme faticano col comandamento appunto d’accumulare denaro da inviare in patria finanziando un futuro, investimenti immobiliari, terreni, negozietti.
Insomma: andando oltre il retorico, tirano sui centesimi. S’abbattono spese inutili. 👉 Leggi l'articolo completo di Andrea Galli sul Corriere: trovi il link nel primo commento