Dott. Plinio Alessio Pasquali - Studio di Psicoterapia

Dott. Plinio Alessio Pasquali - Studio di Psicoterapia Psicologo e Psicoterapeuta di Approccio Psicoanalitico

Iscrizione all’Albo degli Psicologi della

AREE DI COMPETENZA

- Consulenza psicologica
- Valutazione psicodiagnostica
- Sostegno psicologico
- Psicoterapia individuale e di gruppo

24/07/2025

CONTRO L’ABUSO DELLA PSICOTERAPIA
Giuseppe Raniolo

La psicoterapia è un atto di cura: silenzioso, complesso, trasformativo. Implica rispetto per la soggettività e per i tempi della psiche. Ma oggi questo spazio “sacro” è spesso travolto da logiche di mercato, potere, narcisismo e spettacolo. Occorre ricordare cosa la psicoterapia è e cosa non deve mai diventare.
1. Non è una merce.
Quando è confezionata come prodotto, venduta con slogan, pacchetti o “risultati garantiti”, la psicoterapia perde la sua anima. La cura non è consumo: non si misura in efficienza né in stelle su una piattaforma.
2. Non è una chiesa.
Le scuole che si chiudono in dogmi e carismi tradiscono il pensiero clinico. La clinica viva non ripete formule: interroga, ascolta, si trasforma.
3. Non è esercizio di potere.
Chi cura non domina, accompagna. Non offre soluzioni preconfezionate, ma sostiene la soggettivazione. Ogni sfruttamento, anche sottile, è abuso.
4. Non è un surrogato affettivo.
La relazione terapeutica non sostituisce legami mancati: li elabora. Se resta nella fusione idealizzante, produce dipendenza, non libertà.
5. Non conferma l’Io: lo interroga.
La psicoterapia non adatta, non potenzia. Non promette benessere o successo, ma consente di abitare la propria verità, anche scomoda.
6. Non è uno spettacolo.
La narrazione clinica non è materiale da brand. Esibire il dolore altrui o il proprio ruolo di “guaritore” è una violazione etica.
7. Non deve servire il dominio.
La cura psichica non normalizza, non addomestica. Interroga i codici del potere, non li conferma.
8. Richiede pensiero e formazione continua.
Non basta un titolo. Serve un percorso personale, una supervisione costante, una responsabilità etica attiva.
9. È sempre un atto etico.
Curare è sostenere il soggetto, non la prestazione. È tollerare il silenzio, custodire l’invisibile, resistere alla semplificazione.

Chi cura deve proteggere il confine tra parola e potere, tra incontro e invasione, tra cura e dominio.

Nero Zuembè

Russia, 1996. Un ospedale psichiatrico in Inguscezia vive l'orrore della guerra. Tra i suoi pazienti la bella Zhanna, sc...
05/03/2022

Russia, 1996. Un ospedale psichiatrico in Inguscezia vive l'orrore della guerra. Tra i suoi pazienti la bella Zhanna, schizofrenica con delirio erotomanico, si troverà a fare i conti con gli orrori di un delirio di tutt'altra natura, la guerra.

Oggi in Ucraina 🇺🇦 i russi sequestrano un ospedale psichiatrico. Gli orrori della guerra che al pari di bombe atomiche, lasceranno lacerazioni psichiche nelle generazioni future.

"Orbene, poiché la guerra contraddice nel modo più stridente l'atteggiamento psichico che ci è imposto dal processo civile, dobbiamo necessariamente ribellarci contro di essa: semplicemente non la sopportiamo più; non si tratta soltanto di un rifiuto intellettuale e affettivo, per noi pacifisti si tratta di un'intolleranza costituzionale, per così dire della massima idiosincrasia. E mi sembra che le degradazioni estetiche della guerra non abbiano nel nostro rifiuto una parte molto minore delle sue crudeltà"

S.Freud Dalla lettera ad Einstein del settembre 1932, in Perché la guerra?, pp. 85-87

Su YouTube il film completo in italiano che merita comunque una visione. È un film russo, non si deve sanzionare l'arte. Nella speranza che la pace possa presto trovare il suo posto.

In piena guerra cecena i degenti di un ospedale psichiatrico si ritrovano senza personale medico. A prendersi cura di loro è Zhanna...

"Quasi immancabilmente, di fronte a persone complottiste, mi trovo a immaginare i bambini che sono stati, i genitori che...
03/03/2022

"Quasi immancabilmente, di fronte a persone complottiste, mi trovo a immaginare i bambini che sono stati, i genitori che hanno avuto o le esperienze che hanno vissuto con le figure di riferimento incontrate nella loro vita. Inevitabilmente mi immagino abbiano vissuto situazioni che li hanno fatti sentire inermi e impotenti dentro qualcosa che stava loro accadendo senza che avessero gli strumenti per comprenderlo né tantomeno per poterlo modificare. Condizione del resto inevitabile quando per una questione anagrafica e di ruoli, per molti anni della propria vita si è realmente dipendenti dal contesto nel quale si vive e dalle proprie figure di riferimento.
..

È dunque inutile discutere con un complottista dell’infondatezza del suo racconto poiché egli in realtà fa riferimento ad un discorso invisibile. È proprio lo strabismo tra discorso manifesto e discorso inconscio a rendere questi deliri a bassa intensità compatti e inattaccabili. I complottisti sostanzialmente combattono la propria guerra nel campo sbagliato senza averne percezione, convinti di avere di fronte quello che considerano il proprio nemico mentre in realtà esso si trova alle loro spalle"

Complottismo: cosa porta una persona a diventare complottista? L’illusione che crea il complotto è di poterlo combattere lottando e di salvarsi sconfiggendolo

21/02/2022
"La pandemia da Covid-19 ha implicato la più grande sfida globale di una generazione; in questa fase di risposta orienta...
08/02/2022

"La pandemia da Covid-19 ha implicato la più grande sfida globale di una generazione; in questa fase di risposta orientata all’azione è particolarmente importante considerare quanto questa situazione ha posto in una condizione di vulnerabilità psicologica tutta la popolazione: bambini, adulti, anziani, lavoratori e non lavoratori senza distinzione. In questa realtà, a cui assistiamo quotidianamente, è evidente quanto ci sia il bisogno di un contenitore e di una rêverie analitica per poter dare un posto alla sofferenza psichica affinché venga compresa ed elaborata, se ciò non accade c’è il rischio è che venga scissa e proiettata creando scissioni personali e sociali"

L’ 11 marzo 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria per l’intera popolazione mondiale e, date le gravi complicazioni pratiche e psicologiche vissute, molti autori hanno riscontrato nella popolazione generale una maggiore possibilità di svilup...

14/01/2022

All'Ars si discute sull'introduzione di una figura che affiancherebbe quella del medico e del pediatra. «Non serve una nuova legge. Cominciamo a dotare di professionisti le strutture esistenti», commenta a MeridioNews l'ex presidente dell'ordine Fulvio Giardina 

In che misura la società che viviamo ci porta ad allontanare l'idea della catastrofe, millantando forme palliative di re...
03/01/2022

In che misura la società che viviamo ci porta ad allontanare l'idea della catastrofe, millantando forme palliative di resistenza e di cura? Per quanto sia assolutamente necessario resistere e combattere un malessere, un evento climatico, una catastrofe ambientale, una pandemia, un disagio psichico, quali strumenti conosciamo e a quali persone ci affidiamo proprio oggi in questa affannosa urgenza di vivere il qui ed ora senza visione prospettica del futuro che ci aspetta?

L'aspetto più rassicurante dell'intero film di A. McKay, disponibile su Netflix, è stata la scena finale che rimanda un'immagine positiva della necessità di trovare un luogo sicuro in cui poter legittimare i propri pensieri, le proprie paure e angosce, e, pur essendo consapevoli dell'imminente deflagrazione, sapere di aver qualcuno che ti ascolti e che sia pronto ad affrontare con te l'evento catastrofico.

Autore: Angelo Moroni Titolo: “Don’t look up” Dati sul film: regia di Adam McKay, USA, 143’, Netflix Genere: fantascienza, drammatico “Don’t Look Up” all’inizio ha tutta l’aria di un banale disaster movie natalizio, ma nel suo sviluppo narrativo diventa un film profondissimo, che s...

La paura per il cambiamento, lasciare il noto per l'ignoto, scegliere più o meno consapevolmente di affidarsi a ciò di c...
18/06/2021

La paura per il cambiamento, lasciare il noto per l'ignoto, scegliere più o meno consapevolmente di affidarsi a ciò di cui si è "padroni" o di cui sembrerebbe essere certi, porta l'individuo a incatenarsi psicologicamente a loop sistemici che spingono a consolidare un'emozione in negativo, a rivivere un'esperienza fallimentare in un rimando di specchi infinito, a sabotare la crescita del sé.

Spezzare questo ciclo destinato a ripetersi, permette alla psiche di sperimentarsi e ri-conoscersi per la prima volta. In psicoterapia si cerca anche di fare questo: individuare quei meccanismi (inconsci) ormai rodati che ci portano a esperire lo stesso dolore, magari camuffato e apparentemente sconnesso dalla esperienza primaria che tendiamo a ripetere, per spezzare il loop di questi schemi.

Articolo a cura della dott.ssa Giulia Radi

Tra il 2008 al 2010 HBO produsse In Treatment, una interessante serie che vedeva lo psicoterapeuta Paul Weston (David By...
26/05/2021

Tra il 2008 al 2010 HBO produsse In Treatment, una interessante serie che vedeva lo psicoterapeuta Paul Weston (David Byrne) all'interno del suo studio e ogni giorno della settimana la puntata era incentrata su un paziente diverso mentre il venerdì lo stesso terapeuta andava in supervisione da Gina (Dianne Weist). Fu una serie fortunata a cui seguì una trasposizione italiana.

La serie, a mio avviso, ha avuto il grande compito di avvicinare il pubblico a quello spazio psicoterapico che spesso si configura come oscuro e verso il quale si hanno (ancora) molte resistenze oltre che pregiudizi.

Ora a distanza di più di 10 anni, HBO porta sullo schermo un'altra psicoterapeuta, la dott.ssa Brooke Taylor (Uzo Aduba) e sembra che la pandemia sarà un aspetto che verrà indagato all'interno della stanza di analisi...

In Treatment la quarta stagione a maggio su HBO. La trama, il cast chi è la psicologa protagonista, quando arriva in Italia?

L'attività clinica con adolescenti spinge il terapeuta ad interrogarsi e immergersi in un mondo che il più delle volte è...
03/05/2021

L'attività clinica con adolescenti spinge il terapeuta ad interrogarsi e immergersi in un mondo che il più delle volte è a lui distante e oscuro, con un linguaggio essenziale, ridotto all'osso che tende a mettere fuori l'adulto che voglia accedere a quel mondo. L'evento pandemico segnato dal Covid ha sicuramente permesso che alcuni disturbi o forme esistenziali disfunzionali, attecchissero maggiormente in quella fetta di popolazione più vulnerabile all'isolamento sociale. Riporto alcuni link per chi volesse approfondire il tema degli Hikikomori.

"[...] Gli hikikomori italiani, secondo stime non ufficiali, sono circa 100mila: si tratta soprattutto di giovani uomini, di età compresa tra i 14 e i 30 anni. In Giappone, dove il fenomeno è nato, sono oltre un milione. Gli hikikomori si isolano per i motivi più disparati: perché si sentono in conflitto con la società, perché non si sentono alla sua altezza, per paura del giudizio altrui, per superiorità. ”‘Stanarli’ non è facile e ancora più difficile è farlo nel bel mezzo della pandemia perché gli hikikomori sono rinchiusi in casa esattamente come tutti noi. Il rischio è che il fenomeno ne esca camuffato e che questa emergenza passi inosservata. Prova ne è il fatto che durante il primo lockdown le richieste d’aiuto da parte dei genitori alla nostra associazione siano calate di circa l′80%. Solitamente ne riceviamo almeno dieci al giorno da tutta Italia” [...]"
https://www.huffingtonpost.it/entry/hikikomori-in-aumento-con-la-pandemia-molti-giovani-non-torneranno-a-scuola_it_60229572c5b6d78d4449ef4b

https://www.ospedalemarialuigia.it/neuropsichiatria-infantile/hikikomori-sintomi-cause-trattamenti

Hikikomori, cos'è e come si tratta. Articolo a cura della dott.ssa Donelli, psicologa e del dott. Lambertino, psichiatra sull'hikikomori.

Due fratelli gemelli Alex e Marcus. Un incidente in moto porta uno dei due, Alex, in coma e al suo risveglio dopo 3 sett...
28/04/2021

Due fratelli gemelli Alex e Marcus. Un incidente in moto porta uno dei due, Alex, in coma e al suo risveglio dopo 3 settimane si rende conto del blackoout e di come tutti i ricordi siano svaniti, dileguati. In camera di ospedale solo la madre e il fratello gemello Marcus. Alex non riconosce la madre ma riconosce Marcus. Questa amnesia catastrofica all'età dei 18 anni però preserva nel malcapitato un sentimento di appartenenza e di inconscio riconoscimento col fratello gemello che da lì in poi diventa il mezzo attraverso cui riappropriarsi del mondo.

Qual è il motivo per cui è stato cancellato tutto eccetto il proprio "altro gemellare sé" è uno degli interrogativi più affascinanti del documentario: è possibile che in questo "reset" sia stato necessario eliminare in modo definitivo qualcosa di mal vissuto?

In questo documentario Alex chiede al gemello Marcus di raccontargli il suo passato dopo che lui ha perso la memoria. Marcus però nasconde un sinistro segreto familiare.

Nel documentario attualmente disponibile sulla piattaforma Netflix "Three Identical Strangers", tre gemelli omozigoti si...
23/04/2021

Nel documentario attualmente disponibile sulla piattaforma Netflix "Three Identical Strangers", tre gemelli omozigoti si incontrano da adulti dopo essere stati affidati a tre diverse famiglie adottive alla nascita. Quale sarà stato il loro destino evolutivo e su quale base avranno costruito la propria identità?

Ma un dubbio ancora più grande si staglia nella mente dello spettatore riguardo al ruolo giocato dallo psicoanalista Neubauer sul quale implicitamente viene alimentato un sentimento di diffidenza. Un articolo della psicoanalista Anna Cordioli, membro SPI, orienta lo spettatore nel prendere consapevolezza di alcuni elementi poco indagati nel documentario.
https://www.spiweb.it/cinema/three-identical-strangers-di-t-wardle-recensione-di-anna-cordioli/?fbclid=IwAR1mMJbjzWEDNMXb5TszSvmVd0ivAEjKZ6fa2pE4CbjAQSd1hjy0M__lVj8

Tre giovani si incontrano per caso e scoprono di essere gemelli identici separati alla nascita. L'entusiasmo però si spegne quando emerge la loro vera storia.

Indirizzo

Via Mineo
Catania
95125

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