Dott.ssa Lucia Cristina Aletta- Psicologa e Psicoterapeuta

Dott.ssa Lucia Cristina Aletta- Psicologa e Psicoterapeuta Psicologia e psicoterapia Psicologa e psicoterapeuta Tavistock, ho conseguito la laurea in Psicologia presso L'Università degli Studi di Palermo.

Durante il mio percorso universitario ho svolto un Master in Psicologia Giuridica e Criminologia applicata. Dopo la laurea ho frequentato la Scuola di specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica per bambini, adolescenti e famiglie- modello Tavistock presso il Centro Stui Martha Harris di Palermo. Lavoro nel privato da 10 anni occupandomi di bambini, adolescenti, genitori e adulti. Attività e c

ompetenze:

1) Psicologo e psicoteraputa presso studio privato.

- Consulenze psicologiche e psicoterapia per adulti (disturbi d’ansi, attacchi di panico, depressione, disturbi dell’umore e altri disturbi o problematiche di natura psicologica)

- Consulenze psicologiche per bambini, adolescenti e famiglie finalizzate al trattamento di distrubi dello spettro autistico, disturbi del comportamento, distrubi dell'umore, ansia, depressone, disturbi psicosomatici, elaborazione del lutto e del trauma psicologico, disturbi dell'età evolutiva, etc....

- Sostegno psicologico alla genitorialità.

- Sostegno e terapia di coppia

- Sostegno psicologico alle donne in gravidanza, alla nuova coppia genitoriale e sostegno psicoloigico post partum.

- Sostegno alle coppie o al singolo con problemi d'infertilità

- Valutazioni psicolgiche per minori e adulti.

18/05/2026

Forse non tutti sanno che il cattivo umore del mattino è una reazione del cervello, non una questione legata al carattere.

A volte ci svegliamo e per almeno venti minuti non vogliamo vedere né sentire nessuno. Non è semplice antipatia o scontrosità, è il cervello che si sta ancora riavviando.

Durante il sonno, molte aree cerebrali rallentano e, al risveglio, non si riattivano tutte insieme. La parte che regola le emozioni e i comportamenti sociali (la corteccia prefrontale) impiega un po’ di tempo a tornare pienamente operativa.
Nel frattempo, l’amigdala, che gestisce le reazioni emotive, è già in funzione.
Il risultato è che siamo svegli, ma ancora disallineati. Il cervello emotivo è acceso, quello razionale no. E noi diventiamo più reattivi, impazienti, poco disposti al dialogo. È la cosiddetta “inerzia del sonno”, un fenomeno del tutto normale.

Ma non succede a tutti allo stesso modo. Alcuni di noi si alzano leggeri e lucidi, altri sembrano usciti da un blackout.

Dipende da diversi fattori:

• Il nostro orologio biologico
I “tipi mattinieri” hanno un ritmo circadiano anticipato e il cervello si riattiva prima; i “tipi serali”, invece, si svegliano quando il loro corpo vorrebbe ancora dormire. È come iniziare la giornata con un piccolo jet lag interno.

• La sensibilità allo stress
Appena svegli, il corpo rilascia un picco di cortisolo per attivarci. In alcune persone è una spinta utile, in altre (più sensibili o già sotto pressione) può trasformarsi in irritabilità.

• La velocità di riattivazione cerebrale
Non tutti i cervelli si riaccendono alla stessa velocità: in alcuni la corteccia prefrontale impiega più tempo a “riaccendere i motori”, lasciando per un po’ il controllo alle aree più emotive.

• Il temperamento
Chi è più introverso o riflessivo tende a preferire una transizione lenta verso la veglia; chi è più estroverso, invece, si ricarica più facilmente con l’interazione.

• La qualità del sonno
Svegliarsi nel mezzo del sonno profondo o dopo una notte frammentata prolunga l’inerzia mattutina: il cervello fatica di più a tornare coerente.

Subito dopo il risveglio il cervello sta riconnettendo i propri circuiti, riportando in equilibrio ormoni, attenzione e umore.
In quel momento, chiacchiere, rumori o decisioni immediate non aiutano: serve solo un po’ di silenzio, luce graduale e tempo perché tutto torni in asse.

L’irritazione del mattino non è psicologica, è biologica, è il cervello che sta riacquistando il controllo emotivo. E per farlo, ha solo bisogno di qualche minuto di tregua.

16/05/2026
15/05/2026

LE PAURE SI SUPERANO AFFRONTANDOLE, MA È IL COME CHE FA LA DIFFERENZA

Quando sentiamo ansia o paura, il nostro primo istinto è quello di progetterai dalla situazione evitando la situazione stessa. Nel caso sia un bambino o un ragazzo a mostrare ansia o paura, l’istinto degli adulti è proteggerlo: evitargli la situazione, togliergli lo stimolo che lo spaventa.
È comprensibile. Ma sul lungo termine, questa strategia farà solo del male.

Perché?
Ogni volta che un adulto si sostituisce al ragazzo evitandogli lo stimolo fobico o noi stessi evitiamo ciò che ci fa pura , inviamo un messaggio preciso al cervello:
“Hai ragione ad avere paura. Non sei in grado di farcela da solo.”
Questo meccanismo si chiama rinforzo negativo. Nel tempo, questo messaggio errato, disattiva le risorse di resilienza del cervello, privandoci della possibilità di scoprire che si può tollerare (e superare) quello stress.

L’iperprotezione non rassicura. Conferma la paura.

Allora come si interviene?
La neuroplasticità, quella meravigliosa la capacità del cervello di “riprogrammarsi”, si attiva principalmente quando ci si sente fisicamente ed emotivamente al sicuro.
Ovviamente non si tratta di esporci o esporre il ragazzo alla paura e basta, si tratta di creare le condizioni giuste perché il cervello possa imparare che quello stimolo è tollerabile.
Affrontare, sì, ma nel modo giusto!

13/05/2026

Ci hanno insegnato che se c’è amore allora basta.
Che una coppia resiste da sola, quasi per inerzia.

Poi arrivano i figli, gli orari, le liste da ricordare, le bollette, la stanchezza mentale, le giornate che finiscono senza essersi davvero parlati.
E senza accorgersene si smette di essere due persone che si scelgono e si diventa solo una squadra organizzativa.

Ma una coppia non vive solo di responsabilità condivise.
Ha bisogno di tempo, leggerezza, silenzi tranquilli, spazio per respirare.
Anche di cose piccole.
Una cena fuori.
Un caffè caldo bevuto fino alla fine.
Una conversazione che non riguardi la logistica.

Perché a volte l’amore c’è ancora.
È solo soffocato dalla vita.

La stanchezza fa danni che l’amore da solo non può riparare. Ci vuole anche una cena fuori ogni tanto e un caffè senza interruzioni….

06/05/2026

Distimia: segnali da riconoscere

La distimia è una forma di disagio emotivo persistente che può influenzare il benessere quotidiano in modo silenzioso. Riconoscerne i segnali permette di comprendere meglio ciò che si prova nel tempo.
1️⃣ Mancanza di interesse nelle attività quotidiane
Attività che prima davano piacere possono perdere significato, portando a una riduzione della motivazione.
2️⃣ Sensazione di tristezza e vuoto
Uno stato emotivo costante che può essere difficile da spiegare, ma che accompagna la giornata.
3️⃣ Sensazione di disperazione
Può emergere una visione negativa e poco fiduciosa verso il futuro.
4️⃣ Tendenza a evitare le attività sociali
Il desiderio di isolamento aumenta, rendendo più difficile mantenere relazioni e contatti.
5️⃣ Bassa autostima
La percezione di sé può essere influenzata negativamente, con pensieri critici ricorrenti.
6️⃣ Cambiamenti nell’appetito
Si possono notare variazioni, come mancanza di appetito o, al contrario, un aumento dell’assunzione di cibo.

Comprendere questi segnali aiuta a sviluppare maggiore consapevolezza emotiva e a osservare con attenzione il proprio equilibrio interiore.

👨‍👩‍👧 Crescere figli indipendenti ❤️Educare un bambino significa prepararlo alla vita, non renderlo dipendente. Le picco...
04/05/2026

👨‍👩‍👧 Crescere figli indipendenti ❤️

Educare un bambino significa prepararlo alla vita, non renderlo dipendente. Le piccole abitudini quotidiane costruiscono adulti sicuri, autonomi e consapevoli.

Bisogna insegnargli le responsabilità quotidiane, coinvolgerli nelle attività di casa sviluppa autonomia e senso di responsabilità. Non è un aiuto per oggi, ma una competenza per il loro futuro.
Permettere piccoli errori aiuta a comprendere il valore delle scelte. Le esperienze dirette insegnano più di qualsiasi spiegazione.
Saper comunicare bisogni e limiti è fondamentale. Dare voce alle proprie emozioni rende più forti e consapevoli.
Essere un punto di riferimento, anche quando non sei vicino, aiuta a sviluppare equilibrio e fiducia in sé stessi.

24/04/2026

Ci abituiamo a tutto.

Ci abituiamo a camminare senza pensarci.
A vedere.
A parlare.
A svegliarci e dare per scontato che il corpo risponda.

Poi iniziamo a chiamare tutto questo normale.

Ma normale non significa poco.
Significa solo che il cervello, con il tempo, smette di notarlo.

Ed è proprio qui che la gratitudine diventa importante.
Non come esercizio forzato.
Non come frase bella da ripetere.
Ma come ritorno dell’attenzione verso ciò che c’è, prima che l’abitudine lo renda invisibile.

Perché molte cose che oggi vivi come sfondo
un giorno potrebbero diventare ciò che rimpiangeresti di non aver guardato abbastanza.

La gratitudine, allora, non serve a negare ciò che manca.
Serve a non perdere contatto con ciò che già esiste.

Con ciò che funziona.
Con ciò che ti sostiene.
Con ciò che, proprio perché è sempre presente, rischi di non vedere più.

Il tuo giorno normale non è banale.
È pieno di cose che il cervello ha imparato a non nominare più,
ma che meritano ancora di essere riconosciute.

Indirizzo

Catania

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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