21/01/2026
Se vogliamo prevenire le patologie dei figli, curiamo prima i genitori. È un titolo provocatorio che deve far riflettere.
Stiamo assistendo ad un fallimento del ruolo genitoriale di massa che indirettamente grava sulla salute mentale dei figli. Se mancano i punti di riferimento, i figli cresceranno senza una direzione e ci sarà chi compenserà e chi devierà. I disturbi psicopatologici di bambini e adolescenti stanno aumentando. Se vogliamo fare prevenzione, dobbiamo accettare questa condizione e cambiare ciò che non funziona, ma prima di fare i cambiamenti dobbiamo aggiustare ciò che non funziona (le fondamenta).
La prima infanzia è una fase estremamente delicata in cui si pongono le basi solide su cui si costruirà una identità stabile, una personalità forte, la capacità di adattamento del bambino, poi adolescente e poi adulto. È un periodo di plasticità neuronale e muscolare in cui il bambino è fortemente condizionabile in termini positivi e negativi, anche e soprattutto dall’apprendimento indiretto, dall'esempio delle figure che lo accudiscono e dalle esperienze di vita che caratterizzeranno la sua vita.
I bambini hanno bisogno di legami, del confronto con il genitore, delle relazioni sociali, dell’attività fisica, di esprimersi da un punto di vista emotivo e fisico, sentendosi contenuti da un adulto in grado da fungere da guida, di dargli la mano quando serve e di dire "vai, ce la puoi fare da solo" quando serve. C’è bisogno di chi non fa da paracadute solo per un egoismo personale, perché si fa prima, perchè è meno faticoso o perché non si ha voglia di discutere. Se il figlio cresce con la consapevolezza che avrà sempre e comunque un paracadute, non spiegherà mai le sue ali. Il figlio deve crescere con la consapevolezza di un legame stabile, di essere riconosciuto e accettato, di avere un porto sicuro che gli permetterà di partire, di osare, di sperimentarsi perchè sa che avrà dei pilastri su cui contare.
Ciò che invece vedo, tristemente, è che non si prende più in braccio un figlio per calmarlo, né ci si siede più con lui per farlo ragionare e capire cosa sta accadendo e di cosa ha bisogno. Si preferisce dare uno smartphone, un tablet, una sorta di ciuccio digitale che serve da calmante e da ansiolitico. È più facile, è più rapido. I bambini vengono anestetizzati davanti agli schermi e il genitore può fare i benemeriti affari suoi in santa pace. Posso comprendere i casi straordinari di necessità, ma ciò che distrugge un figlio è la continuità, la sistematicità, non l'occasionalità. Oggi siamo arrivati anche al punto di non far camminare più i figli, a non insegnargli neanche dove mettere i piedi.
I bambini hanno bisogno di sporcarsi le mani e di sbucciarsi le ginocchia; di confrontarsi con gli altri coetanei non solo con la tecnologia e con gli adulti. Non devono solo di competere a chi si mostra più bravo, bello o talentoso, o a chi si mettere meglio in posa, fa i video e i selfie più belli e ottiene tanti like sui social. Hanno bisogno di litigare e fare pace, di capire i propri limiti, il senso dell'amicizia reale (che non è un cuore su WhatsApp), le distanze, l'empatia e il rispetto. Devono crescere sviluppando le capacità di problem solving e tutte le capacità intellettive attraverso la sperimentazione e le prove e l’errore.
Maura Manca
Presidente Osservatorio Adolescenza